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Full text of "Elementi del disegno e della pittura"

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Elementi  dei  Disegno 

e della  Pittura 


741+751 


RUSKIN  John. 

Elementi  del  Disegno  e della  Pittura. 

Traduzione  dall’inglese  con  prefazione  e note  di 
E.  Nicolello. 

(Biblioteca  Artistica , voi.  VII). 

1898.  Torino  - Fratelli  Bocca  - Editori.  — Un  voi.  in  16°, 
pag.  xxxii  - 259  con  48  figure L.  5 — 


RUSKIN  John.  741+751 

Elementi  del  Disegno  e della  Pittura. 

Traduzione  dall’inglese  con  prefazione  e note  di 
E.  .Nicolello. 

(Biblioteca  Artistica , voi.  VII). 

1898.  Torino  - Fratelli  Bocca  - Editori.  — Un  voi.  in  16°, 
pag.  xxxii  - 259  con  48  figure L.  5 — 


RUSKIN  John.  741+751 

Elementi  del  Disegno  e della  Pittura. 

Traduzione  dall’inglese  con  prefazione  e note  di 
E.  Nicolello. 

(Biblioteca  Artistica,  voi.  Vii). 

1898.  Torino  - Fratelli  Bocca  - Editori.  — Un  voi.  in  16°, 
pag.  xxxii  - 259  con  48  figure L.  5 - 


JOHN  RUSKIN 


ELEMENTI  DEL  DISEGNO  E DELLA  PITTURA 


Digitized  by  thè  Internet  Archive 
in  2016 


https://archive.org/details/elementideldisegOOrusk 


Biblioteca  Artistica.  — Voi.  VII. 


JOHN  RUSKIN 


Elementi  del  Disegno 
e della  Pittura 

Traduzione  italiana  dall’ ultima  edizione  inglese 

CON  PREFAZIONE  E NOTE 

DI 

E.  NICOLELLO 


Con  48  figure  nel  testo. 


f- 


TORINO 

FRATELLI'  POC  C .A. 

MILANO  - ROMA  - FIRENZE 

1898, 


* 


PROPRIETÀ  LETTERARIA 


Torino  — Vincenzo  Bona,  Tip.  delle  LL.  MM.  e dei  RR.  Principi. 


PREFAZIONE  DEL  TRADUTTORE 


Il  nome  di  Ruskin  dovrebbe  essere  partico- 
larmente amato  ed  ammirato  in  Italia,  perchè  in 
questa  nostra  terra  tanto  bella,  e pur  così  negletta 
da’  suoi  figli,  il  grande  filosofo  e critico  d’arte 
inglese  soggiornò  a lungo  e replicate  volte,  esa- 
minando e studiando  e commentando  con  acuto 
criterio  d’arte  e somma  perspicacia  quei  ricchi 
tesori  del  genio  italico  che  sono  sparsi  nella 
Toscana,  nell’Umbria,  a Venezia.  E rivelò  questi 
tesori  d’arte  a’  suoi  concittadini,  insegnando  loro 
ad  ammirarli  più  che  per  la  bellezza  esteriore, 
per  il  profondo  lor  significato  morale  ; additando 
quei  particolari  di  perfezione  delicatissimi  che 
sfuggono  allo  sguardo  errante  ed  incerto  del- 
l’osservatore comune,  mentre  bastano  spesso  per 
se  soli  a sollevare  la  mente  nelle  regioni  supe- 
riori dell’idealità  e produrre  quel  senso  indefinito 
di  godimento  puro,  di  cui  sono  capaci  gli  animi 
nobili  e gli  intelletti  colti  ed  educati. 


IY 


PREFAZIONE  DEL  TRADUTTORE 


Nelle  vetrine  de’  librai,  a Firenze,  si  vedono 
esposti  in  mostra  due  volumetti  dalla  bianca 
copertina:  sono  i Mornings  in  Florence  ed  il 
St-Mark’s  Rest,  nelle  brutte  edizioni  americane, 
che  non  a torto  vengono  aborrite  dai  fedeli 
ruskiniani,  troppo  abituati  a veder  trascorrere 
negli  eleganti  caratteri  delle  nitidissime  edi- 
zioni originali  di  Sunnyside  (presso  Londra)  i 
pensieri  del  Maestro,  simili  a ruscelletti  ora 
cheti  e trasparenti  e melodiosi,  ora  turbolenti 
e chiassosi  e sonori,  i quali  tutti  però  con- 
corrono a formare  un  fiume  largo  e solenne 
che  si  svolge  tra  paesaggi  di  varia  bellezza 
e talvolta  precipita  in  cascate  maestose  e 
potenti. 

Ma  non  solo  il  campanile  di  Giotto  e le  pitture 
dell’Orcagna  e del  Memmi  e del  Gaddi , e Santa 
Maria  del  Fiore  e Santa  Maria  Novella  e i tesori 
di  San  Marco  gli  furono  ispiratori  di  opere  pro- 
fonde ed  improntate  ad  una  originalità  di  ricerche 
e di  osservazioni  mirabile  e squisita;  ma  altresì 
e le  Pietre  di  Venezia , e la  Val  d’Arno,  e le  ville 
del  lago  di  Como  e tutto  quanto  di  bello  in  Italia 
egli  abbia  scrutato  col  suo  sguardo  sagace  ed 
onniveggente,  gli  furono  oggetto  di  studio  amo- 
roso e sempre  gli  tornano  vivi  alla  mente  in 
ogni  opera  sua,  in  ogni  suo  scritto,  sia  che  tratti 
di  arte,  o di  scienza  o di  economia  politica. 

Pure,  sebbene  Ruskin  presso  di  noi  non  possa 


PREFAZIONE  DEL  TRADUTTORE 


Y 


dirsi  sconosciuto,  che  anzi  non  mancano  anche 
fra  gl’italiani  dei  discepoli  suoi  colti  ed  intelli- 
genti, tuttavia  non  molti  ne  conoscono  più  del 
semplice  nome;  e meno  ancora  sarebbero  ove  il 
signor  De  La  Sizeranne  non  avesse  con  amore 
infinito  e con  chiarezza  maravigliosa  studiata  la 
figura  varia  e multiforme  del  Maestro. 

Poco  sopra  ho  chiamato  Ruskin  filosofo  e cri- 
tico d’arte,  ma  non  vorrei  con  questi  attributi 
esser  frainteso  dal  lettore  e porre  il  nostro  eroe 
(poiché  veramente  un  eroe  può  chiamarsi  Ruskin, 
nel  senso  attribuito  alla  parola  da  Carlyle)  sotto 
una  luce  sospetta.  Da  noi  invero  entrambe  quelle 
espressioni  hanno  comunemente  ogni  sorta  di 
significato,  eccetto  quello  che  dovrebbe  essere 
il  solo  esatto.  E così  per  filosofo  d’arte  s’intende 
un  uggioso  ricercatore  di  teorie  e di  filosofemi 
a base  di  cervellottiche  speculazioni  senza  utile 
e spesso  senza  senso;  e nel  critico  d’arte  o si 
vede  il  paziente  rosicante  dei  musei  e delle  gal- 
lerie, che  ficca  il  muso  sulle  tavole  antiche  come 
per  annusarne  la  vernice,  e le  esamina  minuta- 
mente, non  per  ammirarne  la  bellezza  delle  figure 
o la  grazia  delle  linee  e l’armonia  dei  colori,  ed 
il  significato  ed  il  sentimento  che  si  sprigionano 
dalla  storia  rappresentata;  non  per  provare, 
insomma,  un  vero  godimento  spirituale  e farne 
partecipi  gli  altri  ; ma  per  ricercarvi  in  qualche 
angolo  un  motto,  un  nome,  una  sigla,  un  segno 


VI 


PREFAZIONE  DEL  TRADUTTORE 


qualunque  che  cambi  di  punto  in  bianco  la  pa- 
ternità dell’opera  d’arte  ; onde  lo  scopo  di  tanto 
studio  non  sarà  quello  di  derivarne  un  insegna- 
mento estetico,  ma  bensì  quello  di  porre  in  dubbio 
il  nome  dell’autore  cui  il  tale  o tal  altro  quadro 
venne  dalla  tradizione  attribuito;  felice  il  critico 
se  dopo  anni  ed  anni  di  pazienti  ricerche  riu- 
scirà a partorire  un  opuscoletto  per  spiegare  a 
chi  non  lo  legge  che  quel  tal  quadro  di  Raffaello 
è invece  di  uno  sconosciuto  qualunque,  o che 
quella  tale  pittura,  mettiamo  del  Perugino,  fu 
fatta  qualche  anno  o qualche  mese  od  anche  qual- 
che giorno  prima  di  quello  che  finora  si  credeva. 

Oppure,  ed  è peggio  ancora,  più  comunemente 
critico  d’arte  è detto  colui  che  sulle  colonne  di 
fogli  politici  o letterari,  od  anco  in  opuscoli  e 
volumi  va  blaterando  di  quadri  e di  statue,  im- 
pancandosi a giudice  autorevole,  ricco  d’una 
mezza  dozzina  di  termini  à’ atelier-,  mentre  tutto 
si  riduce  a dir  bene  dell’uno  o dir  male  dell’altro 
artista,  non  sempre  sinceramente,  ma  dopo  aver 
ben  teso  gli  orecchi  a quel  che  ne  dicono  i com- 
petenti, o talvolta  anche  per  solo  spirito  di  con- 
traddizione, o per  parere  spregiudicato  e supe- 
riore alla  moda,  senza  farsi  scrupolo  di  gettare  il 
dileggio  sul  nome  di  un  artista  che  ha  lavorato 
seriamente  ed  all’arte  ha  dedicato  quegli  sforzi 
e quei  sacrifìci  che  il  critico,  nel  suo  facile  me- 
stiere, non  conobbe  nè  sognò  mai. 


PREFAZIONE  DEL  TRADUTTORE 


VII 


In  ogni  caso  carattere  quasi  generale  di  co- 
testoro  è la  completa  mancanza  non  soltanto 
della  conoscenza  tecnica  dell’arte,  ma  ben  anco 
di  una  seria  cultura  ed  educazione  e sentimento 
e coscienza  artistica. 

E così  il  vero  concetto  e la  vera  missione 
della  critica  d’arte  non  solo  sono  sconosciuti, 
ma  vengono  travisati  affatto  da  questi  guasta- 
mestieri, con  grave  danno  dell’arte  e degli  artisti 
stessi,  i quali  invece  di  trovare  in  essa  quegli 
insegnamenti  che  li  potrebbero  sorreggere  ed 
aiutare  ne’  loro  sforzi  per  raggiungere  quell’i- 
deale spesso  ancora  confuso  e bisognoso  come 
di  un  raggio  caldo  di  sole,  che  dissipando  le 
nebbie  del  pregiudizio  faccia  apparir  limpida  e 
chiara  la  verità;  ne  traggono  all’opposto  o lo 
sconforto  di  un  giudizio  avventatamente  o cieca- 
mente o bassamente  sprezzante,  oppure  argo- 
mento per  impegolarsi  sempre  più  nell’errore  od 
inoltrarsi  nella  falsa  strada. 

Di  qui  l’odiosità  non  del  tutto  ingiustificata 
cui  va  soggetta  siffatta  critica  non  solo  da  parte 
degli  artisti,  ma  anche  da  parte  del  pubblico, 
per  quanto  il  pubblico  stesso  legga  con  interesse 
quelle  tali  critiche  ; non,  tuttavia,  con  un  interesse 
sano,  nobile  ed  elevato,  di  cui  certo  quegli  scritti 
non  - sarebbero,  per  la  maggior  parte,  meritevoli; 
sì  bene  per  mera  curiosità,  o per  tenersi  al  cor- 
rente del  così  detto  movimento  intellettuale  (in- 


Vili 


PREFAZIONE  DEL  TRADUTTORE 


teso  nel  modo  più  superficiale  che  si  possa  im- 
maginare) per  farsi  proprii  i giudizi  altrui  e 
parlare  da  intenditore  a proposito  od  a sproposito 
della  Esposizione  o Mostra  artistica  del  momento. 

Ma  ben  pochi  fra  noi  s’imaginano  che  vi  sia 
una  critica  d’arte  superiore  alle  meschine  ambi- 
zioni, alle  piccole  invidiuzze  ed  alle  sterili  vanità 
di  un  ristretto  ambiente  o di  un  fugace  istante, 
e che  possa  invece  mirare  a ben  altri  ideali  e 
diventare  elemento  potente  di  educazione,  aprire 
vasti  e geniali  orizzonti  al  pensiero  dell’artista 
e di  chi,  pur  non  esercitando  l’arte,  non  vuol 
essere  soltanto  fruges  consumere  natus , ma  vuol 
saper  godere  della  emanazione  più  elevata  dello 
spirito  umano  — l’arte.  Una  critica  ricca  di 
ammaestramenti  e di  poesia  in  pari  tempo,  perchè 
deriva  da  una  mente  che  alla  solida  e pratica 
conoscenza  dell’arte  unisce  una  vastissima  dot- 
trina ed  un  amore  sincero  ed  infinito  della  bel- 
lezza; dalla  mente  di  un  pensatore  che  molto  ha 
imparato,  molto  veduto,  molto  osservato,  sempre 
con  vivo  entusiasmo  e con  ingenua  tenerezza  e 
con  sicura  fede;  e che  molto  antiveggendo  sa  ne’ 
suoi  insegnamenti  con  intelletto  vigile  e con  di- 
scernimento  perspicace  mettere  a contributo  tutto 
quello  che  imparò,  che  vide  e che  gli  suscitò 
un  palpito  nel  cuore;  e con  parola  viva,  varia 
ed  efficace  dall’insegnamento  non  mai  arido  nè 
dottrinale  di  un  fenomeno  della  natura  o del- 


PREFAZIONE  DEL  TRADUTTORE 


IX 


l’arte  trasporta  d’un  tratto  a considerazioni  pro- 
fonde della  filosofia  della  vita,  od  inalza  il  pen- 
siero alle  sublimi  regioni  della  poesia.  Una  critica 
d’arte,  in  una  parola,  che  non  è insegnamento, 
non  è storia,  non  è filosofia,  non  è poema,  ma 
è tutto  questo  in  una  volta,  fuso  in  mirabile 
armonia,  suscitante  come  la  visione  radiosa  del 
pensiero  artistico  nella  sua  universalità;  onde 
il  lettore,  travolto  come  in  una  corrente  purifi- 
catrice durante  la  lettura,  se  ne  toglie  con  la 
mente  arricchita  di  nuove  e squisite  sensazioni 
che  non  dimenticherà  più,  con  la  coscienza  di 
aver  acquistato  un  tesoro  di  pregio  raro  ed 
inestimabile. 

Tale  è la  critica  d’arte  di  John  Ruskin. 

I suoi  libri  possono  ben  chiamarsi,  secondo 
l’espressione  di  R.  De  La  Sizeranne,  Poemi  della 
critica , non  essendo  dessi  altrimenti  che  il  frutto 
spontaneo  e necessario  di  un  temperamento  sen- 
sibile e vibrante  e di  un’educazione  compenetrata 
del  sentimento  della  bellezza  per  l’appassionata 
contemplazione  della  natura  e per  la  diuturna 
meditazione. 

L’entusiasmo  è il  suo  movente;  una  profonda 
convinzione,  la  sua  guida.  A poco  più  di  venti 
anni,  offeso  nella  sua  infinita  ammirazione  per 
il  paesista  Turner  dall’acre  ed  ingiusta  guerra 
che  la  critica  ufficiale  muoveva  a questo  artista, 


Ruskin,  Elem.  del  disegno  e della  pittura. 


n 


X 


PREFAZIONE  DEL  TRADUTTORE 


pensa  di  scrivere  una  replica  ad  un  articolo 
apparso  nel  Blackwood’ s Magazine , appunto  contro 
Turner;  ma  gli  argomenti  e le  idee  gli  si  accre- 
scono, si  moltiplicano,  si  estendono;  l’articolo  do- 
vrebbe diventare  un  opuscolo  intitolato:  “ Turner 
€ gli  antichi  ,,,-e  per  procurarsi  gli  elementi 
viaggia  nel  continente,  visita  Roma  e le  altre 
città  dellTtalia  e dell’Europa  del  Nord.  Esamina, 
studia,  commenta  i monumenti  ed  i capi  d’arte 
delle  gallerie  e dei  musei,  sempre  portando  nel 
cuore  la  cara  immagine  della  bella  Natura,  che 
mai  non  cessa  di  ammirare  e di  riguardare  come 
il  sempiterno  modello  di  bellezza,  come  l’ammae- 
stramento perenne  dell’uomo  e dell’artista.  E ne 
ritorna  lanciando  al  pubblico  de’  suoi  concitta- 
dini sorpresi  il  primo  volume  dei  “ Modera 
Painters  „,  un  grosso  volume  denso  di  osserva- 
zioni, di  confronti,  d’idee  nuove  ed  originali,  ed 
in  cui  son  poste  le  basi  di  tutta  una  scuola 
d’arte  che  farà  la  gloria  dell’Inghilterra;  in 
cui  già  fin  d’allora,  nel  1843,  e cioè  più  d’un 
ventennio  prima  che  i paesisti  francesi  inco- 
minciassero la  loro  gloriosa  campagna,  veniva 
affermato  il  principio  del  realismo  nel  vero  e 
nobile  senso  della  parola:  cioè  dello  studio  di- 
retto del  vero.  E il  primo  volume  vien  tosto 
seguito  da  un  secondo,  e poi  da  un  terzo,  un 
quarto  ed  un  quinto,  costituenti  l’opera  più  co- 
lossale che  mai  uomo  abbia  scritto  a contributo 


PREFAZIONE  DEL  TRADUTTORE 


XI 


dell’arte,  ed  in  cui  la  Natura  intera  è chiamata 
a testimone  delle  innumerevoli  affermazioni  ed 
insegnamenti;  e il  cielo  e le  acque  e i boschi 
e le  montagne  si  svolgono  davanti  alla  fantasia 
attonita  del  lettore  nelle  mille  loro  apparenze 
di  forma,  di  luce,  di  colore,  in  un’apoteosi  radiosa, 
in  un  sublime  incanto  dell’anima  e del  sentimento. 

L’entusiasmo  e la  convinzione  non  l’abbando- 
narono mai  in  tutti  gli  scritti  consecutivi,  in 
tutte  le  sue  letture  e conferenze  e lezioni,  in 
tutta  la  propaganda  fervente  e maravigliosa 
del  suo  pensiero  estetico  e sociale.  Il  concetto 
primo  e gigante  che  determinerà  tutte  le  sue 
azioni  è quello  della  missione  sociale  dell’arte 
e della  sua  supremazia  morale;  l’arte  gli  appa- 
risce come  una  parte  integrante  della  storia 
universale,  come  elemento  essenziale  del  perfe- 
zionamento umano;  ed  allo  sviluppo  di  tal  prin- 
cipio egli  si  dedica  con  tutto  lo  slancio  dell’anima 
sua,  con  tutte  le  forze  del  suo  ingegno. 

Dovunque  egli  intraveda  una  verità  che  lu- 
meggi o rafforzi  il  suo  principio,  egli  vi  marcia 
arditamente  incontro,  mettendo  a profitto  tutti 
i mezzi  dello  scibile  umanò,  tutte  le  potenze 
dell’universo  intiero. 

Botanica,  mineralogia,  storia,  filosofìa,  eco- 
nomia politica,  filologia,  matematica,  poesia, 
per  magica  evocazione  entrano  in  scena  con 
grazia  inattesa  a spiegare,  a confermare,  a mo- 


XII 


PREFAZIONE  DEL  TRADUTTORE 


dellare  il  pensiero  del  Maestro,  operando  i con- 
nubii  più  inaspettati,  palesando  le  fratellanze 
più  maravigliose  ed  armoniche.  “ Per  aiutare  alla 
comprensione  d’un’opera  d’arte,  per  trattenerci 
ancora  un  istante  davanti  ad  un  particolare  di 
scoltura,  Ruskin  mette  a contributo  tutto  il 
mondo  fisico,  come  poco  fa  aveva  messo  il  mondo 
morale.  Qui  nella  piega  di  un  velo  o nella  sua 
caduta  vede  la  legge  misteriosa  che  regge  i 
mondi  , e là,  nella  curva  di  un  petalo,  ha  ve- 
duto il  fiore  che  annunzia  un  Dio.  Tutte  le  no- 
zioni scientifiche  o morali  accumulate  dai  secoli 
si  raggruppano  naturalmente  intorno  all’oggetto 
che  egli  esamina  con  voi.  Dovunque  si  collochi, 
egli  discopre  l’insieme  dei  fenomeni  naturali  e 
delle  simpatie  umane;  su  qualunque  coppa  egli 
si  chini,  essa  riflette  l’universalità  delle  cose  che 
passano  sul  nostro  capo.  Una  poesia  sana,  scien- 
tifica, nutriente  nasce  da  quei  semplici  raffronti. 
Egli  non  crea,  non  inventa,  nè  discopre,  nè  sup- 
pone ; collega  delle  idee  e passa  rapidamente  da 
un  punto  di  vista  ad  altri  che  non  si  suppone- 
vano così  vicini,  unisce  delle  simpatie  oscure. 
Si  tiene  ad  un  punto  centrale  dovè  convengono 
tutte  le  conclusioni  della  scienza,  dell’arte,  delle 
religioni,  delle  filosofìe,  e bruscamente,  d’un  sol 
colpo,  mette  queste  idee  in  comunicazione  „ (1). 

(1)  R.  De  La  Sizeranne,  Rushin  et  la  Religion  de  la 
Beauté,  pag.  109. 


PREFAZIONE  DEL  TRADUTTORE 


XIII 


E tutto  ciò  con  un  magistero  di  stile,  per  cui 
taluno  potè  dire  essere  Ruskin  il  più  grande 
prosatore  della  letteratura  inglese  ; con  una  lingua 
ricca,  morbida,  insinuante  o netta,  precisa,  vi- 
brante. Ora  è la  persuasione,  ora  l’assalto;  e le 
similitudini  e i confronti  e i richiami  si  presen- 
tano pronti  alla  vigile  sua  mente;  “ dopo  aver 
tradotto  le  immagini  dei  pittori  in  idee,  traduce 
le  idee  dei  filosofi  in  immagini  ; per  raccontare, 
dimostra;  per  dimostrare,  dipinge  Ed  è vera- 
mente somma  l’arte  con  cui  sa  dare  una  par- 
venza plastica  all'idea,  e dall’immagine  plastica 
sa  far  sbocciare  una  verità  morale;  ed  il  ragio- 
namento e Timmagine  si  alternano,  si  surrogano 
gradatamente  ed  insensibilmente , affinchè  la 
mente  del  lettore  non  si  stanchi  mai,  e possa 
trovar  dove  riposarsi,  come  il  viandante  riposa 
l’occhio  sul  verde  dei  prati  e sui  delicati  colori 
della  campagna  che  è davanti  ed  ai  lati  della 
strada. 

Perfino  i problemi  più  astratti  dell’economia 
sociale  gli  si  presentana  sempre  sotto  apparenze 
plastiche  e pittoresche;  dappertutto,  ne’  suoi 
libri,  sono  “ immagini  che  si  approfondiscono 
fino  all’idea,  idee  che  si  schiudono  in  immagini; 
delle  fantasie  che  si  mutano  in  polemiche,  delle 
analisi  che  terminano  in  azioni  di  grazia;  delle 
antitesi  quanto  basti  a lumeggiare  il  pensiero, 
dell’erudizione  quanto  occorra  per  la  serietà; 


XIY 


PREFAZIONE  DEL  TRADUTTORE 


troppa  poesia  per  rimaner  terra  terra,  troppa 
scienza  per  perder  terreno,  ed  infine,  per  non 
lasciarsi  abbandonar  troppo  alla  sentimentalità, 
un  po’  d’umorismo  ; ma  per  non  far  pompa  dello 
spirito,  molto  amore 

Molto  amore:  ecco  il  profondo  segreto  di  tutta 
la  sua  potenza,  la  qualità  che  gli  attribuisce  una 
fisionomia  unica  fra  tutti  i critici  e i filosofi 
dell’arte,  anche  tra  i più  grandi;  quella  che  dà 
vita  alle  sue  parole,  le  quali  non  solo  istruiscono, 
ma  evocano  e creano;  che  trascina  ed  appas- 
siona l’anima  del  lettore. 

Egli  non  ha  descritto  se  non  perchè  ama,  ed 
ama  perchè  tutto  quanto  esiste  nel  creato  per 
lui  ha  vita,  tutto  per  lui  è simbolo.  L’opera  sua 
è il  trionfo  di  un  panteismo  sincero  e grandioso; 
tutte  le  cose  dell’universo  gli  appariscono  come 
personaggi  di  un  dramma  immenso  e misterioso, 
e tutte  le  cose  di  cui  godono  gli  occhi  .egli  ab- 
braccia con  tenerezza  infinita;  prende  parte  alle 
loro  gioie  ed  ai  lor  dolori,  ne  segue  le  vicende 
nelle  varie  età,  ne  ascolta  gl’insegnamenti,  ne 
celebra  le  virtù,  ne  scruta  ed  interroga  con  ansia 
il  significato  morale. 

E nelle  opere  dell’arte  non  iscorge  soltanto 
un’armonia  di  forme,  di  linee  e di  colori;  egli 
intravede  un’armonia  ben  più  sottile,  ben  più 
nascosta,  ma,  appunto  per  questo,  ben  più  pre- 
ziosa: è l’armonia  del  pensiero  e dell’anima  del- 


PREFAZIONE  DEL  TRADUTTORE 


XY 


l’artista  con  lo  spirito  del  tempo  in  cui  visse  e col 
monito  e l’impronta  delle  epoche  che  passarono. 

Nelle  sue  evocazioni  storiche  palpita  la  vita 
delle  generazioni  passate;  l’opera  d’arte  appa- 
risce come  l’imagine  riflessa  di  un  castello  an- 
tico nelle  acque  di  un  fiume  tranquillo;  le  onde 
si  succedono  alle  onde  con  vece  perenne  ed  as- 
sidua; ma  l’imagine  è pur  sempre  uguale,  e 
durerà  finche  dura  il  castello.  Noi  comprendiamo 
come  davanti  a quei  capolavori  altre  intelligenze 
di  altri  tempi  abbian  dovuto  fremere  d’ammira- 
zione, e'  altri  cuori  palpitare  di  commozione;  e 
l’ammirazione  e la  commozione  dell’anima  nostra 
ci  collegano  con  un  senso  sottile  ed  indefinito 
di  simpatia  con  quelle  anime  antiche  e con  le 
anime  da  venire  che  non  cesseranno  di  ammi- 
rare e di  commuoversi  davanti  allo  stesso  pro- 
dotto del  sentimento  umano. 

Per  questo  amore,  per  questa  inestinguibile 
fiamma  di  entusiasmo  che  sempre  lo  anima, 
Ruskin  non  si  contentò  mai  di  rimanere  nel  puro 
campo  dell’astrazione,  di  dettare  gl’insegnamenti, 
le  teorie;  ma  sempre  ed  ardentemente  mirò  a 
tradurre  le  idee  nella  pratica  realtà. 

L’arte  ha  una  funzione  eminentemente  sociale, 
egli  dice  (e  così  ripete  in  questi  giorni  Leone 
Tolsto'i,  un  pensatore  che  con  Ruskin  ha  non 
pochi  punti  di  contatto),  e perciò  bisogna  favo- 
rire il  gusto  dell’arte  nelle  folle,  bisogna  prò- 


XVI 


PREFAZIONE  DEL  TRADUTTORE 


clamare  tutte  le  cose  belle  per  insegnarle  a 
coloro  che  non  guardano  o non  pensano;  l’arte 
non  dev’essere  il  privilegio  dei  ricchi;  di  essa 
devono  gioire  anche  gli  umili;  ma  perchè  pos- 
sano gioirne  devono  comprendere;  ed  eccolo  per 
quattro  anni,  dal  1854  al  1858,  insegnare  il 
disegno  in  una  scuola  serale  d’adulti  ed  appren- 
dere a quelle  rozze  menti  i principii  del  paesaggio 
e dell’ornamentazione,  e,  sopratutto,  con  la  pa- 
rola dolce  e persuasiva  accendere  in  quei  cuori 
semplici  il  sacro  amore  del  bello.  Però  non  basta 
l’insegnamento:  occorrono  gli  esempi;  ed  eccolo 
nel  1876  fondare  nella  industriale  Sheffield  un 
museo  per  gli  operai  dove  quadri  antichi  e mo- 
delli delle  arti  dette  minori,  diligentemente  scelti, 
pendono  dalle  pareti  o s’allineano  nelle  vetrine 
insieme  coi  dipinti  delle  migliori  architetture 
delle  varie  civiltà  e coi  cristalli,  le  onici  e le 
pietre  preziose  e le  tavole  colorate  che  ritrag- 
gono gli  uccelli  più  svariati  del  mondo;  allie- 
tando così  l’occhio  del  modesto  visitatore  col 
sorriso  delle  cose  belle  ed  educandone  il  cuore 
a delicati  sentimenti  ed  impartendogli  alla  mente 
un’istruzione  piacevole  e discreta. 

Chiamato  a reggere  la  cattedra  d’arte  ad 
Oxford,  affinchè  l’insegnamento  non  rimanga 
vuoto  e dottrinale,  ma  le  verità  estetiche  che 
egli  verrà  illustrando  possano  avere  la  pratica 
dimostrazione  ed  attuazione,  annette  alla  cattedra 


PREFAZIONE  DEL  TRADUTTORE 


XVII 


col  danaro  proprio  una  scuola  di  disegno  ed  una 
ricca  collezione  di  opere  originali  delle  varie 
scuole  antiche  e moderne  e di  numerose  ed  ac- 
curate copie  dei  migliori  maestri,  di  cui  molte 
di  sua  mano  stessa. 

Il  suo  pensiero  è sopraffatto  dal  terribile  pro- 
blema sociale;  egli  vorrebbe  che  la  felicità  arri- 
desse alle  classi  povere;  una  felicità  derivante 
dal  lavoro,  ma  da  un  lavoro  sano  e lieto  che 
tutta  rendesse  all’uomo  la  dignità  sua  di  essere 
pensante  e non  ne  corrompesse  la  salute  con 
le  pestilenziali  esalazioni  e col  lavoro  inestetico 
delle  industrie  moderne.  Egli  vuol  ripristinare 
le  tranquille  e pacifiche  industrie  de’  nostri  avi; 
ed  eccolo  ristabilire  nel  Westmoreland  l’antica 
tessitura  a mano,  famosa  un  tempo  in  quella 
regione,  ma  oppressa  e strozzata  dalhintrusione 
degli  odiosi  meccanismi  moderni;  ed  a Laxey 
l’antica  industria  del  panno  nero  fatto  con  la 
lana  nera  dei  montoni  di  quella  regione;  nelle 
quali  industrie  il  lavoro  manuale  venga  soltanto 
aiutato  dai  meccanismi  semplici  e dalle  forze 
naturali  della  natura,  e non  sostituito  intera- 
mente dalla  forza  bruta  del  vapore.  Dovunque 
scorse  un  principio  da  poter  applicare,  alla  sua 
applicazione  egli  si  diede  con  tutti  i mezzi  e 
con  tutte  le  forze,  superando  gli  ostacoli  dei  ne- 
mici, attraversando  il  ridicolo,  ma  ottenendo  pur 
sempre  lo  scopo  voluto. 


Ruskin,  Elem.  del  disegno  e della  pittura. 


ni 


XVIII 


PKEF  AZIONE  DEL  TEADUTTOKE 


Dire  quali  siano  stati  gli  effetti  di  un’operosità 
così  sorprendente  sarebbe  compito  ben  diffìcile, 
se  pure  non  impossibile.  Non  mai  critico  d’arte 
potè  esercitare  una  così  grande  influenza;  e si 
può  affermare,  senza  tema  di  esagerazione,  che 
se  l’Inghilterra  occupa  oggidì  un  posto  tanto 
eminente  nel  consorzio  artistico-intellettuale  delle 
nazioni,  lo  si  deve  al  potere  da  lui  esercitato 
direttamente  con  l’opera  sua,  od  indirettamente 
col  valido  e generoso  appoggio  da  lui  dato  allo 
sviluppo  delle  nuove  ed  originali  manifestazioni 
degl’ingegni  del  suo  paese  nel  campo  dell’arte. 

Ma  siccome  più  che  a formare  degli  artisti 
egli  ebbe  cura  di  istruire  le  masse,  di  renderle 
sensibili  al  bello,  di  insegnar  loro  ad  ammirare, 
la  sua  maggior  gloria  sarà  appunto  quella  di 
aver  educato  all’amore  dell’arte  i suoi  connazio- 
nali ; onde  gli  artisti  trovando  terreno  acconcio 
ed  accoglienza  favorevole  ed  incoraggiamento 
per  i loro  sforzi  possono  dedicarsi  con  animo 
sereno  e vigore  crescente  allo  studio  ed  al  perfe- 
zionamento proprio.  Ed  oggidì  là,  in  quelFInghil- 
terra,  che  finora  veniva  chiamata  per  eccellenza 
la  nazione  dell’industria  e dell’interesse,  fioriscono 
e si  moltiplicano  le  scuole  d’arte  in  tutte  le  sue 
manifestazioni;  ed  è la  sola,  si  può  dire,  in  cui 
il  pensiero  dell’arte  sovrasti  alle  varie  manife- 
stazioni della  vita,  in  cui  l’arte  ornamentale  e 
decorativa  rivesta  un’assoluta  originalità  e mo- 


PREFAZIONE  DEL  TRADUTTORE 


XIX 


dernità  di  forme;  in  cui  il  gusto  dell’ arte  sia 
reso  popolare  nel . modo  migliore,  e cioè  non 
tanto  con  lo  sviluppo  dato  alle  così  dette  arti 
maggiori,  quanto  nella  cura  costante  di  ottenere 
almeno  un  gentile  accenno  dell’arte  anche  nei 
più  modesti  prodotti  dell’industria. 

E tanta  è l’originalità  della  nuova  arte  deco- 
rativa inglese,  che  essa  si  è imposta  persino 
nel  continente,  dove  l’ingegno  in  questo  ramo 
importantissimo  dell’arte  sembra  isterilito  nella 
fiacca  ripetizione  delle  vecchie  forme.  Venendo 
nel  continente  però  essa  ha  assunto  delle  appa- 
renze grottesche  e ridicole,  cosicché  quegli  aborti 
decorativi  di  un  gusto  pseudo-inglese  che  in 
Francia,  in  Germania  ed  anco  da  noi  diguazzano 
sulle  copertine  di  libri  e nelle  pagine  di  perio- 
dici illustrati  non  sono  che  brutte  manifestazioni 
di  un’arte  falsa;  falsa  perchè  non  corrisponde 
al  gusto  nazionale;  brutta  perchè  frutto  dell’imi- 
tazione  e non  prodotto  sincero  e genuino. 

Nè  di  questo  certo  si  rallegrerebbe  Ruskin, 
chè  troppo  delicato  è il  suo  sentimento  artistico 
e troppo  egli  sa  che  in  un  paese  l’arte  non  può 
assurgere  ad  una  vera  e duratura  grandezza,  se 
non  deriva  direttamente  dal  gusto  e dal  senti- 
mento nazionale;  come  pure  certo  non  approve- 
rebbe le  esagerazioni  di  stranezza  che  spesso 
assumono  oggidì  certe  forme  d’arte  decorativa 
nella  stessa  Inghilterra  ; troppo  religiosa  vene- 


XX 


PREFAZIONE  DEL  TRADUTTORE 


razione  egli  nutre  per  la  squisita  armonia  di 
ogni  forma  naturale,  da  sopportar  di  vederle 
così  goffamente  storpiate,  allungate,  stiracchiate. 
Che  se  egli  potè  inneggiare  alle  rozze  immagini 
che  di  un  fiore  o di  una  foglia  o di  un  animale 
scolpivano  nei  capitelli  delle  colonne  delle  cat- 
tedrali gli  artefici  del  medioevo,  gli  è che  quelle 
ben  sono  degne  di  ammirazione,  essendo  il  pro- 
dotto spontaneo  ed  ingenuo  di  un’anima  d’artista 
ignorante,  ma  sincera;  mentre  non  può  certo 
essere  oggetto  di  ammirazione  la  forma  fatta 
goffa  a bello  studio;  poiché  in  essa  si  sente  lo 
sforzo  di  voler  far  brutto;  essa  manca  di  sin- 
cerità e d’onestà. 

Comunque,  l’influenza  di  Ruskin  fu  grandis- 
sima e finche  i suoi  insegnamenti  furono  ascol- 
tati "con  religioso  rispetto  essi  diedero  i frutti 
più  rigogliosi  che  mai  insegnamento  estetico 
abbia  prodotto;  nella  legione  innumerevole  dei 
suoi  discepoli  dell’  Inghilterra  rifulgono  nomi 
illustri  nelle  arti  e nelle  lettere  ; e qui  in  Italia, 
oltre  il  nome  di  Giacomo  Boni,  sapiente  riordi- 
natore di  monumenti  e di  opere  d’arte,  piacemi 
ricordare  con  particolar  lode  quello  del  giovane 
e studioso  Domenico  Tumiati,  il  quale  nel  suo 
libro  sul  Beato  Angelico  diede  un  saggio  geniale 
il  primo  forse  in  Italia  — di  una  critica 
d’arte  che  non  s’arresta  soltanto  ad  un’arida 
constatazione  di  date  e di  fatti,  o ad  una  su- 


PREFAZIONE  DEL  TRADUTTORE 


XXI 


perfìciale  descrizione  delle  forme  esteriori  del- 
l’opera esaminata  o a delle  divagazioni  senza 
fondamento;  ma  ricercando  le  ragioni  storiche 
e psicologiche  dell’opera  d’arte,  ne  fa  un  pro- 
dotto vitale,  e ne  indaga  il  significato  morale, 
fonte  di  godimento  estetico  assai  maggiore  che 
non  la  sola  bellezza  esteriore  della  forma. 

Compreso  d’una  devota  ammirazione  — e dirò 
anche  di  gratitudine  — per  l’opera  insigne  di 
John  Ruskin'  e persuaso  di  far  cosa  utile,  mi 
sono  accinto  a tradurla  se  non  per  intero,  in 
quelle  parti  almeno  che  possono  interessare  il 
pubblico  italiano. 

Ed  ho  incominciato  con  gli  Elementi  del  Di- 
segno. Nè  deve  parer  strana  la  scelta  ; perchè 
sebbene  in  questo  libro  — per  la  stessa  natura 
sua  — non  appariscano  evidenti  i pregi  dello 
scrittore  e del  critico,  cui  ho  accennato  poc’anzi, 
esso  è tuttavia  così  ricco  di  preziosi  insegna- 
menti  e di  acutissime  osservazioni,  che  io  lo 
ritengo  sommamente  utile  per  tutti  coloro,  i 
quali  amano  possedere  una  coltura  artistica,  e 
per  quelli  specialmente  che  intendono  dedicarsi 
alla  pratica  dell’arte,  sia  per  deliberato  propo- 
sito, sia  per  dilettantismo,  considerato  come  serio 
complemento  di  educazione. 

Chè  anzi  ai  dilettanti  s’indirizzava  Ruskin  nello 
scrivere  la  presente  opera,  ben  sapendo  come 


XXII 


PREFAZIONE  DEL  TRADUTTORE 


per  l’educazione  del  gusto  artistico  fosse  d’uopo 
rivolgersi  sopratutto  ad  essi  e cercare  con  ogni 
sforzo  di  sottrarli  alle  lusinghe  di  una  vanità 
meschina  ed  agli  effetti  esiziali  dell’insegnamento 
privato,  quale  viene  troppo  spesso  esercito  da 
mestieranti,  che  privi  di  abilità  tecnica  hanno 
vuoto  il  cervello  e chiuso  il  cuore  ad  un  ideale 
nobile,  ad  un  sentimento  elevato  dell’arte,  e per 
cui  questa  si  riduce  a quell’imparaticcio  da  essi 
stentatamente  raggiunto;  onde  invece  di  colti- 
vare nell’allievo  il  senso  ed  il  gusto  dell’arte, 
gli  vanno  inconsciamente  instillando  un’  idea 
gretta  dello  scopo  di  essa  e la  comprensione  e 
la  visione  falsa  delle  cose. 

Nè  a migliore  intento  riescono  i Manuali  di 
cui  la  Francia,  specialmente,  è feconda  produt- 
trice. Son  questi  dei  libri  scritti  con  garbo  e con 
brio,  e nei  quali  la  Pittura  è trattata  quasi  come 
un  grazioso  gioco  di  società  : vi  s’insegna  a fare  il 
cielo  di  mattina  e il  cielo  di  sera;  l’acqua  corrente 
e l’acqua  stagnante;  il  prato  in  pieno  sole  ed  il 
prato  in  ombra,  indicando  e dosando  la  qualità 
e la  quantità  dei  colori , onde  il  lettore  ne 
ricavi  delle  nozioni  utili  per  dipingere  un  ven- 
taglio, od  'empire  una  pagina  d 'album  con  uno 
schizzo  di  molto  effetto. 

Il  lettore  non  troverà  nel  libro  di  Ruskin 
delle  nozioni  così  piacevoli;  ma  in  cambio  impa- 
rerà a considerar  l’arte  con  un  intendimento 


PREFAZIONE  DEL  TRADUTTORE 


XXIII 


severo  e pari  alla  nobiltà  ed  elevatezza  della 
sua  funzione;  se  con  costanza  si  atterrà  ai  sug- 
gerimenti dell’Autore,  egli  verrà  gradatamente 
acquistando  una  tecnica  solida  ed  efficace;  ad 
ogni  modo  in  questo  libro  apprenderà  ad  osser- 
vare, a studiare,  ad  amar  la  Natura,  a com- 
prenderne il  profondo  significato,  a sviscerarne 
gli  elementi  di  bellezza,  per  rintracciarli  poi 
nelle  opere  dei  grandi  maestri , provando  così 
le  emozioni  più  squisite,  per  le  quali  esse  furono 
create.  Giacche  nello  scrivere  questi  suoi  Ele- 
menti, Ruskin  non  intese  tanto  ad  ammaestrare 
la  mano,  quanto  ad  educare  il  cuore  e l’intel- 
letto,  guidato  sempre  da  una  modernità  di  con- 
cetti e di  intendimenti  maravigliosa. 

Nel  tradurre  l’aureo  volume  il  mio  pensiero 
ricorreva  spontaneamente  ad  un’altra  grande 
opera  ricca  d’insegnamenti  preziosi  e d’una  fre- 
schezza rara  — il  Trattato  della  Pittura  del  di- 
vino Leonardo  — ; e non  ho  potuto  trattenermi 
dal  farvi  richiamo  qua  e là  (1),  quando  mi  parve 
che  il  pensiero  del  Moderno  trovasse  particolare 
appoggio  nel  pensiero  dell’ Antico,  o l’uno  desse 
perfezione  all’altro. 

Io  spero  che  il  lettore  vorrà  accogliere  questa 


(1)  Nelle  citazioni  mi  sono  riferito  alla  bella  edizione 
pubblicata  dalla  Unione  Cooperativa  Editrice,  Roma,  1890. 


XXIY 


PREFAZIONE  DEL  TRADUTTORE 


mia  traduzione  col  favor  che  si  deve  all’Autore 
e con  la  benevolenza  che  io  mi  attendo  pe’  miei 
sforzi,  onde  di  lieto  animo  possa  dedicarmi  ad 
apprestargli  un  altro  bel  libro  di  Ruskin,  il  quale 
per  aver  tratto  gli  insegnamenti  in  esso  conte- 
nuti dallo  studio  degli  antichi  maestri  toscani, 
volle  intitolarlo:  Le  leggi  di  Fiesole. 


Gennaio  1898. 


PREFAZIONE  DELL’AUTORE 


I.  — Potrebbe  credere  taluno  che  scrivendo 
la  prefazione  ad  un  Trattato  del  disegno,  io  do- 
vessi distendermi  sopra  le  ragioni  per  le  quali 
si  dovrebbe  imparare  quest’  arte  ; ma  esse  mi 
sembrano  tante  e cosi  ben  fondate,  che  non  ar- 
disco neppure  esporle  nè  rafforzarle  con  nuovi 
argomenti.  Con  licenza  adunque  del  lettore,  e 
poiché  questo  volume  è già  fin  troppo  grosso, 
io  lascierò  da  parte  ogni  discussione  sull’impor- 
tanza del  soggetto,  e toccherò  di  quei  punti  re- 
lativi al  metodo  secondo  cui  la  materia  dev’es- 
sere trattata  e che  mi  sembrano  meritevoli  di 
discussione. 

II.  — Dirò  anzitutto  che  il  libro  non  è scritto 
per  i fanciulli  d’età  inferiore  ai  dodici  o quattor- 
dici anni.  Poiché  non  ritengo  esser  saggio  con- 
siglio quello  di  indurre  un  fanciullo  ad  un  qualsi- 
voglia studio  dell’arte,  che  non  sia  puramente 
quello,  cui  la  sua  libera  volontà  lo  spinga.  Se 

Rdbkin,  Elem.  del  disegno  e della  pittura.  iv 


XXVI 


PREFAZIONE  DELL’AUTORE 


il  fanciullo  dimostra  dell’  attitudine  per  il  di- 
segno, lasciatelo  scarabocchiare  a bella  posta  sul 
primo  pezzo  di  carta  gli  capiti  tra  le  mani,  lo- 
dandolo debitamente  se  dimostra  diligenza  ed 
osservazione  del  vero  ne’  suoi  sforzi;  e così  pure 
lasciate  che  si  diverta  con  dei  colori  (a  buon 
mercato,  però),  appena  glie  ne  venga  desiderio. 
Però  se  il  fanciullo  non  fa  che  imbrattare  la 
carta  di  tinte  senza  senso,  toglietegli  la  scatola 
dei  colori,  finche  non  sappia  far  meglio;  ma  non 
sì  tosto  esso  incomincia  a dipingere  gli  abiti 
rossi  de’  soldatini,  le  bandiere  listate  dei  basti- 
menti, ecc.,  lasciate  i colori  a sua  disposizione; 
e senza  limitargli  la  scelta  del  soggetto  nel 
campo  di  quell’arte  immaginativa  e storico-mi- 
litare così  prediletta  dai  fanciulli  (ed  altrettanto 
stimabile,  del  resto,  quanto  è quell’arte  storica 
tanto  cara  ai  loro  maggiori  di  età),  i genitori 
farebbero  bene  ad  animarlo  a riprodurre,  sia 
pure  in  modo  fanciullesco,  le  cose  che  vede  e 
che  gli  piacciono:  uccelli,  o insetti,  o fiori,  o 
frutti. 

III.  — Fatto  più  grandicello,  al  ragazzo  si  do- 
vrebbero permettere  i colori  soltanto  per  premio, 
quando  abbia  dimostrato  diligenza  e migliora- 
mento ne’  suoi  disegni  a .matita.  Alcune  poche 
stampe  buone  e divertenti  dovrebbero  sempre 
trovarsi  tra  le  mani  di  un  fanciullo;  oggidì  le 
incisioni  si  fanno  a così  buon  prezzo,  che  diffi- 


PREFAZIONE  DELL  AUTORE 


XXYII 


cilmente  vi  sarà  un  volume  di  raccontini  senza 
buone  vignette;  ora,  si  incoraggi  il  fanciullo  a 
copiare  quelle  che  più  gli  piacciono  ; ma  la  scelta 
sia  ristretta  a 'poche  incisioni  ed  a pochi  libri. 
Se  un  bambino  ha  troppi  giocattoli,  se  ne  stanca 
presto  e li  fa  a pezzi  ; e così,  se  un  fanciullo 
ha  troppe  stampe,  se  ne  farà  semplicemente  un 
trastullo  e le  scarabocchierà  ; mentre  meno  egli 
ne  possiede,  più  il  diletto  che  ne  ricava  è grande 
e l’attenzione  concentrata. 

I genitori  non  devono  darsi  altro  pensiero  per 
istruire  il  fanciullo  nel  disegno,  all’  infuori  di 
quanto  deve  interessarli  affinchè  non  isprechi 
troppa  carta  e non  si  insudici  gli  abiti  con  i 
colori;  limitino  le  loro  cure  ad  insegnargli  a 
tener  bene  la  matita,  il  regolo  e ad  indicargli, 
se  vedono  il  lavoro  che  ha  fatto,  dove  una  linea 
è troppo  lunga  o troppo  corta  o troppo  storta, 
in  confronto  coH’originale  ; essi  debbono  soltanto 
preoccuparsi  affinchè  il  loro  figliuolo  sia  accurato. 
Se  il  fanciullo  dimostra  attitudine  ad  inventare 
o raggruppare  delle  figure,  i genitori  non  gli 
muovano  rimprovero  nè  lode;  ne  ridano  di  cuore 
con  lui  e dimostrino  contentezza  di  ciò  che  egli 
ha  fatto,  se  essi  ne  sono  veramente  lieti  e sod- 
disfatti; ma  non  lo  lodino  della  sua  abilità  più 
di  quanto  non  lo  loderebbero  della  sua  robustezza. 
Scenda  la  lode  al  fanciullo  soltanto  in  quanto  di- 
mostra abnegazione  per  il  lavoro;  e sopratutto 


XXVIII 


PREFAZIONE  DELL’AUTORE 


per  l’attenzione  e l’ impegno  che  vi  impiega;  altri- 
menti lavorerebbe  solo  per  vanità  e sempre  male. 

Giunti  all’età  dei  dodici  o quattordici  anni  il 
fanciullo  o la  giovinetta  possono  essere  indiriz- 
zati ad  uno  studio  serio  dell’arte,  ed  allora  credo 
che  il  presente  libro  potrà  recar  loro  qualche 
vantaggio,  come  pure  ho  buona  speranza  che 
possa  essere  utile  a quelle  persone  di  età  più 
inoltrata  che  desiderano  conoscere  alcunché  dei 
primi  principii  dell’arte. 

IV.  — Non  si  creda  tuttavia  che  io  intenda 
di  proporre  il  presente  metodo  di  studio  come 
assolutamente  il  migliore:  lo  ritengo  soltanto  il 
migliore  che  finora  io  abbia  saputo  immaginare 
per  uno  che  voglia  studiare  da  sè.  Non  è punto 
improbabile  che  una  maggiore  esperienza  acqui- 
stata nell’  insegnamento  mi  porti  a modificarlo 
vantaggiosamente  sotto  molti  aspetti:  ma  sono 
certo  intanto  che  i principii  essenziali  del  mio 
metodo  sono  ben  fondati,  e che  la  più  parte  degli 
esercizi  proposti  sono  di  quella  maggior  utilità 
che  possano  offrire  degli  esercizi  non  destinati 
a svolgersi  sotto  la  sorveglianza  di  un  maestro. 
Intanto  questo  metodo  è così  sostanzialmente 
differente  da  quello  per  solito  adottato  dai 
maestri  di  disegno,  che  è necessario  premettere 
qualche  parola  di  spiegazione,  per  giustificare 
ciò  che  altrimenti  potrebbe  interpretarsi  come 
una  stranezza  ricercata. 


PREFAZIONE  DELL'AUTORE 


XXIX 


Y.  — I trattati  clie  ora  si  pubblicano  sul  di- 
segno, sono  tutti  rivolti,  per  quanto  mi  consti, 
o all’uno  o all’altro  dei  seguenti  scopi.  0 a far 
acquistare  all’allievo  l’abilità  di  schizzare  lesta- 
mente a lapis  o all’acquerello,  in  modo  da  ga- 
reggiare (pure  restando  ad  una  considerevole 
distanza)  coi  lavoretti  de’  nostri  artisti  di  se- 
cond’ordine;  oppure  a procurargli  tale  padro- 
nanza di  forme  matematiche,  da  renderlo  in  se- 
guito capace  di  disegnare  con  facilità  ed  a buon 
prezzo  per  le  'manifatture.  Se  il  disegno  è con- 
siderato come  un  ornamento  di  coltura,  il  primo 
di  questi  scopi  è quello  comunemente  proposto  ; 
mentre  il  secondo  scopo  è quello  cui  mira  spe- 
cialmente l’ insegnamento  della  Marlborough 
House  e delle  Scuole  Governative  al  ramo  Di- 
segno. 

VI.  — Sulla  opportunità  dei  metodi  di  studio 
adottati  in  queste  scuole  per  raggiungere  lo 
scopo  da  esse  particolarmente  proposto  è diffi- 
cile emettere  un  giudizio  ; soltanto,  mi  sembra 
che  da  noi  si  confonda  troppo  facilmente  l’arte 
applicata  all’industria,  con  l’industria  stessa.  Per 
esempio,  l’abilità  con  cui  un  operaio  fornito  d’in- 
ventiva disegna  e modella  una  bella  tazza,  è 
vera  abilità  artistica;  mentre  l’abilità  con  cui 
altri  copia  ed  in  seguito  moltiplica  le  migliaia 
di  volte  quella  tazza,  è abilità  di  manifattura; 
e le  facoltà  che  dovranno  rendere  l’operaio  ca- 


XXX 


PREFAZIONE  DELL’aTJTORE 


pace  a disegnare  e ad  elaborare  il  suo  lavoro 
originale,  non  si  debbono  coltivare  con  lo  stesso 
sistema  d’istruzione  che  dovrebbe  adottarsi  per 
rendere  capace  un  altro  operaio  a riprodurre  il 
massimo  numero  di  copie  approssimative  di  quel 
lavoro,  in  un  dato  tempo.  Di  più:  è principio 
dannoso  quello  di  limitare  l’educazione  dell’ar- 
tista agli  scopi  diretti  dell’  industria.  Ottenete 
prima  l’istruzione  migliore  che  potete  e le  mani 
più  abili,  indipendentemente  da  ogni  considera- 
zione di  economia  o di  facilità  di  riproduzione; 
in  seguito  lasciate  al  vostro  artista  fatto  esperto 
la  cura  di  stabilire  fin  dove  l’arte  può  esser  resa 
popolare  o la  manifattura  nobile. 

VII.  — * Ora,  io  credo  che  (a  parte  le  diffe- 
renze di  temperamento  o di  carattere  individuale) 
l’eccellenza  di  un  artista,  come  tale,  dipenda  tutta 
dalla  educazione  del  sentimento,  e che  questa  sia 
la  cosa  essenziale  che  un  maestro  od  una  scuola 
possano  insegnare;  cosicché  mentre  la  facoltà 
dell’inventiva  distingue  l’individuo  dall’individuo, 
la  facoltà  del  sentire  distingue  una  scuola  dal- 
l’altra. — Caratteristiche  di  ogni  grande  scuola 
sono  la  delicatezza  del  disegno  e la  finezza  del- 
l’osservazione; e l’unica  regola  che,  in  materia 
d’arte,  ho  sempre  visto  essere  senza  eccezione, 
è che  ogni  manifestazione  d’arte  grande  è de- 
licata. 

Vili.  — Per  ciò  lo  scopo  principale  del  se- 


PREFAZIONE  DELL’AUTORE 


XXXI 


guente  mio  sistema  d' insegnamento  è di  otte- 
nere anzitutto  nell’allievo  una  pazienza  perfetta 
e,  per  quanto  sta  nelle  sue  forze,  la  delica- 
tezza nel  lavoro,  ed  insegnargli  a veder  giusto. 
Poiché  io  sono  convinto  che  se  noi  vediamo  ab- 
bastanza acutamente,  troveremo  poca  difficoltà 
nel  disegnare  quello  che  vediamo  ; ma,  supposto 
pure  che  la  difficoltà  sia  tuttavia  grande,  io  credo 
che  vedere  sia  cosa  ancor  più  importante  che 
disegnare;  ed  io  preferirei  insegnare  ai  miei  al- 
lievi il  disegno  perchè  imparino  ad  amar  la 
Natura,  che  'non  insegnar  loro  ad  osservare  la 
Natura  perchè  imparino  a disegnare.  Ed  è certo 
di  maggiore  importanza  che  i giovani  e coloro 
i quali  non  intendono  di  dedicarsi  all’arte  per 
professione,  sappiano  apprezzare  l’arte  degli 
altri,  che  non  se  acquistassero  essi  stessi  molta 
abilità  nell’arte.  Ora,  il  metodo  d’insegnamento 
del  disegno  comunemente  seguito  è inetto  a far 
acquistare  questa  facoltà  di  giudizio.  Nessuno 
di  quelli  che  si  applicano  allo  studio  superficiale 
dell’acquerello  moderno,  saprebbe  comprendere 
le  opere  del  Tiziano  o di  Leonardo  ; essi  rimar- 
ranno sempre  ciechi  alle  finezze  del  disegno  di 
tali  maestri,  ed  alla  precisione  con  cui  essi  sep- 
pero tradurre  il  loro  pensiero. 

Ma  per  quanto  poca  sia  l’abilità  tecnica  che 
lo  studioso  possa  raggiungere  seguendo  il  me- 
todo che  gli  viene  raccomandato  in  queste  let- 


XXXII 


PREFAZIONE  EELl/AUTORE 


tere,  sono  sicuro  che  egli  non  potrà  avanzare 
negli  esercizi  consigliati  senza  imparare  a capir 
che  cosa  significhi  lavoro  eccellente;  e mentre 
va  progredendo  in  essi,  egli  trarrà  piacere  ed 
interessamento  nell’osservare  le  pitture  delle 
grandi  scuole,  e verrà  ad  acquistare  tal  nuova 
comprensione  della  squisitezza  del  paesaggio,  da 
compensarlo  ad  usura  delle  fatiche  che  gli  avrò 
fatto  subire. 

IX.  — E non  è certo  lieve  questa  fatica,  nè 
senza  pena  ; ma  non  potrebbe  essere  altrimenti, 
lavorando  lo  studioso  senza  l’assistenza  di  un 
maestro. 

Affinchè  una  strada  piana  e diritta  possa  far 
progredire  senza  ostacoli,  essa  dev’essere  altret- 
tanto lunga  quanto  è piana  ; e le  siepi  debbono 
essere  chiuse  e bene  ordinate,  dove  non  vi  è 
nessuna  guida  che  avverta  o richiami  il  passeg- 
gero fuorviato. 

Il  sistema  seguito  in  questo  libro  sorprenderà 
perciò,  a tutta  prima,  piuttosto  sgradevolmente, 
coloro  che  conoscono  il  metodo  tenuto  nella  no- 
stra classe  al  Collegio  dei  Lavoratori;  poiché 
quivi  l’allievo,  avendo  accanto  il  maestro  pronto 
a levarlo  dall’  imbarazzo  in  cui  lo  facciano  ca- 
dere i suoi  primi  sforzi,  è subito  collocato  da- 
vanti ad  un  oggetto  solido  da  disegnare,  cosicché 
ben  presto  trova  divertimento  ne’  suoi  sforzi  ed 
interesse  nelle  sue  difficoltà. 


PREFAZIONE  DELL’AUTORE 


XXXIII 


Naturalmente  l’oggetto  più  semplice  che  si 
possa  dare  per  modello  è una  sfera;  e in  pra- 
tica, una  palla  bianca  da  trastullo  serve  meglio 
d’ogni  altra  cosa.  Si  obbiettò  che  un  circolo, 
ossia  il  contorno  di  una  sfera,  sia  una  delle  linee 
più  diffìcili  da  disegnare.  E vero  (1);  ma  io  non 
ho  bisogno  che  l’allievo  me  la  disegni.  Ciò  che 
egli  deve  apprendere  nello  studio  della  palla  è 
che  l’ombra  serve  a dare  il  rilievo.  Il  che  è della 
massima  evidenza  ‘nella  sfera,  poiché  ogni  forma 
solida  terminata  da  linee  rette  o da  superfici 
piane  deve  parte  del  proprio  rilievo  alla  sua  pro- 
spettiva; ma  nella  sfera  quello  che,  senza  l’ombra, 
sarebbe  un  circolo  piano,  diventa,  solo  che  vi 
si  aggiunga  l’ombra,  l’immagine  di  una  palla  so- 
lida; e questo  è ciò  che  fa  capire  all’allievo  se 
il  suo  contorno  circolare  è giusto  o falso.  Non 
bisogna  dunque  mai  preoccuparlo  di  questo  ; se 
egli  disegna  la  palla  così  ovoidale  da  farla  ras- 
somigliare ad  un  uovo,  non  v’è  che  da  mostrargli 
il  grado  d’errore  in  cui  è caduto,  e farà  meglio 
la  volta  ventura,  e meglio  ancora  la  susseguente. 
Ma  intanto  la  sua  attenzione  resta  fissata  alla 
gradazione  dell’ombra,  e si  lascia  che  il  contorno 
venga  giusto  quasi  da  sé,  a tempo  debito.  Io 
dico  contorno  per  farmi  subito  comprendere;  — 


(1)  0,  per  meglio  dire,  sembra  vero,  perchè  in  nn 
circolo  ognuno  può  subito  trovare  l’errore.  N.  d.  A. 
Ruskin,  Elem.  del  disegno  e della  pittura.  v 


XXXIV 


PREFAZIONE  DELL  AUTORE 


ma  per  parlare  con  esattezza  dovrei  dire  il  ter- 
mine dell’ombra;  poiché  io  non  permetto  a nes- 
sun allievo  della  mia  classe  di  disegnare  un 
contorno,  nel  senso  comune  della  parola.  Anzi, 
la  prima  cosa  che  gli  viene  insegnata  è che  la 
Natura  rileva  una  massa,  od  una  tinta,  contro 
l’altra,  ma  nessun  contorno.  Il  secondo  esercizio 
della  prima  lettera,  è raccomandato,  non  per 
esercitare  l’allievo  a disegnare  dei  contorni,  ma 
come  l’unico  mezzo  per  fargli  acquistare,  non 
avendo  l’assistenza  del  maestro,  la  precisione 
dell’occhio  e la  disciplina  della  mano.  Quando 
il  maestro  è accanto,  gli  errori  della  forma  e 
dell’estensione  delle  ombre  possono  essere  indi- 
cati allo  studioso  facilmente,  come  quelli  del 
contorno;  e la  tecnica  della  mano  può  essere 
corretta  gradatamente  nei  particolari  del  lavoro. 
Ma  chi  studia  da  sè  può  scorgere  i proprii  er- 
rori soltanto  con  l’aiuto  del  contorno  esattamente 
tracciato,  e solo  può  cimentare  la  fermezza  della 
mano  con  un  esercizio  per  cui  non  si  richiede 
altro  che  questa  fermezza;  e durante  il  quale 
ogni  altra  considerazione  (come  la  morbidezza, 
l’unità,  ecc.)  è affatto  esclusa. 

X.  — Però  tanto  il  sistema  adottato  nel  Col- 
legio dei  Lavoratori,  quanto  quello  raccoman- 
dato in  questo  libro,  convengono  in  un  principio, 
che  io  considero  come  il  più  importante  e par- 
ticolare al  mio  insegnamento:  e cioè  nel  dare 


PREFAZIONE  DELL  AUTORE 


XXXV 


una  grandissima  importanza,  fin  da  principio,  al 
color  locale  (1). 

Io  credo  che  il  cercar  di  separare,  nell’insegna- 
mento,  l’osservazione  del  chiaroscuro  da  quella 
del  color  locale  sia  sempre  stato,  e sarà  sempre, 
esiziale  allo  sviluppo  della  percezione  visiva  del- 
l’allievo, e che  ne  corrompa  il  gusto  mentre  ne 
ritarda  il  progresso.  Non  voglio  ora  far  perder 
tempo  al  lettore  con  una  discussione  su  questo 
principio  ; voglio  soltanto  fargli  notare  che  esso 
è il  solo  che  distingua  il  mio  sistema,  se  sistema 
può  dirsi.  Giacche  la  raccomandazione  fatta  al- 
l’allievo di  copiare  fedelmente,  senza  alterazione 


(1)  Per  “ color  locale  „ l’A.  intende  la  tonalità  gene- 
rale dell’ambiente  in  cui  si  trova  l’oggetto  che  si  vuol 
copiare,  o,  per  meglio  dire,  il  rapporto  reciproco  del 
colore  di  questo  oggetto  con  quello  degli  oggetti  circo- 
stanti; per  modo  che,  ad  esempio,  non  si  consideri  il 
chiaroscuro  di  un  oggetto  come  cosa  per  se  stante,  ma 
bensì  in  relazione  al  colore  dello  sfondo  che  vien  dato 
all’oggetto  stesso;  onde  la  copia  di  questo  nel  suo 
chiaroscuro  non  deve  scindersi  dalla  copia  del  suo  sfondo 
nella  propria  tonalità.  Allo  stesso  proposito  così  mira- 
bilmente si  esprime  Leonardo:  “ Lo  studio  de’  giovani 
i quali  desiderano  professionarsi  nelle  scienze  imitatrici 
di  tutte  le  figure  delle  opere  di  natura,  dev’essere  circa 
il  disegno  accompagnato  dalle  ombre  e lumi  convenienti 
al  sito  dove  tali  figure  sono  collocate  „ ( Tratt . d.  Piti.,  §46). 

N.  d.  T. 


XXXYI 


PREFAZIONE  DELL’AUTORE 


di  sorta,  ogni  oggetto  egli  scelga  per  istudio, 
serve,  fra  l’altro,  ad  affrancarlo  da  ogni  regola 
sistematica,  ed  insegna  ai  giovani  a disegnare, 
allo  stesso  modo  che  il  ragazzo  della  campagna 
impara  a cavalcare,  senza  sella  nè  staffe;  ed  il 
mio  scopo  principale,  da  principio,  è di  fare  in 
modo  non  che  il  mio  allievo  tenga  le  redini  con 
grazia,  ma  che  “ simile  ad  un  bùttero  non  cada 
mai  da  cavallo 

XI.  — Ed  è per  questo  che  sempre  mi  rin- 
crebbe di  dover  consigliare,  in  questi  miei  in- 
segnamenti scritti,  un  metodo  che  potrà  sem- 
brare alquanto  monotono  o pedante.  Ma,  per  chi 
studia  da  se,  simili  pedanterie  sono  indispensa- 
bili, ed  io  non  dispero  che  la  fiducia  di  progre- 
dire sicuramente,  e la  soddisfazione  che  procura 
il  compimento  d’uno  sforzo  volontario,  facciano 
superare  allo  studioso  anche  gli  esercizi  più 
noiosi,  senza  ripugnanza. 

Ma  se  diversamente  accadesse,  ed  egli  tro- 
vasse i primi  passi  dell’arte  troppo  penosi,  io 
lo  prego  solo  di  considerare  se  l’acquisto  di  una 
facoltà  così  grande,  qual’è  quella  di  poter  espri- 
mere i proprii  pensieri  con  le  linee  e coi  colori, 
non  meriti  un  po’  di  fatica;  o se  sia  ragione- 
volmente possibile  che  un  simil  dono  possano 
ottenere  coloro  che  non  vogliano  dar  nulla  per 
esso. 

XII.  — Lo  studioso  vedrà,  tuttavia,  che  gli 


PREFAZIONE  DELL’AUTORE 


XXXVII 


ho  risparmiato  un  lavoro  di  una  certa  difficoltà; 
vale  a dire,  lo  studio  delle  leggi  della  prospet- 
tiva. Sarebbe  invero  cosa  degna  di  studio,  se 
egli  potesse  farlo  con  facilità  ; ma  senza  l’aiuto 
di  un  maestro,  e nel  modo  in  cui  oggidì  la  pro- 
spettiva è insegnata,  la  difficoltà  è maggiore 
del  guadagno.  Poiché  non  è certo  la  cosa  più 
facile,  in  pratica,  applicare  le  leggi  della  pro- 
spettiva, salvo  che  in  un  oggetto  molto  sem- 
plice. Tu  potrai  disegnare  colle  leggi  della  pro- 
spettiva la  rotondità  di  un  tavolo,  ma  non 
potresti  disegnare  la  curva  di  una  rada;  tu  puoi 
con  la  prospettiva  rappresentare  in  iscorcio  un 
trave  di  legno,  ma  non  un  braccio. 

Queste  leggi  sono  troppo  assolute  e troppo 
poche  per  potersi  applicare  ad  ogni  forma  fine 
o complessa;  e perciò  dovendo  imparare  a di- 
segnar queste  puramente  ad  occhio,  non  avrai 
bisogno  di  altro  aiuto  per  imparar  a disegnare 
quelle  più  semplici.  Nessun  grande  pittore  si  diede 
mai  soverchio  pensiero  della  prospettiva;  e ben 
pochi  ne  conoscono  le  leggi;  essi  disegnano  tutto 
ad  occhio  (1)  e,  con  ragionamento  abbastanza 

(1)  Aiutandosi,  tutt’al  più,  con  dei  mezzi  meccanici 
semplicissimi,  come  sarebbe  il  filo  a piombo,  per  veri- 
ficare “ gli  scontri  delle  cose  „ secondo  cbe  dice  Leo- 
nardo; oppure  col  prendere  le  misure  delle  distanze 
tenendo  la  matita  o l’asta  del  pennello  verticalmente  od 
orizzontalmente  davanti  all’occhio,  col  braccio  disteso. 

N.  d.  T. 


XXXVIII 


PREFAZIONE  DELL  AUTORE 


naturale,  disdegnano,  nelle  parti  facili  delle  loro 
opere,  quelle  regole  che  non  possono  aiutarli 
nelle  diffìcili.  Ci  vorrebbe  un  mese  di  fatica  per 
disegnare  imperfettamente,  secondo  le  leggi  della 
prospettiva,  ciò  che  un  grande  Veneziano  dise- 
gnava perfettamente  in  cinque  minuti  allorché 
cinse  una  corona  di  foglie  intorno  ad  una  testa, 
od  insinuò  le  curve  di  un  ricamo  nelle  pieghe 
di  un  drappo.  E bensì  vero  che  negli  inizi  della 
scoperta  delle  leggi  della  prospettiva  tutti  si 
divertirono  a farne  sfoggio;  e tutti  i grandi 
pittori  andarono  mettendo  delle  belle  sale  e 
delle  arcate  dietro  de  loro  Madonne,  con  nessun 
altro  scopo  che  di  mostrare  come  essi  sapevano 
disegnare  in  prospettiva;  ma  comunemente  essi 
così  facevano  anche  per  colpir  l’occhio  del  pub- 
blico; ed  in  realtà  disdegnavano  talmente  la 
prospettiva,  che  dopo  essersi  dato  infinite  cure 
nel  disegnare  il  cerchietto  di  una  corona,  o l’orlo 
di  un  calice,  nel  centro  del  loro  quadro,  lascia- 
vano magari  che  i capitelli  delle  loro  colonne 
od  i campanili  dello  sfondo  andassero  ravvol- 
gendosi nel  modo  più  bizzarro  e che  le  linee  si 
indirizzassero  dove  meglio  loro  talentava,  pur- 
ché vi  fosse  quel  tanto  di  prospettiva  da  pia- 
cere al  pubblico. 

XIII.  — Oggidì,  dubito  assai  che  vi  sia  un 
artista  nell’  Inghilterra,  salvo  David  Roberts, 
che  sappia  tanto  di  prospettiva  da  poter  dise- 


PREFAZIONE  DELL’AUTORE 


XXXIX 


gnare  nella  giusta  proporzione  un  arco  gotico 
ad  un  angolo  dato  e ad  una  data  distanza. 
Turner,  sebbene  fosse  professore  di  prospettiva 
all’Accademia  Reale,  non  sapeva  quello  che  in- 
segnava, nè  mai  disegnò,  per  quanto  mi  ricordi, 
una  sola  fabbrica  in  giusta  prospettiva;  ma  le 
disegnava  solo  con  quel  tanto  di  prospettiva 
che  gli  fosse  convenuto.  E così  pure  Prout.  Io 
non  li  giustifico;  e raccomando  allo  studioso 
di  trattare  la  prospettiva  almeno  con  un  certo 
e doveroso  riguardo,  ma  non  di  farle  troppo  la 
corte.  Il  modo  migliore  per  impararla  da  te 
stesso,  consiste  nel  collocare  -una  lastra  di  vetro 
fìssa  in  un  telaio,  verticalmente  all’occhio,  alla 
distanza  in  cui  vuoi  che  si  veda  il  disegno  pro- 
posto. Fissa  l’occhio  ad  un  punto  dato,  di  fronte 
alla  metà  della  lastra,  ma  alto  o basso  come 
meglio  ti  piace;  poi  con  un  pennello  fisso  ad 
un  manico  piuttosto  lungo,  ed  un  po’  di  colore 
a corpo,  che  aderisca  al  vetro,  traccia  su  questo 
le  linee  del  paesaggio,  come  le  vedi  attraverso 
al  vetro  ; ed  avrai  il  paesaggio  nella  sua  giusta 
prospettiva.  Se  il  vetro  fosse  inclinato  in  qualche 
direzione,  le  linee  sarebbero  pur  sempre  in  giusta 
prospettiva,  ma  nella  prospettiva  di  un  piano 
inclinato  ; mentre  la  prospettiva  comune  suppone 
sempre  che  il  piano  del  quadro  sia  verticale.  È 
bene  che  ne’  primi  studi  tu  riguardi  il  motivo, 
prima  di  metterti  a disegnarlo,  attraverso  ad 


XL 


PREFAZIONE  DELL’AUTORE 


un  piccolo  telaio  di  legno  tenuto  diritto  avanti 
agli  occhi  ; esso  ti  delimiterà  esattamente  le 
varie  parti  del  paesaggio  che  dovranno  esser 
comprese  nel  tuo  disegno. 

XIV.  — Del  disegno  di  figura  non  ho  detto 
nulla  nel  Trattato,  perchè  io  non  credo  che  un 
dilettante  possa  riuscire  a disegnar  bene  delle 
figure,  come  soggetto  precipuo  del  lavoro.  Come 
accessori  di  un  paesaggio  le  figure  debbono  di- 
segnarsi precisamente  secondo  gli  stessi  principii 
stabiliti  per  ogni  altra  cosa. 

XV.  — Nutro  buona  speranza  che  questo  libro 
sarà  per  lo  studioso  una  guida  abbastanza  va- 
lida, da  impedirgli  di  cadere  in  qualche  serio 
imbarazzo;  e credo  che  se  il  lettore  sarà  ubbi- 
diente alle  sue  istruzioni,  troverà  che,  alla  fin 
fine,  la  miglior  risposta  ai  vari  dubbi  è la  per- 
severanza; e che  il  miglior  maestro  di  disegno 
sono  i boschi  e le  montagne. 


(1857). 


ELEMENTI  DEL  DISEGNO  E DELLA  PITTURA 


LETTERA  I. 

Gli  esercizi  preliminari. 


Caro  lettore, 

1.  A determinare  se  questo  libro  potrà  esserti  utile 
o no  solo  varranno  gl’intendimenti  tuoi  nell’imparare 
il  disegno.  Se  tu  non  desideri  che  acquistare  un 
grazioso  compimento  per  conversare  facilmente  di 
pittura,  o divertirti  un  pochino  a tempo  perso,  oh 
allora  io  non  posso  punto  servirti.  Ma  se  tu  vuoi  im- 
parare il  disegno  in  guisa  da  poter  rendere  con  chia- 
rezza ed  utilità  le  immagini  di  quelle  cose  che  non 
si  potrebbero  descrivere  soltanto  con  le  parole,  e ciò 
sia  per  aiutare  la  memoria  nel  ricordo  di  esse,  sia 
per  parteciparne  agli  altri  l’idea  netta  ; se  desideri 
acquistare  una  percezione  più  viva  delle  bellezze  della 
natura,  e conservare  come  l’immagine  fedele  delle  cose 
belle  e fuggitive  o che  tu  sei  costretto  ad  abbando- 
nare; se,  ancora,  tu  vuoi  penetrare  nello  spirito  dei 
grandi  pittori  e riuscire  ad  apprezzar  le  opere  loro 
sinceramente,  scoprendone  le  bellezze  co’  tuoi  proprii 
occhi  ed  amandole,  senza  accontentarti  di  giudicarle 

Ruskin,  Elem.  del  disegno  e della  pittura. 


1 


2 


ELEMENTI  DEL  DISEGNO  E DELLA  PITTURA 


còl  pensiero  degli  altri  ; se  queste  sono  la  tue  aspira- 
zioni, allora  io  posso  aiutarti  ; anzi,  ciò  che  è meglio 
ancora,  posso  indicarti  la  via  perchè  ti  aiuti  da  te 
stesso. 

*<?.  Devi  però  persuaderti,  innanzi  tutto,  che  tali 
facoltà,  nobili  invero  e desiderabili,  non  si  possono 
acquistare  senza  lavoro  e fatica  (1).  E molto  più  facile 
imparare  a disegnar  bene  che  non  a ben  toccare  uno 
strumento  musicale  ; ma  tu  sai  che  per  ottenere  una 
conoscenza,  sia  pur  discreta,  della  tastiera  del  piano- 
forte, occorrono  tre  o quattro  anni  di  esercizio,  ap- 
plicandovi tre  o quattro  ore  al  giorno;  e non  devi 
credere  che  la  sicura  padronanza  della  matita  e la 
scienza  di  quanto  si  può  fare  con  essa,  possa  ottenersi 
senza  perseveranza  e diligenza  od  in  pochissimo  tempo. 
Quella  specie  di  disegno  che  si  insegna,  o piuttosto 
che  si  suppone  venga  insegnato  nelle  nostre  scuole  in 
una  lezione  o due  della  durata  di  un’ora  al  più  la 
settimana,  non  è disegno  affatto  ; bensì  il  prodotto  di 
poche  abili  (se  pur  sono  tali)  evoluzioni  di  una  matita 
sulla  carta  ; evoluzioni  che  non  recano  punto  vantaggio 
nè  allo  esecutore,  nè  a chi  guarda,  a meno  che  non 
debbano  essere  argomento  di  vanità,  e della  vanità 
più  meschina.  Se  un  giovane,  dopo  aver  appreso  ciò 
che  comunemente  si  chiama  “ disegno  „ si  provasse 
a copiare  un  lavoro  dei  più  comuni  — mettiamo  la 


(1)  “ Adunque  voi  che  con  animo  gentile  sete  amadori 
di  questa  virtù,  principalmente  all’arte  venite,  adorna- 
tevi prima  di  queste  vestimenta,  cioè:  amore,  timore, 
ubbidienza  e perseveranza  „.  Cennino  Cennini,  Il  libro 
dell’arte , cap.  111.  N.  d.  T. 


GLI  ESERCIZI  PRELIMINARI 


3 


litografìa  del  frontispizio  d’un  pezzo  di  musica,  oppure 
un’incisione  del  più  modesto  giornale  illustrato,  — 
egli  si  troverebbe  affatto  vinto  dalle  difficoltà.  E dire 
che  quella  litografia  fu  disegnata  con  una  specie  di 
creta  ruvida,  assai  più  difficile  a maneggiarsi  che  non 
la  matita  di  che  si  suppone  una  signorina  istruita  abbia 
una  certa  padronanza;  e che  l’incisione  fu  disegnata 
in  tutta  fretta  e mezzo  sciupata  nell’intaglio  ; e che 
l’una  e l’altra  vennero  composte  da  gente  cui  nessuno 
considera  come  artisti,  e che  nessuna  lode  riceve  del 
proprio  talento;  ' che  l’una  e l’altra  furono  fatte  per 
guadagnarsi  il  pane  quotidiano,  senza  alcuna  pretesa 
artistica  maggiore  di  quella  che  un  semplice  artefice 
possa  avere  per  l’opera  di  cui  vive. 

3.  Non  crederti  perciò  di  poter  imparare  il  disegno, 
senza  aspra  e spiacente  fatica,  precisamente  come  se 
fosse  un  nuovo  linguaggio;  ma,  d’altra  parte,  se  tu  sei 
pronto  e ben  disposto  a pagare  questo  tributo  di  fa- 
tica, non  temere  di  non  poter  riuscire  per  mancanza 
di  attitudine  speciale.  È bensì  vero  che  coloro  i quali 
sono  dotati  di  attitudine  particolare  per  l’arte  nostra 
disegnano  come  per  istinto  e progrediscono  quasi  senza 
insegnamento;  non  mai  però  senza  fatica  e lavoro.  E 
vero  ancora  che  di  una  minore  attitudine  al  disegno 
vi  sono  diversi  gradi:  taluno  impiegherà  assai  maggior 
tempo  di  un  altro  per  ottenere  gli  stessi  risultati;  ed 
i risultati  così  penosamente  ottenuti  non  saranno  mai 
tanto  soddisfacenti  quanto  quelli  ottenuti  con  maggior 
facilità  allorché  le  facoltà  indi  viduali  siano  naturalmente 
proclivi  a questi  studi.  Ma  non  ho  mai  incontrato, 
nella  mia  esperienza,  alcuno  che  non  abbia  potuto 
per  nulla  riuscire  nel  disegno  ; ed,  in  generale,  ognuno 


4 


ELEMENTI  DEL  DISEGNO  E DELLA  PITTURA 


che  abbia  buona  volontà,  possiede  bastante  attitudine 
per  imparar  a disegnare;  allo  stesso  modo  che  chiunque, 
si  può  dire,  ha  attitudine  ad  imparare  il  francese,  od 
il  latino,  o l’aritmetica  in  sufficiente  grado,  se  le  cir- 
costanze della  vita  richiedono  da  essi  il  possesso  di 
tali  cognizioni. 

4.  Supposto  adunque  che  tu  sia  pronto  a soppor- 
tare alcun  po’  di  pena  ed  a superare  da  forte  qualche 
noia  e qualche  delusione,  io  ti  prometto  che  in  un’ora 
di  esercizio  al  giorno  per  sei  mesi,  od  un’ora  un  giorno 
sì  e l’altro  no  per  un  anno,  ossia  un  cento  cinquanta 
ore  di  esercizio  distribuite  in  qualsivoglia  altro  modo 
ti  sia  più  conveniente,  ti  porterà  ad  un  grado  di  abi- 
lità sufficiente  a poter  disegnare  con  fedeltà  checché 
desideri,  e a farti  acquistare  un  giudizio  retto,  fino  ad 
un  certo  punto,  sulle  opere  altrui;  delle  quali  ore  se 
ne  hai  una  da  disporre  subito,  noi  possiamo  incomin- 
ciare sull’istante. 


I ESERCIZIO. 

5.  Ogni  oggetto  che  cade  sotto  i nostri  occhi  non 
vi  si  presenta  altrimenti  che  come  tante  pezze  di  dif- 
ferenti colori  variamente  ombreggiate  (1).  Talune  di 


(1)  (NB.  Questa  nota  è scritta  solo  a soddisfazione  dei 
lettori  increduli  o curiosi.  Tu  puoi  tralasciarla  se  hai 
premura  o se  hai  piena  fiducia  in  quanto  viene  esposto 
nel  testo). 

La  percezione  visiva  dei  corpi  solidi  non  è che  effetto 
dell’esperienza,  Noi  non  vediamo  in  realtà  che  delle  su 
perfici  piane  di  colore,  e soltanto  in  seguito  ad  una  serie 


GLI  ESERCIZI  PRELIMINARI 


5 


queste  macchie  di  colore  hanno  l’apparenza  di  un 
complesso  di  linee  semplici  od  intrecciate,  come  av- 
viene in  una  pezza  di  panno  o di  seta  che  ci  mostrano 
la  trama  dei  fili,  o la  pelle  di  un  animale  che  ci  mo- 
stra l’affoltamento  dei  peli;  ma  sia  o non  sia  questo 
il  caso,  il  primo  aspetto  generale  di  un  oggetto  è 
quello  di  una  macchia  di  un  determinato  colore;  e la 
prima  cosa  che  tu  devi  imparare  è di  riprodurre  dei 


di  esperienze  arriviamo  a comprendere  che  quella  mac- 
chia di  nero  o di  grigio  indica  la  parte  oscura  di  un 
corpo  solido,  o che  quel  color  debole  indica  che  l’oggetto 
in  cui  apparisce  è molto  lontano.  Tutta  la  tecnica  della 
pittura  dipende  dal  ricupero  di  quella  che  si  potrebbe 
chiamare  l'innocenza  dell’ occhio,  vale  a dire,  una  specie 
di  percezione  infantile  di  quelle  macchie  di  colore,  ve- 
dendole puramente  come  tali,  senza  aver  coscienza  di 
quello  che  esse  significhino  — quali  cioè  le  percepirebbe 
un  cieco  se  d’un  tratto  ricuperasse  la  vista. 

Ad  esempio,  quando  l’erba  è fortemente  illuminata 
dal  sole  in  certe  direzioni,  essa  da  verde  si  cambia  in 
un  giallo  particolare  che  sembra  coperto  di  polvere.  Se 
noi  fossimo  nati  ciechi  e d‘un  subito  ricuperando  la  vista, 
ci  trovassimo  sott’occhi  un  tratto  di  prato  così  battuto 
dal  sole,  ci  sembrerebbe  che  alcune  parti  del  prato 
fossero  verdi,  ed  altre  di  un  giallo,  per  così  dire,  polve- 
roso (molto  simile  al  colore  delle  primule);  e se  fram- 
mezzo si  trovassero  appunto  delle  primule  ci  sembre- 
rebbe che  i tratti  di  prato  così  illuminati  dal  sole 
non  fossero  che  altrettante  masse  di  piante  dello  stesso 
colore  di  giallo  zolfo.  Allora  provando  a raccogliere  al- 
cuni steli  di  quell’erba,  ci  accorgeremmo  che  il  colore 
se  ne  andrebbe  via  allorché  noi  li  riparassimo  dai  raggi 
del  sole,  il  che  non  accadrebbe  per  le  primaverine;  e 
così  dopo  pochi  esperimenti  ci  accorgeremmo  che  sol- 
tanto il  sole  fu  la  vera  causa  del  colore  nell’uno,  ma 
non  nell’altro  caso.  Noi  passiamo  inconsciamente  nell’in- 
fanzia per  simili  processi  sperimentali,  ed  essendo  poi 
venuti  a delle  conclusioni  determinate  riguardo  al  signi- 


6 


ELEMENTI  DEL  DISEGNO  E DELLA  PITTURA 


tratti  di  colore  ugnale,  senza  che  si  veda  incrociamento 
di  sorta. 

6.  Questo  si  potrebbe  ottenere  perfettamente  solo 
col  pennello  ; ma  il  pennello,  essendo  molle  sulla  punta, 
cagiona  tanta  incertezza  nel  movimento  di  una  mano 
inesperta,  che  è quasi  impossibile  imparar  a dise- 
gnare fin  da  principio  con  esso;  e sarà  meglio  ado- 
perare, per  i primi  esercizi,  uno  strumento  a punta 
fine  e dura,  in  guisa  da  permettere  in  pari  tempo  alla 


ficato  di  certi  colori,  noi  crediamo  sempre  di  vedere  le 
cose  soltanto  come  le  conosciamo,  senza  aver  quasi  co- 
scienza del  vero  aspetto  delle  apparenze  che  abbiamo 
imparato  ad  interpretare.  Ben  pochi  sono  coloro  i quali 
s’immaginano  che  l’erba  battuta  dal  sole  sia  gialla. 

Ora,  un  artista  ben  dotato  cerca  di  riportarsi,  per 
quanto  può,  a quelle  condizioni  di  vista  infantile.  Egli 
vede  i colori  della  natura  precisamente  come  sono;  e 
perciò  nell’erba  soleggiata  percepisce  subito  la  relazione 
che  passa  tra  i due  colori  che  ne  formano  la  parte  in 
ombra  e la  parte  in  luce.  A lui  queste  due  parti  non 
appariscono  come  ombra  e luce,  ma  come  verde  azzurro- 
gnolo listato  d’oro. 

Cerca,  adunque,  di  ben  persuaderti  di  questo  impor- 
tante fenomeno  della  vista.  Quell’oggetto  che  hai  tra 
mani,  e che  per  esperienza  sai  essere  un  libro,  non  appa- 
risce in  realtà  se  non  come  una  pezza  di  bianco  variamente 
digradato  e picchiettato  : queiraltra  cosa  che  ti  è presso, 
e che  per  esperienza  sai  essere  una  tavola,  non  è a’  tuoi 
occhi  che  una  gran  macchia  bruna,  variamente  oscurata 
e venata,  e così  via;  e la  Pittura  non  consiste  che  nel 
percepire  la  forma  e l’intensità  di  queste  macchie  di 
colore  e riprodurle  sulla  tela  nella  stessa  proporzione, 
intensità  e forma  dell’originale.  L’unico  ostacolo  alla 
perfetta  riuscita  è che  molti  dei  colori  che  si  trovano 
nel  vero  sono  più  brillanti  e più  chiari  di  quello  che  si 
possa  ottenere  sulla  tela;  noi  allora  dobbiamo  accon- 
tentarci di  colori  meno  brillanti  e meno  chiari. 

N.  d.  A. 


GLI  ESERCIZI  PRELIMINARI 


mano  nn  appoggio,  ed  all’attenzione  il  modo  di  fis- 
sarsi accuratamente  sui  più  minuti  particolari  del  la- 
voro. Persino  i migliori  artisti  cercano  talora  di  studiare 
i loro  soggetti  con  uno  strumento  pontuto,  per  co- 
stringere in  tal  modo  la  loro  attenzione;  ed  il  prin- 
cipiante deve  accontentarsi  di  lavorare  così  per  un 
periodo  considerevole  di  tempo. 

7.  Prima  però  di  doverci  preoccupare  delle  diffe- 
renze di  colore,  noi  dobbiamo  essere  in  grado  di 


a b 


Fig.  1. 


stendere  un  solo  colore  pulitamente,  in  qualunque 
gradazione  ed  in  qualunque  forma  ci  occorra.  All’uopo 
dobbiamo  esercitarci  a copiare  degli  spazi  in  ogni 
gradazione  di  grigio,  con  uno  strumento  a punta. 
Prendi  una  penna  d’acciaio  fina,  un  foglio  di  carta 
liscia,  ma  non  lucente,  alquanto  giallognola,  e dell’in- 
chiostro ben  nero  e denso,  non  tanto  però  da  impac- 
ciare la  penna. 

Con  un  regolo  descrivi  un  piccolo  quadrato,  préss’a 
poco  delle  dimensioni  di  a (fig.  1).  Poco  importa  che 
il  quadrato  non  sia  esatto:  per  ora  il  nostro  unico  scopo 
è quello  di  avere  uno  spazio  chiuso  da  linee  rette. 

8.  Ora,  prova  a riempire  questo  spazio  di  linee 
incrociate  compatte  ed  uguali,  in  modo  da  farlo  sem- 
brare una  piccola  pezza  quadrata  di  seta  o di  panno 


8 


ELEMENTI  DEL  DISEGNO  E DELLA  PITTURA 


bigio,  tagliata  e distesa  sulla  carta  bianca,  come  in  b , 
fig.  1.  Ricopri  quello  spazio  rapidamente,  prima  con 
delle  lineette  diritte,  in  ogni  direzione,  senza  preoccu- 
parti di  tirarle  più  serrate  o più  nitide  di  quelle  che 
figurano  nel  quadretto  a,  ed  abbi  cura  di  lasciarle 
asciugare  prima  di  ritornarvi  sopra  (se  invece  di  uno 
solo  avrai  descritto  tre  o quattro  quadretti  di  seguito, 
potrai  passare  da  questo  a quello,  mentre  gli  altri 
stanno  asciugando).  In  seguito  ricopri  queste  lineette 
con  altre  in  diversa  direzione,  poi  con  altre  in  altra 
direzione,  e così  di  seguito  lasciando  sempre  asciugar 
bene  volta  per  volta,  per  non  correr  rischio  di  far 
macchie,  e traccia  le  lineette  nel  modo  più  rapido  che 
ti  sia  possibile.  Ogni  trattino  dovrebbe  essere  tirato 
con  la  speditezza  di  chi  scriva  correntemente  ; però  se 
tu  cerchi  di  raggiungere  subito  tale  speditezza,  sor- 
passerai i limiti  del  quadretto,  il  che  costituisce  un 
errore  in  questo  esercizio.  Tuttavia,  è meglio  cadere 
in  questo  errore  ogni  tanto,  che  non  tracciare  le  linee 
troppo  lentamente;  chè  altrimenti  così  facendo,  la 
penna  lascierebbe  un  piccolo  ingrossamento  all’estre- 
mità di  ogni  trattino,  e tutti  questi  ingrossamenti 
finirebbero  per  guastarti  il  lavoro.  Cosicché,  descrivi 
ogni  lineetta  rapidamente,  arrestandoti  sempre,  per 
quanto  ti  è possibile,  ai  limiti  del  quadrato.  Quanto 
li  sorpasserà  potrà  in  seguito  esser  portato  via  col 
raschiatoio,  ma  solo  a lavoro  completamente  finito  ; 
chè  altrimenti  renderesti  la  carta  come  bambagia,  ed 
il  primo  tratto  che  vi  passasse  sopra,  allargandosi 
farebbe  macchia. 

9.  Quando  sarai  ritornato  coi  tratti  tre  o quattro 
volte,  vedrai  alcune  parti  del  quadretto  più  scure  che 


GLI  ESERCIZI  PRELIMINARI 


9 


non  le  altre;  cerca  allora  di  rendere  queste  ultime 
oscure  come,  le  rimanenti,  per  modo  che  la  tinta  di 
tutto  il  quadretto  sia  di  uguale  intensità.  Intanto, 
esaminando  il  lavoro,  vedrai  che  esso  apparisce  più 
oscuro  là  dove  le  lineette  sono  più  serrate  o più  nere; 
metti  perciò  delle  altre  linee  o dei  trattini  o dei  pic- 
coli punti  tra  le  linee  che  si  trovano  nelle  parti  più 
chiare  del  quadrettò;  e se  vi  sono  delle  linee  troppo 
nere,  raschiale  leggermente  col  temperino,  affinchè  l’oc- 
chio non  venga  attratto  da  nessuna  linea  in  modo  parti- 
colàre. Adopera  molta  cura  e diligenza  in  questo  lavoro 
di  finimento,  e pensa  che  tu  progredirai  assai  più  col 
riempir  bene  due  o tre  quadretti,  che  non  col  riem- 
pirne male  una  assai  maggiore  quantità.  Quando  la 
tinta  si  fa  più  compatta  e comincia  ad  apparire  unita, 
lavora  con  la  penna  appena  appena  umida  d’inchiostro, 
così  da  non  lasciar  quasi  traccia  sulla  carta;  ed  in 
fine,  là  dove  la  tinta  è ancora  troppo  carica,  fa  scor- 
rere il  filo  del  raschietto  molto  leggermente  e per 
qualche  tempo,  per  ridurla  delicatamente  ad  un  tono 
uguale. 

La  difficoltà  più  grande  consiste  appunto  nell’otte- 
nere  l’uguaglianza  della  tinta;  vi  sarà  sempre  qualche 
pezzetto  del  quadrato  che  sembrerà  più  oscuro,  oppure 
il  quadrato  avrà  un  aspetto  granulato  o sabbioso.  Se 
la  carta,  pel  troppo  raschiare,  ti  è diventata  pelosa  e 
sgualcita,  lascia  quel  quadretto  e ricominciane  un  altro  ; 
ma  non  tenerti  pago  finché  non  avrai  fatto  del  tuo 
meglio  in  ogni  quadretto  intrapreso.  La  tinta  deve 
diventare  almeno  altrettanto  scura  ed  unita  come  in  b , 

figr  1. 

Ottenere  una  tinta  pallida  è cosa  molto  difficile, 

Rcskix,  Eleni,  del  disegno  e della  pittura.  2 


10 


ELEMENTI  DEL  DISEGNO  E DELLA  PITTURA 


perchè  i tratti  d’inchiostro  necessari  a produrre  una 
tinta  compatta,  rendono  naturalmente  la  carta  più  nera 
del  bisogno.  Potrai  superare  questa  difficoltà  non  tanto 
col  tirar  le  linee  rade,  in  modo  da  lasciare  assai  spazio 
tra  Luna  e l’altra,  quanto  col  cercar  di  disegnarle  più 
che  si  può  sottili,  a mano  leggera  e rapida,  andando 
molto  cauto  nel  riempire,  ed  infine  passando  legger- 
mente il  raschietto  sul  disegno.  Il  risultato  sarà  anche 
migliore  qualora  tu  riempisca  nello  stesso  tempo  pa- 
recchi quadretti  di  seguito,  riservando  la  penna  per 
quello  che  dovrà  essere  il  più  chiaro,  quando  essa  è 
già  quasi  asciutta.  La  carta  deve,  ad  opera  terminata, 
risultare  leggermente  ed  ugualmente  tinta,  senza  che 
nessuna  linea  sia  visibile  più  delle  altre. 


II  ESERCIZIO. 

10.  Siccome  il  precedente  esercizio  del  tratteggiare 
è molto  noioso,  sarà  bene  per  varietà  alternarlo  con 
un  altro. 

L’abilità  dell’ombreggiare  dipende  soprattutto  dalla 
leggerezza  della  mano  e dalla  acutezza  dell’occhio  ; ma 
nel  disegno  altre  qualità  si  richiedono  che  non  ripo- 
sano soltanto  sulla  leggerezza,  ma  anche  sulla  fermezza 
della  mano;  e l’occhio  perchè  diventi  perfetto  deve 
esser  reso  altrettanto  giusto  quanto  acuto  e non  solo 
vedere  sagacemente,  ma  altresì  misurare  con  esattezza. 

1 1 . Procurati  adunque  un  libro  qualsiasi  di  bota- 
nica, anche  a buon  mercato,  che  contenga  delle  figure 
soltanto  a contorni  di  foglie  e di  fiori,  poco  importa 
se  buone  o cattive.  Copiane  alcuna  fra  le  più  semplici, 


GLI  ESERCIZI  PRELIMINARI 


11 


prima  con  un  lapis  tenero,  seguendola  con  rocchio  il 
più  dappresso  che  puoi  ; se  le  proporzioni  non  ti  sem- 
brano giuste,  cancella  e correggi,  sempre  ad  occhio, 
finché  ti  paia  che  vada  bene;  quando  credi  che  il  tuo 
abbozzo  sia  finito,  prendi  un  foglio  di  carta  traspa- 
rente, e lucida  su  questo  il  modello  originale,  e poi 
applica  il  lucido  sulla  tua  copia  ; accerterai  così  gli  er- 
rori, che  devi  correggere  tutti  pazientemente,  finché  il 
lavoro  ti  riesca  più  che  si  può  accurato.  Adopera  un 
lapis  molto  tenero  e non  cancellare  (1)  così  forte  da 
sgualcire  la  superficie  della  carta;  poco  importa  che 
la  carta  si  sporchi,  purché  non  perda  il  liscio,  e lascia 
pure  i contorni  sbagliati  quando  non  intralciano  e 
non  confondono  i giusti.  Anzi,  è bene  che  ti  abitui  a 
sbozzare  e trar  fuori  il  tuo  disegno  da  un  pezzo  di 
carta  non  pulito. 

Quando  tu  avrai  terminato  lo  schizzo  nel  modo  mi- 
gliore, prendi  una  penna  d’oca  dalla  punta  non  troppo 
fina;  appoggia  la  mano  su  di  un  libro  dello  spessore 
di  circa  un  pollice  e mezzo,  cosicché  tu  sia  costretto 


(1)  Feo.’  un  disegno  delicato  la  mollica  di  pane  è da 
preferirsi  alla  gomma  elastica,  perchè  sgualcisce  assai 
meno  la  carta;  ma  la  mollica  si  sbriciola  per  la  stanza 
e fa  sudiciume;  oltre  a che  si  spreca  il  buon  pane,  ed 
è male;  nè  il  tuo  disegno,  per  qualche  tempo,  potrà  va- 
lere la  mollica  che  sprecheresti.  Cosicché  adopera  pure 
la  gomma  elastica,  leggermente;  od  anche  con  pesan- 
tezza, ma  allora  premendola  soltanto  e non  facendola 
scorrere  sulla  carta;  e lascia,  senza  dartene  pensiero, 
quei  segni  della  matita  che  non  vorranno  andar  via.  In 
un  disegno  finito  i tratti  di  lapis  non  cancellati  sono 
spesso  utili,  servendo  essi  alla  tinta  generale,  e porgendo 
occasione  a levar  via  dei  piccoli  lumi.  N.  d.  A . 


12  ELEMENTI  DEL  DISEGNO  E DELLA  PITTURA 


a tenere  la  penna  lunga,  e ripassa  con  l’incliiostro  sul 
tuo  disegno  a matita,  alzando  la  punta  della  penna 
il  meno  possibile,  nè  appoggiandola  mai  più  forte  su 
un  tratto  della  linea  che  non  sull’altro.  In  molti  di- 
segni a contorni  contemporanei , alcuni  tratti  delle 
curve  sono  ingrossati,  come  per  produrre  l’effetto  del- 
l’ombra ; questi  contorni  sono  brutti  ed  è meglio  non 
prenderli  per  modello. 

Poco  importa  per  ora  che  il  tuo  contorno  a penna 
sia  sottile  o grosso;  importa  invece  moltissimo  che 
esso  sia  uguale ; non  più  grosso  in  un  tratto  che  nel- 
l’altro. Poiché  lo  scopo  da  raggiungersi  col  presente 
esercizio  è quello  di  jDoter  disegnare  una  linea  uguale 
lentamente  ed  in  ogni  direzione  ; qualunque  linea 
slanciata  o calligrafica  per  noi  non  è bella.  La  penna 
deve  come  passeggiare  sulla  carta  lentamente,  cosicché 
tu  possa,  quando  voglia,  fermarla  o darle  un’  altra 
direzione,  precisamente  come  se  fosse  un  cavallo  bene 
addestrato. 

12.  Quando  sarai  riuscito  a copiare  qualsiasi  curva 
lentamente  ed  accuratamente,  allora  avrai  già  fatto  un 
notevole  progresso  ; ma  appunto,  troverai  che  la  diffi- 
coltà consiste  nel  lavorare  con  lentezza.  Non  è diffi- 
cile disegnare  ciò  che  sembra  una  bella  linea  con  uno 
slancio  della  mano,  o con  la  così  detta  “ disinvoltura  „ (1); 

(1)  Questa  “ disinvoltura  „ che  comunemente  si  cerca 
tanto  di  raggiungere,  è la  caratteristica  della  maniera 
di  disegnare  di  un  grande  maestro  quando  ha  fretta,  e 
la  cui  mano  è già  tanto  disciplinata,  che  allorquando  il 
tempo  incalza,  può  lasciarla  scorrere  liberamente,  sicuro 
che  essa  non  errerà  di  molto.  Ma  la  mano  di  un  grande 
maestro,  quando  questi  vuol  lavorare  realmente  non  'e 
mai  disinvolta;  ogni  suo  colpo,  per  quanto  rapido,  agisce 


GLI  ESERCIZI  PRELIMINARI 


13 


la  vera  difficoltà  e maestrìa  consiste  nel  non  lasciar  mai 
correre  libera  la  mano,  ma  nel  saperla  sempre  frenare 
e guidare  in  ogni  tratto  della  linea. 


Ili  ESERCIZIO. 

13.  Intanto  tu  devi  sempre  e principalmente  con- 
tinuare nell’esercizio  dell’ombreggiare  i quadretti,  perchè 
gli  esercizi  del  contorno  devono  esser  fatti  solo  per 
isvago. 

Appena  ti  accorgi  d’aver  sufficiente  possesso  della 
penna  come  strumento  per  ombreggiare , e ti  senti 

con  una  direzione  ben  determinata.  Paolo  Veronese  ed 
il  Tintoretto  avrebbero  potuto  arrestarsi  per  la  larghezza 
di  un  capello  da  qualsivoglia  limite  prestabilito,  nei  loro 
tocchi  più  rapidi  ; e proseguire,  per  la  larghezza  d’un 
capello,  la  curva  precedentemente  descritta.  Perciò  tu 
non  dovrai  mai  mirare  alla  facilità.  Nessuno  richiederà 
da  te  che  il  tuo  disegno  sia  fatto  con  disinvoltura,  ma 
bensì  che  sia  fatto  con  esattezza;  col  tempo  potrai  riu- 
scire a far  bene  e presto,  ed  allora  il  tuo  lavoro  sarà 
facile  nel  miglior  senso  della  parola;  ma  ritieni  che  non 
vi  è merito  a far  male  con  facilità. 

Queste  osservazioni  però  non  sono  applicabili  alle  linee 
che  servono  per  ombreggiare;  le  quali,  come  ricorderai, 
devono  tirarsi  con  la  massima  prestezza.  E ciò  perche 
più  una  linea  è tirata  rapidamente,  più  essa  è leggera 
alle  sue  estremità,  e perciò  sarà  più  facile  collegarla 
con  altre  linee  o nasconderla  con  queste;  ed  oggetto  del 
perfetto  ombreggiare  è appunto  quello  di  nascondere  i 
tratti  più  che  si  può. 

E nota  ancora  che  in  questo  esercizio  si  deve  mirare 
più  a conseguire  fermezza  di  mano  che  non  esattezza 
d’occhio  per  il  contorno,  poiché  non  si  hanno  contorni 
in  Natura.  E non  sconfortarti  se  ti  accorgi  che  gli  errori 
sopravvengono  continuamente  ne’  tuoi  contorni;  rimanti 
pago  per  ora  di  far  acquistare  alla  mano  padronanza 
nelle  curve.  N.  d.  A. 


14  ELEMENTI  DEL  DISEGNO  E DELLA  PITTURA 


capace  di  stendere  una  tinta  chiara  o scura  a volontà, 
procura  di  digradare  la  tinta  come  nella  figura  2, 
passando  gradatamente  dalla  tinta  scura  alla  più  chiara. 
Quasi  tutta  l’espressione  della  forma  nel  disegno  di- 
pende dall’abilità  nel  digradare  con  delicatezza  ; e tanto 
più  la  gradazione  è perfetta  quanto  meno  percepibile 
è la  differenza  che  passa  da  una  tinta  alla  più  debole 
successiva. 

Tira,  adunque , due  linee  parallele  per  limitare  il 
tuo  lavoro,  come  nella  fìg.  2,  e cerca  di  ombreggiare 
gradatamente  e sempre  ugualmente  dal  bianco  al  nero, 
per  modo  che  il  passaggio  sia  insensibile,  ma  che  tut- 


Fig.  2. 


tavia  ogni  singola  parte  del  nastro  possa  avere  un 
cambiamento/  di  tinta  visibile. 

Il  senso  della  gradazione  è assai  deficiente  in  tutti 
i principianti  (per  non  dire  in  molti  artisti);  e molto 
probabilmente  per  qualche  tempo  tu  crederai  che  il 
tuo  lavoro  di  sfumatura  sia  abbastanza  abilmente  con- 
dotto, mentre  esso  è tatto  a pezze  ed  assai  imperfetto. 
Se  confronti  un  nastro  grigio  ombreggiato  col  tuo 
disegno,  ne  resterai  subito  disgustato.  Svolgi  la  tua 
striscia  a poco  a poco  nel  modo  migliore  che  tu  sai, 
in  guisa  da  offrire  alla  gradazione  uno  spazio  più 
largo  (laterale)  ed  in  pari  tempo  abituati  ad  osservare 
le  sfumature  degli  spazi  che  si  trovano  in  Natura. 

Il  cielo  è il  più  vasto  ed  il  più  bello  ; osservalo  al 
crepuscolo,  quando  il  sole  è tramontato,  e fa  conto 


GLI  ESERCIZI  PRELIMINARI 


15 


che  ciascun  vetro  della  finestra  attraverso  cui  guardi 
il  cielo  sia  un  foglio  di  carta  colorita  in  azzurro,  o in 
grigio  o in  porpora,  secondo  il  caso,  ed  osserva  come 
dolcemente  e continuamente  si  svolga  la  gradazione 
della  tinta  in  quel  piccolo  tratto  di  finestra , di  uno 
o due  piedi  quadrati.  Osserva  le  ombre  sulle  pareti 
interna  ed  esterna  di  una  tazza  bianca  comune  o di 
una  scodella,  ombre  che  le  dimostrano  rotonde  e con- 
cave (1);  e le  sfumature  delle  pieghe  di  un  pannolino; 
e così  gradatamente  perverrai  ad  osservare  i passaggi 
più  delicati  della  luce  sulle  superfici  bianche  secondo 
che  essa  aumenta  o diminuisce.  Ed  infine,  quando  il 
tuo  occhio  si  sarà  fatto  acuto  e giusto,  tu  scorgerai 
la  gradazione  in  ogni  cosa. 

14.  Ma  per  qualche  tempo  ancora  tu  non  potrai 
disegnare  un  oggetto  qualsiasi  in  cui  le  gradazioni  di 
tinta  siano  varie  e complicate;  nè  sarebbe  cattivo 
auspicio  per  il  tuo  progresso  e per  gli  scopi  artistici 
che  ti  sei  proposto,  se  la  prima  cosa  che  tu  desideri 
di  riprodurre  fosse  un  piccolo  tratto  di  cielo.  Così 
prendendo  a modello  uno  spazio  ristretto  di  cielo  ve- 
spertino, che  tu  possa  vedere  abitualmente,  fra  i rami 
di  una  pianta,  o tra  due  comignoli  o attraverso  un 
vetro  della  finestra  alla  quale  preferisci  sederti,  cerca 
di  digradare  un  piccolo  spazio  di  carta  con  altrettanta 
uguaglianza  quale  tu  riscontri  nel  cielo.  La  sua  deli- 
catezza certo  non  potrai  mai  uguagliare  senza  il  co- 
lore ; anzi,  nemmeno  col  colore  ; ma  tu  puoi  gareggiare 


(1)  Se  puoi  avere  un  qualche  oggetto  di  porcellana  di 
un  bianco  matto , non  verniciata,  esso  ti  può  servire  di 
ottimo  modello.  N.  d.  A. 


16  ELEMENTI  DEL  DISEGNO  E DELLA  PITTURA 


col  modello  quanto  all’uguaglianza  ; e se  tu  t’impa- 
zientisci con  le  tue  linee  e co’  tuoi  tratti  d’inchiostro, 
allorché  stai  osservando  la  bellezza  del  cielo,  il  senti- 
mento di  questa  bellezza  che  tu  dimostri  così  d’aver 
acquistato,  sarà  già  per  te  un  buon  guadagno.  Ma  tu 
non  devi  impazientirti  con  la  penna  e con  l’inchiostro  ; 
perchè  tutti  i grandi  pittori,  per  quanto  delicato  sia 
il  loro  senso  del  colore,  sono  particolarmente  innamo- 
rati dello  speciale  effetto  di  luce  che  si  può  trarre  in 
un  disegno  a penna  od  in  una  incisione,  dal  biancheg- 
giare della  carta  tra  mezzo  le  linee  nere  ; e se  tu  non 
sai  digradar  bene  con  delle  sole  linee  nere,  tu  non 
riuscirai  mai  a digradar  bene  con  delle  chiare. 

Osservando  un’incisione  qualunque  in  qualche  buona 
pubblicazione  odierna,  vedrai  come  nel  cielo  la  gra- 
dazione sia  resa  col  lasciare  le  linee  più  e più  distanti 
l’una  dall’altra;  ma  tu  puoi  ottenere  lo  stesso  risultato 
col  tracciare  le  linee  più  fini  che  puoi,  dalla  parte 
della  luce  ; e non  preoccuparti  di  farle  lunghe  o strette, 
ma  lasciale  incrociare  irregolarmente  in  ogni  direzione 
che  sia  comoda  alla  mano,  con  nessun  altro  pensiero 
che  quello  di  graduarle  secondo  l’effetto  da  te  voluto. 
Su  questo  argomento  della  direzione  delle  linee,  tut- 
tavia, io  dovrò  dirti  assai  più  fra  poco;  ma  per  ora 
non  preoccupartene. 

IY  ESERCIZIO. 

15.  Non  appena  sarai  riuscito  a digradare  tollera- 
bilmente con  la  penna,  adopera  una  matita  n.  1 o 2 
per  ombreggiare,  dalla  tinta  più  oscura  alla  più  chiara 
possibile,  nello  stesso  modo  tenuto  con  la  penna,  salvo 


GLI  ESERCIZI  PRELIMINARI 


17 


ora  a schiarire  con  la  gomma  invece  che  col  temperino. 
Vedrai  che  per  tal  modo  le  tinte  chiare  si  possono 
ottenere  facilmente  con  grande  precisione  e delicatezza, 
ma  che  invece  non  si  può  raggiungere  lo  stesso  grado 
di  forza  nelle  tinte  oscure  come  con  l’inchiostro;  e vedrai 
pure  che  con  la  matita  la  superfìcie  dell’ombratura 
tende  a diventar  lucente  e metallica,  o d’apparenza 
appannata  o polverosa.  Studiati,  tuttavia,  di  portarla 
alla  perfetta  uguaglianza  con  la  punta  fine  della  ma- 
tita, portando  via  con  la  'punta  del  temperino  ogni 
traccia  o lineetta  troppo  nera;  ma  non  raschiare  però 
tutto  il  complesso,  come  si  fa  con  l’ombreggiatura  ad 
inchiostro.  Se  il  lavoro  ti  riesce  troppo  picchiettato, 
passavi  sopra  leggermente  la  gomma  elastica  e ricopri 
di  nuovo  tutto  con  dei  tratti  duri  ed  eccessivamente 
fini  della  matita,  portando  le  parti  troppo  chiare  ad 
una  perfetta  uguaglianza  con  le  parti  più  scure. 

In  questa  bisogna  la  punta  del  lapis  non  sarà  mai 
adoperata  con  bastante  delicatezza  ed  abilità:  lavora 
con  essa  come  se  tu  dovessi  disegnare  le  venature 
sull’ala  di  una  mosca. 

16.  A questo  punto  de’  tuoi  studi,  se  non  prima, 
sarà  certamente  intervenuto  un  qualche  solerte  amico, 
che,  alzate  le  mani  in  atto  di  burlesca  maraviglia,  ti 
avrà  chiesto  a che  cosa  può  servire  tutta  quella 
“ minchioneria  „ ; e se  tu,  ciò  malgrado,  vi  persisti, 
avrai  da  sostenere  una  non  piccola  persecuzione  da 
parte  delle  tue  conoscenze  artistiche,  le  quali  ti  diranno 
che  la  buona  maniera  di  disegnare  sta  tutta  nella 
“ franchezza  „.  Ma  non  dar  loro  ascolto.  Essi  non 
direbbero  ad  un  fanciullo  che  s’inizia  al  pianoforte  di 
agitare  con  fracasso  le  sue  manine  sui  tasti , come 

Ruìkin,  Elem.  del  disegno  e della  pittura.  3 


18  ELEMENTI  DEL  DISEGNO  E DELLA  PITTURA 


fanno  i grandi  maestri;  dunque,  se  ragionassero  un 
pochino,  non  dovrebbero  dire  a te  di  essere  franco 
allo  stato  attuale  de’  tuoi  studi.  Franco  nel  senso  di 
essere  fermo  ne’  tuoi  propositi,  sì;  ma  franco  nel  senso 
di  essere  noncurante,  troppo  fiducioso,  o fanfarone, 
no , no , mille  volte  no  ; chè  se  anche  tu  non  fossi 
principiante,  sarebbe  cattivo  consiglio  quello  di  farti 
per  tal  modo  franco  (1).  Uno  sbaglio  può  essere  fatto 
facilmente  in  fretta;  ma  un  lavoro  buono  e bello  è 
fatto  generalmente  adagio.  Tu  non  riscontrerai  della 
franchezza  nel  modo  con  cui  è dipinto  un  fiore  o l’ala 
di  un  uccello;  e se  la  Natura  non  è franca  nel  suo 
operare,  vorresti  tu  esserlo  nel  tuo  ? Dunque,  lascia  che 
il  mondo  dica,  e lavora  pazientemente  con  la  punta 
della  tua  matita:  e se  vuoi  prestarmi  fede  in  qualche  cosa, 
prestami  fede  quando  ti  dico  che  sebbene  varie  siano  le 
specie  e le  vie  dell’arte  — lavoro  largo  per  grandi  super- 
imi, lavoro  minuto  per  superfici  ristrette;  lavoro  lento 
per  chi  può  attendere,  e lavoro  rapido  per  chi  non  può 
— vi  è una  qualità,  e,  credo,  la  sola  in  cui  ogni  genere 
d’arte  grande  e bella  s’accorda;  ed  è la  delicatezza. 
Arte  ruvida  è sempre  arte  cattiva.  Tu  non  puoi  ancora 
ben  comprendere  questo  che  ti  dico,  perchè  tu  non 
conosci  ancora  quale  scrupolosa  attenzione  e quale 
sottil  cura  adoperino  i grandi  pittori  nei  tratti  del 
pennello,  che  a prima  vista  sembrano  gettati  giù  alla 
brava;  ma,  credimi,  quello  che  ti  dissi  è vero,  e te 
ne  renderai  persuaso  a suo  tempo. 

17.  Forse  ti  sorprenderà  pure,  in  questi  primi  studi 
di  disegno  a matita,  lo  scoprire  che  con  un  fortuito 

(1)  “ E ricordati  che  impari  prima  la  diligenza  che  la 
prestezza  „.  Leon,  da  Vinci,  Tratt.  d . Piti.,  § 47.  N.  d.  T. 


GLI  ESERCIZI  PRELIMINARI 


19 


tocco  della  gomma  elastica  alle  volte  si  ottengono  in 
nn  momento  delle  sfumature  più  delicate  che  non  dopo 
un’ora  di  fatica  con  la  punta  del  lapis;  e sarai  curioso 
di  sapere  perchè  io  ti  ho  consigliato  di  ombreggiare 
così  faticosamente,  mentre  lo  stesso  effetto  si  potrebbe 
ottenere,  a quanto  pare,  con  tanta  facilità.  Ma  due 
sono  le  ragioni  di  ciò:  la  prima,  che  allorquando  tu 
dovrai  disegnare  delle  forme,  dovrai  saper  digradare 
con  assoluta  precisione,  in  qualunque  parte  e direzione 
ti  occorra,  e non  in  certo  modo  a caso,  come  succede 
con  la  gomma  ; la  seconda,  che  tutte  le  ombre  in  na- 
tura sono  più  o meno  mescolate  con  isprazzi  di  luce. 
Nell’oscurità  del  terréno  sarà  il  biancheggiare  delle 
pietruzze  o della  polvere;  nell’oscurità  del  fogliame, 
la  lucentezza  delle  foglie;  nell’oscurità  della  carnagione, 
la  trasparenza  ; in  quella  di  una  pietra,  la  granulazione  ; 
in  tutti  questi  casi  vi  sono  certe  mescolanze  di  luce 
che  non  possono  ottenersi  con  quel  tono  di  piombo 
che  rimane  con  lo  sfregamento  della  gomma,  o di 
quello  strumento  conosciuto  col  nome  di  sfumino. 

Quando  tu  saprai  ben  maneggiare  la  punta  del  lapis, 
allora  potrai  servirti  con  molta  utilità  anche  di  questo 
strumento  o semplicemente  delle  dita;  ma  allora  dovrai 
ritoccare  in  seguito  le  tinte  troppo  uniformi  e floscie, 
in  modo  da  mettervi  dentro  vita  e luce,  il  che  non 
si  può  fare  altrimenti  che  con  la  punta  della  matita. 
Lavora,  adunque,  di  buon  animo  con  questa  sola. 

Y ESERCIZIO. 

18.  Quando  saprai  distender  bene  una  tinta  e sfu- 
marla delicatamente  con  la  punta  del  lapis,  componi 


20 


ELEMENTI  DEL  DISEGNO  E DELLA  PITTURA 


un  buon  alfabeto  a lettere  grandi  e cerca  di  tinteg- 
giarle secondo  la  loro  forma,  col  lapis. 

Non  delineare  prima  i contorni  ; ma  dopo  averne 
misurato  l’altezza  e la  larghezza  estreme  col  compasso, 
còme  ab,  ac,  fìg.  3,  tratteggia  gradatamente  secondo 
la  forma  loro;  poi  quando  ti  parrà  soddisfacente  la 
forma  della  lettera,  delimita  a penna  e con  fermezza 
la  tinta,  come  in  d e porta  via  prima  con  la  gomma, 


a c 


poi  col  temperino  tutti  i tratti  che  escono  fuori  dei 
limiti,  per  modo  che  la  lettera  riesca  corretta  e pulita. 
Se  ti  succede  di  cancellare  pure  qualche  parte  del 
disegno  a matita  entro  i contorni  della  lettera,  ritoc- 
cala tenendoti  bene  nei  limiti  delle  linee  ad  inchiostro. 
Le  linee  rette  del  contorno  devono  tutte  esser  tirate 
col  regolo  (1),  ma  le  curve  devono  esser  disegnate  ad 


(1)  Fra  gli  artisti  che  daranno  un’occhiata  a questo 
libro  non  pochi  rimarranno  sorpresi  nel  trovare  questa 
licenza.  La  mia  principal  ragione  consiste  in  ciò  che  io 
credo  sia  più  necessario  che  l’occhio  dell’allievo  si  venga 
educando  ad  una  esatta  percezione  dei  rapporti  che  in- 
tercedono tra  le  linee  curve  e le  rette,  con  l’avere  queste 


GLI  ESERCIZI  PRELIMINARI 


21 


occhio  ed  a mano  libera  ; e presto  ti  accorgerai  quale 
utile  esercizio  sia  il  disegnare  le  lettere  curve,  quali 
la  B,  la  C,  ecc.,  per  essere  precisi  ed  accurati  nella 
forma. 

19.  Tutti  questi  esercizi  sono  molto  noiosi  e non 
occorre  insistere  solo  su  di  essi,  e neppure  è necessario 
l'acquistarvi  una  perfetta  abilità.  Un  compito  maestro 
della  matita  o del  pennello  dovrebbe,  invero,  esser 
capace  di  disegnare  qualsiasi  forma  d’un  tratto,  come 
Giotto  il  suo  cerchio;  ma  una  simile  perizia  si  può 
attender  solo  da  un  maestro  consumato,  che  ebbe  la 
matita  tra  mani  tutta  la  vita  e per  tutto  il  giorno; 
mentre  si  può  disegnar  bene  anche  senza  possedere 
una  così  grande  abilità.  Il  punto  essenziale  non  con- 
siste in  ciò  che  ogni  linea  debba  essere  * precisamente 
quale  noi  intendiamo  o desideriamo;  ma  che  la  linea 
che  noi  intendemmo  o volemmo  disegnare  sia  giusta. 
Se  noi  vediamo  e comprendiamo  giustamente,  noi  po- 
tremo ottenere  buon  esito,  anche  se  la  mano  scarti 
un  tantino;  ma  se  noi  comprendiamo  male  o non 
comprendiamo  affatto,  a nulla  approderà  aver  la  mano 
sicura. 

Uon  crucciarti,  adunque,  teco  stesso  se  tu  non  riesci 


ultime  assolutamente  esatte,  di  quanto  non  sia  l’eserci- 
tarsi a tirare  delle  linee  diritte.  Ma  io  credo  inoltre, 
sebbene  non  ne  sia  assolutamente  sicuro,  che  1’allievo 
non  riuscirebbe  mai  a tirare  una  linea  retta.  Io  non 
credo  che  una  mano,  anche  perfettamente  esercitata, 
possa  tirare  una  linea  diritta  senza  una  qualche  piccola 
curva  o qualche  differenza  di  direzione.  Un  grande  di- 
segnatore, per  quanto  ho  potuto  osservare,  può  descri- 
vere qualsiasi  linea  ma  non  una  retta.  N.  d.  A. 


22 


ELEMENTI  DEL  DISEGNO  E DELLA  PITTURA 


a fare  come  vorresti;  ma  lavora  pazientemente  con  la 
fiducia  che  ogni  nuovo  quadretto,  od  ogni  nuova  let- 
tera ti  apporterà  buon  frutto  ; ed  appena  sarai  riuscito 
a disegnare  le  tue  lettere  per  bene,  eccoti  un  esercizio 
più  divertente. 


VI  ESERCIZIO. 

20.  Scegliti  una  bella  pianta,  quasi  spogliata  delle 
foglie  e che  tu  possa  guardare  contro  il  cielo  o contro 
un  muro  bianco  od  un  altro  fondo  chiaro;  ma  non 
contro  una  luce  forte,  perchè  ti  offenderebbe  la  vista  ; 
e nemmeno  in  pieno  meriggio,  perchè  allora  rimarresti 
imbarazzato  dai  giochi  della  luce  tra  i rami.  L’albero 
dev’essere  in  ombra,  e il  cielo  o azzurro,  o grigio  o 
biancastro.  Una  giornata  grigia  o piovosa  sarebbe 
quella  che  meglio  si  presterebbe  a questo  esercizio. 

21.  Vedrai  che  tutti  i rami  delle  piante  sono  oscuri 
visti  contro  la  luce.  Considerali  come  altrettanti  fiumi 
che  dovessero  essere  descritti  con  accuratezza  su  di 
una  carta  geografica;  e senza  menomamente  preoccu- 
parti della  rotondità  dei  rami,  disegnali  tutti  in  ombra 
a tinta  piatta,  scarabocchiandoli  con  la  matita,  lo 
stesso  come  facevi  per  preparare  le  lettere  dell’alfa- 
beto; poi  correggi  e modifica,  cancellando  sempre  ove 
sia  d’uopo,  senza  mai  preoccuparti  che  la  carta  possa 
diventar  sudicia  (purché  soltanto  non  ne  venga  guasta 
la  superficie),  finché  ogni  ramo  corrisponda  esatta- 
mente, o nel  modo  più  esatto  che  ti  sia  possibile,  alla 
naturale  curvatura  e grossezza.  Osserva  i bianchi  in- 
terstizi che  vi  si  frappongono,  con  altrettanto  scrupolo 


GLI  ESERCIZI  PRELIMINARI 


23 


come  se  fossero  piccole  pezze  di  terra  di  cui  tu  do- 
vessi fare  una  levata  topografica  per  qualche  gran  lite 
che  importasse  gravi  perdite,  ove  tu  ne  tagliassi  solo 
il  più  piccolo  pezzo  di  un  angolo,  o dessi  alla  siepe 
in  qualche  luogo  una  curva  troppo  forte;  e cerca 
sempre  di  immaginarti  che -l’albero  intero  non  sia  altro 
che  una  ramificazione  piana  su  di  un  fondo  bianco. 
Non  darti  troppo  pensiero  dell’arruffìo  dei  piccoli  ra- 
moscelli, che  sembra  una  rete  confusa  od  una  nebbia; 
tralasciali  affatto  (1),  disegnando  solo  i rami  princi- 
pali che  puoi  vedere  distintamente,  poiché  il  tuo  scopo, 
per  ora,  non  è di  disegnare  un  albero,  ma  quello  di 
imparare  a disegnarlo.  Quando  tu  avrai  delineato  la 
pianta  nel  miglior  modo  possibile  — ed  è meglio  fare 
un  solo  studio  bene  che  non  venti  trascuratamente  - 
con  la  penna  traccia  finemente  a contorno  tutti  i 
rami,  come  facevi  con  le  lettere  dell’alfabeto,  avendo 
cura,  per  quanto  è possibile,  di  tenere  il  contorno 
entro  il  margine  del  tracciato  a matita,  in  modo  da 
non  rendere  più  grossi  i rami.  Lo  scopo  principale 
del  contorno  è quello  di  affermare  il  disegno  più  chia- 
ramente, sopprimere  le  piccole  asperità  ed  ingrossa- 
menti accidentali  e specialmente  segnare  i punti  dove 
i rami  s’incontrano  o s’incrociano.  Potrà  darsi  benis- 
simo che  in  natura  tutto  questo  intrico  sia  meno  di- 
stinto di  quello  che  risulti  dal  tuo  contorno  ; ma  in 
questo  esercizio  è bene  che  le  cose  siano  segnate  con 


(1)  Oppure,  se  ti  senti  capace  di  farlo,  disegnali  con 
tratti  rapidi  e confusi,  che  indichino  la  forma  comples- 
siva di  quella  maglia  di  ramoscelli  attorno  ai  rami  prin- 
cipali; ma  non  darvi  troppa  importanza.  N.  d.  A. 


24 


ELEMENTI  DEL  DISEGNO  E DELLA  PITTURA 


molta  chiarezza.  Si  è sempre  troppo  tentati  a fare 
negligentemente  e con  trascuratezza;  ed  il  contorno 
serve  come  di  redini  per  forzare  la  tua  indolenza  al- 
l’attenzione ed  alla  precisione. 


Il  lavoro  a contorno  deve  risultare  presso  a poco 
della  grossezza  di  quello  della  fìg.  4,  che  rappresenta 
la  ramificazione  di  un  piccolo  pino  a ombrella;  sol- 
tanto ch’io  non  ho  cercato  di  riprodurre  anche  l’om- 
breggiamento a lapis,  entro  i contorni,  non  potendo 
esso  risultar  bene  in  un’incisione  ; e non  devi  per  ora 
occuparti  del  fogliame  che  vi  è pure  raffigurato,  e di 
cui  si  tratterà  in  altro  luogo.  Tu  potrai  anche  dise- 


GLI  ESERCIZI  PRELIMINARI 


25 


gnare  i tuoi  alberi  in  quella  maggior  proporzione  cbe 
ti  piaccia;  soltanto,  per  quanto  grande  essa  sia,  tratta 
il  contorno  con  uguale  delicatezza,  in  guisa  da  avere 
una  ramificazione  snella  come  nella  figura. 

22.  Gli  esercizi  di  tal  genere  non  saranno  mai 
troppi;  ognuno  ti  apporterà  qualche  nuova  nozione 
intorno  alle  piante.  Ma  quando  sei  stanco  di  rami 
d’albero,  esercitati  a disegnare  altre  forme  qualsiansi 
a tinta  piatta:  come  striscie  di  panno  o pezzi  di  ma- 
iolica piana  (delle  quadrelle  di  pavimento,  per  esempio) 
a due  soli  colori;  ed  esercitati  a disegnarle  ad  occhio 
nella  giusta  forma  e misura,  ombreggiandole  poi  nella 
intensità  dovuta.  E troverai  allora  una  nuova  difficoltà 
nel  rappresentare  la  densità  del  colore  con  l’intensità 
dell’ombreggio.  Ad  esempio,  una  fettuccia  di  bleu  ol- 
tremare dovrà  essere  resa  con  una  tinta  più  oscura 
che  non  una  fettuccia  gialla. 

23.  Ed  ora  è tempo  che  tu  incominci  ad  imparare 
a maneggiar  il  pennello;  e ciò  è necessario  per  ren- 
derti padrone  della  gamma  dei  colori  di  cui  avrai 
bisogno.  Se  ti  è possibile  di  stringere  in  qualche  modo 
conoscenza  con  un  acquarellista  di  comune  abilità,  e 
deciderlo  ad  insegnarti  a stendere  le  tinte  col  pen- 
nello, tu  devi  farlo;  non  perchè  tu  debba  già  iniziarti 
al  colore  — non  ora  nè  per  molto  tempo  ancora  — 
ma  perchè  il  pennello  serve  spesso  meglio  della  ma- 
tita per  distendere  delle  masse  o tinte  in  ombra,  e più 
presto  imparerai  a servirtene,  meglio  sarà.  Ma  se  quel- 
l’occasione non  ti  si  offre,  valgano  ad  aiutarti  le  se- 
guenti nozioni. 


Rcskix,  Elem.  del  disegno  e della  pittura. 


4 


26 


ELEMENTI  DEL  DISEGNO  E DELLA  PITTURA 


VII  ESERCIZIO. 

24.  Immergi  un  capo  di  una  tavoletta  di  bleu  di 
Prussia  nell’acqua , così  da  trarne  su  una  goccia  e 
sfregalo  su  di  un  piattino  bianco  fino  a stancarti,  e 
finché  il  colore  si  faccia  scuro,  spesso,  simile  ad  un 
colore  ad  olio.  Allora  aggiungivi  due  cucchiaini  d’acqua, 
mescola  bene  con  un  pennello  di  pelo  di  cammello, 
lungo  circa  tre  quarti  di  pollice  (2  centimetri  circa). 

25.  Poi  col  lapis  e col  regolo  scompartisci  un  foglio 
di  cartoncino  Bristol  liscio,  ma  non  lucido,  in  tanti 
quadretti  grandi  come  quelli  di  uno  scacchiere  gran- 
dissimo ; non  importa  che  essi  siano  quadrati  perfetti  ; 
lo  siano  per  quanto  si  può  giudicare  a prima  vista. 

Colloca  il  cartoncino  sopra  un  piano  in  pendìo,  come 
quello  d’uno  scrittoio  ordinario;  indi  immergendo  il 
pennello  nel  colore  precedentemente  preparato,  in  modo 
da  trarne  su  quanto  più  si  può,  comincia  a stendere 
una  piccola  pozza  o rigagnoletto  di  colore  lungo  il 
margine  del  capo  di  uno  dei  quadretti.  Conduci  questa 
pozzetta  di  colore  gradatamente  in  giù,  tutto  in  lungo, 
senza  far  più  presto  in  un  posto  che  nell’altro,  ma 
come  se  tu  dovessi  aggiungere  una  fila  di  mattoni  in 
una  costruzione;  immergendo  il  pennello  con  altret- 
tanta frequenza  che  occorra  per  empirlo  di  colore  e 
metterne  sulla  carta  più  che  puoi,  purché  soltanto  non 
scorra  giù  da  qualche  parte  come  un  piccolo  ruscello. 
Ma  se  ciò  succede,  poco  importa  : tira  avanti  tranquil- 
lamente finché  avrai  coperto  tutto  il  quadretto.  Quando 
sarai  giunto  al  fondo,  il  colore  vi  si  radunerà  come 
in  una  ondata;  tieni  pronto  un  pezzo  di  carta  asciu- 


GLI  ESERCIZI  PRELIMINARI 


27 


gante  ed  asciuga  con  essa  il  pennello,  e col  pennello 
asciutto  leva  il  superfluo  del  colore  come  se  fosse  una 
spugna,  finché  la  tinta  si  presenta  uguale  dappertutto. 

26.  Nel  far  scendere  per  tal  modo  il  colore,  il  tuo 
pennello  oltrepasserà  spesso  i limiti  del  quadrato  o vi 
lascierà  delle  piccole  lacune.  Non  dartene  pensiero  e 
non  cercare  di  farvi  dei  ritocchi;  l’essenziale  è far  sì 
che  il  colore  si  stenda  liscio  ed  unito  dove  passa,  e 
non  con  un’alternativa  di  macchie  forti  e di  parti  de- 
boli. Procura,  adunque,  di  stenderlo  sul  quadrato  con 
la  maggior  prestezza  possibile,  avendo  tuttavia  cura 
di  farlo  rimanere,  per  quanto  puoi,  nei  dovuti  confini. 
Lo  scopo  ultimo  dell’ésercizio  è,  invero,  quello  di  ap- 
prenderti a costringere  il  colore  ne’  suoi  limiti  con 
perfetta  accuratezza;  ma  prima  di  tutto  devi  imparare 
a stenderlo  uguale  ; — l’abilità  di  farlo  rimanere 
entro  i limiti  verrà  col  tempo  e con  la  pratica;  ed 
anche  i più  grandi  artisti  raramente  lo  fanno  in  modo 
perfetto. 

27.  Riempito  un  quadrato,  incominciane  un  altro, 
che  non  sia  quello  che  gli  sta  immediatamente  a lato. 
E quando  avrai  per  tal  modo  riempito  tutti  i qua- 
drati alternati,  come  in  uno  scacchiere,  capovolgi  il 
cartoncino,  e ricomincia  col  primo  quadretto  metten- 
dovi su  un  altro  strato  di  colore,  e così  via  per  gli 
altri.  Questo  sistema  del  capovolgere  il  cartoncino  serve 
per  contrastare  all’aumento  di  densità  verso  il  fondo 
del  quadrato,  che  altrimenti  si  manifesterebbe  per  il 
peso  stesso  del  colore. 

28.  Adopera  la  carta  assorbente  od  uno  straccio 
per  pulire  ed  asciugare  il  pennello,  e non  le  labbra  ; 
così  ti  guarderai  da  un  lento  avvelenamento.  Abbi  cura 


28 


ELEMENTI  DEL  DISEGNO  E DELLA  PITTURA 


però  di  asciugar  sempre  il  pennello  dalla  base  alla 
punta,  chè  diversamente  lo  rovineresti.  Puoi  anche  ado- 
perarlo come  se  fosse  una  penna,  senza  recargli  danno, 
allorché  ti  occorra  proprio  asciutto,  purché  non  lo 
schiacci  sulla  punta.  Adopera  fin  da  principio  un  buon 
pennello,  ed  abbine  cura;  chè  ti  servirà  assai  meglio 
e più  a lungo  di  molti  cattivi. 

2 9.  Quando  avrai  riempito  di  nuovo  gli  scacchi, 
ritornavi  su  una  terza  volta,  sempre  cercando  di  te- 
nerti meglio  che  puoi  nei  confini,  e preparandoti  di 
nuovo  la  tinta  nelle  stesse  proporzioni  sovra  spiegate, 
se  essa  fosse  esaurita;  e tinteggiati  gli  scacchi  la  terza 
volta,  siccome  la  carta  diventerà  molto  umida  ed  andrà 
asciugando  più  lentamente,  riprendi  l’operazione  sugli 
scacchi  rimasti  bianchi  e portali  allo  stesso  grado  di 
tinta,  nello  stesso  modo.  La  somma  delle  linee  oscure 
e frastagliate  che  segneranno  i limiti  dei  quadretti, 
sarà  l’indice  esatto  della  tua  imperizia. 

30.  Appena  sarai  stanco  di  quadrati,  descrivi  dei 
circoli  (col  compasso)  ; e tira  delle  rette  irregolarmente 
attraverso  i circoli  e riempi  gli  spazi  così  prodotti  tra 
le  rette  e la  circonferenza;  in  seguito  disegna  delle 
semplici  forme  di  foglie,  come  è detto  all’esercizio 
N.  II,  e riempile  di  colore,  finché  giungi  a distendere 
la  tinta  con  perfetta  uguaglianza  in  qualsiasi  forma 
ti  occorra. 

31.  Siccome  non  si  può  aggiunger  sempre  con  esat- 
tezza la  stessa  quantità  di  acqua  nel  colore,  t’accor- 
gerai, nel  corso  di  questo  esercizio,  che  più  denso  è 
il  colore,  più  diventa  difficile  lo  stenderlo  con  ugua- 
glianza. Perciò  quando  sarai  pervenuto  ad  un  certo 
grado  di  abilità,  procura  di  tinteggiare  d’un  tratto  le 


GLI  ESERCIZI  PRELIMINARI 


29 


forme  volute  con  un  pennello  pregno  di  tinta  densa, 
invece  di  stendere  diversi  strati  l’uno  sovra  l’altro; 
avendo  sempre  cura  clie  la  tinta,  per  quanto  oscura, 
sia  sempre  liquida,  e die,  una  volta  distesa,  tanta 
parte  di  essa  sia  assorbita,  da  non  formare  una  linea 
nera  sull’orlo,  quando  asciuga.  Un  po’  d’esperienza  ti 
mostrerà  come  ciò  accada  facilmente  ed  in  qual  modo 
si  possa  impedire:  non  che  sia  sempre  necessario  impe- 
dirlo, perchè  un  grande  acquarellista  disegnerà  talvolta 
un  contorno  sicuro,  quando  vuole,  solo  col  lasciar  asciu- 
gare il  colore  in  questo  modo  al  suo  margine  estremo. 

3 2.  Tuttavia,  dovendo  coprire  delle  forme  compli- 
cate col  colore  molto  carico,  la  prestezza  non  varrà 
ad  impedire  che  la  tinta  vada  asciugandosi  irregolar- 
mente quando  sia  stata  condotta  muovendo  il  pennello 
da  una  parte  all’altra,  nel  modo  indicato  avanti.  Per 
rimediare  a questo  inconveniente,  segui  il  seguente 
metodo. 

Col  colore  molto  debole  e liquido,  così  debole  che 

10  si  possa  appena  distinguere  sulla  carta,  porta  una 
prima  tinteggiatura  a tutti  i contorni  ugualmente,  così 
da  ottenere  il  disegno  perfetto  della  forma  voluta,  che 
per  tal  modo  diventerà  completamente  umida  dapper- 
tutto. Ciò  fatto  metti  un  po’  di  colore  più  intenso 
nel  mezzo  di  quella  prima  tinta  ancor  umida.  Esso  si 
spanderà  gradatamente  come  per  una  strada  ramificata, 
ed  allora  tu  puoi  portarlo  ai  contorni  già  ben  preci- 
sati, e lavorarlo  col  pennello  finché  riempia  bene  tutto 

11  suo  posto  ; indi  lascialo  asciugare,  ed  esso  apparirà 
altrettanto  uguale  e puro  come  se  fosse  gettato  d*un 
sol  colpo,  delimitando  accuratamente  la  forma,  per 
quanto  complicata. 


30 


ELEMENTI  DEL  DISEGNO  E DELLA  PITTURA 


33.  Dopo  essere  così  riuscito  a distendere  una  tinta 
discretamente  uguale  provati  a distenderne  una  digra- 
data. Prepara  all’uopo  il  tuo  colore  mescolandolo  con 
tre  o quattro  cucchiaini  d’acqua;  e quando  la  miscela 
sarà  fatta,  versane  via  circa  due  terzi,  ritenendo  un 
cucchiaino  di  colore  debole.  Inclinato  il  foglio  come 
prima,  tracciavi  a lapis  due  linee  tutto  in  lungo,  la- 
sciando tra  di  loro  uno  spazio  della  larghezza  di  un 
quadrato  del  tuo  scacchiere.  Comincia  alla  cima  del 
foglio  tra  le  due  linee,  e dopo  aver  disteso  e portato 
in  giù  la  prima  pennellata  di  colore,  immergi  il  pen- 
nello nell’acqua  e con  quanta  ne  può  tirar  su,  mescola 
rapidamente  il  colore  che  è nel  piattino,  e col  color 
più  debole  che  ne  risulta,  porta  la  tinta  più  in  giù. 
Immergi  di  nuovo  e mescola  e conduci  ancora  più 
abbasso  la  tinta,  sempre  allo  stesso  modo,  ed  operando 
con  la  maggior  prestezza;  e così  di  seguito  finché  il 
colore  sia  divenuto  tanto  pallido  da  non  poterlo  più 
distinguere;  allora  risciacqua  il  pennello  nell’acqua  e 
porta  ancora  un  poco  in  basso  l’ondata  di  tinta  rimasta 
sulla  carta,  ed  in  seguito  assorbita  col  pennello  asciutto, 
e lascia  asciugare. 

34.  Se  tu  arrivi  in  fondo  al  foglio  prima  che  il 
colore  sia  diventato  pallido,  tu  puoi  o prendere  un 
foglio  più  lungo,  o seguitare,  con  la  tinta  quale  l’hai 
lasciata,  su  di  un  altro  foglio  ; ma  guarda  di  esaurire 
la  tinta  fino  alla  pura  bianchezza  finale.  Quando  tutto 
sarà  bene  asciutto,  ricomincia  da  capo  con  un’altra 
simile  miscela  di  colore,  e prosegui  in  basso  allo  stesso 
modo  di  prima.  E poi  di  nuovo,  e ancora,  e così  di 
seguito  fino  a che  il  colore  alla  cima  del  foglio  di- 
venti oscuro  come  la  tua  tavoletta  di  bleu  di  Prussia 


GLI  ESERCIZI  PRELIMINARI 


31 


e venga  in  fondo  della  colónna  a confondersi  con  la 
bianchezza  della  carta,  con  una  digradazione  dolce  ed 
ugnale  dall’una  estremità  all’altra. 

35.  Troverai  sulle  prime  che  la  carta  si  fa  mac- 
chiata ed  ondulata  invece  di  essere  digradata  ugual- 
mente : ciò  avviene  perchè  il  tuo  pennello  in  qualche 
punto  sarà  stato  più  gonfio  d’acqua  che  non  in  altri, 
oppure  non  avrai  mescolato  perfettamente  il  colore  nel 
piattino,  od  avrai  portata  una  tinta  troppo  avanti  senza 
fonderla  bene  con  la  vicina.  La  lunga  pratica  solo 
potrà  apprenderti  a far  bene;  gli  stessi  migliori  artisti 
non  possono  sempre  mandare  a perfezione  come  vor- 
rebbero delle  sfumature  di  tal  sorta  ; nè  essi  le  lasciano 
nelle  loro  pitture  senza  apportarvi  dei  ritocchi  conse- 
cutivi. 

36.  Appena  tu  abbia  acquistato  un  po’  di  pratica 
e sia  riuscito  a distendere  il  colore  con  maggior  pre- 
stezza, devi  imparare  a digradar  la  tinta  in  uno  spazio 
più  piccolo  (1),  incominciando  con  una  piccola  quan- 
tità di  colore  ed  addizionandovi  una  goccia,  invece  di 
una  pennellata  d’acqua;  potresti  anche  ottenere  una 
gradazione  su  scala  minore,  adoperando  dei  pennelli 
più  piccoli. 

Un  po’  di  pratica  ti  porterà  pure  a conoscere  i rap- 
porti del  colore  col  chiaroscuro,  per  quel  tanto  che 
ti  è necessario  per  ora  ; il  che  si  ottiene  in  questo  modo  : 

3 7.  Prendi  delle  tavolette  di  lacca,  di  gomma  gutta, 


(1)  È più  difficile,  da  principio,  digradare  il  colore 
in  breve  spazio,  che  non  in  uno  spazio  esteso;  ma  la 
difficoltà  ultima  consiste,  come  con  la  penna,  nel  far  sì 
che  la  gradazione  sia  insensibile.  N.  d.  A. 


32  ELEMENTI  DEL  DISEGNO  E DELLA  PITTURA 


di  sepia,  di  bleu  nero,  di  cobalto  e di  vermiglio:  e 
prepara  delle  colonne  digradate  (precisamente  come 
avevi  fatto  col  bleu  di  Prussia)  coi  colori  di  lacca  e 
di  bleu  nero  (1).  Taglia  una  striscia  sottile,  tutto  in 
lungo,  di  ciascuna  colonna  digradata,  e metti  le  tre 
striscie  l’una  accanto  all’altra;  fissale  ai  capi  e tira 
delle  linee  equidistanti  attraverso  a tutte  e tre,  in  modo 
da  dividerle  in  cinquanta  gradi  clie  devi  numerare, 
partendo  dal  chiaro  all’oscuro:  1,  2,  3,  ecc.  Se  le  tue 
gradazioni  sono  giuste,  la  parte  più  oscura  del  rosso 
e del  bleu  saranno  press’  a poco  uguali  in  forza  a 
quella  del  bleu  nero,  ed  ogni  grado  della  striscia  nera 
uguaglierà  pure,  in  misura  sufficiente  pel  nostro  scopo, 
nell’intensità  della  tinta  i gradi  corrispondenti  della 
striscia  rossa  e dell’azzurra.  Dunque,  dovendo  disegnare 
un  oggetto  di  color  cremisi  od  azzurro,  se  tu  puoi 
paragonare  il  suo  colore  con  alcuna  delle  divisioni 
delle  tue  colonne  cremisi  od  azzurra,  il  grigio  corri- 
spondente a quella  divisione  della  scala  grigia  che 
porta  lo  stesso  numero  sarà  il  grigio  che  nel  disegno 
a chiaro-scuro  deve  rappresentare  quella  data  tinta 
cremisi  od  azzurra. 

3 8.  Ora,  prepara  nello  stesso  modo  delle  scale  di 
gomma  gutta,  di  cobalto  e di  vermiglio.  Vedrai  che 
non  ti  sarà  possibile  rendere  questi  colori  oscuri  oltre 
ad  un  certo  punto  (2);  perchè  il  giallo  e lo  scarlatto, 


(1)  Naturalmente  tutte  le  colonne  devono  essere  di 

ugual  lunghezza.  N.  d.  A. 

(2)  11  grado  di  massima  intensità  che  potrai  ottenere 

coi  colori  'e  sempre  indicato  dal  colore  della  relativa 
tavoletta.  N.  d.  A. 


GLI  ESERCIZI  PRELIMINARI 


33 


finché  restano  puramente  giallo  e scarlatto,  non  pos- 
sono avvicinarsi  al  nero  ; non  si  può  avere,  precisa- 
mente  parlando,  un  giallo  scuro  od  uno  scarlatto  scuro. 
Componi  le  tue  scale  di  puro  giallo,  cobalto  e scarlatto, 
a partire  dalla  seconda  metà  della  colonna,  portandole 
gradatamente  al  bianco.  Nella  metà  superiore  di  queste 
scale  mescola  con  della  lacca  la  tinta  del  vermiglio  e 
della  gomma  gutta  per  renderle  di  maggiore  intensità; 
il  cobalto  con  del  bleu  di  Prussia  per  farlo  più  scuro. 
Avrai  così  altre  tre  scale  che  vanno  dal  bianco  quasi 
al  nero  passando  per  il  -giallo  e l’aranciato,  per  il  bleu 
celeste  e per  lo  scarlatto.  Combinando  la  gomma  gutta 
con  il  bleu  di  Prussia  ne  otterrai  una  verde;  il  co- 
balto colla  lacca,  una  violetto;  con  la  sepia  sola  avrai 
una  scala  di  un  bel  bruno;  e così  di  seguito  fino  ad 
ottenere  quante  scale  vorrai,  passando  dallo  scuro  al 
bianco  per  differenti  colori.  Ora,  supposto  che  le  tue 
scale  siano  ben  digradate  ed  ugualmente  divise,  il 
compartimento  o grado  n°  1 del  grigio  rappresenterà 
in  chiaroscuro  il  n°  1 di  tutti  gli  altri  colori;  il  n°  2 
del  grigio,  il  n°  2 degli  altri  colori,  e così  via. 

39.  Naturalmente  di  quanto  ho  detto  è solo  neces- 
sario comprendere  il  principio  direttivo;  perchè  non 
ti  sarebbe  mai  possibile  digradare  le  tue  scale  in  modo 
così  perfetto  da  renderle  praticamente  esatte  e giove- 
voli; e dato  pure  che  lo  potessi,  a meno  che  tu  non 
avessi  un  dieci  mila  scale  e fossi  capace  di  scambiarle 
più  presto  di  quanto  un  abile  giocoliere  non  sappia 
scambiare  le  carte,  tu  non  potresti  in  un  giorno  con- 
frontare le  tinte  neppure  di  un  cantuccio  di  una  mela 
morsa  dal  gelo. 

Ma  quando  tu  avrai  ben  compreso  il  principio  e 

Ruskin,  E lem.  del  disegno  e della  pittura.  5 


34  ELEMENTI  DEL  DISEGNO  E DELLA  PITTURA 


veduto  come  tutti  i colori  abbiano  come  un  certo  grado 
di  oscurità  ossia  producano  chi  più,  chi  meno,  un 
risalto  oscuro  sul  bianco,  e come  questo  grado  o ri- 
salto possa  essere  rappresentato  da  corrispondenti  va- 
lori di  grigio,  tu  presto  riuscirai  accortamente  ad  una 
imitazione  approssimativa  d’un  sol  colpo  d’occhio,  senza 
dover  usare  nessuna  scala  di  confronto. 

40.  Ed  ora  tu  devi  riprendere  la  penna  per  dise- 
gnare dei  modelli  e delle  macchie  qualsiansi  che  ti 
sembrino  graziose;  come  le  venature  del  marmo  o le 
strie  di  una  tartaruga,  le  chiazze  delle  conchiglie,  ecc., 
con  la  maggiore  delicatezza  e colle  varie  gradazioni 
di  chiaroscuro  che  corrispondono  ai  vari  colori  del 
vero  ; e quando  ti  sembrerà  di  riuscirvi  bene,  sarà 
tempo  di  cominciare  lo  studio  delle  forme  tondeggianti. 


Vili  ESERCIZIO. 

4 1 . Discendi  nel  giardino  o sulla  strada,  e raccatta 
la  prima  pietra  tonda  od  ovale  che  ti  capiti  tra’  piedi  ; 
non  troppo  bianca,  nè  troppo  oscura;  e più  sarà  liscia, 
meglio  sarà,  purché  non  sia  rilucente.  Porta  la  tavola 
vicino  alla  finestra  e metti  la  pietra,  che  suppongo 
press’a  poco  della  grossezza  di  <z,  fig.  5 (ed  è meglio 
che  non  sia  di  molto  più  grande),  su  di  un  pezzo  di 
carta  non  bianca  affatto,  di  fronte  a te  sulla  tavola. 
Collocati  in  modo  che  la  luce  venga  dalla  tua  sinistra, 
per  non  essere  impedito  dall’ombra  del  lapis,  che  al- 
trimenti si  intrometterebbe  tra  la  tua  vista  e il  tuo 
lavoro.  Non  devi  lasciar  cadere  il  sole  sulla  pietra, 


GLI  ESERCIZI  PRELIMINARI 


35 


ma  soltanto  la  luce  ordinaria  ; scegli  perciò  una  fine- 


stra donde  non  entri  il  sole.  Se  puoi  chiudere  le  im- 


36  ELEMENTI  DEL  DISEGNO  E DELLA  PITTURA 


poste  delle  altre  finestre  della  stanza,  sarà  molto  meglio; 
ma  ciò  non  ha  grande  importanza  (1). 

42.  Ora,  se  tu  riesci  a disegnar  bene  questa  pietra, 
tu  potrai  in  seguito  disegnare  qualunque  cosa;  intendo 
dire  qualunque  cosa  che  si  possa  disegnare.  Molte  cose 
(la  schiuma  del  mare,  per  esempio)  non  si  possono 
disegnare;  se  ne  può  dare  solo  un’idea  più  o meno 
approssimativa  e convenzionale;  ma  se  riesci  a dise- 
gnare giustamente  la  pietra,  ogni  cosa  che  sia  nel  do- 
minio dell’arte  sarà  pure  in  quello  delle  tue  forze. 
Imperocché  il  disegno  dipende  anzitutto  dall’abilità 
nel  rappresentare  la  Rotondità.  Una  volta  che  tu  vi 
riesca,  tutto  il  resto  è facile  e viene  da  sé  ; se  invece 
non  vi  riesci,  nessun’altra  cosa  che  tu  sappia  fare 
potrà  esserti  utile.  Poiché  la  Natura  è tutta  creata 
sul  principio  della  rotondità;  non  la  rotondità  di  globi 
perfetti,  ma  quella  di  superfici  variamente  curve.  I rami 
sono  tondi,  le  foglie  sono  tonde,  le  pietre,  tonde;  tonde 
sono  le  nubi,  tonde  le  guancie  e tondi  i riccioli;  in 
natura,  come  non  vi  ha  il  vuoto  assoluto,  così  non 
vi  è una  cosa  perfettamente  piana.  Il  mondo  stesso  è 
tondo,  e tale  è,  più  o meno,  tutto  quanto  esiste  su 
di  esso,  salvo  quanto  è opera  dell’uomo,  la  quale, 
invero,  è spesso  molto  piatta. 


(1)  “ Il  lume  da  ritrarre  di  naturale  vuol  essere  a tra- 
montana, acciò  non  faccia  mutazione;  e se  lo  fai  a mezzodì, 
tieni  finestra  impannata,  acciocché  il  sole  illuminando 
tutto  il  giorno  non  faccia  mutazione.  L’altezza  del  lume 
dev’essere  in  modo  situata,  che  ogni  corpo  faccia  tanto 
lunga  l’ombra  sua  per  terra,  quanto  è la  sua  altezza  „. 
Leon,  da  Vinci,  Tratt.  d.  Piti.,  § 82. 


N.  d.  T. 


GLI  ESERCIZI  PRELIMINARI 


37 


Accingiti,  dunque,  seriamente,  a riprodurre  la  ro- 
tondità di  quella  pietra,  ed  avrai  vinto  la  battaglia. 

43.  Osserva  la  pietra  che  ti  sta  davanti,  proprio 
di  fronte.  Vedrai  che  la  parte  di  essa  più  vicina  alla 
finestra  è più  chiara  della  carta  sottostante,  che  il 
lato  opposto  alla  finestra  è più  scuro;  e che  la  luce 
passa  gradatamente  dal  chiaro  allo  scuro , mentre 
un’ombra  è proiettata  sulla  carta,  a destra,  dalla  pietra 
stessa  ; e l’aspetto  generale  di  tutti  questi  fenomeni  è 
più.  o meno  come  in  a,  fig.  5,  salvo  le  macchie  sulla 
pietra,  di  cui  parlerò  fra  poco. 

44.  Ora,  ricordati  sempre  di  ciò  che  ho  dimostrato 
in  principio,  e cioè  che  ogni  cosa  in  Natura  si  vede 
solo  perchè  più  chiara  o più  oscura  delle  altre  cose 
circostanti,  o perchè  di  un  colore  diverso  da  esse. 
Ogni  cosa  apparisce  o come  una  macchia  di  colore 
sul  fondo  di  un  altro  colore  : o come  una  cosa  chiara 
rilevata  su  di  una  oscura,  od  una  oscura  rilevata  su  di- 
una  chiara.  E se  tu  riesci  a raffigurare  delle  macchie 
di  colore  od  in  chiaroscuro  identiche  nella  proporzione, 
forma  e gradazioni  a quelle  del  vero  oggetto  e del 
suo  sfondo,  tu  riprodurrai  l’aspetto  di  esso  e del  suo 
sfondo.  Il  miglior  pittore  — lo  stesso  Tiziano  o Paolo 
Veronese  — non  potrebbe  far  più  di  così;  e tu  riu- 
scirai presto  ad  acquistare  una  certa  abilità,  sebbene 
in  misura  inferiore,  una  volta  che  tu  comprenda  la 
grande  semplicità  di  ciò  che  deve  farsi  in  proposito. 
Supponi  d’avere  un  libro  bruno , su  di  un  foglio  di 
carta  bianca,  il  quale  a sua  volta  sia  sopra  una  tavola 
coperta  di  un  tappeto  rosso.  Tu  non  devi  far  altro 
che  riempire  degli  spazi  di  rosso,  bianco  e bruno  della 
stessa  forma  e colle  stesse  gradazioni  di  luce  e di 


38 


ELEMENTI  DEL  DISEGNO  E DELLA  PITTURA 


ombra  dell’ originale  (1),  e la  tua  pittura  è fatta.  Se 
invece  tu  non  osservi  quello  che  vedi,  se  vuoi  metter 
giù  dei  colori  più  brillanti  o più  foschi  del  vero,  o 
se  vuoi  metterli  giù  d’un  colpo  o con  uno  sgorbio, 
o coprire  la  carta  di  linee  vigorose,  o produrre  una 
qualunque  altra  cosa  che  non  sia  la  semplice,  naturale 
e chiara  tranquillità  dell’oggetto  che  ti  sta  davanti, 
non  sperare  giammai  di  rappresentarlo  bene. 

La  natura  non  ti  concederà  nulla  se  tu  credi  di 
trattarla  da  padrone.  Dimentica  invece  la  tua  perso- 
nalità e cerca  di  ubbidirle  devotamente  ; e tu  la  tro- 
verai più  sottomessa  di  quel  che  non  avresti  creduto. 

45.  La  difficoltà  vera  sta  nell’ottenere  la  finitezza 
della  forma  e l’uguaglianza  delle  gradazioni.  Puoi  ri- 
maner certo  che  anche  dopo  aver  tempestato  sul  tuo 
lavoro,  esso  sarà  pur  sempre  troppo  rozzo  o troppo 
disuguale.  Non  sarà  sbagliato  in  qualcuna  delle  così 
dette  parti  principali;  ma  il  contorno  non  sarà  perfet- 
tamente esatto,  e le  ombre  sembreranno  ad  altrettante 
pustole,  o graffiature  o saranno  piene  di  lacune  bianche. 
Sforzati  ancora  a rendere  il  tuo  lavoro  più  delicato 
e più  veritiero  e vedrai  che  diventerà  più  efficace  (2). 


(1)  “ Di  molto  maggiore  investigazione  e speculazione 

sono  le  ombre  nella  pittura  che  i loro  lineamenti  „. 
Lp;on.  da  Vinci,  Tratt.  d.  Pitt.,  § 407.  N.  d.  T. 

(2)  “ Quando  tu,  disegnatore,  vorrai  far  buono  ed  utile 
studio,  usa  nel  tuo  disegnare  di  fare  adagio;  e giudicare 
infra  i lumi  quali  e quanti  tengano  il  primo  grado  di 
chiarezza,  e similmente  infra  le  ombre  quali  siano  quelle 
che  sono  più  scure  delle  altre,  ed  in  che  modo  si  mi- 
schiano insieme,  e le  quantità;  e paragonare  l’una  col- 
l’altra, ed  i lineamenti  a che  parte  si  drizzino,  e nelle 
linee  quanta  parte  di  esse  torce  per  l’uno  o l'altro  verso, 


GLI  ESERCIZI  PRELIMINARI 


39 


46.  E non  credere  che  il  tuo  disegno  debba  esser 
troppo  debole,  perchè  tu  bai  tra  mani  una  penna 
troppo  fine.  Finché  non  riesci  a disegnare  con  questa, 
non  riuscirai  a disegnar  con  nulla;  ma  quando  sarai 
capace  di  disegnare  con  essa,  allora  potrai  servirti 
anche  d’un  pezzo  di  legno  carbonizzato  sulla  punta. 
La  vera  facilità  ed  abilità  si  possono  acquistare  solo 
con  la  diligenza.  Anche  nella  scherma  o nella  danza 
la  scioltezza  in  definitiva  dipende  dalla  precisione  cu- 
rata fin  dagl’inizi;  tanto  più  poi  nel  canto  o nel  di- 
segno. 

47.  Ora,  tu  non  devi  copiare  la  fìg.  5,  ma  copiare 
la  pietra  che  sta  davanti  a te,  nel  modo  che  dimostra 
la  stessa  figura.  Al  qual  fine,  misura  anzitutto  col 
compasso  l’estrema  lunghezza  della  pietra  e segnala 
sulla  carta  e lascia  in  bianco  uno  spazio  simile  nella 
forma  presso  a poco_jalla  pietra,  scarabocchiando  la 
carta  tutt’intorno  ; b,  nella  fìg.  5,  rappresenta  un  prin- 
cipio di  tal  fatta..  Lascia  per  la  parte  in  luce  uno  spazio 
piuttosto  troppo  grande  che  troppo  ristretto  ; dopo,  e 
più  cautamente,  riempi  la  parte  in  ombra,  smorzando 
la  luce  gradatamente,  fino  a far  nero  nella  parte  più 
oscura  (1).  Non  preoccuparti  troppo  dell’  esattezza 
della  forma  ; ad  essa  potrà  condurti  solo  un  lungo 


e dove  è più  o meno  evidente,  e così  larga  o sottile  ; 
ed  in  ultimo  che  le  tue  ombre  e lumi  siano  senza  tratti  o 
segni  ad  uso  di  fumo  „.  Leon,  da  Vinci,  Tratt.  d.  Piti., 
§ 67.  N.  d.  T. 

(1)  “ La  seconda  cosa  che  al  pittore  con  gran  discorso 
bisogna,  è che  con  sottile  investigazione  ponga  le  vere 
qualità  e quantità  delle  ombre  e lumi  „.  Leon,  da  Vinci, 
Tratt.  d.  Piti .,  § 39.  K d.  T. 


40  ELEMENTI  DEL  DISEGNO  E DELLA  PITTURA 


esercizio;  e la  correttezza  del  disegno  l’otterrai  a 
poco  a poco  con  l’eseguire  attentamente  questi  vari 
esercizi;  ciò  che  importa  per  ora  soprattutto  è che 
tu  renda  nel  disegno  la  solidità  e la  rotondità  della 
pietra,  senza  troppo  badare  a che  il  suo  contorno 
sia  esatto  — procura  solo  di  disegnarlo  meglio  che 
puoi  senza  dartene  troppo  fastidio;  ed  otterrai  mag- 
gior esattezza  nell’  interpretare  bene  il  chiaroscuro 
seguendo  il  metodo  che  ti  ho  suggerito,  che  non  di- 
segnando prima  tutto  il  contorno.  Chè  tu  nel  vero  non 
vedi  nessun  contorno  (1);  non  vedi  altro  che  un  certo 
spazio  variamente  e gradatamente  tinteggiato,  circon- 
dato da  altri  spazi  consimili;  e questi  spazi  tu  devi 
riprodurre  con  la  maggior  fedeltà  possibile,  scaraboc- 
chiando sulla  carta  finché  tu  non  riesca  a riprodurli 
nella  giusta  forma  e con  le  stesse  gradazioni  di  tinta 
che  hanno  in  natura.  Ed  è molto  più  probabile  riu- 
scire a far  ciò  bene  dovendo  cercarsi  la  strada  attra- 
verso uno  schizzo  un  po’  confuso,  che  non  se  tu  avessi 
prima  tracciato  il  contorno  accuratamente  (2). 

Per  esempio,  dopo  aver  abbozzato  il  riccio  marino 


(1)  “ Il  termine  d’una  cosa  in  un’altra  è di  natura  di 
linea  matematica,  ma  non  linea  „.  Leon,  da  Vinci,  Tratt. 
d.  Pitt.,  § 476. 

E altrove: 

“ Non  sien  fatti  profili  ne’  termini  di  un  corpo  che 
campeggi  sopra  un  altro,  ma  solo  esso  corpo  per  se  si 
spiccherà  „.  Id.  id.,  § 469.  N.  d.  T. 

(2)  “ . . . . j’arrive  au  contour  par  le  modelé,  toujours, 

comme  un  statuaire;  avec  ce  procédé-là,  le  trait  me 
gène  en  peignant  „.  Così  dichiara  di  se  stesso  J.  Louis 
Meissonier  ne’  suoi  Souvenirs  et  entretiens  (Paris,  Ha- 
chette,  1897).  N.  d.  T. 


GLI  ESERCIZI  PRELIMINARI 


41 


fossile  di  a (fig.  5),  la  cui  forma,  sebbene  irregolare, 
richiedeva  maggior  cura  cbe  non  quella  di  una  pietra 
comune,  io  andava  disegnandola  anche  in  vista  di  un 
altro  effetto  : in  modo  cioè  che  la  luce  riflessa  portasse 
fuori  del  fondo  la  sua  parte  oscura  ; ma  dopo  i primi 
tratti  pensai  ch’era  meglio  fermarsi  e mostrarti  come 

10  ho  principiato,  in  b.  Nel  quale  incominciamento  si 
osserverà  che  nulla  è tanto  determinato  ch’io  non  possa 
più  o meno  modificare,  aumentando  o diminuendo  il 
contorno  durante  il  lavoro  di  perfezionamento  ; poiché 
le  linee  che  indicano  il  profilo  si  possono  confondere 
con  le  altre,  nel  caso  che  non  servano  a quello  scopo  ; 
ed  il  dover  riempire  le  lacune  e vincere  le  irregolarità 
di  un  simile  abbozzo  ti  porterà  ad  un  esito  finale  mi- 
gliore che  non  se  avessi  speso  una  mezz’ora  a ricer- 
care il  contorno  esatto  prima  di  metterti  al  lavoro  di 
chiaroscuro. 

48.  Nel  far  ciò  abbi  cura  tuttavia  di  non  rendere 

11  disegno  troppo  scuro.  Per  avere  una  giusta  misura 
del  vario  grado  di  oscurità  delle  parti  in  ombra  della 
pietra,  taglia  in  un  cartoncino  bianco,  della  stessa 
tinta  della  carta  che  adoperi  per  disegnare,  un  foro 
circolare  della  grandezza  all’incirca  di  un  mezzo  pi- 
sello e guardando  la  pietra  (o  quell’altro  oggetto  che 
ti  proponi  di  copiare)  attraverso  questo  foro,  fa  scor- 
rere la  carta  avanti  ed  indietro,  in  guisa  da  osservare 
le  differenti  parti  della  pietra.  Per  tal  modo  il  foro 
circolare  ti  sembrerà  come  una  macchia  di  colore  che 
cambia  d’intensità  a seconda  delle  differenti  parti  della 
pietra  che  tu  vedi  attraverso  di  esso  ; e potrai  pareg- 
giare il  colore  della  pietra  in  ogni  sua  parte  tinteg- 
giando la  carta  accanto  al  foro  circolare.  E intanto  ti 

Rcskin,  Elem.  del  disegno  e della  pittura.  6 


42  ELEMENTI  DEL  DISEGNO  E DELLA  PITTURA 


accorgerai  che  questo  foro  non  si  mostra  mai  nero 
affatto;  ma  che  tutte  le  rotondità  della  pietra  sono 
date  da  tinte  grigie  variamente  smorzate  (1). 

49.  Può  anche  accadere  che  talune  parti  della  pietra, 
o della  carta  su  cui  essa  posa,  appariscano  luminose 
attraverso  l’apertura  per  modo  che  il  piccolo  foro 
produca  l’effetto  di  un  punto  luminoso,  invece  che  di 
una  macchia  oscura.  Quando  è così,  tu  non  puoi  imi- 
tarlo perchè  non  hai  il  mezzo  di  ottenere  dei  lumi  più 
forti  che  la  bianchezza  della  carta  ; ma  se  tieni  il  car- 
toncino più  inclinato  verso  la  luce,  vedrai  che  molte 
parti  della  pietra,  che  prima  sembravano  chiare  attra- 
verso il  foro,  ora  sembrano  oscure;  e se  tu  riesci  a 
collocare  il  cartoncino  in  tal  posizione  che  ogni  parte 
della  pietra  apparisca,  anche  solo  leggermente,  oscura, 
il  piccolo  foro  produrrà  sempre  l’effetto  di  una  mac- 
chia oscura;  e se  il  tuo  disegno  è messo  nella  stessa 
luce,  tu  potrai  imitare  e pareggiare  ogni  gradazione. 
E rimarrai  sorpreso  nello  scorgere,  in  tali  circostanze, 
quanto  leggere  siano  le  differenze  di  tinta,  con  cui, 
attraverso  un’infinita  delicatezza  di  gradazioni,  la  Na- 
tura sa  esprimere  la  forma. 

Ma  se  qualche  parte  del  • tuo  modello  si  mostrerà 
ostinatamente  chiara  come  la  luce  attraverso  il  foro, 
tal  parte  non  isperar  di  poter  imitare;  lasciala  in 
bianco,  chè  non  potresti  fare  di  più. 

5 0.  Quando  avrai  fatto  del  tuo  meglio  per  ottenere 
la  forma  generale,  dà  mano  all’opera  di  finimento, 


ti)  La  figura  a (Fig.  5)  'e  molto  nera,  ma  ciò  fu  fatto 
per  dare  un  esempio  di  tutte  le  specie  di  densità  della 
tinta,  senza  dover  moltiplicare  le  figure.  N.  d.  A. 


GLI  ESERCIZI  PRELIMINARI 


43 


imitando  la  conformazione  di  tutte  le  fessure  e delle 
macchie  della  pietra  con  la  maggior  fedeltà  possibile  ; 
ricordandoti  frattanto  che  le  fessure  o le  screpolature 
di  ogni  sorta,  sia  quelle  dei  muri  tra  l’una  pietra  e 
l’altra,  sia  nelle  fibre  del  legname  o nelle  roccie,  sia 
in  qualunque  delle  mille  altre  condizioni  in  cui  si  pre- 
sentano, non  si  debbono  mai  raffigurare  con  una  sola 
linea  nera  o con  un  semplice  ombreggiamento.  Una 
screpolatura  deve  sempre  presentare  il  suo  complesso 
di  luce  e di  ombre  per  quanto  piccole  siano  le  sue 
proporzioni.  Essa  è in  realtà  come  un  piccolo  burrone 
con  le  parti  scure  od  in  ombra,  e le  parti  chiare  od 
in  luce,  e,  comunemente,  con  l’oscurità  in  fondo.  Questo 
è uno  dei  casi  ^n  cui  può  esser  utile  comprendere  la 
ragione  di  quello  che  si  vede  ; così  non  è soventi  nel 
disegno;  poiché  gli  aspetti  delle  cose  sono  tanto  confusi 
e traditori  da  non  potersene  generalmente  dare  una 
giusta  ragione,  e nel  cercare  di  spiegarcene  alcuni, 
siamo  sicuri  di  perderne  di  vista  altri,  in  quanto  che 
la  naturale  stima  eccessiva  dell’importanza  di  quelli 
su  cui  l’attenzione  si  posa,  ci  spinge  ad  esagerarli  ; 
cosicché  un  disegnatore  meramente  scientifico  finisce 
per  mettere  in  caricatura  un  terzo  della  Natura  e tra- 
scurare gli  altri  due  terzi.  L’allievo  migliore  è quegli 
il  cui  occhio  è tanto  acuto  da  vedere  d’un  colpo  la 
giusta  apparenza  delle  cose,  e cui  perciò  non  occorre 
troppo  inquietarsi  per  trovare  una  ragione  perchè  veda 
così  ; ma  pochi  hanno  tale  acutezza  di  percezione  ; ed 
a quelli  che  ne  sono  privi  una  qualche  ricerca  della 
ragione  delle  cose  servirà  di  aiuto,  specialmente  quando 
un  maestro  non  fosse  loro  vicino.  Io  non  permetto 
mai  ai  miei  allievi  di  domandare  la  ragione  di  nessuna 


44  ELEMENTI  DEL  DISEGNO  E DELLA  PITTURA 


cosa,  perchè  mentre  sto  sorvegliando  il  loro  lavoro, 
posso  sempre  mostrare  ad  essi  come  la  cosa  E,  e quale 
parvenza  non  sanno  scorgere  in  essa;  ma  quando  non 
vi  è un  maestro  che  diriga  l’occhio,  si  può  permettere 
di  tanto  in  tanto  alla  cognizione  di  farlo  in  sua  vece. 

51.  Generalmente,  adunque,  ogni  solido  illuminato 
dalla  luce  — ad  esempio,  la  pietra  che  stai  disegnando 
— ha  una  parte  chiara,  che  è quella  rivolta  verso  la 
luce;  una  oscura,  opposta  alla  luce,  ed  un’ombra  che 
è proiettata  su  qualche  altro  oggetto  (come  dalla  pietra, 
sulla  carta  sopra  cui  posa).  Tu  puoi  talora  essere  col- 
locato in  guisa  da  vedere  soltanto  la  parte  in  luce  e 
l’ombra,  tal’altra  solo  la  parte  oscura  e l’ombra:  tale 
altra  ancora  ambedue,  o l’una  o l’altra  senza  l’ombra  ; 
ma  nella  maggior  parte  delle  posizioni  i solidi  si  mo- 
strano con  tutte  e tre  queste  parti,  come  la  pietra  che 
sta  davanti  a te. 

52.  Tieni  la  mano  alzata  di  taglio  avanti  a te, 
mentre  stai  seduto  di  fianco  alla  finestra,  in  guisa  che 
il  palmo  della  mano  sia  a questa  rivolto.  Tu  vedrai 
il  palmo  della  mano  in  piena  luce,  e il  dorso  tutto 
in  ombra.  Avrai  qui  una  parte  chiara  ed  una  scura, 
senza  l’ombra  sottostante;  la  quale  è staccata  dalla 
mano  e forse  poserà  sulla  tavola,  forse  su  d’un’altra 
parte  della  stanza  ; ma  ad  essa  per  ora  non  devi  por- 
gere attenzione. 

53.  Prendi  un  foglio  di  carta  da  lettera,  e tenen- 
dolo di  taglio  come  la  mano,  agitalo  su  e giù  dietro 
il  dorso  della  mano  stessa,  in  modo  cioè  che  il  foglio 
venga  ad  essere  lontano  dalla  finestra  più  di  quello. 
Tu  vedrai,  mentre  passa,  proiettarsi  sulla  parte  in 
ombra  della  mano,  e cioè  sul  dorso,  un  barlume  di 


GLI  ESERCIZI  PRELIMINARI 


45 


luce  abbastanza  forte.  Questa  è luce  riflessa.  Essa 
viene  ripercossa  dalla  carta  (su  cui  batte  la  luce  di- 
retta venendo  dalla  finestra)  sulla  superfìcie  della  mano, 
precisamente  come  accadrebbe  d’una  palla  cbe  qual- 
cuno avesse  gettato  contro  la  parete  per  la  finestra  e 
tu  l’avessi  afferrata  al  rimbalzo  (1). 

Ora,  invece  della  carta  da  scrivere,  prendi  un  libro 
rilegato  in  rosso,  od  un  pezzo  di  panno  porporino. 
Vedrai  cbe  il  riverbero  che  cade  sul  dorso  della  tua 
mano  mentre  fai  muovere  il  libro,  è rosseggiante.  Se 
il  libro  fosse  azzurro,  il  riverbero  ancb’esso  sarebbe 
azzurrino.  Così  ogni  oggetto  proietterà  parte  del  proprio 
colore  nella  luce  che  riflette. 

5 4.  Ora,  non  sono  solamente  questi  libri  o fogli  di 
carta  che  riflettano  luce  sul  dorso  della  tua  mano  ; 
ogni  oggetto  ch’è  nella  stanza  dalla  sua  parte,  ne  ri- 
flette, ma  assai  più  debolmente;  e tutti  quei  colori 
fusi  insieme  formano  una  luce  neutra  (2),  che  lascia 

(1)  “ Le  riverberazioni  sono  causate  da  corpi  di  chiara 

qualità,  di  piana  e semidensa  superficie,  i quali,  percossi 
dal  lume,  a similitudine  del  balzo  della  palla,  ripercuo- 
tono nel  primo  obietto  „.  Leon,  da  Vinci,  Tratt.  d.  Piti., 
§ 158.  N.  d.  T. 

(2)  Quasi  neutra  nelle  circostanze  ordinarie  ; ma  pure 
con  toni  affatto  differenti  nella  sua  neutralità,  a seconda 
dei  colori  delle  differenti  luci  riflesse  di  cui  è composta. 

' N.  d.  A. 

“ Nessun  colore  che  rifletta  nella  superficie  d’un  altro 
corpo  tinge  essa  superficie  del  suo  proprio  colore,  ma 
sarà  misto  con  i concorsi  degli  altri  colori  riflessi  che 
risaltano  nel  medesimo  luogo  „.  Leon,  da  Vinci,  Tratt. 
d.  Piti.,  § 162. 

“ Ma  quel  riflesso  sarà  di  più  confuso  colore,  che  da 
vari  colori  d’obietti  e generato  „.  Id.  id.,  § 166. 

N.  d.  T. 


46  ELEMENTI  DEL  DISEGNO  E DELLA  PITTURA 


vedere  il  colore  della  mano  stessa  più  distintamente 
che  non  quello  degli  oggetti  che  vi  riflettono  su  luce; 
ma  se  non  vi  fosse  luce  riflessa,  quel  lato  della  tua 
mano  apparirebbe  nera  come  carbone. 

55.  Gli  oggetti  adunque  si  vedono  generalmente 
parte  sotto  la  luce  diretta  e parte  sotto  la  luce  riflessa 
dagli  altri  oggetti  circostanti,  dall’atmosfera  e dalle 
nubi.  Il  colore  delle  parti  chiare  dipende-  molto  da 
quello  della  luce  diretta  ; quello  delle  parti  scure,  dal 
colore  degli  oggetti  loro  vicini.  E dunque  impossibile 
poter  stabilire  a priori  qual  colore  avrà  un  oggetto 
in  un  dato  punto  della  sua  superficie:  poiché  questo 
colore  dipende  in  parte  dalla  tinta  sua  particolare,  ed 
in  parte  dalle  infinite  combinazioni  dei  raggi  su  di  esso 
riflessi  dalle  altre  cose.  Il  solo  fatto  certo  è che  il 
colore  delle  parti  in  ombra  è variabile,  e che  una  pit- 
tura che  le  rappresentasse  semplicemente  con  una 
gradazione  più  scura  del  colore  delle  parti  in  luce, 
sarebbe  certamente  cattiva. 

56.  Ora  distendi  la  mano  sulla  carta  bianca  sopra 
cui  disegni.  Vedrai  una  parte  di  ciascun  dito  illumi- 
nata, una  oscura,  e sulla  carta  l’ombra  della  mano. 
Ecco,  adunque,  le  tre  divisioni  di  tinta  di  cui  abbiamo 
sopra  discorso.  E sebbene  la  carta  sia  bianca  e la  mano 
di  un  colore  roseo  alquanto  più  oscuro  del  bianco, 
tuttavia  vedrai  che  l’ombra  che  si  stende  sulla  carta 
tutto  in  lungo  fin  sotto  il  dito  che  la  ingenera,  è più 
scura  della  carne,  ed  è di  un  grigio  molto  carico.  La 
ragione  del  fatto  è che  molta  luce  vien  riflessa  dalla 
carta  alla  parte  in  ombra  del  dito;  ma  assai  poca  luce 
è riflessa  invece  dalle  altre  cose  sulla  carta  stessa  in 
quella  piccola  fenditura  che  è sotto  il  dito. 


GLI  ESERCIZI  PRELIMINARI 


47 


57.  In  generale,  per  questo  motivo,  un’ombra,  o,  per 
lo  meno,  la  parte  dell’ombra  più  vicina  all’oggetto  (1) 
è più  oscura  della  parte  scura  dell’oggetto  stesso.  Ho 
detto,  in  generale,  perchè  mille  circostanze  possono 
portarvi  eccezione.  Prendi,  ad  esempio,  un  piccolo 
oggetto  di  vetro:  un  bicchiere  o la  bottiglietta  del- 
l’inchiostro, e fallo  muovere  alquanto  dalla  parte  della 
tua  mano  più  lontana  dalla  finestra  ; manderai  per  tal 
modo  degli  sprazzi  di  luce  sopra  la  parte  in  ombra 
della  mano;  ed  in  talune  posizioni  il  riflesso  del  vetro 
annienterà  l’ombra  portata  sulla  carta,  cosicché  vedrai 
quella  parte  della  mano  nera  sulla  carta  bianca  (2). 
Ora  un  pittore  stupido  che  dovesse  rappresentare,  metti 


(1)  “ Quella  parte  dell’ombra  derivativa  sarà  più  oscura, 
la  quale  sarà  più  vicina  alla  sua  causa  „.  Leon,  da  Vinci, 
Tratt.  d.  Pitt.,  § 609. 

E per  converso: 

“ Tanto  più  diminuisce  l’oscurità  dell’ombra  deriva- 
tiva, quanto  essa  è più  remota  dall’ombra  primitiva  „. 
Id.  id.,  § 541.  N.  d.  T. 

(2)  “ I riflessi  delle  parti  illuminate  che  risaltano  nelle 
contrapposte  ombre  alleviano  più  o meno  le  loro  oscu- 
rità, secondo  ch’esse  sono  più  o meno  vicine  o hanno 
più  o meno  di  chiarezza  r.  Leon,  da  Vinci,  Tratt.  d.  Pitt., 
§ 156. 

I riflessi  de’  lumi  sono  di  tanto  minore  o maggiore 
evidenza,  quanto  essi  saranno  veduti  in  campi  di  mag- 
giore o minore  oscurità,  e questo  accade  perchè  se  il 
campo  è più  oscuro  che  il  riflesso,  allora  esso  riflesso 
sarà  forte  evidente  per  la  differenza  grande  che  hanno 
essi  colori  infra  loro;  ma  se  il  riflesso  sarà  veduto  in 
campo  più  chiaro  di  esso,  allora  tal  riflesso  si  dimostrerà 
essere  oscuro  rispetto  alla  bianchezza  con  la  quale  con- 
fina, e così  tal  riflesso  sarà  insensibile  „.  Id.  id.,  § 157. 

N.  d.  T. 


48  ELEMENTI  DEL  DISEGNO  E DELLA  PITTURA 


caso,  un  calice  in  mano  di  una  delle  sue  figure,  perchè 
gli  fu  insegnato  che  “ l’ombra  portata  è più  scura 
che  la  parte  opposta  alla  luce  dell’oggetto  suo  rela- 
tivo „ non  pensando  punto  ai  riflessi  che  derivano  dal 
bicchiere,  dipingerebbe  sotto  la  mano  un  grigio  scuro,, 
precisamente  come  se  non  vi  fosse  alcun  bicchiere. 
Ma  un  buon  pittore  osservando  l’effetto  vero,  lo  ripro- 
durrebbe tale  e quale  ; ed  allora  si  avanzerebbe  il  cri- 
tico stupido  a domandare  perchè  la  mano  è così  chiara 
nella  sua  parte  in  ombra. 

58.  Cosicché  è sempre  pericoloso  l’affermare  un 
principio  come  regola  in  materia  d’arte  ; però  ti  sarà 
utile  il  ricordarti  che  in  generale  l’ombra  portata  è 
più  scura  che  non  l’ombra  propria  dell’oggetto  che 
la  ingenera,  supposto  che  i colori  della  superficie  su 
cui  quell’ombra  è portata  siano  della  stessa  natura 
del  colore  dell’oggetto  che  la  produce  ; e cioè,  quando 
un  oggetto  chiaro  produce  ombra  su  di  una  superficie 
chiara,  od  un  oggetto  scuro  su  di  una  superficie  scura  ; 
mentre  la  regola  non  vale  più  se  i colori  sono  di  na- 
tura differente;  chè  l’ombra  di  un  oggetto  nero  su 
d’una  superficie  bianca  non  è,  evidentemente  e nella 
generalità  dei  casi,  così  nera  come  l’oggetto  che  la 
produce. 

L’unico  modo  per  trovare  la  verità  definitiva  in  si- 
mili argomenti  è di  cercarla ; ma  per  intanto,  troverai 
un  aiuto  nel  sapere  che  le  fessure  della  tua  pietra 
sono  de’  piccoli  burroni  sopra  l’un  lato  dei  quali  la 
luce  batte  vivamente,  mentre  l’altro  resta  nell’ombra. 
Questo  lato  oscuro  genèralmente  produce  una  piccola 
ombra  ancor  più  scura  al  fondo  della  fessura;  ed  il 
tono  generale  della  superficie  della  pietra  non  è così 


GLI  ESERCIZI  PRELIMINARI 


49 


vivo  come  il  margine  in  luce  di  quel  burroncello.  E 
perciò  se  nella  tinta  uniforme  e generale  di  un  oggetto, 
tu  fai,  raschiando,  una  chiazzetta  od  una  striscia 
bianca  di  qualche  forma,  mettendovi  poi  accanto  un 
tratto  nero,  puoi  far  sì  che  questo  tratto  rappresenti, 
a seconda,  una  cresta  od  un  solco,  una  gobba  od  una 
cavità.  E cioè  : se  metti  il  tratto  nero  sulla  parte  donde 
viene  la  luce,  tu  farai  sì  ch’esso  rappresenti  un  cre- 
paccio od  una  cavità;  se  invece  lo  metti  dalla  parte 
opposta,  esso  rappresenterà  una  cresta  od  una  mon- 
tagnola (1);  e la  buona  riuscita  dipende  meno  dalla 
vigoria  dell’ombreggio  che  dalla  giustezza  del  disegno  ; 
vale  a dire  dalla  esatta  corrispondenza  della  forma 
dell’ombra  con  la  forma  di  ciò  che  la  produce. 

Nel  disegnare  delle  roccie  o del  legno  o qualsivoglia 
altra  cosa  di  fattura  irregolare,  tu  potrai  ottenere  dei 
risultati  ancora  migliori  con  un  po’  di  pazienza,  se- 
guendo accuratamente  la  forma,  anche  con  dei  tratti 
leggeri,  che  non  con  una  elaborata  finitezza  del  con- 
testo della  superfìcie  e delle  trasparenze  di  ombra. 

59.  Quando'  avrai  dato  compimento  al  tuo  lavoro 
in  quanto  a forma,  mettiti  a disegnare  le  varie  mac- 
chie e chiazze  che  coprono  il  modello,  con  grande  cura; 
con  altrettanta,  quanta  hai  adoperato  per  disegnare 
la  forma  generale.  Molto  spesso  chiazze  o strie  di  color 
locale  servono  più  ad  esprimere  la  forma,  che  non  lo 
stesso  chiaroscuro;  e sono  sempre  interessanti,  sic- 
come i mezzi  con  cui  la  Natura  porta  la  luce  nelle 


(1)  Questo  principio  è applicato  nei  disegni  topografici 
per  indicare,  mediante  segni  convenzionali,  le  elevazioni 
e le  depressioni  del  terreno.  N.  d.  T. 

Ruskin,  E lem.  del  disegno  e della  pittura. 


7 


50  ELEMENTI  DEL  DISEGNO  E DELLA  PITTUKA 


sue  ombre,  e l’ombra  nelle  sue  luci  : arte  di  cui  avremo 
molto  a discorrere  più  avanti,  parlando  della  compo- 
sizione. a,  nella  fig.  5,  è lo  schizzo  sommario  di  un 
riccio  marino  fossile,  in  cui  le  sporgenze  del  guscio 
sono  formate  di  una  selce  nera  che  sporge  attraverso 
una  superficie  cretosa.  Queste  sporgenze  formano  delle 
macchie  oscure  sul  chiaro;  e i loro  spigoli  sporgendo 
fuori  dell’ombra  formano  delle  macchie  biancheggianti 
sul  fondo  oscuro.  Potrai  rendere  queste  luci  sparse 
col  raschietto,  purché  tu  sia  altrettanto  diligente  nel 
collocarle  al  loro  giusto  posto,  come  se  dovessi  otte- 
nere lo  stesso  effetto  con  un  procedimento  più  laborioso. 

60.  Una  volta  che  tu  abbia  ben  compreso  come 
per  mezzo  delle  gradazioni  di  tinta  si  esprimano  le 
rotondità  e le  sporgenze,  tu  puoi  adoperare  i tuoi 
sforzi  nella  riproduzione  di  qualunque  oggetto  natu- 
rale od  artificiale  che  ti  accarezzi  la  fantasia,  purché 
non  sia  di  forma  troppo  complicata.  Ti  dissi  di  dise- 
gnare dapprima  una  pietra , perchè  le  irregolarità 
e deficienze  del  tuo  ombreggio  ti  riusciranno  meno 
sgradevoli,  come  quelle  che  in  parte  costituiscono  la 
caratteristica  della  superficie  ruvida  delle  pietre,  mentre 
così  non  accadrebbe  in  un  soggetto  più  delicato;  e 
tu  farai  bene  a continuare  ancora  per  un  po’  a di- 
segnare delle  pietre  rotonde  di  differenti  forme,  finché 
tu  riesca  ad  ombreggiare  veramente  con  delicatezza. 
Ed  allora  potrai  prendere  per  modello  le  pieghe  di 
un  drappo  bianco  e spesso  : un  tovagliolo  od  un  asciu- 
gamano gettato  trascuratamente  sulla  tavola,  cercando 
di  riprodurlo  nello  stesso  modo;  però  il  tuo  ombreggio 
ora  dovrà  essere  lavorato  con  perfetta  unità  e cura, 
affinchè  non  vada  perso  il  giusto  andamento  o la  rie- 


GLI  ESERCIZI  PRELIMINARI 


51 


chezza  delle  pieghe.  E ricordati  sempre  che  un  solo  di- 
segno finito  vale  assai  più  di  molti  scarabocchi;  se  ti 
accorgi  che  incominci  a scarabocchiare,  lascia  il  lavoro 
risolutamente  e non  riprenderlo  fino  all’  indomani. 
Naturalmente  il  tuo  tovagliolo  od  asciugamano  non 
debbono  venir  rimossi,  per  non  guastarne  o cambiarne 
le  pieghe  fino  a lavoro  terminato.  Se  le  pieghe  non 
ti  sembrano  giuste,  prendi  la  fotografìa  di  un  pezzo 
di  drappo  e copiane  qualche  parte;  ciò  servirà  ad 
indicarti  qual  cosa  più  ti  bisogni  ne’  tuoi  studi  dal 
vero  ; se  maggior  cura  nelle  sfumature,  o più  grande 
osservazione  della  disposizione  delle  pieghe.  Per  un 
po’  di  tempo  forse  ti  accorgerai  con  dispiacere  di 
mancare  in  ambedue  queste  qualità,  perchè  gli  svo- 
lazzi e le  volute  del  drappeggio  sono  molto  difficili 
da  eseguirsi  e da  fissare  nel  disegno  ; ma  non  perderti 
di  coraggio  ; chè  maggiore  è la  difficoltà,  maggiore  è 
il  guadagno  che  ti  apporteranno  i tuoi  sforzi.  Se  il 
tuo  occhio  è più  giusto  nel  trovare  le  proporzioni  che 
delicato  nella  percezione  delle  tinte,  potrà  servirti  di 
aiuto  un  disegno  trapunto  nel  drappo  ed  insinuantesi 
tra  le  pieghe.  Prova:  e se  il  drappo  a disegni  ti  con- 
fonde, attienti  ancora  per  qualche  tempo  al  drappo 
bianco;  ma  se  ti  aiuta,  continua  a scegliere  delle  stoffe 
a disegni  (le  stoffe  scozzesi  ed  i semplici  disegni  a 
scacchi  sono  preferibili,  da  principio,  ai  disegni  a fiori) 
e se  anche  ti  sembrasse  che  tali  stoffe  possano  con- 
fonderti, comincia  presto  a servirtene  di  quando  in 
quando,  copiando  tutti  gli  scontorcimenti  e le  modi- 
ficazioni prospettiche  dei  disegni  attraverso  le  pieghe 
con  scrupolosa  attenzione. 

61.  Nè  devi  credere  di  poterti  concedere  delle  li- 


52  ELEMENTI  DEL  DISEGNO  E DELLA  PITTURA 


cenze  in  questo  studio.  I migliori  maestri  hanno  sempre 
per  le  stoffe  a disegni  una  grande  predilezione,  e più 
sono  grandi,  maggior  fatica  impiegano  per  riprodurle 
conformi  al  vero. 

Nè  potresti  trovare  un  esercizio  migliore  per  ini- 
ziarti allo  studio  più  nobile  e più  complicato  dei 
particolari  che  sono  in  natura.  Poiché  se  tu  sai  dise- 
gnare le  macchie  che  s’insinuano  nelle  pieghe  di  una 
stoffa  a disegni,  tu  non  avrai  difficoltà  a ritrarre  le 
macchie  che  si  nascondono  tra  le  pieghe  della  pelle 
di  un  leopardo  pronto  a spiccare  un  salto  ; ma  se  non 
sai  disegnare  il  modello  manufatto  ed  immobile,  cer- 
tamente non  potrai  mai  ritrarre  la  creatura  vivente. 
Così  il  disegno  accurato  delle  vene  di  un  pezzo  di 
legno  sarà  la  miglior  introduzione  al  disegno  delle 
nuvolette  del  cielo  e delle  onde  del  mare  ; e la  copia 
diligente  ed  accurata  dei  disegni  a palme  di  un  drappo 
di  Damasco,  ti  renderà  capace  a riprodurre  con  mae- 
stria il  fogliame  vero  di  una  siepe  di  biancospino  o 
di  un  cespo  di  viole. 

62.  Poni  mente,  tuttavia,  nel  disegnare  stoffe  o 
legature  di  libri  od  altre  sostanze  finamente  conteste 
a non  curarti  della  pelosità  o vellosità  della  cosa;  ma 
occupati  solo  della  giustezza  del  chiaroscuro  e delle 
pieghe  e dell’esattezza  del  disegno.  Ti  troverai  anche 
alquanto  imbarazzato  in  sul  principio  nel  riprodurre 
superfiei  lucenti ; ma  un  po’  di  attenzione  ti  dimostrerà 
che  la  rappresentazione  di  esse  non  dipende  che  dalla 
giusta  osservazione  e riproduzione  .del  chiaroscuro  e 
dei  riflessi.  Metti  un  piccolo  vassoio  di  lacca  nera  sul 
tavolo,  di  fronte  ad  alcuni  libri  ; e vedrai  che'  esso 
rifletterà  gli  oggetti  circostanti,  come  se  fosse  una 


GLI  ESERCIZI  PRELIMINARI 


53 


piccola  pozzanghera  nera  leggermente  increspata;  ed 
i colori  di  quegli  oggetti  risulteranno  assai  più  bassi 
di  tono.  Disegna  esattamente  questi  riflessi  dei  libri, 
facendoli  scuri  ed  ondulati,  come  ti  si  dimostrano,  e 
vedrai  che  ciò  basterà  a rendere  la  lucentezza  del 
vassoio.  Non  è.  bene  però  ricercare  solitamente  per 
esercizio  degli  oggetti  lucenti;  ne  puoi  disegnare  uno 
o due,  tanto  per  ben  comprendere  e saper  rendere 
l’aspetto  delle  parti  lucenti  degli  oggetti  che  non  potrai 
scansarti  dal  riprodurre  ; quali,  ad  esempio,  l’oro  nel 
taglio  dei  libri,  o la  lucentezza  della  seta  e del  da- 
masco, in  cui  sta  gran  parte  dell’espressione  delle  loro 
pieghe.  Ma  d’altra  parte  osserva  che  ben  poche  sono 
le  cose  totalmente  prive  di  lucentezza;  e spesso  dise- 
gnando delle  superfìci  apparentemente  non  lucide  verrà 
ad  imbarazzarti  un  qualche  lume,  che  non  è se  non 
il  debole  riflesso  di  un  altro  oggetto. 

63.  Ed  ora,  se  coscienziosamente  mi  assicuri  che 
con  la  penna  e col  lapis  sai  ben  trattare  la  forma  ed 
il  chiaroscuro,  io  ti  permetterò  l’uso  del  pennello  e 
di  un  colore  solo  : — la  sepia,  od  il  blu  nero,  od  una 
miscela  di  cobalto  e di  blu  nero,  od  una  tinta  neutra  — ; 
per  renderti  più  gradevole  lo  studio  e portarti  un  po’ 
di  sollievo.  Ma  prima  tu  devi  fare  ancora  uno  o due 
esercizi  di  tinteggiatura. 

IX  ESERCIZIO. 

64.  Immergi  il  pennello  nel  colore  preparato  sic- 
come ho  detto  per  l’esercizio  YII  e fallo  scorrere  sulla 
carta  in  una  direzione  qualunque  tinteggiando  una 
qualsiasi  forma  irregolare. 


54  ELEMENTI  DEL  DISEGNO  E DELLA  PITTURA 


Quando  il  pennello  sia  diventato  asciutto,  sfiora  con 
esso  la  superficie  della  carta,  come  se  la  volessi  spol- 
verare leggermente;  ognuna  di  queste  spazzolate  del 
pennello  lascierà  nella  tinta  una  quantità  d’interstizi 
più  o meno  minuti.  Poi  lascia  asciugare,  e quando 
tutto  sarà  asciutto,  col  pennello  appena  intriso  di  co- 
lore sulla  punta,  riempi  i piccoli  interstizi  ad  uno  ad 
uno,  in  guisa  da  rendere  tutta  la  superfìcie  tinteggiata 
più  che  si  può  unita  ed  uguale,  cercando  sempre  di 
far  combaciare  esattamente  la  tinta  di  questi  piccoli 
interstizi  con  la  prima  tinteggiatura  generale,  cosicché 
l’una  non  venga  a sovrapporsi  sull’altra.  Mentre  la 
nuova  tinta  sta  asciugando,  essa  ti  apparirà  qua  e là 
un  po’  più  chiara  della  prima.  Ritoccala  adunque  cer- 
cando di  far  sì  che  tutto  sembri  una  sola  pezza  di  co- 
lore. E ricordati  che  un  piccolo  tratto  lavorato  con 
diligenza  di  guisa  che  il  colore  applicato  negli  inter- 
stizi sia  portato  alla  perfetta  uguaglianza  della  prima 
tinteggiatura,  ti  apporterà  assai  maggior  profitto  che 
non  un  grande  tratto  lavorato  trascuratamente  ; perciò 
adopera  molta  pazienza,  non  dimenticando  il  più  mi- 
nuto interstizio  bianco , e non  riempire  prima  gli  in- 
terstizi più  grandi  per  venir  poscia  ai  più  piccoli;  ma 
con  calma  e perseveranza  riempi  tutto  un  determinato 
spazio,  e poi  avanza  un  poco  alla  volta  sempre  guar- 
dando attentamente  ciò  che  è fatto  completo  e quello 
che  non  è. 


X ESERCIZIO. 


65.  Distendi  uno  strato  di  bleu,  preparato  secondo 
il  solito,  su  tutto  un  quadrato  di  carta,  e lascialo 


GLI  ESERCIZI  PRELIMINARI 


55 


asciugare.  Poi  un  altro  strato  sopra  i quattro  quinti 
circa  del  quadrato  e col  margine  estremo  piuttosto 
frastagliato  che  diritto,  e lascialo  asciugare.  Poi  un 
nuovo  strato  di  tre  quinti,  un  altro  di  due  quinti,  ed 
infine  uno  di  un  quinto;  cosicché  il  quadrato  si  pre- 
senti in  cinque  liste,  ciascuna  di  colore  più  intenso 
di  quella  che  le  è a lato.  Poi,  col  pennello  appena 
intriso  di  colore  (come  nell’esercizio  precedente,  allorché 
si  trattava  di  riempire  gl’interstizi  bianchi)  procura 
con  piccoli  tratti,  simili  a quelli  del  tratteggio  a penna, 
ma  un  po’  più  larghi,  di  portare  insensibilmente  l’una 
tinta  all’altra,  adombrando  con  delicatezza  le  tinte  più 
chiare  presso  il  loro  limite  con  le  tinte  più  scure. 
Tratteggiando  molto  leggermente  ed  incrociando  tra 
di  loro  in  ogni  direzione  una  quantità  di  piccoli  tratti, 
perverrai  gradatamente  alle  tinte  più  cariche  facendo 
scomparire  affatto  i limiti  delle  varie  tinte  e ad  unire 
così  delicatamente  ciascuna  con  la  tinta  vicina.  L’intero 
quadrato,  a lavoro  finito,  dovrebbe  risultare  gradata- 
mente  adombrato  dallo  scuro  al  chiaro,  senza  sbarre, 
ma  solo  presentando  come  una  trama  sottile  di  tratti 
incrocicchiati,  simile  a della  paglia  sminuzzata  sul 
tutto  (1). 

66.  Ora,  riprendi  la  tua  pietra  arrotondata,  e col- 
locala sotto  quella  luce  che  preferisci;  descrivine  il 
contorno  sommariamente  con  la  matita,  e stendi  una 
tinta  piatta  di  colore  molto  debole  su  tutta  la  super- 


(1)  Lo  scopo  di  questo  esercizio  è di  renderti  capace, 
allorché  incomincierai  a dipingere,  a lasciar  trasparire 
brillantemente  una  tinta  in  minute  porzioni,  attraverso 
ai  tratti  di  un’altra  tinta.  N.  d.  A. 


56 


ELEMENTI  DEL  DISEGNO  E DELLA  PITTURA 


ficie,  eccettuate  le  parti  più  fortemente  in  luce,  e la- 
sciando i margini  della  tinta  affatto  crudi.  Poi  applica 
un’altra  mano  di  colore  alle  parti  più  oscure,  lasciando 
pure  crudi  i margini  di  questa  tinteggiatura,  come  nel 
tratteggiare  il  quadrato  di  cui  ho  discorso  poco  sopra. 
Poi  un’altra  mano  sulle  parti  ancora  più  scure,  ed 
un’altra  sulle  scurissime,  lasciando  sempre  i margini 
asciugar  crudi.  In  seguito,  con  i piccoli  tratti  fa  spa- 
rire questi  margini,  rinforza  le  parti  oscure  e lavora 
tutto  delicatamente  come  se  fosse  con  la  penna,  finché 
non  abbia  portato  la  tua  copia  alla  somiglianza  del 
chiaroscuro  reale.  Vedrai  in  questo  lavoro  che  la  tinta 
sottostante  è di  grande  aiuto,  e che  tu  ora  puoi  otte- 
nere degli  effetti  molto  più  delicati  e completi,  che 
non  con  la  sola  penna. 

67.  Ho  detto  di  lasciare  i margini  delle  tinte  sempre 
crudi,  perchè  è meglio  non  tormentarla  la  tinta;  chè 
lasciandolo  tale  e quale  il  pennello  l’ha  messo  d’un 
colpo  sulla  carta,  il  colore  si  presenta  più  bello  e più 
fresco,  che  non  quando  sia  stato  travagliato  e tormen- 
tato; cosicché  è sempre  meglio  lasciare  il  contorno  e 
la  forma  anche  un  po’  sbagliata,  ove  non  si  possano 
più  correggere  in  seguito,  che  non  perdere  questa 
freschezza  della  tinta.  I grandi  acquarellisti  sanno  tro- 
vare d’un  tratto  con  una  sola  pennellata  la  forma 
giusta;  ed  i cattivi  acquarellisti  raffigurano  ruvida- 
mente con  una  pennellata  delle  forme  false,  e le  la- 
sciano false:  chè  il  volgo  non  distinguendo  il  falso 
dal  vero  si  compiace  tanto  della  parvenza  di  forza 
ch’è  nella  macchia  ruvida  ed  irregolare,  quanto  della 
presenza  di  forza  reale  ch’è  nella  macchia  ben  deter- 
minata; ma  noi,  ne’  nostri  inizi  dobbiamo  fare  quanto 


GLI  ESERCIZI  PRELIMINARI 


57 


di  meglio  ci  è possibile  con  la  pennellata  larga,  ed  in 
seguito  correggere  con  la  punta  del  pennello  finché 
abbiamo  trovata  la  forma  e la  tinta  giusta.  Dobbiamo 
curare  di  essere  esatti,  per  quanto  grandi  siano  gli 
sforzi  necessari  ; in  seguito  ed  a poco  a poco  potremo 
diventare  esatti  con  facilità  e disinvoltura. 

68.  Finora  ti  ho  limitato  ad  una  miscela  di  colore 
in  due  o tre  cucchiaini  d’acqua;  ma  nel  dar  compi- 
mento al  tuo  lavoro  di  chiaroscuro  puoi  servirti  di 
altre  miscele:  e così  per  far  sparire  il  margine  dello 
strato  di  tinta  più  debole,  verso  la  luce,  adoperare  nei 
piccoli  tratti  il  colore  sempre  più  anacquato  finché 
diventa  così  debole  da  non  potersi  più  percepire  ; 
mentre  per  rinforzare  gli  scuri,  quando  sono  molto 
scuri,  potrai  adoperare  del  colore  sempre  più  denso. 
Sfiorando  molto  leggermente  ed  a ripetuti  tocchi  la 
carta  col  pennello  appena  appena  umido  di  colore  di- 
scretamente denso  (purché  sempre  liquido  e non  in 
pasta)  potrai  ottenere  una  specie  di  vellutato,  assai 
prezioso  per  dare  profondità  all’ombra;  ma  per  riu- 
scirvi bene  si  richiede  grande  pazienza  e delicatezza 
di  mano. 

Questo  artifizio  si  riscontra  spesso  nei  fondi  e nelle 
ombre  degli  acquerelli  di  W.  Hunt. 

69.  Con  la  pratica  del  pennello  e del  colore,  riu- 
scirai da  te  stesso  a trovare  ed  a valerti  dei  mezzi 
che  meglio  possano  condurti  allo  scopo  ; ed  allonta- 
nerai spesso  lo  sconforto  ricordandoti  ciò  che  tante 
volte  ho  affermato  — che  se  qualche  parte  va  male, 
è quasi  sempre  certo  che  essa  abbisogna  di  maggior 
finitezza,  non  di  forza;  di  unità,  non  di  cambiamento. 
Se  non  ti  piace  come  si  presenta  il  tuo  disegno,  non 

Roskin,  Elem.  del  disegno  e della  pittura.  8 


58  ELEMENTI  DEL  DISEGNO  E DELLA  PITTURA 


perdere  la  pazienza,  non  distruggerlo  e non  cambiarne 
il  piano  ; nè  cancellarlo  disperatamente  là  dove  ti 
sembra  sbagliato;  ma  osserva  piuttosto  se  non  vi  sono 
delle  ombre  da  potersi  sfumare  con  più  esattezza,  o 
delle  piccole  lacune  o degli  squarci  da  riempire;  o 
delle  forme  da  determinare  più  delicatamente;  e non 
scagliarti  contro  alcuno  degli  errori  e delle  imper- 
fezioni così  scoperte;  ma  cancella  e modifica  lenta- 
mente e vedrai  tosto  il  tuo  disegno  prendere  un  altro 
aspetto. 

Un  espediente  molto  utile  per  certi  effetti  è quello 
d’inumidire  la  carta  e poi  stendervi  su  il  colore  più 
o meno  anacquato  secondo  l’effetto  voluto.  Vedrai  tosto 
come  esso  si  venga  digradando  bel  bello  da  sè  stesso 
mentre  asciuga  ; ed  una  volta  asciutto , tu  puoi  rin- 
forzarlo punteggiando  delicatamente  là  dove  abbisogna 
di  maggiore  intensità.  Anche,  mentre  il  colore  è umido 
sulla  carta,  ritoccandolo  col  pennello  completamente 
asciutto,  puoi  ricavare  dalle  luci  morbide  con  grande 
delicatezza  e precisione.  Prova  ogni  sorta  di  consimili 
espedienti,  sempre  osservando  come  il  colore  si  com- 
porta ; ma  tenendo  sempre  presente  che  il  risultato 
finale  deve  e può  solo  ottenersi  lavorando  puramente 
con  la  punta  del  pennello,  lo  stesso  come  nel  disegno 
a penna. 

70.  Passando  allo  studio  di  modelli  sempre  più 
complicati,  t’accorgerai  che  le  risorse  della  Natura  nel 
chiaroscuro  sono  tanto  più  ricche  delle  tue,  che  tu 
non  potrai  riuscire  a rendere  tutte,  o quasi,  le  gra- 
dazioni di  ombra  di  questo  o quel  dato  gruppo  di 
oggetti.  Ed  allora  prima  d’ogni  cosa  risolviti  a ben 
determinare  le  grandi  masse  degli  oggetti.  Se,  ad 


GLI  ESERCIZI  PRELIMINARI 


59 


esempio,  nel  gruppo  che  vuoi  riprodurre  vi  sono  un 
libro  verde,  un  foglio  di  carta  bianca  ed  un  calamaio 
nero,  ritieni  con  sicurezza  che  la  carta  costituisce  la 
massa  chiara,  il  libro  la  massa  media  ed  il  calamaio 
la  massa  scura  del  gruppo;  e non  ombreggiare  le 
pieghe  della  carta  o gli  angoli  del  libro  in  guisa  da 
equipararli  nell’intensità  di  tinta  al  calamaio. 

La  grande  differenza  che  passa  tra  i maestri  del 
chiaroscuro  e gli  artisti  di  minor  valore  sta  appunto 
nell’abilità  dei  primi  nel  disegnare  con  tanta  delicatezza 
da  esprimere  la  forma  in  un  oggetto  di  colore  oscuro 
con  poco  chiaro,  ed  in  un  oggetto  di  color  chiaro,  con 
poco  scuro;  ed  è meglio  lasciare  perfino  che  la  forma 
qua . e là  non  sia  riprodotta  soddisfacentemente,  che 
trascurare  i rapporti  generali  delle  grandi  masse.  E 
ciò  non  perchè  le  masse  siano  elemento  così  impor- 
tante nella  composizione  (chè  tu  per  ora  non  devi 
ancora  pensare  alla  composizione)  ; ma  per  il  fatto  che 
le  cose  a’  nostri  occhi  si  presentano  come  altrettante 
masse,  e che  noi  vediamo  carta,  libro  e calamaio  nel 
loro  complesso  come  tre  cose  distinte,  prima  di  scor- 
gere le  pieghe  o le  fessure  o gli  angoli  di  ognuno 
dei  tre  oggetti. 

Ritieni,  adunque,  fin  da  principio  che  nessun  parti- 
colare si  può  esprimere  nel  disegno  con  altrettanta 
forza  con  quanta  si  presenta  nel  vero:  e nelle  masse 
procura  di  mantenere  tutte  le  ombre  e le  varie  acci- 
dentalità di  importanza  secondaria  più  chiare  di  quanto 
non  siano  in  natura;  chè  altrimenti  ritieni  per  certo 
che  le  faresti  troppo  scure.  T’accorgerai,  così  facendo, 
di  non  ottenere  con  sufficiente  evidenza  il  rilievo  delle 
cose;  ma  non  importa.  Più  che  il  loro  rilievo  è ne- 


60  ELEMENTI  DEL  DISEGNO  E DELLA  PITTURA 


cessano  sia  rispettato  il  loro  reciproco  rapporto  di 
chiaroscuro.  Gli  effetti  illusorii  di  rilievo  si  ottengono 
sempre  con  qualche  esagerazione  di  chiaroscuro;  ed 
ogniqualvolta  ciò  accada,  il  disegno  è certamente  più 
o meno  cattivo  ; un  disegno  od  una  pittura  veramente 
buona  avranno  piuttosto  una  leggera  tendenza  a mancar 
di  rilievo. 

7 1 . E d’altro  canto  osserva  che,  un  oggetto  per 
quanto  possa  esser  bianco,  avrà  sempre  qualche  pic- 
colo punto  più  bianco  del  rimanente  (1).  Devi  perciò 
dare  una  leggera  tonalità  grigia  ad  ogni  parte  del  tuo 
disegno,  salvo  nelle  sue  parti  più  luminose:  perfino 
il  foglio  di  carta  bianca  del  gruppo  sopra  ricordato, 
debb’essere  d’un  tono  leggermente  basso,  a meno  che 
(e  vi  sono  mille  probabilità  che  non  sia  così)  esso  sia 
tutto  voltato  in  modo  da  ricevere  la  luce  in  pieno. 
L’esame  del  modo  in  cui  ne’  loro  quadri  Paolo  Vero- 
nese od  il  Tiziano  hanno  trattato  gli  oggetti  bianchi 
ti  dimostrerà  vere  queste  mie  affermazioni. 

72.  Appena  ti  senta  capace  di  esprimere  col  pennello 
le  ondulazioni  delle  superfici  ed  i rapporti  delle  masse, 
tu  puoi  passare  al  disegno  di  cose  più  complicate  e 
più  belle.  Ed  anzitutto  di  rami  d’alberi,  non  più  ora 
soltanto  in  rilievo  di  nero  sul  bianco,  ma  nella  loro 
piena  rotondità.  Prendi  il  primo  pezzo  di  ramo  forcuto 
che  ti  capiti  tra  mani  ; taglia  via  le  punte  dei  bracci 
biforcantisi,  di  guisa  che  il  pezzo  di  ramo  sia  soltanto 


(1)  “ Nessuna  cosa  pare  della  sua  naturale  bianchezza, 
perchè  i siti  ne’  quali  essa  è veduta  la  rendono  all’occhio 
tanto  più  o meno  bianca,  quanto  tal  sito  sarà  più  o meno 
oscuro  „.  Leon,  da  Vinci,  Tratt.  d.  Pitt.  § 615. 

N.  d.  T. 


GLI  ESERCIZI  PRELIMINARI 


61 


della  lunghezza  di  un  piede  all’incirca;  fissalo  in  tal 
posizione  donde  non  possa  esser  rimosso  e disegnalo 
accuratamente  a chiaroscuro  nelle  stesse  dimensioni 
del  vero;  cercando  sopratutto  di  ottenere  una  imagine 
fedele  della  sua  struttura  alla  biforcazione.  Una  volta 
superate  le  difficoltà  che  la  pianta  presenta  alle  sue 
ascelle,  tutto  il  resto  riuscirà  facile. 

7 3.  Comunque  sia  il  fondo,  disegnalo  esattamente 
come  lo  vedi.  Tu  devi  disegnare  ciò  che  sta  dietro  al 
ramo,  sia  brutto  o no  ; chè  altrimenti  non  potresti  mai 
sapere  se  il  chiaroscuro  sia  giusto;  esso  potrebbe  sem- 
brarti falso,  solo  perchè  manca  del  fondo.  E questa 
regola  generale  tu  devi  osservare  in  tutti  i tuoi  studi; 
checché  tu  voglia  disegnare,  disegnalo  completamente  e 
senza  nessuna  alterazione  ; altrimenti  non  saprai  mai  se 
ciò  che  hai  fatto  è giusto  (1).  Non  v’ha  cosa  visibile  dalla 
quale  tu  non  possa  trarre  un  utile  esercizio. 

7 4.  Ora  passiamo  a metter  le  foglie  su’  tuoi  rami. 
Cogli  un  ramoscello  con  quattro  o cinque  foglie  e 
mettilo  nell’acqua;  collocavi  dietro  un  foglio  di  carta 
bianca,  od  a tinta  chiara,  in  modo  che  le  foglie  spic- 
chino in  nero  su  fondo  bianco;  indi  abbozzane  accu- 
ratamente col  lapis  la  forma  scura,  alla  stessa  guisa 
che  avevi  disegnato  l’intreccio  dei  rami,  per  essere 


(1)  V.  in  proposito  la  N.  riportata  nella  Prefazione 
dell’ A.  al  num.  x.  Ed  a questo  principio  in  parte  si  ri- 
connette pure  il  seguente  avvertimento  di  Leonardo  : 

“ Le  figure  di  qualunque  corpo  ti  costringono  a pigliar 

quel  lume  nel  quale  tu  fìngi  essere  esse  figure 

e da  questo  tu  non  puoi  fuggire  che,  mostrando  la  causa 
di  tali  ombre  e lumi,  tu  non  faccia  le  ombre  e i lumi 
partecipanti  delle  predette  cause,  se  no  l’operazione  tua 
è vana  e falsa  Tratt.  d.  Piti.,  § 83.  N.  d.  T. 


62 


ELEMENTI  DEL  DISEGNO  E DELLA  PITTURA 


sicuro  che  tutte  le  loro  masse  e gli  interstizi  siano 
esatti  nella  forma,  prima  di  incominciare  ad  ombreg- 
giare a penna,  curando  allora  di  fare  il  lavoro  più 

finito  che  si  può,  come  nella 
fig.  6,  che  rappresenta  un 
rampollo  di  Lillà. 

7 5 . Malgrado  le  tue  copie 
di  disegni  di  stoffe,  è facile 
che  da  principio  ti  trovi 
imbarazzato  nell’  esprimere 
il  rabberciamento  delle  fo- 
glie; tanto  più  che  l’aspetto 
del  raccorciamento  o del 
rilievo  dipende  non  tanto 
dalla  prospettiva  delle  fo- 
glie stesse,  quanto  dalla 
doppia  visuale  dei  due  oc- 
chi. Ora,  vi  sono  degli  arti- 
fizi con  cui  i buoni  pittori 
riescono  a superare  in  parte 
questa  difficoltà:  come  una 
leggera  esagerazione  di  forza 
o di  colorito  nelle  parti 
più  vicine,  e di  oscurità 
Fig.  6.  nelle  più  lontane  ; ma  tu 

non  attenerti  a nessun  arti- 
, fìzio  di  tal  genere.  Appena  ti  metti  ad  abbozzare  le 
foglie  fissa  un  punto  dello  sfondo,  per  portarvi  contro 
la  punta  di  una  delle  foglie  ; e così  abbozza  l’intero 
ramo  come  lo  vedi  nella  posizione  fissata,  guardandolo 
sempre  con  un  occhio  solo.  Il  tuo  disegno  non  rasso- 
miglierà mai  al  modello,  se  tu  guardi  questo  con  ambo 


GLI  ESERCIZI  PRELIMINARI 


63 


gli  occhi  (1),  mentre  puoi  renderlo  perfettamente  so- 
migliante se  lo  guardi  con  uno  solo;  e devi  conten- 
tarti d’aver  ottenuto  la  rassomiglianza  in  questi  termini. 

76.  Per  avere  una  chiara  conoscenza  delle  varie 
prospettive  delle  foglie,  prendine  una  sola,  lunga,  e 
tienila  con  la  punta  rivolta  verso  di  te  e più  distesa 
che  puoi,  in  guisa  da  non  vederne  altro  che  la  sotti- 
gliezza, come  se  tu  dovessi  sapere  com’è  sottile,  e 
disegnala  così.  Quindi  abbassala  gradatamente  verso 
di  te  ed  osservala  fino  a che  sia  giunta  alla  sua  mas- 
sima lunghezza,  e cioè  sia  tenuta  perpendicolarmente 
in  giù  avanti  a te.  Disegnala  in  tre  o quattro  posi- 


(1)  Se  tu  conosci  il  principio  dello  stereoscopio,  allora 
comprenderai  la  ragione  di  questa  regola;  se  non  lo 
conosci,  non  importa;  credimi  sulla  parola,  che  io  non 
potrei  spiegarti  quel  principio  senza  figure  e gran  per- 
dita di  tempo.  N.  d.  A. 

“ Perchè  la  pittura  non  può  mai  parere  spiccata  come 

LE  COSE  NATURALI. 

I pittori  spesse  volte  cadono  in  disperazione  del  loro 
imitare  il  naturale,  vedendo  le  loro  pitture  non  aver 
quel  rilievo  e quella  vivacità  che  hanno  le  cose  vedute 

nello  specchio Impossibile  è che  la  cosa  dipinta 

apparisca  di  tal  rilievo,  che  si  assomigli  alla  cosa  dello 
specchio,  benché  l’una  e l’altra  sia  su  una  superfìcie, 

salvo  se  fosse  veduta  con  un  solo  occhio „.  Leon. 

da  Vinci,  Tratt.  d.  Pitt.,  § 115. 

E più  sotto: 

“ Impossibile  è che  la  pittura,  imitata  con  somma 
perfezione  di  lineamenti,  ombra,  lume,  colore,  possa  pa- 
rere del  medesimo  rilievo  qual  pare  il  naturale,  se  già 
tal  naturale  in  lunga  distanza  non  'e  veduto  da  un  sol 
occhio  „.  Id.  id.,  § 482.  Ecco  divinato  il  principio  dello 
stereoscopio  tre  secoli  prima  della  sua  scoperta. 

N.  d.  T. 


64  ELEMENTI  DEL  DISEGNO  E DELLA  PITTURA 


zioni  differenti  tra  queste  due  posizioni  estreme,  con 
le  membrature  quali  appariscono  in  ciascuna  posizione  ; 
e presto  imparerai  a conoscere  come  dev’essere  la  foglia. 

77.  Disegna  dapprima  solo  due  o tre  delle  foglie 
del  ramoscello  ; poi  dei  gruppi  più  numerosi  ; ed  eser- 
citati così  su  modelli  sempre  più  complicati  di  rami 
e di  fogliame,  finché  diventerai  padrone  delle  combi- 
nazioni più  difficili,  che  non  consistano  di  più  che 
dieci  o dodici  foglie.  Facendo  questi  studi,  se  l’occa- 
sione ti  porta  a visitare  qualche  galleria  di  quadri, 
ti  troverai  a prendere  un  interesse  assai  più  vivo  che 
non  prima  alle  opere  dei  grandi  maestri;  vedrai  che 
molto  spesso  i loro  sfondi  più  belli  non  sono  composti 
che  di  poche  frasche  accuratamente  studiate  che  si 
profilano  sul  cielo  lontano  : e che  un’altra  fronda  o due 
formano  la  parte  più  interessante  de’  loro  primi  piani. 

Osservando  qualche  ricco  pezzo  di  vegetazione  vedrai 
che  solo  due  o tre  dei  gruppi  di  foglie  più  vicini  si 
possono  disegnare  integralmente.  La  massa  intera  è 
troppo  vasta  e troppo  intricata  per  poter  essere  trat- 
tata nello  stesso  modo. 

78.  Perciò  dovrai  ora  rDorrere  a dei  modi  di  ese- 
cuzione che  per  essere  arruffati  possano  esprimere 
l’arruffio  del  vero.  Ed  anzitutto  devi  ben  comprendere 
il  carattere  di  questo  arruffio  o confusione  delle  grandi 
masse  di  fogliame.  Se  tu  osservi  attentamente  le  frasche 
esterne  di  qualche  albero  a venti  o trenta  metri  di 
distanza,  esse  si  profilano  contro  il  cielo  in  masse  che 
a tutta  prima  sembrano  ben  definite  ; ma  dopo  averle 
esaminate  bene,  vedrai,  confuse  con  le  vere  forme  delle 
foglie  molte  linee  indistinte,  di  cui  talune  sono  dei 
picciuoli,  tal’altre  delle  foglie  vedute  di  taglio,  e che 


GLI  ESERCIZI.  PRELIMINARI 


65 


sembrano  spezzate  ; poiché,  supposto  che  la  forma  reale 
della  foglia  sia  come  in  a , fig.  7,  essa  portata  a qualche 
metro  di  distanza  e contro  il  cielo,  apparirà  nera  e 
nella  forma  di  b;  e portata  qualche  metro  ancora  più 
distante,  il  picciuolo  e la  punta  si  fanno  indistinti,  il 
corpo  della  foglia  diventa  poco  più  che  una  linea,  ed 
il  risultato  sarà  come  in  c ; con  una  maggior  finezza 


a 

b 

c 

Fig.  7. 

però,  nell’aspetto  della  foglia  reale,  impossibile  a ren- 
dersi nell’incisione  e prodotta  dal  fatto  che  il  picciolo 
e la  punta  della  foglia,  sebbene  siano  scomparsi  alla 
vista,  tuttavia  esercitano  il  loro  potere  di  arrestare  la 
luce  dove  essi  sono,  producendo  un  leggero  offusca- 
mento accanto  alla  parte  della  foglia  che  resta  visi- 
bile; di  guisa  che  l’effetto  completo  della  foglia  solo 
potrebbe  esser  reso  da  due  straterelli  di  colore,  di 
cui  l’uno  abbassi  un  po’  il  tono  del  cielo  e l’altro 
accanto  disegni  i frammenti  di  foglia  come  in  c,  ed 
indichi  accuratamente  la  maggiore  oscurità  della  pic- 
cola macchia  nel  mezzo,  dove  si  trova  la  faccia  infe- 
riore della  foglia. 

Ciò  in  teoria;  in  pratica  non  si  può  raggiungere 

Ruskin,  Eleni,  del  disegno  e della  pittura.  9 


66 


ELEMENTI  DEL  DISEGNO  E DELLA  PITTURA 


Fig.  8. 

per  il  ramo  in  qualche  cosa  che  la  tenga  ferma  a circa 
otto  piedi  di  distanza  da  te,  od  anche  dieci  se  hai 
buona  vista  (1),  e mettivi  dietro  un  foglio  di  carta  non 
troppo  bianca,  come  al  solito.  Poi  disegna  accurata- 
mente tutte  le  masse  del  fogliame  ed  i peduncoli  in 
semplice  profilo  nero,  prima  a lapis,  poi  a penna,  come 
li  vedi  contro  il  foglio  di  carta:  la  fig.  8 rappresenta 


(1)  “ Quando  hai  da  ritrarre  di  naturale,  sta  lontano 
tre  volte  la  grandezza  delle  cose  che  tu  ritrai  „.  Lkon. 
da  Vinci,  Tratt.  d.  Piti.,  § 80.  N.  d.  T. 


tale  perfezione  ; ma  riusciremo  a rendere  l’ aspetto 
generale  del  fogliame  abbastanza  soddisfacentemente, 
eoi  seguente  metodo. 

79.  Raccogli  una  fronda  di  qualche  pianta,  della 
lunghezza  di  , circa  un  piede  od  otto  pollici.  Fissala 


GLI  ESERCIZI  PRELIMIMARI 


67 


una  fronda  di  Phillyrea  disegnata  in  questo  modo. 
Non  aver  paura  di  confondere  le  foglie  in  una  massa 
nera  quando  esse  si  raggruppano  insieme  ; questo  eser- 
cizio serve  soltanto  ad  insegnarti  come  sono  le  vere 
forme  di  tali  masse,  viste  contro  il  cielo. 

80.  Fa  due  diligenti  studi  di  questo  genere  di  un 
ramo  di  ogni  pianta  comune  — quercia,  frassino,  olmo, 
betulla,  faggio,  ecc.;  — anzi,  se  sei  bravo  e studioso, 
devi  fare  diligentemente  uno  di  questi  studi  tre  volte 
la  settimana,  fino  a cbe  tu  abbia  esemplari  di  ogni 
specie  di  pianta  od  arbusto  di  cui  possa  cogliere  un  ramo. 


Ti  dissi  di  fare  due  studi  per  ogni  ramoscello  per 
questo  motivo:  cbe  ogni  massa  di  fogliame  ha  una 
superfìcie  superiore  ed  una  inferiore,  e veduta  di  pro- 
filo mostra  un’organizzazione  dei  rami  tutta  differente 
da  quella  veduta  dal  disopra. 

Generalmente  le  masse  si  vedono  più  o meno  di 
profilo  allorché  si  guarda  una  pianta  nel  suo  insieme  ; 
e la  Natura  nel  profilo  presenta  la  sua  composizione 
più  elegante.  Ma  i prospetti  delle  masse  di  piante  dal- 
l’alto o dal  basso  si  presentano  pure  non  di  rado  ; ed 
è necessario  che  tu  sappia  disegnarli,  se  vuoi  com- 
prendere l’anatomia  della  pianta.  La  differenza  tra  i 


Fig.  9. 


68  ELEMENTI  DEL  DISEGNO  E DELLA  PITTURA 


due  aspetti  è soventi  assai  maggiore  di  quanto  tu 
possa  credere.  Per  esempio,  nella  fìg.  9,  a è il  pro- 
spetto dall’alto,  e b il  profilo  di  un  solo  ramoscello 
di  Phillyrea. 

La  fig.  8 rappresenta  un  ramo  più  complesso  veduto 
in  un  aspetto  intermedio,  e cioè  dal  disotto,  ma  ad 
una  certa  distanza  di  fianco. 

81.  Dopo  aver  studiato  per  tal  modo  alcuni  rami, 
prendi  uno  de’  tuoi  disegni  e collocalo  ad  un  braccio 
da  te,  poi  ad  un  braccio  e mezzo,  poi  a due  braccia; 
osserva  come  i gambi  più  tenui  e le  foglie  più  piccole 
gradatamente  scompariscano  lasciando  solo  un’oscurità 
lieve  e vaga  là  dove  si  mostravano  ; e fa  un  altro  studio 
dell’effetto  prodotto  a ciascuna  distanza,  avendo  cura 
di  non  disegnar  nulla  più  di  quanto  vedi  realmente; 
perchè  in  ciò  consiste  tutta  la  differenza  tra  quella  che 
non  sarebbe  altro  che  una  miniatura  delle  foglie  viste 
da  vicino,  ed  un  disegno  a giusta  grandezza  delle 
stesse  foglie  vedute  a distanza.  Dicendo  a giusta  gran- 
dezza intendo  dire  la  grandezza  in  cui  risulterebbero 
realmente  se  il  loro  contorno  fosse  tracciato  dietro 
una  lastra  di  vetro  tenuta  alla  stessa  distanza  dall’oc- 
chio, alla  quale  vuoi  tenere  il  tuo  disegno  (1).  Tu  puoi 


(1)  “ Modo  di  ritrarre  un  sito  col  vetro.  — Abbi  un 
vetro  grande  come  un  mezzo  foglio  reale,  e quello  ferma 
bene  dinanzi  agli  occhi  tuoi,  cioè  tra  rocchio  e la  cosa 
che  tu  vuoi  ritrarre;  poi  poniti  lontano  con  rocchio 
al  detto  vetro  due  terzi  di  braccio,  e ferma  la  testa  con 
un  istrumento,  in  modo  che  tu  non  possa  muoverla  punto. 
Di  poi  serra  o copriti  un  occhio,  e col  pennello  o con 
il  lapis  a matita  segna  sul  vetro  ciò  che  di  là  appare, 
e poi  lucida  con  carta  tal  vetro,  e spolverizzalo  sopra 
buona  carta,  e dipingila,  se  ti  piace,  usando  bene  di  poi 


GLI  ESERCIZI  PRELIMINARI 


69 


sempre  verificare  questa  giusta  grandezza  di  qualsiasi 
oggetto  col  tenere  il  foglio  perpendicolare  avanti  a te, 
alla  distanza  dall’occliio  alla  quale  vuoi  che  si  veda 
il  tuo  disegno.  Porta  il  suo  margine  in  corrispondenza 
dell’oggetto  che  vuoi  disegnare,  e segna  sul  margine 
i punti  in  cui  il  contorno  dell’oggetto  lo  incontra. 
Troverai  sempre  che  l’oggetto,  così  misurato,  risulta 
più  piccolo  di  quello  che  ti  pareva  (1). 

82.  Dopo  aver  fatto  alcuni  di  questi  esperimenti 
su’  tuoi  proprii  disegni  (che  per  esercizio,  dapprincipio, 
servono  meglio  che  non  le  piante  vere,  perchè  il  pro- 
filo nero  nel  disegno  è perfettamente  fermo  e non 
tremola  nè  è confuso  dal  balenìo  della  lucentezza  delle 
foglie),  prova  a copiare  le  estremità  delle  piante  vere, 
non  lavorando  molto  in  una  sol  volta  però,  perchè  lo 
splendore  del  cielo  verrà  nd  abbagliarti  ed  a confon- 
derti la  vista.  Anzi,  credo  perfino  che  questo  splendore 
faccia  perdere  un  po’  del  contorno  stesso,  argomen- 
tando dal  fatto  che  nella  fotografìa  la  luce  esercita 
una  grande  azione  chimica  sui  margini  delle  foglie  e, 
per  così  dire,  se  li  mangia;  cosicché  nessuna  pianta 
alla  cima , che  sia  posta  contro  un  cielo  vivido , nè 
un’altra  forma  qualsiasi,  apparisce  disegnata  esatta- 
mente in  una  fotografìa  ; e se  tu  riesci  a disegnar  bene 
alcune  poche  fronde,  il  risultato  tuo  sarà  molto  più 
bello  ed  interessante  di  ogni  fotografia. 


la  prospettiva  aerea  Leon,  da  Vinci,  Tratt.  d.  Piti., 
§ 87.  V.  d.  T. 

(1)  Giova  pure  nella  copia  dal  vero  questo  consiglio 
di  Leonardo:  “ Usa  tenere  in  mano  un  filo  con  un  piombo 
pendente,  per  poter  vedere  gli  scontri  delle  cose  „.  Tratt. 
d.  Piti .,  § 97.  N.  d.  T. 


70  ELEMENTI  DEL  DISEGNO  E DELLA  PITTURA 


83.  Queste  le  difficoltà  nel  rendere  la  forma  oscura 
delle  frasche  quando  si  profilano  sul  cielo.  Ma  dentro 
queste  frasche  e nel  cuore  delle  piante  l’intrico  del 
fogliame  diventa  più  imbarazzante  ; perchè  quasi  tutte 
le  foglie  hanno  alcunché  di  lucente,  e tutte  sono  più 
o meno  traslucide  (vale  a dire  che  lasciano  passare  la 
luce  attraverso)  ; perciò,  in  ogni  data  foglia,  oltre  alla 
complicazione  delle  ombre  e dei  raccorciamenti  suoi 
proprii,  vi  sono  tre  serie  di  circostanze  che  alterano 
o mascherano  le  sue  forme.  Primo,  le  ombre  che  su 
di  essa  mandano  le  altre  foglie  — spesso  molto  for- 
temente. Secondo,  la  luce  riflessa  dalla  sua  superficie 
lucente:  talora  il  bleu  del  cielo,  tal’altra  il  bianco 
delle  nubi,  o il  sole  stesso  che  vi  si  riflette  come  una 
stella.  Terzo,  la  forma  e le  ombre  delle  altre  foglie, 
vedute  come  macchie  oscure  attraverso  le  parti  tras- 
lucide delle  foglie:  elemento  importantissimo  dell’ef- 
fetto del  fogliame,  ma  trascurato  affatto  dai  paesisti 
in  genere. 

84.  Conseguenza  di  tutto  ciò  è che,  salvo  qua  e là 
per  mero  caso,  non  si  vede  mai  la  forma  completa  di 
una  foglia  ; ma  bensì  una  strana  e bizzarra  confusione, 
molto  definita,  invero,  nella  sua  evidenza  del  come 
viene  prodotta,  e dell’unità  di  azione;  ma  affatto  inde- 
finibile ed  inestricabile  se  considerata  a parte  a parte, 
quantunque  sia  la  paziente  virtù  dello  studioso.  Nè 
tu  potresti  riprodurla  esattamente  se  pure  lavorassi 
un  anno  intero  intorno  ad  una  sola  pianta;  ond’è  che 
devi  ricercare  qualche  metodo  d’esecuzione  che  più  o 
meno  possa  con  una  sua  propria  varietà  e mistero  (1) 


(1)  Ho  tradotto  così  letteralmente  la  parola  mystery 


GLI  ESERCIZI  PRELIMINARI 


71 


imitare  la  varietà  e il  mistero  della  Natura,  senza  ve- 
nire ad  una  vera  copia  del  dettaglio. 

85.  A questa  conclusione  sono  giunto  dietro  l’os- 
servazione della  forma  delle  piante,  perchè  in  essa  la 
cosa  si  appalesa  più  chiaramente.  Ma  non  v’ha  oggetto 
in  natura  che  in  qualche  sua  parte  non  comprenda 
questo  carattere  inimitabile,  questo  mistero  di  quantità , 
che  abbisogna,  per  essere  completamente  espresso,  di 
una  maniera  particolare,  di  qualche  malizia  d’esecu- 
zione. Se  il  fogliame  è intricato,  così  è pure  il  muschio, 
così  la  schiuma,  così  le  fenditure  delle  roccie,  così  la 
pelliccia  e la  capigliatura,  e la  trama  di  un  tessuto 
e l’ammasso  delle  nubi.  E sebbene  i metodi  partico- 
lari d’esecuzione  ed  una  inaniera  abile  siano  affatto 
inutili  se  tu  prima  non  abbia  acquistato  la  profonda 
conoscenza  della  forma  dell’oggetto;  cosicché  se  tu 
non  sai  disegnare  un  ramo  perfettamente,  tanto  meno 
sapresti  disegnare  bene  un  albero  e se  non  sai  disegnare 
un  filo  di  nebbia,  tanto  meno  sapresti  raffigurare  bene 
un  ammasso  di  nubi,  e se  non  un  semplice  stelo  d’erba, 
tanto  meno  un  cespuglio;  tuttavia  una  volta  che  tu 
abbia  acquistato  la  padronanza  della  forma,  tu  puoi 
senza  tema  — e lo  devi  al  fine  di  perfezionare  il  tuo 
lavoro,  completare  il  tuo  sapere  con  ogni  aiuto  che 
l’artifizio  e l’abilità  della  mano  ti  possano  offrire. 


del  testo,  perchè  nel  significato  in  cui  è ora  adoperata, 
la  ritengo  intraducibile.  Essa  esprime  qui  il  concetto  del 
confuso,  dell’indeterminato,  delFinestricabile  e di  cui  il 
lettore  si  farà  un’idea  esatta  ripensando  appunto  al  ca- 
rattere del  fogliame  folto  e di  tutte  quelle  cose  di  na- 
tura simile  a quelle  più  sotto  citate  ad  esempio  dal- 
l’Autore. N.  d.  T. 


72 


ELEMENTI  DEL  DISEGNO  E DELLA  PITTURA 


86.  Ma  per  conoscere  quali  siano  le  risorse  del- 
T artifizio  tu  devi  ora  guardare  all’arte  altrettanto  quanto 
alla  Natura,  e vedere  con  quali  mezzi  i pittori  e gli 
incisori  hanno  saputo  esprimere  queste  finezze.  Pro- 
curati alcune  buone  incisioni  (1),  ma  non  tante  in  una 
volta,  perchè  maggiore  è il  loro  numero,  minore  sarà 
l’attenzione  che  vi  presterai.  Poiché  è una  verità  in- 
discutibile che  il  godimento  che  l’arte  ci  procura  non 
aumenta,  oltre  ad  un  certo  limite,  in  ragione  diretta 
della  quantità  di  possesso;  ma  non  fa  che  sperdersi, 
per  così  dire,  sopra  una  superficie  maggiore,  ed  è molto 
spesso  offuscato  dallo  scoprire  delle  idee  ripetute  in 
differenti  opere.  Ora  il  principiante  deve  piuttosto  con- 
centrare l’attenzione  su  di  una  o due  sole  cose  buone, 
che  non  lasciarla  divagare  su  di  molte;  egli  ha  troppo 
da  studiare  e da  scoprire  nel  campo  dell’arte;  per  il 
che  non  v’ha  mezzo  migliore  del  meditare  a lungo  su 
poche  cose,  e studiarle  a fondo. 

È appunto  uno  dei  più  gravi  errori  del  nostro  tempo, 
quello  di  voler  sapere  e veder  troppo  ; coloro  che  sem- 
brano saper  tutto,  in  realtà  non  sanno  bene  nulla. 
Guardati  dalla  scienza  da  enciclopedia. 

87.  Tornando  alle  incisioni  di  cui  t’ho  detto,  esse 
generalmente  sono  più  da  osservare  che  da  copiare; 
e il  loro  studio  ti  sarà  ancor  più  utile  allorché  trat- 

(1)  Naturalmente,  per  la  sua  fedele  ammirazione  verso 
il  grande  paesista  inglese,  l’A.  raccomanda  specialmente 
le  incisioni  di  Turner;  ma  queste  sono  rare  e molto  co- 
stose, tanto  più  da  noi,  in  Italia;  mentre  non  mancano 
oggidì  ottime  pubblicazioni  artistiche  ed  eccellenti  ripro- 
duzioni di  incisioni  antiche  e moderne,  accessibili  a borse 
anche  modeste,  ed  utilissime  allo  scopo  di  cui  qui  si 
tratta.  N.  d.  T. 


GLI  ESERCIZI  PRELIMINARI 


73 


teremo  della  composizione,  che  non  adesso  ; tuttavia 
ti  porteranno  un  gran  bene  anche  adesso,  ove  tu  ti 
provi  ad  uguagliarne  il  tratteggio  delicato  o le  gra- 
dazioni di  tono;  poiché  nel  disegno  a penna  tenderai 
troppo  ad  un  ombreggio  rotto  e come  graffiato. 

88.  Non  copiare  l’incisione  tratto  per  tratto;  ma 
cerca  soltanto  di  ottenere  lo  stesso  effetto.  E se  ti 
senti  scoraggiato  dalla  delicatezza  che  ciò  richiede,  e 
cominci  a pensare  che  l’incisione  non  è disegno,  e che 
questa  copia  non  può  recarti  un  aiuto  efficace  per  ap- 
prendere il  disegno,  ricordati  che  l’incisione  differisce 
dal  disegno  comune,  solo  per  le  difficoltà  che  deve 
incontrare.  Forse  tu  sarai ,,  penetrato  dalla  falsa  idea 
che  l’incisione  non  sia  altro  che  un  lavoro  materiale, 
un  mestiere  abbastanza  facile,  una  volta  che  vi  si  abbia 
preso  la  mano.  Al  contrario,  essa  è una  forma  di  di- 
segno assai  più  difficile  che  non  il  disegno  comune, 
per  la  semplice  ragione  che  è più  difficile  incidere 
l’acciaio,  che  non  muovere  il  lapis  sulla  carta.  È bensì 
vero  che  vi  sono  dei  mezzi  meccanici  e dei  sistemi 
speciali  di  esecuzione  che  fino  ad  un  certo  limite  fanno 
dell’incisione  un  puro  lavoro  macchinale  e,  più  o meno, 
una  pratica  della  mano  e del  braccio;  ma  così  non 
avviene  nel  fogliame  che  tu  devi  copiare,  le  cui  parti 
più  belle  e più  graziose  sono  sempre  lavorate  a bu- 
lino — vale  a dire  disegnate  con  una  punta  fine  di 
acciaio  éd  a mano  libera;  soltanto  che  la  linea  così 
tracciata  è bianca  invece  di  esser  nera , il  che  rende 
cosa  ancor  più  difficile  giudicare  il  lavoro  che  si  sta 
facendo.  E la  copia  di  queste  incisioni  ti  sarà  tanto 
più  utile,  in  quanto  ti  richiamerà  alla  mente  la  fatica 
e l’abilità  dell’incisore  e ti  dimostrerà  quanto  debba 

Ruskin,  E lem.  del  disegno  e della  pittura.  10 


74  ELEMENTI  DEL  DISEGNO  E DELLA  PITTUKA 


lavorare  in  questo  mondo  la  gente  che  deve  realmente 
fare  qualche  cosa. 

89.  Non  credere  però  che  io  voglia  proporti  l’in- 
cisione come  modello  di  disegno  — lungi  da  tal 
pensiero;  ma  è necessario  che  tu  sia  capace  di  fare 
altrettanto  bene  (1)  prima  che  tu  riesca  a far  meglio; 
e nel  vario  metodo  di  lavoro  che  scorgerai  in  essa, 
troverai  molti  piccoli  aiuti  e suggerimenti.  Ricordati 
soltanto  che  tutti  i primi  piani  degl’incisori  sono  cat- 
tivi; ogniqualvolta  vedi  che  le  linee  tortuosamente 
parallele,  particolari  alle  incisioni  moderne,  si  fanno 
distinte,  tu  non  devi  copiarle,  e neppure  ammirarle  ; 
devi  soltanto  copiare  le  masse  più  delicate,  e i lontani 
e il  fogliame. 

9 0.  Oltre  alle  incisioni,  e come  a salvaguardia 
dei  difetti  che  ti  potrebbero  instillare,  tu  devi  prov- 
vederti, se  ti  è possibile,  di  una  qualche  acquafòrte 
di  Rembrandt,  o almeno  la  fotografia  di  essa  (di  fi- 
gura, non  di  paesaggio).  Non  importa  di  qual  soggetto, 
o se  soltanto  abbozzata  o finita  ; anzi,  quelle  abbozzate 
generalmente  oltre  all’essere  più  a buon  mercato,  sono 
più  istruttive.  Copiala  meglio  che  puoi,  osservando 
specialmente  che  in  Rembrandt  le  linee  più  rapide 
hanno  uno  scopo  ben  determinato,  e che  esse  sono 
disegnate  con  una  precisione  quasi  inconcepibile,  al- 
lorché l’oggetto  è di  precipuo  interesse.  Il  Figliuol 


(1)  Altrettanto  bene,  non  con  altrettanta  minutezza;  il 
diamante  incide  sull’acciaio  delle  linee  più  fini  di  quelle 
che  tu  possa  tracciare  con  la  penna  sulla  carta;  ma  tu 
devi  saper  ottenere  delle  tonalità  altrettanto  unite  e dei 
tratti  altrettanto  decisi.  N.  d.  A. 


GLI  ESERCIZI  PRELIMINARI 


75 


Prodigo , la  Morte  di  Virginia,  Abramo  ed  Isacco  ed 
altre  il  cui  interesse  è piuttosto  nella  scena  e nei  ca- 
ratteri che  non  nel  chiaroscuro,  sono  le  più  istruttive. 
Tu  comprane  una,  copiala  bene  e poi  cambiala  con 
un’altra,  anche  rimettendovi  alquanto  ; e così  gradata- 
mente  acquisterai  una  buona  conoscenza  di  questo 
metodo  d’esecuzione.  Ogni  volta  che  tu  abbia  modo 
di  esaminare  le  opere  di  quel  maestro  nei  musei  o 
nelle  collezioni,  devi  farlo  con  la  massima  attenzione, 
non  guardando  molti  capi,  ma  fermandoti  a lungo  su 
ognuno  di  essi.  Devi  anche  provvederti,  se  ti  è possi- 
bile, di  un’incisione  di  A.  Dùrer.  Tu  non  riuscirai  a 
copiarla;  ma  devi  mettertela  vicino  e studiarla  come 
modello  di  precisione  nella  linea.  Se  ne  puoi  aver  una 
dove  sia  raffigurata  un  'ala,  essa  ti  sarà  la  più  utile. 
La  perfezione  nel  disegno  a chiaroscuro  sta  tra  questi 
due  maestri  ; Rembrandt  e Dùrer.  Rembrandt  è spesso 
troppo  molle  e vago;  e Dùrer  è un  po’  secco  e non 
sa  produrre  l’effetto  del  nebuloso  e dell’incerto.  Se 
guardi  un  disegno  di  Leonardo  lo  troverai  equilibrato 
tra  i due  caratteri;  ma  non  vi  sono  incisioni  di  così 
fatta  perfezione  ; onde  il  tuo  stile  si  verrà  ottimamente 
formando  con  l’alternato  studio  di  Rembrandt  e di 
Dùrer.  Propendi  piuttosto  per  Dùrer;  è meglio,  per 
un  dilettante,  esagerare  dal  lato  della  precisione,  che 
non  da  quello  dell’indeterminatezza  ; e sebbene,  come 
ti  dissi,  tu  non  possa  riuscire  a copiare  esattamente 
il  Dùrer,  procura  però  di  copiare  di  tratto  in  tratto 
un  piccolo  quadrato  di  uno  o due  centimetri,  studian- 
doti di  imitare  megbo  che  puoi  il  modello.  La  corona 
fronzuta  della  “ Melanconia  „ è tale  soggetto,  che  non 
avrai  mai  studiato  abbastanza. 


76  ELEMENTI  DEL  DISEGNO  E DELLA  PITTURA 


91.  Se  non  puoi  procurarti  una  stampa  di  Rem- 
brandt  o di  Diirer,  troverai  pure  un  buon  ammaestra- 
mento nello  studio  delle  acqueforti  di  Giorgio  Cruik- 
sbank  (1),  o delle  incisioni  di  Leech  nel  Punch  (2) 
per  lo  stile  libero;  e di  quelle  di  Alfredo  Rethel  e di 
Richter  per  lo  stile  severo  ; ma  intanto  devi  sapere 
ciò  che  ora  ti  dirò. 

92.  Quando  o il  materiale  (come  il  rame  o il  legno) 
o il  tempo  non  permettono  all’artista  di  fare  un  di- 
segno perfetto  — vale  a dire  un  disegno  in  cui  nes- 
suna linea  si  mostri  più  distinta  delle  altre  — ed  è 
costretto  a lasciar  vedere  i tratti  neri  delle  ombre, 
siano  essi  disegnati  a penna  od  intagliati  nel  legno, 
allora  è meglio  fare  in  modo  che  essi  servano,  per 
quanto  possono,  d’aiuto  all’espressione  della  materia  e 
della  forma  delle  cose  (3).  E così  vedrai  che  la  materia 
di  molte  sostanze,  come  il  panno,  o l’erba  e la  carne 
e molti  delicati  effetti  di  luce  sono  espressi  da  Leech 
con  dei  zig-zag  o delle  linee  incrocicchiate  o strana- 
mente interrotte;  e vedrai  che  Alfredo  Rethel  e Richter 
esprimono  costantemente  la  direzione  e la  rotondità 
delle  superfìci  con  la  direzione  delle  linee  che  le  om- 
breggiano. Tutti  questi  differenti  metodi  d’esecuzione, 
una  volta  che  tu  riesca  ad  impararli,  ti  torneranno 
utili,  purché  ti  ricordi  che  essi  non  sono  altro  che 
una  specie  di  stenografia;  che  cioè  esprimono  le  cose 

(1)  Cruikshankiana,  Collect.  of  bis  most  Celebrateci  Works. 

F.  Bentley,  1875.  N.  d.  T. 

(2)  Pictures  from  Punch,  5 vola.  fol.  Bradburg,  1876. 

N.  d.  T. 

(8)  u Le  trait  doit  épouser  la  forme,  le  pii  des  vètements, 
le  sèns  des  muscles,  tout,  enfin  „.  Meissonier,  op.  cit. 

N.  d.  T. 


GLI  ESERCIZI  PRELIMINARI 


77 


non  nella  loro  assoluta  esattezza,  ma  solo  nel  miglior 
modo  possibile  in  certe  speciali  condizioni;  e purché 
nel  servirti  di  tali  metodi,  tu  non  cerchi  mai  di  far 
vedere  la  tua  speciale  abilità,  ma  solo  di  ottenere  la 
imagine  più  fedele  dell’oggetto  per  quanto  te  lo  per- 
metta il  tempo;  sforzandoti  intanto  continuamente  di 
non  limitarti  a questa  specie  di  stenografia,  ma  di  di- 
segnare le  varie  parti  degli  oggetti  con  esattezza. 


93.  E poiché  abbiamo  accennato  alla  direzione  dei 


Fig.  10. 

tratti,  come  quella  che  indica  la  direzione  delle  super- 
fìci,  poni  mente  a queste  poche  osservazioni. 

Se  i tratti  debbono  apparire  distintamente,  è meglio 
che,  per  quanto  destinati  ad  indicare  alcunché  con  la 
loro  direzione,  siano  pure  in  armonia  col  carattere 
generale  dell’oggetto.  Così  nel  pezzo  d’incisione  in 
legno  dal  Tiziano,  riportato  nella  fig.  10,  le  linee  ser- 
vono ad  esprimere  non  solo  l’ombreggiatura  del  tronco, 
ma  in  parte  anche  la  sua  rotondità  e la  direzione  delle 
sue  fibre.  Ed  Alberto  Diirer  che  all’incisione  dedicò 


78 


ELEMENTI  DEL  DISEGNO  E DELLA  PITTURA 


specialmente  l’opera  sua,  si  regola  sempre  in  modo  da 
far  sì  clie  i suoi  tratti  abbiano  sempre  la  massima 
importanza , dicendo  molto  con  essi  sia  per  esprimere 
l’ombra,  sia  la  direzione  delle  superimi;  e se  tu  do- 
vessi sempre  fare  dell’incisione  su  rame  (e  non  ti  oc- 
corresse di  esprimere  effetti  di  nebbia  o di  oscurità, 
o forme  delicate),  la  maniera  di  Alberto  Diirer  ti  sa- 
rebbe l’esempio  migliore.  Ma  poiché  il  disegno  perfetto 
consiste  nel  chiaroscuro  senza  evidenza  di  tratti,  ed  i 
grandi  pittori  concepiscono  sempre  i loro  soggetti 
come  se  fossero  già  completi,  anche  quando  abbozzano 
con  massima  rapidità,  troverai  che  quando  essi  non 
sono  limitati  nei  mezzi,  non  badano  troppo  alla  dire- 
zione dei  tratti,  ma  spesso  ombreggiano  le  superfìci 
rotonde  con  dei  tratti  pressoché  diritti,  vale  a dire, 
con  quei  tratti  che  riescono  loro  più  rapidi  e più  fa- 
cili da  tracciare. 

Quando  la  mano  è libera  la  linea  più  facile  per  essa 
da  disegnare  è quella  inclinata  da  sinistra  in  su  verso 
destra,  o viceversa  dalla  destra,  in  giù  verso  sinistra; 
e quando  si  lavora  molto  rapidamente,  la  linea  è al- 
quanto ricurva  all’estremo  dallo  sforzo  per  tornar  da 
capo.  Quindi,  guardando  uno  schizzo  a lapis,  carbone 
o penna  di  un  grande  maestro,  lo  vedrai  sempre  pieno 
di  queste  sorta  di  linee;  ed  anche  quando  disegna 
accuratamente  troverai  che  adopera  semplicemente  dei 
tratti  diritti,  inclinati  da  sinistra  a destra,  là  dove  un 
artista  inferiore  ne  avrebbe  adoperato  dei  curvi.  La 
fìg.  11  è una  bella  riproduzione  di  parte  d’uno  schizzo 
di  Raffaello,  che  presenta  assai  chiaramente  questi 
caratteri.  Anche  i disegni  accurati  di  Leonardo  da 
Vinci  sono  generalmente  ombreggiati  con  dei  tratti 


GLI  ESERCIZI  PRELIMINARI 


79 


rettilinei;  e puoi  ritenere  come  buon  indizio  che  quel 
dato  disegno  è probabilmente  di  un  grande  maestro, 


l’aver  esso  le  superfìci  curve,  come  quelle  delle  guancie 
o delle  labbra,  ombreggiate  con  dei  tratti  rettilinei. 
94.  Ma  puoi  comprendere  altresì  quanto  sia  facile 


80  ELEMENTI  DEL  DISEGNO  E DELLA  PITTUKA 


ad  un  negoziante  disonesto  il  contraffare  od  imitare 
degli  schizzi  così  tratteggiati,  come  quello  della  fìg.  11 
e farli  credere  opera  di  grandi  maestri;  mentre  la  fa- 
coltà di  saper  stabilire  l’autenticità  di  un  disegno  di- 
pende tutta  dalla  esatta  conoscenza  dei  fatti  che  sono 
oggetto  del  disegno  e dal  saper  conoscere  se  la  pre- 
stezza della  mano  sia  tutta  diretta  alla  giusta  espres- 
sione di  quei  fatti.  Nel  lavoro  di  un  grande  artista, 
anche  quando  opera  con  la  maggior  rapidità,  nessuna 
linea  è inutile  ; e non  è dalla  rapidità,  ma  dall  ''economia 
del  suo  modo  di  esecuzione,  che  ti  si  appalesa  grande. 
Ora,  per  ben  giudicare  di  questa  economia,  tu  devi 
sapere  esattamente  che  cosa  intese  fare  l’artista,  altri- 
menti non  sapresti  certo  discernere  fino  a qual  punto 
l’abbia  spinta;  ciò  vale  a dire  che  tu  devi  conoscere 
la  bellezza  e la  natura  delle  cose  dall’artista  disegnate. 
E così  in  definitiva,  ogni  giudizio  artistico  si  fonda 
sulla  conoscenza  della  Natura. 

95.  Ma  osserva  ancora  che  questa  esecuzione  som- 
maria o economica  o impetuosa,  non  è mai  affettata- 
mente  impetuosa.  Se  un  grande  artista  non  è affrettato, 
egli  non  pretende  mai  di  esserlo.  Se  non  ha  la  pas- 
sione nel  cuore,  non  la  métte  nella  mano;  se  crede 
che  l’effetto  voluto  sarebbe  meglio  ottenuto  con  due 
linee,  egli  non  vorrà  mai,  per  mostrare  la  sua  abilità, 
produrlo  con  una  sola.  Sta  dunque  sicuro  (ed  è questo 
un  argomento  di  assai  grande  importanza)  che  non 
faresti  mai  un  bel  disegno  volendo  imitare  la  maniera 
di  un  grande  maestro.  Acquista  la  sua  sapienza  e par- 
tecipa de’  suoi  sentimenti,  e l’esecuzione  facile  discen- 
derà dalla  tua  mano  allo  stesso  modo  che  discese  dalla 
sua  ; ma  se  tu  ti  metti  a scarabocchiare  soltanto  perchè 


GLI  ESERCIZI  PRELIMINARI 


81 


egli  sembra  che  abbia  scarabocchiato,  non  solo  non 
farai  progressi,  ma  qualsiasi  buon  disegnatore  e chiun- 
que possa  emettere  un  giudizio  che  meriti  ascolto,  ti 
prenderà  per  un  ciurmatore  e perciò  ti  disprezzerà. 

96.  Ed  ora,  riguardo  all’uso  del  contorno  osserva: 
Tutti  i disegni  puramente  a contorno  sono  brutti  (1), 
per  la  semplice  ragione  che  un  artista  di  qualche  ta- 
lento può  sempre  esprimersi  meglio  col  tralasciare  op- 
portunamente il  contorno  e schizzare  con  poche  linee  il 
chiaroscuro,  che  non  col  limitarsi  al  puro  contorno. 
Il  solo  fatto  di  restringersi  ad  esso  in  ogni  circostanza 
lo  dimostrerebbe  un  cattivo  disegnatore  e tale  da  non 
saper  usare  con  economia  le  sue  facoltà.  Questo  prin- 
cipio severo  però  vale  solo  per  quei  disegni  che  sono 
destinati  a rimanere  nello  stato  in  cui  li  vedi;  non 
per  quelli  che  siano  destinati  ad  essere  sviluppati  e 
portati  a compimento,  oppure  ad  -uno  scopo  mecca- 
nico. Talvolta  è necessario  disegnare  il  puro  contorno, 
come  abbozzo  di  una  composizione  da  essere  in  se- 
guito modellata  col  colore,  o da  essere  punteggiata 
ed  adoperata  per  modello  da  ricalco.  Ma,  qualora  non 
soccorrano  simili  scopi,  un  artista  che  faccia  un  di- 
segno in  sè  e per  sè  e destinato  a rimanere  nello  stato 
in  cui  lo  lascia,  limitandosi  al  puro  contorno,  quegli 
è un  cattivo  disegnatore  ed  il  suo  lavoro  è brutto.  E 
non  v’ha  eccezione  a questa  regola.  Un  buon  artista 
abitualmente  vede  delle  masse,  non  dei  contorni,  e può 
in  ogni  caso  rendere  il  suo  disegno  più  espressivo 
(qualunque  sia  il  lavoro  che  vi  impiega)  con  un  ra- 


ti) “ Fuggi  i profili,  cioè  i termini  espediti  delle  cose  „. 
Leon,  da  Vinci,  Tratt.  d.  Piti.,  § 113.  N.  d.  T. 

Rcskin,  Elem.  del  disegno  e della  pittura. 


11 


82 


ELEMENTI  DEL  DISEGNO  E DELLA  PITTURA 


pido  ombreggiamento  che  non  con  dei  contorni;  co- 
sicché ogni  buon  disegno  è tratteggiato  in  modo  più 
o meno  completo  a chiaroscuro,  ed  è più  o meno 
interrotto  nel  contorno. 

97.  Ogni  riproduzione  di  quadri  a semplice  con- 
torno, adunque,  è opera  cattiva,  che  serve  solo  a cor- 
rompere il  gusto  del  pubblico.  E di  tali  disegni  i 
peggiori  sono  quelli  il  cui  contorno  è ingrossato  qua 
e là  allo  scopo  di  esprimere  le  parti  in  ombra:  perchè 
un  contorno  solo  può  esser  vero,  in  quanto  accurata- 
mente rappresenti  la  forma  dell'oggetto 
dato  con  uno  de’  suoi  margini.  Così  il 
contorno  a ed  il  contorno  b,  fìg.  12, 
sono  entrambi  contorni  esatti  di  una 
palla,  perchè,  per  quanto  grossa  possa 
essere  la  linea,  sia  che  noi  ne  pren- 
diamo il  termine  esterno,  sia  che  ne 
prendiamo  l'interno,  esso  forma  sempre  un  circolo 
esatto.  Ma  c è un  contorno  falso  di  palla,  perchè 
o il  confine  interno,  o l’esterno  della  linea  nera  deve 
essere  un  circolo  non  esatto;  chè  altrimenti  la  linea 
non  sarebbe  più  grossa  da  una  parte  che  dall’altra. 
Questa  così  detta  “ forza  „ adunque,  si  ottiene  solo 
falsificando  il  contorno;  cosicché  ogni  artista  il  cui 
occhio  sia  giusto  e fine  non  potrebbe  guardarlo  senza 
provarne  disgusto. 

Accade  bensì  spesso  che  un  pittore,  abbozzando  ra- 
pidamente, ed  a parecchie  riprese  ritracciando  una 
linea  che  non  riesce  bene  a trovare,  annerisca  od  ap- 
pesantisca  la  linea  primitiva  col  mettervi  accanto  o 
contro  delle  altre  ; ed  allora  un  osservatore  superficiale 
crede  che  l’abbia  ingrossata  a bella  posta.  Od  anche 


GLI  ESERCIZI  PRELIMINARI 


83 


tal’altra  volta,  là  dove  l’ombra  dovrà  circoscrivere  la 
forma,  il  pittore  getterà  subito  un  largo  tratto  di 
quest’ombra  accanto  al  contorno,  cosicché  sembrerà 
che  abbia  voluto  ingrossarlo;  mentre  invece  questo 
tratto  largo  non  è che  il  primo  accenno  dell’ombra 
futura,  ed  il  vero  contorno  resta  disegnato  col  suo 
margine  interno  (1).  E così  lungi  dallo  oscurare  le 
linee  che  si  allontanano  dalla  luce,  i buoni  disegna- 
tori tendono  piuttosto  ad  oscurar  quelle  che  sono  verso 
la  luce,  perchè  è là,  in  generale,  che  l’ombra  verrà 
ad  involgerle. 

Il  miglior  esempio  di  questa  maniera  ch’io  conosca 
è lo  schizzo  di  Raffaello,  al  Louvre,  della  testa  del- 
l’angelo che  perseguita  Eliodoro,  e che  mostra  parte 
dell’occhio  sinistro;  in  esso  le  linee  fortemente  scure 
che  terminano  il  naso  e la  fronte  verso  la  luce  sono 
contrapposte  a quelle  delicate  e chiare  dietro  l’orecchio 
e negli  altri  punti  verso  l’ombra.  Vedrai  nella  fìg.  11 
lo  stesso  principio  variamente  esemplificato  ; le  linee 
nere  principali  nella  testa  e nel  drappeggio  sono  quelle 
rivolte  verso  la  luce  (2). 


(1)  Talvolta  questi  tratti  più  oscuri  servono  ad  indicare 

la  maggior  forza  che  il  colore  dovrà  avere  nella  pittura, 
mostrandosi  sempre  il  colore  nella  sua  massima  intensità 
appunto  nelle  parti  in  luce  (*).  E per  questo  la  testa  del 
fraticello  nella  fìg.  11  ed  il  cane  nella  fig.  20  sono  scure 
verso  la  luce.  N.  d.  A. 

(a)  « Ogni  colora  è più  bello  nella  sua  parte  illuminata  che  nelEombrosa  ». 
Leon,  da  Vinci,  Tratt.  d.  Pitt.,  § 203.  N.  d.  T. 

(2)  “ II  termine  di  quel  membro  illuminato  parrà  più 

oscuro,  che  sarà  veduto  in  campo  più  chiaro,  e cosi  parrà 
più  chiaro  quello  che  sarà  veduto  in  campo  più  oscuro  „. 
Leon,  da  Vinci,  Tratt . d.  Piti.,  § 475.  N.  d.  T. 


84 


ELEMENTI  DEL  DISEGNO  E DELLA  PITTURA 


98.  Ma  di  queste  raffinatezze  non  devi  ancora  in- 
teressarti disegnando;  tu  cerca  di  descrivere  i contorni 
con  un  tratto  eguale ; ed  impiega  il  puro  contorno  per 
i due  seguenti  scopi:  1°  per  esercitar  la  mano  e ren- 
derla sicura,  come  nel  caso  del  II  esercizio;  poiché 
se  tu  non  sai  disegnare  la  linea  del  contorno,  non 
saprai  mai  terminare  il  tuo  ombreggio  nella  dovuta 
forma  precisa,  allorché  la  linea  manca  ; 2°  per  procu- 
rarti un  appunto  sommario  delle  forme,  quando  il 
tempo  incalza.  Così  le  forme  di  gruppi  d’alberi  in  di- 
stanza sono  raffigurate,  per  lo  più,  col  contorno  chiaro 
della  massa  tondeggiante  del  gruppo  più  vicino,  messo 
contro  la  parte  più  oscura  della  massa  tondeggiante 
di  un  gruppo  più  distante;  e volendo  disegnar  ciò 
bene,  si  richiede  quasi  altrettanto  lavoro  per  rappre- 
sentare la  rotondità  di  ciascun  albero,  quanto  per  rap- 
presentare nella  sua  rotondità  la  pietra  della  fig.  5. 
Naturalmente  tu  spesso  non  avrai  molto  tempo  da 
spendere  in  tale  lavoro;  ma  se  tu  segni  il  contorno 
esterno  di  ogni  pianta,  come  ha  fatto  Durer  nella 
fig.  13,  otterrai  il  miglior  appunto  circa  la  loro  di- 
sposizione, ed  un  disegno  interessantissimo.  Ma  bada, 
nel  far  questo  lavoro,  di  non  incalzare  più  del  bisogno 
il  procedimento,  solo  perchè  esso  è rapido. 

Nel  copiare  quest’incisione  di  Durer  t’accorgerai  che 
ognuna  delle  sue  linee  è sicura,  ben  determinata,  tale 
da  rappresentare  accuratamente  quanto  essa  deve. 
Ognuna  significa  un  cespuglio  della  tale  o tal’altra 
dimensione,  di  questa  o quell’altra  forma,  esattamente 
osservato  e rappresentato;  ognuna  contiene  un  “ ac- 
cenno „ giusto  di  ogni  nocciuolo  o pomo,  e parte  di 
siepe  più  prominente,  tutto  attorno  a quel  villaggio. 


GLI  ESERCIZI  PRELIMINARI 


85 


Se  non  hai  tempo  di  disegnare  così  accuratamente, 
non  disegnare  affatto  — non  faresti  che  sciupare  la 
fatica  e guastarti  il  gusto.  Dopo  quattro  o cinque 
anni  di  esercizio,  tu  potrai  fare  dei  buoni  schizzi  in 
poco  tempo,  ma  non  ora;  salvo  a farne  di  tratto  in 
tratto  a chiaroscuro,  nel  modo  che  ti  dirò  in  appresso. 


Fisr.  18. 


Intanto,  nota  ancora,  che  l’uso  del  contorno  deve 
essere  strettamente  limitato  agli  oggetti  che  ne  hanno 
uno  definito.  Tu  puoi  disegnare  a contorno  un  albero 
od  una  pietra,  quando  stanno  contro  un  altro  albero  od 
un’altra  pietra;  ma  non  puoi  disegnare  a contorno  le 
pieghe  di  un  drappo  o le  onde  di  un’acqua;  se  queste 
debbono  veramente  essere  rappresentate,  lo  potranno 
solo  con  l’ombreggiatura  ; onde  si  riconferma  in  modo 


86  ELEMENTI  DEL  DISEGNO  E DELLA  PITTUKA 


assoluto  la  regola  che  nessun  disegno  perfetto  può  otte- 
nersi col  solo  contorno.  Nell’incisione  di  Diirer  sopra 
riportata,  una  ragione  ha  spinto  l’artista  a restringersi 
tanta,  come  fece,  al  contorno,  in  quei  piani  e boschi 
in  distanza;  ed  è che  egli  doveva  lasciarli  in  una  luce 
forte  perchè  potessero  spiccare  sul  fondo  scuro  del 
cielo  e sui  tetti  oscuri  del  villaggio;  e così  la  scena 
diventa  viva  e soleggiata  per  la  sola  aggiunta  di  queste 
ombre  dei  tetti. 

99.  Essendoci  così  diffusi  alquanto  sopra  l’impiego 
del  contorno,  ripiglieremo  ora  la  questione  del  disegno 
del  fogliame,  lasciata  senza  risposta  a pag.  71. 


Fig.  14. 


Noi  stavamo,  se  ben  ricordi,  ricercando  il  modo  di 
esprimere  la  confusione  ch’è  tra  il  fogliame.  Ora,  è 
facile  ottenere  la  confusione  ed  il  disordine  nel  senso 
assoluto;  ma  la  difficoltà  sta  nel  mantenere  l’unità 
organica  nel  mezzo  della  confusione;  nè  tu  vi  riuscirai 


GLI  ESERCIZI  PRELIMINARI 


87 


mai,  se  non  propenda  sempre  a far  piuttosto  ben  de- 
finito, e raramente  ti  permetta  di  esser  vago,  confuso, 
almeno  ne’  tuoi  primi  studi. 

Così  dopo  aver  studiato  gruppi  separati  di  foglie, 
devi  passare  allo  studio  di  combinazioni  simili  a quelle 
delle  fìgg.  14  e 15  cbe  sono  fedeli  riproduzioni  di  due 
parti  di  una  bella  stampa,  “ La  fuga  in  Egitto  „,  di 
Diirer.  Copiale  diligente- 
mente — anche  poco  alla 
volta,  ma  con  finitezza; 
poi  dilucida  l’ originale 
ed  applica  il  lucido  sul 
tuo  disegno,  e non  te- 
nerti pago  finché  il  primo 
non  ricopra  perfettamente 
il  secondo;  questo  mezzo 
di  controllo  è necessario 
perchè  il  tuo  occhio  non 
è abbastanza  preciso  da 
poterti  da  solo  guidare 
con  esattezza  attraverso 
quelTintrico  di  foglie.  E 
facendo  questo  lavoro , 
t’accorgerai  che  non  una 
linea  dell’originale  potrebbe  essere  rimossa  senza  danno; 
che  tutte  contribuiscono  all’effetto  generale  e che  tutte 
od  esprimono  od  illuminano  o fanno  risaltare  qualche 
cosa.  Se,  in  seguito,  tu  copii  qualcuno  dei  moderni 
disegni  di  piante,  di  cui  così  ricchi  esempi  ci  forni- 
scono i nostri  principali  periodici  illustrati,  troverai 
che,  sebbene  in  essi  si  ottenga  un  effetto  generale 
buono  ed  efficace,  a migliaia  sono  le  linee  tirate  senza 


Fig.  15. 


88 


ELEMENTI  DEL  DISEGNO  E DELLA  PITTURA 


uno  scopo  ben  determinato  e che  potrebbero  andare 
altrettanto  bene  in  una  direzione  che  in  un’altra,  purché 
solo  vi  sia  in  esse  un  tanto  da  produrre  nel  complesso 
un  effetto  d’intrico;  e vedrai  che  un  po’  di  scaraboc- 
chio purchessia  della  penna  ti  condurrà  senza  sforzi 
quasi  allo  stesso  risultato,  ma  che  nessun  grattamento 
della  penna,  nessun  caso  fortunato,  e null’altro  che 
la  vera  abilità  e la  riflessione  porteranno  allo  stesso 
risultato  di  verità  che  è in  una  foglia  della  stampa 
di  Diirer. 

Pure  vi  è in  queste  stampe  un  intrico  considerevole 
di  cose  e di  luci  negli  interstizi  tanto  di  quelle  foglie 
di  vite,  quanto  dell’erba. 

100.  Una  volta  che  ti  sia  fatto  famigliare  con 
questa  maniera  franca,  tu  puoi  disegnare  dal  vero 
come  ti  piace,  nello  stesso  modo;  e quando  ti  senta 
stanco  per  la  grande  attenzione  che  tal  lavoro  richiede, 
tu  puoi  venire  ad  un  aggruppamento  alquanto  più 
facile  del  fogliame,  come  nella  fìg.  10  (pag.  77).  La 
quale  è la  riproduzione  di  una  stampa  dal  Tiziano, 
non  certo  delle  migliori  del  genere,  poiché  il  fogliame 
è troppo  manierato  ; tuttavia,  è un  modello  abbastanza 
buono  per  occupare  i tuoi  momenti  di  riposo.  E se 
non  puoi  neppure  portar  il  lavoro  a questo  punto, 
tu  puoi  abbozzare  la  forma  delle  masse  come  nella 
fìg.  16,  avendo  cura  di  saper  sempre  padroneggiare 
la  mano;  e cioè  non  far  sì  che  la  massa  prenda  una 
forma  libera,  solo  perchè  la  tua  mano  scorre  facil- 
mente sulla  carta,  ma  perchè  in  Natura  essa  ha  vera- 
mente una  forma  libera  e nobile,  che  tu  hai  seguito 
fedelmente. 

101.  Ed  ora  che  siamo  venuti  alla  questione  della 


GLI  ESERCIZI  PRELIMINARI 


89 


forma  nobile,  altrettanto  che  vera,  e che  ci  prepariamo 
a disegnare  su  Natura,  a nostro  piacimento,  altre  con- 
siderazioni si  fanno  avanti  e che  escono  dai  limiti 


dello  studio  elementare.  Di  queste  (perchè  la  lettera 
è già  abbastanza  lunga  da  contentare,  io  spero,  anche 
il  più  esigente  dei  corrispondenti)  io  tratterò  in  una 

Ruskin,  E lem.  del  disegno  e della  pittura.  ]2 


Fig.  16, 


90  ELEMENTI  DEL  DISEGNO  E DELLA  PITTURA 


seconda  lettera,  pregandoti  di  scusarmi  della  noia  di 
questa  mia  prima  — noia  inseparabile  dai  consigli 
che  si  riferiscono  ai  principii  di  ogni  arte  — e di 
credermi,  se  anche  ho  cercato  d’indirizzarti  ad  un  la- 
voro duro  e faticoso 


il  tuo  fedelissimo 
J.  Ruskin. 


LO  STUDIO  DAL  VERO 


91 


LETTERA  IL 

Lo  studio  dal  vero. 


Caro  Lettore, 

102.  Io  spero  che  col  lavoro  da  noi  compiuto  in- 
sieme fino  ad  ora  sarai  pervenuto  a disegnare  con  risul- 
tato soddisfacente  sia  delle  masse  semplici  e tondeg- 
gianti, come  le  pietre,  sia  delle  combinazioni  complicate 
di  forma,  come  quelle  delle  foglie;  purché  queste  masse 
o combinazioni  restino  ferme  mentre  le  copi,  e non  si 
accumulino  in  tale  quantità  da  mettere  a dura  prova 
la  tua  pazienza.  Ma  se  noi  ci  portassimo  in  campagna 
a disegnare  un  paesaggio  completo,  nè  l’una  nè  l’altra 
di  quelle  condizioni  certo  si  verificherebbero.  Le  nubi 
non  si  fermeranno  mentre  noi  staremo  copiando  i loro 
batuffoli  od  i loro  frastagli;  le  ombre  ci  sfuggiranno 
mentre  noi  cercheremo  di  trovarne  la  forma,  e nella 
sua  corsa  continua  ed  impercettibile,  ciascuna  lascierà 
di  nuovo  la  luce  là  dove  un  momento  prima  aveva 
posato  il  suo  tremulo  margine,  avviluppando  nell’eclissi 
oggetti  che  pareva  avesse  lasciato  salvi  dal  suo  potere  ; 
ed  invece  dei  piccoli  gruppi  di  foglie  che  potevamo 


92 


ELEMENTI  DEL  DISEGNO  E DELLA  PITTURA 


studiare  parte  per  parte,  malgrado  che  ci  mettessero 
pur  già  abbastanza  nelFimbarazzo,  ora  abbiamo  tante 
foglie  da  non  potersi  numerare,  come  i grani  della 
sabbia  del  mare,  ed  altrettanto  inquiete,  forse,  come 
le  sue  spume. 

103.  Negli  studi  che  ora  ci  proponiamo  di  fare, 
una  imitazione  assoluta  diventa  adunque  più  o meno 
impossibile.  Tuttavia  ad  essa  si  deve  continuamente 
mirare  e volgere  i nostri  sforzi  per  quanto  si  può;  e 
quando  hai  tempo  ed  agio,  talune  parti  del  paesaggio, 
a mano  a mano  che  tu  riesci  ad  acquistare  maggior 
abilità,  possono  esser  rese  con  tale  approssimazione 
al  vero,  da  paragonarsi  quasi  ad  una  immagine  riflessa. 
Inoltre,  per  quanta  abilità  tu  possa  acquistare,  occor- 
rerà sempre  del  giudizio  nel  scegliere  e della  pron- 
tezza nell’ afferrare  certe  cose  principali  o fuggevoli; 
e tu  devi  studiarti  ogni  giorno  più  di  osservare  i punti 
caratteristici  delle  cose  e del  paesaggio  e di  acquistar 
della  concisione  nel  disegnare. 

104.  Ho  rivolto  la  tua  attenzione  fin  da  principio 
al  fogliame,  e ciò  per  due  ragioni.  La  prima,  che  esso 
si  presta  sempre  e comodamente  allo  studio;  la  se- 
conda, che  i suoi  modi  di  sviluppo  offrono  degli  esempi 
semplici  dell’importanza  delle  linee  direttrici  o domi- 
nanti. Sta  appunto  nel  saper  afferrare  queste  linee 
direttrici,  quando  noi  non  possiamo  afferrar  tutto , che 
si  può  ottenere  la  somiglianza  e l’espressione  in  un 
ritratto,  e grazia  e vita  nel  rendere  qualsiasi  forma 
in  natura.  Ho  detto  vita,  perchè  queste  linee  princi- 
pali sono  sempre  l’espressione  della  storia  del  passato 
e dell’azione  presente  della  cosa.  Esse  mostrano  in 
una  montagna,  prima  in  qual  modo  essa  sia  andata 


LO  STUDIO  DAL  VERO 


93 


formandosi  ed  accumulandosi;  poi  come  al  presente 
vada  consumandosi  e da  qual  parte  sia  battuta  dalle 
più  furiose  bufere.  In  un  albero  quelle  linee  mostrano 
qual  sorte  l’abbia  assistito  per  conservarlo  fin  dalla 
sua  infanzia;  come  delle  piante  malefiche  ne  abbiano 
intralciato  il  cammino  e gli  siansi  cacciate  a lato  cer- 
cando  di  soffocarlo  e di  farlo  morire;  dove  e quando 
delle  pianticelle  amiche  l’abbiano  protetto  e gli  siano 
cresciute  amorosamente  insieme,  piegandosi  quando 
esso  si  venne  piegando;  quali  venti  più  lo  tormenta- 
rono, quali  rami  prosperarono  meglio  e portano  più 
frutti,  e così  via.  In  un’onda  ,od  in  una  nube  quelle 
linee  direttrici  mostrano  il  movimento  della  corrente 
o del  vento,  e quali  mutamenti  l’acqua  od  il  vapore 
subiscano  di  continuo  nella  loro  forma,  a seconda  che 
l’una  s’imbatta  nella  riva  od  in  una  contr’onda,  o 
l’altro  nel  calore  dissipante  del  sole. 

E ricordati  che  nulla  distingue  gli  uomini  grandi 
dagli  uomini  inferiori  meglio  della  loro  sempre  vigile 
conoscenza  del  modo  di  svolgersi  delle  cose ; tanto  nella 
vita  ordinaria*  quanto  nell’arte.  L’uomo  di  córta  ve- 
duta le  immagina  fìsse  ed  immutabili,  e fìsse  ed  im- 
mutabili le  disegna;  l’uomo  penetrante  e sagace  os- 
serva invece  il  cambiamento  ed  il  continuo  trasformarsi 
delle  cose  e così  le  disegna:  l’animale  nel  suo  moto, 
l’albero  nel  suo  sviluppo,  la  nube  nel  suo  corso,  la 
montagna  nel  suo  consumarsi  lento  e continuo. 

Cerca  sempre,  ogni  volta  che  stai  osservando  una 
forma,  di  trovarne  le  linee  che  possono  aver  influito 
sul  suo  passato  e che  potranno  influir  sul  suo  avve- 
nire. Quelle  sono  le  sue  linee  fatali ; vedi  di  impadro- 
nirtene, anche  a costo  di  sbagliare  ogni  altra  cosa. 

O O 


94 


ELEMENTI  DEL  DISEGNO  E DELLA  PITTURA 


Così,  il  cespuglio  rappresentato  nella  fig.  16  (pag.  89) 
cresceva  intorno  alla  radice  di  un  larice,  sul  ciglio  di 
una  balza  a Sestri,  presso  Genova,  e tutte  le  sue  fra- 
sche vennero  ricacciate  fin  dal  loro  nascere  dalla  radice 
rude  e vigorosa  del  larice,  e spinte  attorno  ad  essa 
da  ogni  lato,  come  l’acqua  viene  schizzata  da  ogni 
banda  allorché  vi  si  getta  dentro  una  pietra  pesante. 

Poi,  appena  liberatesi  completamente  dalla  radice, 
esse  cominciano  a piegarsi  in  su  a loro  volta  ; talune 
essendo  esse  stesse  dei  piccoli  larici,  tendono  grande- 
mente a crescere  diritti,  se  possono  ; e questo  loro 
sforzo  per  riacquistare  la  loro  difficile  direzione  verso 
il  cielo,  dopo  essere  state  costrette  a crescere  per  tra- 
verso nei  loro  primi  anni,  è quello  che  massimamente 
influirà  sul  loro  avvenire,  e determinerà  se  esse  do- 
vranno divenire  dei  larici  contorti  e forcuti,  sporgenti 
da  quella  rupe  di  Sestri,  nelle  cui  fenditure  trovano 
il  nutrimento,  a stendere  rabbiosamente  verso  il  mare 
delle  magre  braccia  nude  e rossiccie;  oppure  se  do- 
vranno diventare  dei  larici  rigogliosi  e solenni,  con 
tronchi  simili  a colonne  di  templi,  e con  rami  di  por- 
pora ardente  ricoperti  di  globi  oscuri  di  un  verde 
cupo.  Quelle  adunque  sono  le  loro  linee  fatali;  guarda 
di  rappresentare  quella  loro  origine  e quel  loro  ribel- 
larsi dalla  radice  che  le  ricacciava,  se  pure  tu  dovessi 
tralasciare  ogni  altra  cosa;  in  quei  due  momenti  sta 
tutta  la  loro  principal  bellezza. 

105.  Così  pure  osservando  gli  alberi  e gli  arbo- 
scelli, grandi  o piccoli,  tu  vedrai  generalmente  che 
i rami  sebbene  spuntino  irregolarmente  e facendo  col 
tronco  angoli  differenti,  tendono  tutti  a curvarsi  sempre 
meno  a mano  a mano  che  si  avvicinano  alla  vetta 


LO  STUDIO  DAL  VERO 


95 


della  pianta  (1).  Questa  struttura  resa  tipica  nel  modo  più 
semplice  in  c,  fìg.  17,  è comune  a tutte  le  piante  clie 
io  conosca,  e dà  loro  come  la  figura  di  un  pennacchio, 
ed  un  aspetto  quasi  di  concordia  nei  loro  rami  ; figura 
ed  aspetto  che  costituiscono  gli  elementi  della  loro 
bellezza.  Il  tronco  non  manda  punto  i rami  qua  e là 
insensatamente,  pur  che  proseguano  nel  loro  cammino  ; 
ma  tutti  i rami  si  spartiscono  come  nelT erompere  di 
una  gran  fontana;  ciascuno  ha  una  curva  ed  una  via 


da  seguire  ben  definita  ; ed  ognuno  termina  tutti  i suoi 
ramoscelli  all’estremità  esteriore,  in  modo  da  formare 
una  grande  curva  esterna,  il  cui  carattere  e propor- 
zione sono  peculiari  a ciascuna  specie.  E cioè  il  tipo 
generale,  o lo  schema  di  un  albero  non  è come  in  a, 
fìg.  17,  ma  come  in  b,  dove,  se  osservi,  tutti  i rami 
tramandano  giusto  le  loro  divisioni  minori  alla  curva 
che  li  collega.  Non  è che  i rami  più  piccoli,  i quali 
sono  a migliaia,  terminino  nel  cuore  della  pianta  ; ma 


(1)  “ Gli  estremi  delle  ramificazioni  delle  piante,  se 
non  sono  superate  dal  peso  de’  frutti,  si  voltano  inverso 
il  cielo  quanto  più  è possibile.  Le  parti  dirette  delle 
loro  foglie  stanno  volte  inverso  il  cielo  per  ricevere  il 
nutrimento  della  rugiada  che  cade  la  notte  „.  Leon,  da 
Vinci,  Tratt.  d.  Piti .,  § 823.  N.  d.  T. 


a 


b. 

Fi  g.  17. 


0 


96 


ELEMENTI  DEL  DISEGNO  E DELLA  PITTURA 


ogni  ramo  invece  ha  per  movente  e scopo  principale 
di  portare  tutti  i suoi  rampolli  ben  fuori  all’aria  ed 
alla  luce  (1),  e lasciare  che  ognuno  di  essi,  per  quanto 
piccolo,  abbia  la  sua  parte  nel  rendere  completa  la 


a 

Fig.  18. 

curva  di  collegamento  ; cosicché  il  tipo  di  ciascun  ramo 
separato  è,  a sua  volta,  non  «,  ma  b,  fig.  18;  vale  a 
dire  che  distende  la  gran  massa  di  frasche  e di  fo- 
gliame in  una  superficie  rotonda,  simile  ad  una  pianta 


Fig.  19. 

di  broccoli.  Guardati  perciò  dal  cadere  nella  abitudine 
di  disegnare  i rami  con  dei  tratti  successivi  della  penna, 
o del  pennello,  l’uno  appeso  all’altro,  come  nella  fig.  19. 


(1)  “ Le  ramificazioni  de’  rami  maggiori  non  crescono 
inverso  il  mezzo  della  loro  pianta:  e questo  nasce  perchè 
naturalmente  ogni  ramo  cerca  l’aria  e fugge  l’ombra,  e 
perchè  le  ombre  sono  più  potenti  nella  parte  inferiore 
de’  rami  che  riguardano  la  terra  che  in  quella  che  si 


LO  STUDIO  DAL  VERO 


97 


Sembra  che  nel  disegnare  dei  pini  la  maggior  parte 
pensi  che  i rami  crescano  solo  da  due  lati  del  tronco, 
invece  di  crescere  tutto  attorno  ad  esso  : perciò  incon- 
trano assai  maggior  fatica  nel  disegnare  i rami  della 
pianta,  che  si  protendono  verso  chi  guarda,  che  non 
quelli  che  si  dipartono  ai  due  lati  della  pianta  ; ognuno 
riesce  a disegnar  questi,  mentre  quelli  di  scorcio  non 
riescono  così  facili.  All’uopo  potrà  servirti  di  aiuto 
l’osservare  che  nella  maggior  parte  delle  piante  la  ra- 
mificazione di  ogni  ramo,  se  non  della  pianta  stessa, 
è più  o meno  appiattita,  e tale  da  sembrar  quasi  ad  una 
mano  tesa  per  ricevere  o per  raccogliere  qualcosa  (1). 

Guardando  nello  specchio  una  mano  aperta  con  la 
palma  in  su  e le  dita  larghe  come  se  dovessero  reg- 
gere una  gran  boccia,  e con  la  punta  delle  dita  rivolte 
verso  di  te,  essa  ti  darà  l’idea  del  modo  in  cui  le 
piante  generalmente  portano  le  loro  mani;  se  poi  volti 
la  mano  con  la  palma  in  basso,  come  se  stesse  per 
nascondere  qualcosa,  ma  con  le  dita  tese,  allora  avrai 
una  buona  immagine  del  come  si  comportano  i rami 
inferiori  dei  cedri  e delle  altre  piante  che  si  estendono 
in  simil  guisa. 


volta  al  cielo,  nella  quale  sempre  si  riduce  il  corso  del- 
l’acqua che  piove  o della  rugiada  che  moltiplica  la  notte, 
e tiene  più  umida  essa  parte  inferiore  che  la  superiore; 
e per  questo  i rami  hanno  più  abbondante  nutrimento 
in  tal  parte,  e per  questo  più  crescono  „.  Leon,  da  Vinci, 
Tratt.  d.  Piti.,  § 831.  N.  d.  T. 

(1)  “ Le  ramificazioni  delle  piante,  alcune,  come  l’olmo, 
sono  larghe  e sottili  ad  uso  di  mano  aperta  in  iscorto 
Leon,  da  Vinci,  Tratt.  d.  Piti.,  § 823. 


Rtjskin,  Elem.  del  disegno  e della  pittura. 


N.  d.  T. 

13 


98  ELEMENTI  DEL  DISEGNO  E DELLA  PITTURA 


106.  La  fìg.  20  offre  un  buon  modello  del  modo 
più  semplice  in  cui  questi  ed  altri  simili  fatti  possono 
essere  illustrati  rapidamente  ; copiandola  con  diligenza 
resterai  sorpreso  nel  vedere  come  tutti  i tratti  si  ac- 
cordino nell’esprimere  il  getto  a pennacchio  dei  rami 
delle  piante,  e lo  sporgere  dei  cespugli  dalla  sponda 
e l’ondulazione  del  terreno;  e nota  ancora  il  disegno 
diligente  del  sentiero  lasciato  dalle  orme  dei  passi  di 
coloro  che  salirono  sul  piccolo  monticello  a sinistra. 

Questo  è il  facsimile  di  uno  schizzo  di  Turner,  ed 
è uno  dei  migliori  esempi  che  tu  possa  avere  circa  il 
modo  di  servirti  di  linee  semplici  e sicure;  e serve 
pure  a dimostrarti  come  l’azione  particolare  del  fo- 
gliame o di  quell’ altra  parte  qualunque  cui  tu  volga 
l’attenzione,  possa  essere  aumentata  dagli  accessori. 
Gli  alberi  alti  ed  eretti  sembrano  ancor  più  alti  e di- 
ritti perchè  la  loro  linea  è continuata  in  basso  dalla 
figura  del  fittavolo  col  suo  bastone;  e i cespugli  ton- 
deggianti sull’argine  del  ruscello  sembrano  ancor  più 
rotondi,  perchè  la  loro  linea  è continuata  in  un  giro 
largo  dalle  curve  che  fanno  le  figure  del  cane  nero  e 
del  ragazzo  che  si  arrampica  sul  muricciuolo.  Queste 
figure  sono  là  collocate  unicamente  a questo  scopo, 
come  vedremo  meglio  in  seguito,  là  dove  verremo  a 
discorrere  della  composizione.  Ciò  che  sono  venuto 
dicendoti  delle  belle  linee  e dell’azione  del  fogliame 
non  ha  nulla  che  fare  con  la  composizione,  ma  sol- 
tanto con  la  realtà  e con  la  concisa  ed  espressiva 
rappresentazione  della  realtà.  Ma  non  sarebbe  male 
che  tu  leggessi  ciò  che  nella  lettera  III,  dove  si  tratta 
della  “ legge  deH’Irradiamento  „ si  dice  circa  lo  svi- 
luppo della  pianta.  Invero,  sotto  un  certo  aspetto, 


LO  STUDIO  DAL  VERO 


99 


100  ELEMENTI  DEL  DISEGNO  E DELLA  PITTURA 


sarebbe  stato  meglio  che  io  avessi  trattato  quell’argo- 
mento ora,  che  non  allora;  solo  che  avrei  interrotto 
un  po’  malamente  la  trattazione  der  principi  della 
composizione. 

107.  Ora,  sebbene  le  linee  che  indicano  movimento 
non  siano  sempre  così  palesi  negli  altri  oggetti,  come 
sono  nelle  piante,  un  po’  d’attenzione  tuttavia  ti  por- 
terà presto  a vederle  in  ogni  cosa.  Nel  tetto  di  una 
vecchia  casa  un  cattivo  osservatore  ed  un  cattivo  di- 
segnatore non  vedranno  nè  disegneranno  altro  che  le 
macchie  irregolari  delle  tegole  e delle  ardesie  che  la 
ricoprono  ; ma  un  buon  disegnatore  vedrà  tutte  le  curve 
e le  depressioni  della  travatura  sottostante:  dove  essa 
è più  debole  e dove  il  peso  gravita  di  più  sopra  di 
esso  ; e le  traccie  del  corso  dell’acqua  in  tempo  di 
pioggia:  dove  scorre  più  rapida  e dove  ristagna  ali- 
mentando la  muffa;  e pur  disegnando  soltanto  poche 
lastre  egli  noterà  attentamente  come  esse  tendano  in- 
sieme verso  quelle  depressioni  (in  cui  sta  scritto  l’av- 
venire del  tetto)  e gradatamente  si  affollino  verso  il 
comignolo,  parte  impicciolendosi  per  effetto  della  pro- 
spettiva, parte,  forse,  impicciolite  a bella  posta  (come 
avviene  nella  maggior  parte  delle  vecchie  case  nell’In- 
ghilterra) dal  conciatetti.  Così  nel  terreno  vi  è sempre 
da  osservare  la  direzione  del  corso  d’acqua,  che  incurva 
la  terra  e la  intaglia  in  fossette;  ed,  in  generale,  in 
ogni  argine  od  altura  meritevole  di  esser  disegnata, 
vi  è ancora  il  segno  della  sua  stratificazione  e con- 
formazione interna.  La  fig.  20  ti  dimostra  come  simili 
fatti  possano  esprimersi  con  poche  linee.  Non  ti  ac- 
corgi dell’ abbassamento  del  terreno  al  piede  della 
collina  su  cui  sono  le  traccie  di  sentiero,  e come  la 


LO  STUDIO  DAL  VERO 


101 


gente  svolti  a sinistra,  giunta  in  cima  perdendo  al- 
quanto il  fiato,  e come  l’acqua  scorra  giù  in  quell’altro 
burroncello  verso  la  valle  dietro  il  piede  delle  piante? 

108.  Ora,  io  voglio  che  tu  ne’  tuoi  primi  disegni 
dal  vero  abbia  di  mira  esclusivamente  la  ricerca  e la 
rappresentazione  di  questi  fenomeni  vitali  della  forma; 
adoperando  la  penna  — non  quella  d’acciaio  per  ora, 
ma  quella  d’oca  — con  fermezza  e franchezza,  senza 
mai  scarabocchiare  con  essa,  ma  dicendoti  da  te  stesso 
prima  di  metter  giù  un  tratto  — 8 quella  foglia  è la 
principale,  quel  ramo  è il  ramo  conduttore,  e questo 
tratto  così  lungo,  così  largo  significa  quella  data  parte 
di  esso  e punteggia,  od  uguaglia  o collega  secondo 
il  caso.  Osservando  la  cosa  delibera  sempre  ciò  che 
di  essa  devi  fermare  sulla  carta  e ciò  che  puoi  trala- 
sciare, e non  abbandonar  mai  la  mano  a sò  stessa,  nè 
prendere  una  qualche  maniera  o cadere  nella  cifra. 
Se  ti  occorra  tracciare  una  linea  continua,  la  tua  mano 
passi  pacatamente  dall’uno  all’altro  capo  di  essa  senza 
tremito;  se  ti  occorra  una  linea  frastagliata  e rotta, 
la  tua  mano  deve  tremolare  ed  interrompersi  con  al- 
trettanta facilità  come  il  dito  del  musicista  tremola  o 
si  arresta  sopra  una  nota;  soltanto  ricordati  che  non 
vi  ha  nessun  metodo  determinato  per  fare  una  data 
cosa  ; non  vi  ha  nessuna  ricetta,  fosse  anche  solo  per 
disegnare  un  ciuffo  d’erba.  L’erba  può  essere  scabra 
e rigida,  o tenera  ed  ondeggiante  ; arsiccia  e brucata, 
o folta  e molle;  fresca  o secca,  lucida  o fosca;  stu- 
diala e procura  di  disegnarla  come  essa  si  presenta, 
senza  pensare  al  modo  che  qualcuno  ti  abbia  sugge- 
rito 8 per  far  l’erba  Così  una  pietra  può  essere 
tonda  od  angolosa,  polita  o scabra,  screpolata  alla 


102  ELEMENTI  DEL  DISEGNO  E DELLA  PITTURA 


superficie  come  una  tazza  mal  verniciata,  oppure  unita 
ed  ampia  come  il  petto  d’Èrcole  ; essa  può  esser  can- 
dida come  un’ostia,  o polverosa  come  una  vescia; 
aggrovigliata  come  una  gomena,  o compatta  come  ferro 
martellato;  liscia  come  una  lama  di  Damasco,  o fusa 
come  una  bottiglia  di  vetro,  o cristallizzata  come  un 
diaccinolo,  o venata  come  una  foglia;  studiala  e non 
cercare  di  ricordar  come  taluno  ti  abbia  suggerito 
“ per  fare  una  pietra 

109.  Appena  vedrai  che  la  mano  ti  obbedisce  fe- 
delmente e che  puoi  rendere  qualunque  forma  con 
sicurezza  e verità,  quasi  come  nelle  opere  di  Turner 
o di  Dtirer  (1),  tu  puoi  aggiungere  al  tuo  disegno  a 
penna  un  chiaroscuro  semplice,  ma  non  meno  diligente, 
così  da  rendere  ogni  studio  più  completo  che  sia  pos- 
sibile ; al  quale  oggetto  puoi  prepararti  nel  modo  se- 
guente. 

Procurati,  se  ne  hai  i mezzi,  una  buona  ristampa 
di  una  tavola  del  Liber  Studiorum  del  Turner.  Se 
non  ti  riesce  di  comperare  od  anche  di  farti  impre- 
stare per  qualche  poco  alcuna  di  queste  incisioni,  puoi 
servirti  in  sua  vece  di  una  fotografia  (in  qual  modo, 
ti  dirò  fra  poco);  ma  se  puoi  procurarti  l’incisione  di 
Turner,  sarà  meglio.  Essa  è composta  di  un’acquafòrte 
a semplici  linee  ben  determinate,  con  su  un’ombreg- 
giatura a mezzatinta.  Tu  devi  prima  copiare  accura- 
tamente la  parte  incisa;  per  il  che  devi  appoggiare  la 


(1)  Io  non  intendo  punto  di  dire  che  tu  possa  quasi 
uguagliare  Turner  e Diirer  nella  loro  forza  d’immagina- 
zione e potenza  di  disegno.  Ma,  perseverando,  tu  puoi 
avvicinarti  ad  essi  nella  verità  dello  stile.  N.  d.  A. 


LO  STUDIO  DAL  VERO 


103 


stampa  alla  finestra  e lucidare  lentamente  con  la  mas- 
sima cura  ogni  tratto  nero;  ricalca  questo  su  di  un 
foglio  di  carta  liscia,  ed  infine  ritorna  sul  ricalco  con 
la  penna,  sempre  guardando  il  modello  originale,  al 
fine  di  non  esagerare  in  quei  piccoli  errori  clie  saranno 
accaduti  nel  ricalco,  col  fare  una  linea  più  curva  o 
più  storta  del  dovere.  E nel  far  ciò  non  lavorare  mai 
quando  sei  già  stanco,  e neppure  non  lavorar  “ per 
finire  „ , perchè  allora  il  lavoro  riuscirebbe  mal  fatto 
e non  ti  servirebbe  a nulla. 

Un  quarto  d’ora  di  lavoro  serio  e paziente  vai  me- 
glio del  lavoro  svogliato  e disattento  di  tutta  mia 
giornata.  Se  i tratti  non  ti  vennero  esatti  nel  primo 
ripassare  delia  penna  ritoccali  delicatamente,  con  la 
penna  appena  intinta  nell’inchiostro,  ingrossandoli  o 
rinforzandoli  ove  d’uopo:  non  metterai  mai  bastante 
cura  nella  copia.  Poi  considera  bene  questa  copia  per 
studiare  a tuo  bell’agio  in  qual  modo  Turner  si  è 
servito  del  suo  tratteggio  come  preparazione  alla  mez- 
zatinta successiva  ; solo  nello  scindere  l’un  lavoro  dal- 
l’altro potrai  ben  comprendere  la  ragione  di  questa 
mezzatinta.  Infine,  copia  ancora,  sebbene  per  la  quarta 
volta,  quella  parte  della  stampa  che  tu  preferisca  e 
mettivi  su  il  chiaroscuro  col  pennello  intriso  di  una 
tinta  bruna  che  rassomigli  a quella  del  modello,  la- 
vorando con  la  punta  del  pennello  con  altrettanta 
delicatezza  come  se  adoperassi  la  matita,  e punteg- 
giando e tratteggiando  così  leggermente  da  sfiorare 
appena  la  carta,  finché  ottieni  le  stesse  gradazioni 
dell’originale. 

110.  In  questo  lavoro,  come  nel  precedente,  un 
quarto  di  pollice  lavorato  al  fine  di  ottenere  una  per- 


104  ELEMENTI  DEL  DISEGNO  E DELLA  PITTURA 


fetta  rassomiglianza  col  modello,  vai  meglio  assai  che 
non  l’intiero  soggetto  fatto  svogliatamente. 

Non  che  disegnando  in  seguito  dal  vero  tu  debba 
per  tal  modo  riprodurre  con  tanta  finitezza  ogni  sfu- 
matura; ma  una  volta  che  tu  abbia  compiuto  un  di- 
segno alquanto  esattamente,  d’allora  ti  sentirai  spinto 
a voler  conseguire  un  grado  di  perfezionamento  mag- 
giore di  quello  che  altrimenti  non  avresti  neppur 
concepito,  ed  il  pennello  ti  ubbidirà,  e ti  porterà  ra- 
pidamente e con  chiarezza  ai  più  graditi  risultati,  con 
una  sottomissione  che  non  avresti  potuto  ottenere 
laddove  non  ti  fossi  dato  al  lavoro  più  austero. 

Nulla  è più  estraneo  all’arte  che  il  mezzo  che  si 
trova  per  caso  ; mentre  i materiali  sembrano  favorirti, 
una  volta  che  tu  li  abbia  perfettamente  conquistati. 
Benditi  affatto  indipendente  dal  caso,  ottieni  il  tuo 
risultato  a suo  dispetto , e da  quel  giorno  tutte  le 
cose  in  un  modo  o nell’altro  si  sottometteranno  al 
voler  tuo. 

Se  non  puoi  avere  una  stampa  del  Liber  Studio- 
rum,  prendi  la  fotografia  di  qualche  paesaggio  con 
montagne  elevate  ed  un  villaggio  od  una  città  pitto- 
resca a mezza  distanza , ed  un’acqua  tranquilla  di 
carattere  vario  (un  fiume  con  delle  pietre,  se  è possi- 
bile) e copia  quella  parte  della  fotografia  che  più  ti 
piaccia  con  la  stessa  tinta  bruna  dell’originale,  lavo- 
rando, come  già  ti  ho  suggerito  di  fare  a proposito 
del  Liber , sopratutto  con  la  punta  del  pennello.  Qui 
tuttavia  la  difficoltà  sarà  del  doppio  più  grande;  prima 
perchè  vi  sono  certe  parti  in  ogni  fotografia  troppo 
delicate  perchè  tu  possa,  per  ora,  riuscire  a copiarle; 
e,  in  secondo  luogo,  perchè  vi  sono  delle  parti  sempre 


LO  STUDIO  DAL  VERO 


105 


più  oscure  o nere  del  vero  e che  involgono  tal  con- 
fusione che  tu , per  ora , non  riuscirai  a decifrare. 
Ambedue  queste  qualità  speciali  della  fotografia  ti 
saranno  utili  per  uno  studio  ulteriore,  dopo  che  tu 
avrai  acquistato  maggiore  esperienza;  ma  esse  ti  sono 
un  po’  di  ostacolo  ne’  tuoi  primi  tentativi  del  tinteg- 
giare. Tuttavia  devi  sforzarti  di  sormontare  le  diffi- 
coltà e cercar  di  ottenere  delle  delicate  gradazioni  di 
bruno  o di  grigio  simili  a quelle  della  fotografia. 

111.  Perchè  il  lavoro  fosse  perfetto  esso  dovrebbe 
essere  come  un’ombra  variamente  tinteggiata,  simile 
alla  fotografia,  senza  nessuna  confusione^e  senza  tinta 
esageratamente  forte  ; ed  ogniqualvolta  il  suo  effetto 
è basato  in  certo  modo  su  delle  linee  visibili,  il  lavoro 
non  è perfetto,  quand’anche  fosse  eccellente  nel  suo 
genere.  Ma  per  ottenere  un  completo  risultato,  col 
solo  mezzo  della  gradazione  della  tinta,  si  richiede- 
rebbe lungo  tempo  ed  un’abilità  consumata;  mentre 
con  pochi  tratti  di  penna  bene  assestati  e mettendovi 
sopra  o sotto  la  tinta  giusta,  si  può  rendere  la  scena 
o l’oggetto  voluto  con  maggiore  efficacia  di  quanto 
non  si  potrebbe  ottenere,  con  la  stessa  spesa  di  tempo, 
in  un  altro  modo  qualunque. 

Io  ti  ho  consigliato  le  stampe  del  Liber- Studiorum, 
specialmente  perchè  sono  modelli  della  più  semplice 
stenografia-  di  questo  genere  ; ma  di  una  stenografia 
che  è tuttavia  capace  di  ritrarre  i più  delicati  effetti 
della  natura;  poiché  i tratti  incisi  servono  ad  espri- 
mere i particolari  complicati,  come  le  foglie,  le  case, 
le  accidentalità  del  terreno,  ecc.;  mentre  la  tinta  so- 
vrapposta rende  le  più  delicate  distanze  del  cielo  e là 
forma  dei  vari  giuochi  della  luce,  dei  vapori,  e delle 

Ruskin,  Elem.  del  disrgno  e della  pitlura.  14 


106  ELEMENTI  DEL  DISEGNO  E DELLA  PITTURA 


nubi.  La  maggior  parte  dei  migliori  disegni  degli  an- 
tichi maestri  sono  eseguiti  in  tal  maniera  ; ed  i tratti 
di  penna  servono  anche  a dare  un  aspetto  di  traspa- 
renza alle  ombre,  che  altrimenti  non  si  potrebbe  otte- 
nere, fosse  pure  con  la  maggior  finitezza  di  tinteggia- 
tura. E se  ti  vien  fatto  di  entrare  in  una  pubblica 
galleria  o di  vedere  da  un  buon  negoziante  di  stampe 
dei  disegni  antichi  sia  nell’originale,  sia  nelle  ripro- 
duzioni in  facsimile , non  tarderai  molto  a trovare 
qualche  esempio  di  questa  combinazione  del  disegno 
a,  penna  con  la  tinta. 

Ma  se  non  ti  accadesse  di  trovare  dei  modelli  di 
questo  genere,  cerca  di  comporne  uno  da  te  in  questo 
modo  : 

112.  Prendi  una  fotografia  piccola  e semplice;  con- 
cediti una  mezz’ora  per  ritrarre  le  sue  parti  a penna 
soltanto,  adoperando  invece  dell’inchiostro  un  color 
liquido  fisso,  e disegnando  nettamente  a contorni  le 
fabbriche  e le  piante,  e tratteggiando  le  ombre  più 
forti,  come  solevi  fare  ne’  tuoi  disegni  a penna  più 
progrediti;  poi,  quando  questo  disegno  è asciutto,  tin- 
teggia con  la  seppia  od  una  tinta  grigia,  procurando 
ora  di  ottenere  le  sfumature  più  fini  della  fotografia, 
e ricavando  in  ultimo  le  luci  più  forti  col  temperino 
o con  un  pezzetto  di  carta  assorbente.  In  poco  tempo 
vedrai  quali  effetti  si  possono  ottenere  con  questo 
metodo  ; e dopo  una  serie  di  prove  potrai  riconoscere 
da  te  quanto  la  penna  possa  essere  utile  per  rinfor- 
zare le  ombre,  indicare  il  carattere  ed  il  movimento 
delle  cose,  profilare  delle  masse  non  bene  compren- 
sibili, e così  via.  Maggiore  è il  tempo  di  cui  puoi  di- 
sporre, maggiore  è la  finitezza  che  devi  dare  al  disegno 


LO  STUDIO  DAL  VERO 


107 


a penna  combinato  con  la  tinta;  minore  è il  tempo, 
più  distinti  devi  conservare  l’uno  dall’altro. 

Esercitati  a disegnare  in  questo  modo  servendoti  di 
una  stessa  fotografia,  ed  impiegando  talvolta  solo  un 
quarto  d’ora  complessivamente,  talvolta  un’ora,  tal’ altra 
anche  due  o tre  ore;  disegnando  in  ogni  caso  l’intiero 
soggetto  a pieno  chiaroscuro,  ma  con  quel  grado  di 
finitezza  nelle  singole  parti,  che  ti  è dato  di  ottenere 
nel  limite  di  tempo  prestabilito. 

113.  Infine,  quando  tu  riesca  a copiare  fedelmente 
una  tavola  del  Liber  Studiorum,  od  una  sua  riprodu- 
zione fotografica,  allora  sarai  in  grado' di  disegnare 
dal  vero  ogni  soggetto  che  t’interessi:  ciò  che  potrai 
fare  in  quattro  differenti  maniere: 

Primo.  Se  tu  hai  tutto  il  tempo  a tua  disposizione 
ed  il  soggetto  è di  tal  natura  da  rimanere  tranquillo 
e fermo  davanti  a te,  fa  degli  studi  a chiaroscuro, 
completi  il  più  che  ti  è possibile,  con  un  colore  grigio 
o bruno  qualsiasi,  rinforzati  e determinati  con  dei  tratti 
a penna  (1). 

114.  Secondo.  Se  il  tempo  ti  è scarso,  od  il  sog- 
getto è così  ricco  di  particolari  che  tu  non  ti  senti  di 
poterlo  rendere  completo  a chiaroscuro  in  modo  in- 
telligibile, fa  uno  studio  rapido  dell’effetto  generale, 
ed  occupa  il  resto  del  tempo  a rendere  i particolari 
alla  Dùrer.  Se  il  soggetto  ti  sembra  interessante,  e vi 


(1)  E intanto  credo  utile  ricordare  allo  studioso  questo 
avvertimento  del  Meissonier:  * Plus  on  fait  petit,  plus 
il  faut  hardiment  accuser  le  relief;  plus  on  fait  grand, 
plus  il  faut  le  noyer,  l’atténuer  .,.  Meissonier,  op.  cit. 

N.  d.  T. 


108  ELEMENTI  DEL  DISEGNO  E DELLA  PITTURA 


sono  in  esso  dei  punti  che  non  riesci  a capire,  cerca 
di  trovare  un  cinque  minuti  per  andarvi  vicino  a trarne 
qualche  appunto  : non  perchè  tu  debba  poi  riportare 
i particolari  di  questo  schizzo  fatto  da  vicino  in  quello 
fatto  da  lontano;  ma  perchè  è questo  un  metodo  per 
migliorare  la  tua  conoscenza  dell’aspetto  delle  cose  ed 
apprendere  che  il  tale  o tal  altro  aspetto  sotto  cui  si 
presenta  una  torre  od  una  casupola  veduta  a cinque- 
cento braccia  di  distanza,  significa  quella  specie  di  torre 
o di  casetta  allorché  è veduta  da  vicino  ; inoltre  questo 
schizzo  fatto  da  vicino  ti  servirà  ad  impedire  ogni 
falsa  interpretazione  avvenire  del  tuo  lavoro. 

Se  hai  tempo,  per  quanto  tu  possa  rendere  com- 
pleto il  tuo  studio  a chiaroscuro  a distanza,  è sempre 
bene,  per  le  ragioni  sopra  esposte-,  di  fare  pure  lo 
schizzo  alla  Durer  e lo  schizzo  sommario  vicino  al 
motivo;  poiché  per  quanto  il  tuo  disegno  a chiaro- 
scuro sia  buono,  molti  particolari  interessanti  possono 
andar  perduti  od  essere  travisati. 

115.  Lo  studio  sommario  dell’effetto  può  venir  fatto 
assai  più  facilmente  e celermente  adoperando  un  lapis 
tenero  e acquerellandolo  poi  con  un  grigio  leggermente 
scuro,  la  qual  tinta  serve  a fissare  il  lapis.  Mentre 
questa  tinta  è ancora  umida,  leva  le  luci  forti  con  il 
pennello  asciutto;  e quando  è perfettamente  asciutta, 
otterrai  le  luci  fortissime  con  qualche  colpo  di  ra^ 
schiatoio.  In  cinque  minuti,  bene  impiegati , potrai 
ottenere  assai  con  questi  semplici  mezzi.  Natural- 
mente la  carta  deve  esser  bianca.  Io  la  preferisco 
alla  carta  grigia,  perchè  si  può  ottenere  maggior  gra- 
dazione col  portar  via  la  tinta  mentre  è ancora  umida 
e stenderla  abilmente  qua  e là  un  po’  più  oscura,  di 


LO  STUDIO  DAL  VERO 


109 


quanta  non  si  possa  ottenere  adoperando  la  biacca  ; a 
meno  che  tu  sia  di  un’abilità  consumata.  Non  che  sia 
male  fare  il  tuo  schizzo  alla  Diirer  su  carta  grigia  o 
gialla,  ritoccandolo  poi  o traendone  i rilievi  con  del 
bianco  ; purché  tu  non  faccia  troppo  assegnamento  sui 
tratti  in  bianco,  nè  faccia  lo  schizzo  puramente  per 
essi  (1). 


(1)  “ Come  tu  dèi  disegnare  e aombrare  in  carta  tinta 
di  acquerelle,  e poi  biancheggiare  con  biacca. 

“ Quando  hai  la  pratica  nella  piano  d’aombrare,  togli 
uno  pennello  mozzetto;  e con  acquerella  d’inchiostro  in 
un  vasellino,  va’  col  detto  pennello  tratteggiando  l’an- 
dare delle  pieghe  maestre;  e poi  va’  sfumando,  secondo 
l’andare,  lo  scuro  della  piega.  E questa  tale  acquerella 
vuole  essere  squasi  come  acqua  poco  tinta;  e il  pennello 
si  vuole  essere  squasi  sempre  siccome  asciutto;  non  af- 
frettandoti; a poco  a poco  venire  aombrando;  sempre 

ritornando  col  detto  pennello  ne’  luoghi  più  scuri 

Abbia  a mente  di  menare  il  pennello  sempre  di  piatto. 
Quando  se’  venuto  a perfezione  di  questo  aombrare,  togli 
una  gocciola  o due  d’inchiostro,  e metti  sopra  la  detta 
acquerella,  e col  detto  pennello  rimescola  bene.  E poi 
al  detto  modo  va’  cercando  col  detto  pennello  pur  nella 
profondità  delle  dette  pieghe;  cercando  bene  i loro  fon- 
damenti; avendo  sempre  la  ricordanza  in  te  del  tuo 
aombrare,  cioè  in  tre  parti  dividere:  l’una  parte,  ombra; 
l’altra,  tinta  del  campo  che  hai;  l’altra  biancheggiata. 
Quando  hai  fatto  così  togli  un  poco  di  biacca  ben  triata 
con  gomma  arabica.  Ogni  poca  biacca  basta.  Abbi  in 
uno  vasellino  acqua  chiara,  e intignivi  dentro  il  pen- 
nello tuo  detto  di  sopra,  e fregalo  su  per  questa  biacca 
macinata  del  vasellino,  massimamente  s’ella  fosse  risecca. 
Poi  te  l’acconcia  su  la  mano  in  sul  dosso  del  dito  grosso; 
raccorciando  e premendo  il  detto  pennello,  e discalzan- 
dolo, quasi  asciugandolo.  E incomincia,  di  piatto,  il  detto 
pennello  a fregare  sopra  e in  quei  luoghi  dove  dee  es- 
sere il  bianchetto  e rilievo  ; e seguita  più  volte  andando 
col  tuo  pennello,  e guidalo  con  sentimento.  Poi,  in  sulle 


110  ELEMENTI  DEL  DISEGNO  E DELLA  PITTUEA 


116.  Terzo.  Quando  tu  non  hai  tempo  nè  per  uno 
studio  accurato  nè  per  un  particolare  alla  Diirer,  ab- 
bozza il  contorno  col  lapis,  e gettavi  su  le  ombre  ardi- 
tamente col  pennello  cercando  di  fare  d’ un  subito 
quanto  più  ti  è possibile,  e prendere  l’abitudine  del 
fare  spedito  e deciso  ; gettando  sempre  più  colore  sulle 
tinte  a mano  a mano  che  asciugano  ed  adoperando 
ogni  espediente  che  la  pratica  ti  abbia  suggerito  per 
ottenere  il  chiaroscuro  coll’acquerello  ; togliendo  qua 
il  colore  col  pennello  asciutto,  grattando  là  i lumi 
coll’asta  del  pennello,  fregando  colle  dita,  asciugando 
colla  spugna,  ecc.  Poi,  quando  il  colore  è a posto, 
colla  penna  segna  vigorosamente  i contorni  delle  parti 
caratteristiche , come  nel  Liber  Studiorum.  Questo 
genere  di  studi  è molto  conveniente  per  ottenere  dei 
lavori  di  un  effetto  che  dipenda  non  tanto  dalla  fini- 
tezza, quanto  dal  complesso:  strane  forme  di  ombre 
avviluppate,  subitanei  effetti  di  cielo,  ecc.;  ed  è il  più 
utile  per  salvaguardarti  da  ogni  troppo  servile  o tarda 
abitudine  che  la  copia  minuta  possa  indurre  in  te; 
perchè  sebbene  la  ricerca  della  rapidità  puramente  per 
sè  stessa,  e della  foga  per  farne  mera  pompa,  sia  al- 
trettanto funesta  quanto  dispregevole,  vi  sono  tuttavia 
la  rapidità  e la  foga  che  non  solo  possono  accordarsi 
con  un  disegno  perfetto,  ma  che  portano  a risultati 
che  altrimenti  non  si  potrebbero  ottenere. 

stremità  de’  rilievi,  nella  maggiore  altezza,  togli  un  pen- 
nello con  punta:  e va’  colla  biacca  toccando  colla  punta 
del  detto  pennello,  e va’  raffermando  la  sommità  de’ 
detti  bianchetti.  Poi  va’  raffermando  con  un  pennello 
piccolo,  con  inchiostro  puro,  tratteggiando  le  pieghe,  i 
dintorni,  nasi,  occhi  e spelature  di  capelli  e di  barbe 
Cennino  Pennini,  Il  libro  dell’arte , cap.  XXXI.  N.  d.  T. 


LO  STUDIO  DAL  VERO 


111 


Ed  è bene  che  tu  ti  eserciti  di  quando  in  quando 
a fare  spedito  e deciso,  mentre  il  tuo  corso  ordinario 
e continuo  di  stùdi  è tale  da  assicurarti  un  fare  rite- 
nuto ed  un  giudizio  diligente  ed  un  tocco  delicato. 
La  rapidità  in  tali  condizioni  e circostanze  è piuttosto 
faticosa  che  seducente;  e tu  dall’abitudine  acquisita 
fin  dal  principio  de’  tuoi  studi,  ti  troverai  sempre  por- 
tato piuttosto  al  fare  elaborato,  che  non  alla  negli- 
genza. 

117.  Quarto.  E utile,  qualunque  sia  il  genere  di 


paesaggio  che  si  presenti  allo  sguardo,  abituarsi  a fare 
degli  schizzi  delle  forme  delle  ombre.  Molti  oggetti  di 
nessun  interesse  speciale  per  sè  stessi,  e che  non  sa- 
rebbero meritevoli  di  uno  studio  finito,  nè  di  uno  alla 
Diirer,  possono  tuttavia  acquistare  un  valor  partico- 
lare per  le  forme  fantastiche  delle  loro  ombre;  chè 
spesso  accade,  in  distanza,  che  l’ombra  sia  un  elemento 
d’effetto  di  gran  lunga  più  importante  che  non  la  so- 
stanza stessa  della  cosa.  Così  nel  ponte  alpino,  fig.  21, 


112  ELEMENTI  DEL  DISEGNO  E DELLA  PITTURA 


veduto  a poche  braccia  di  distanza,  come  si  rappre- 
senta nella  figura,  la  disposizione  dei  travi  che  dànno 
origine  alle  ombre,  è perfettamente  visibile  ; ma  ad  un 
mezzo  miglio  di  distanza,  in  pieno  mezzogiorno,  i travi 
non  si  potrebbero  distinguere  e la  riproduzione  del 
ponte  fatta  da  un  buon  pittore  si  restringerebbe  ad 
una  gran  macchia  ed  a sbarre  incrociate  di  puro  grigio, 
senza  che  nulla  indichi  la  loro  origine  , come  nella 
fig.  22  a;  e se  noi  lo  vedessimo  ad  una  distanza  ancora 

più  grande,  esso  figurerebbe 
come  in  b ed  in  c,  - impic- 
ciolito in  fine  nella  macchia 
grigia,  strana,  inintelligibile, 
simile  quasi  ad  un  ragno, 
sulla  parte  in  luce  della 
montagna. 

Un  grande  pittore  ne’  suoi 
lontani  riduce  sempre  gli 
oggetti  a questi  riassunti 
d’ombra;  ed  il  singolare,  e 
per  tanta  gente  inesplica- 
bile, effetto  dei  tratti  confusi 
nei  lontani  di  Turner,  è do- 
vuto soprattutto  alla  grande 
accuratezza  e viva  espres- 
sione di  questi  riassunti 
d’ombra. 

118.  Studi  di  tal  genere  si  fanno  facilmente,  quando 
bai  fretta,  con  un  lapis  P,  o HB  (piuttosto  duro) ; 
una  certa  durezza  della  punta  è necessaria  perchè  il 
disegno  riesca  abbastanza  delicato  quando  le  forme 
delle  ombre  sono  molto  fini;  esse  sono  certamente  così 


v 

Fi».  22. 


LO  STUDIO  DAL  VERO 


113 


in  qualche  luogo  , e tali  sono  generalmente  in  ogni 
dove.  La  matita  è in-  verità  uno  strumento  prezioso, 
quando  tu  sia  padrone  della  penna  e del  pennello  ; 
poiché  la  matita,  usata  bene,  vale  per  ambedue,  e di- 
segnerà una  linea  con  la  precisione  dell’una  e con  la 
gradazione  dell’altro  ; ciò  nondimeno  è cosa  tanto  poco 
soddisfacente  il  vedere  i tratti  duri  con  cui  è reso 
necessariamente  il  meglio  dei  particolari  e che  svani- 
scono gradatamente  col  tempo  , o riscontrare  quelle 
parti  che  appariscono  lucenti  e simili  ad  una  graticella, 
perchè  si  dovettero  trattare  con  forza,  che  io  racco- 
manderei piuttosto  l’uso  costante  della  penna,  o del 
pennello,  e dèi  colore,  tuttavolta  che  il  tempo  lo  per- 
metta; e di  tenere  soltanto  un  piccolo  album  d’ap- 
punti in  tasca,  col  suo  lapis  ben  temperato  e pronto  a 
fermare  sulla  carta  le  cose  passeggere  ; ma  non  bisogna 
mai  trovarsi  senza  di  esso. 

119.  Tutto  quanto  sono  venuto  discorrendo  ora 
valga  dunque  ad  indicarti  il  modo  in  cui  tu  devi  da 
principio  disegnare  dal  vero.  Ma  sarà  pur  utile  forse 
darti  qualche  indicazione  circa  la  scelta  del  soggetto 
da  studiare,  ed  i migliori  metodi  particolari  alla  trat- 
tazione di  alcuni  di  essi;  poiché  fra  gli  ostacoli  che 
ti  si  opporranno,  non  ultimo  sarà  quell’istinto  pro- 
prio, per  quanto  mi  fu  dato  di  osservare,  a tutti  i 
principianti,  di  fissarsi  precisamente  sulla  forma  più 
intrattabile  che  si  trovi  nella  scena  scelta.  Vi  sono 
molte  cose  nel  paesaggio  che  solo  un  artista  eccellente 
potrebbe  disegnare,  se  pure  potrebbe  in  modo  com- 
pleto; ed  io  ho  osservato  che  quasi  sempre  con  esse 
vuol  cimentarsi  il  principiante  ; oppure  vi  sarà  qualche 
cosa  che  sebbene  possa  piacere  in  sé  e per  sé,  non  si 

Ruskin,  Elem.  del  disegno  e della  pittura.  15 


114  ELEMENTI  DEL  DISEGNO  E DELLA  PITTURA 


adatta  bene  tuttavia  ad  una  pittura,  ed  in  cui,  allorché 
Tabbia  disegnata,  l’allievo  troverà  poco  diletto.  Come 
a proteggerti  da  queste  cattive  tentazioni,  valganti  le 
seguenti  avvertenze  generali. 

120.  1).  Non  disegnare  delle  cose  che  ti  siano  care 
perchè  si  connettono  a qualche  tuo  particolare  affetto; 
o per  lo  meno,  non  disegnarle  se  non  allorché  non 
puoi  trovar  altro  da  disegnare.  Se  tu  vuoi  disegnare 
dei  luoghi  prediletti  dal  tuo  cuore,  sei  sicuro  d’im- 
batterti  ad  ogni  momento  e di  restare  imbrogliato  tra 
muri  di  puro  mattone , tra  rotaie  di  ferro  , viali  di 
ghiaia,  serre  e siepi  di  biancospino:  oltre  a che  tu 
saresti  spinto  sempre  a fare  il  tuo  disegno  minuto  e 
leccato,  con  grave  pregiudizio  al  tuo  progresso. 

Non  sperar  mai  di  progredire  se  ti  punge  solo  il 
desiderio  di  fare  un  disegno  grazioso.  Devi  mettere 
ogni  cura  per  farlo  bene  ed  imparare  il  più  che  ti 
sia  possibile  nel  farlo.  Così  adunque , allorché  stai 
seduto  nel  salotto  della  tua  amica,  o nel  tuo  proprio, 
e non  hai  altro  da  fare  , tu  puoi  disegnare  qualche 
oggetto  che  vi  si  trovi,  per  esercizio  ; anche  i ferri  del 
caminetto,  od  i disegni  del  tappeto  ; ma  solo  per  eser- 
cizio, e non  perchè  quello  sia  un  tappeto  preferito,  od 
un  attizzatoio  o delle  molle  amiche;  e nemmeno  per 
far  piacere  all’amica  col  disegnarle  la  sua  stanza. 

1 2 i.  E neppure,  non  far  mai  dono  de’  tuoi  disegni. 
Naturalmente , dico  questo  a te  come  principiante. 
Verrà  tempo  in  cui  l’opera  tua  sarà  preziosa  per 
ognuno;  ma  risolviti  a non  darla  via  finché  tu  non 
sia  certo  che  essa  abbia  qualche  merito  (ed  appena  ne 
abbia  tu  lo  saprai).  Se  qualcuno  ti  chiede  in  dono  un 
disegno,  mandagli  un  paio  di  tavolette  di  colore  ed 


LO  STUDIO  DAL  AERO 


115 


un  foglio  di  cartoncino  Bristol;  questi  materiali  sono, 
per  ora,  di  maggior  valore  in  quella  forma,  eli  e non 
se  tu  avessi  impiastricciato  il  cartoncino  di  colore. 
Questo  ti  dico  principalmente  per  guardarti  dal  grande 
pericolo  di  cercar  di  rendere  piacevole  il  tuo  disegno. 

122.  2).  Non  disegnare  mai,  per  scelta,  alcun  og- 
getto lucente;  specialmente  se  di  forma  complicata. 
Evita  ogni  bacchetta  d’ottone  e gli  ornamenti  de’  cor- 
tinaggi, candellieri,  piatti,  bicchieri  ed  oggetti  d’ac- 
ciaio levigato.  Certamente  potrebbe  darsi  che  dise- 
gnando un  mobile  ti  venga  fatto  d’incontrare  una 
qualche  prominenza  lucente  ; ma  non  irritarti  se  questa 
parte  non  ti  riesce  perfettamente  ; e scegli  soltanto 
degli  oggetti  che  non  siano  lucenti. 

3) .  Evita  tutti  gli  oggetti  molto  netti  e lisci.  Essi 
sono  estremamente  difficili  da  disegnare , e molto 
brutti  una  volta  disegnati.  Scegli  delle  cose  che  siano 
molto  scabre,  usate  e di  rozza  apparenza:  e così  tu, 
ad  esempio,  non  puoi  avere  un  oggetto  di  studio  più 
difficile  e meno  profìcuo  di  una  barchetta  dipinta  a 
nuovo;  mentre  non  troverai  miglior  oggetto  di  studio 
di  una  barca  da  carbone  vecchia  e vuota,  giacente 
sulla  riva  a marea  bassa;  in  generale,  ogni  cosa  che 
ti  sembri  molto  brutta  , sarà  ottima  invece  per  di- 
segnare. 

4) .  Evita,  più  che  puoi,  gli  studi  in  cui  un  oggetto 
sia  veduto  attraverso  un  altro.  Troverai  bene  spesso 
un  alberello  che  s’erge  avanti  alla  rustica  casetta  da 
te  scelta  per  soggetto,  o tra  te  e lo  svolto  del  fiume 
co’  suoi  rami  vicini  che  si  confondono  cogli  oggetti 
a distanza.  E molto  difficile  rappresentare  questo;  una 
volta  scelto  quel  soggetto,  poiché  l’albero  è là,  tu  non 


116  ELEMENTI  DEL  DISEGNO  E DELLA  PITTURA 


devi  supporlo  abbattuto,  ma  rappresentarlo  meglio  che 
ti  sia  possibile;  ma  è bene  che  ti  cerchi  piuttosto  dei 
soggetti  che  presentino  delle  masse  ben  definite,  e non 
vedute-  come  in  una  rete  ; e cioè  scegli  piuttosto  una 
casetta  con  un  folto  albero  accanto,  che  non  una  con 
un  albero  sottile  di  fronte;  piuttosto  la  massa  di  una 
foresta  soffice,  azzurrina  ed  arrotondata,  che  non  un 
ispido  bosco  ceduo  od  una  confusione  di  ramaglie. 

5).  Evita,  per  quanto  è possibile,  le  campagne  sud- 
divise da  siepi.  Non  v’ha  forse  paesaggio  meno  pit- 
toresco e meno  trattabile  della  consueta  rappezzatura 
di  campi  e siepi  della  campagna  inglese,  punteggiata 
d’alberi  che  fanno  come  tante  macchie  disordinate,  e 
tutta  brucata  dal  bestiame.  Tuttavia  non  sconfortarti 
se  t’accorgi  d’aver  fatto  cattiva  scelta  e se  ti  senti 
dominato  dal  soggetto.  E molto  meglio  che  succeda 
così,  che  non  se  tu  pensassi  d’aver  pienamente  domi- 
nato il  soggetto.  Ma  da  principio,  ed  anche  per  qualche 
tempo,  tu  devi  esser  preparato  a qualche  sconfortante 
insuccesso;  il  quale  non  rimarrà  per  ciò  privo  di  utile 
risultato. 

123.  Ed  ora  che  ti  ho  esposto  ciò  che  devi  evitare, 
io  posso  forse  venirti  un  po’  in  aiuto  indicandoti  ciò 
che  devi  cercare.  In  generale  ogni  riva  di  fiume  o di 
ruscello,  ogni  monticello  d’erba  o di  fiori  è un  bel 
motivo  e tale  da  ricompensarti  del  tuo  lavoro,  meglio 
di  un  esteso  paesaggio.  Se  tu  abiti  in  paese  di  pianura, 
devi  ricercare  quei  siti  dove  il  terreno  è interrotto  dalla 
riva  del  fiume,  con  pali  logori  ed  infraciditi,  o radici 
di  piante  uscenti  dal  terreno;  o se  per  gran  buona 
ventura,  ti  fosse  dato  d’incontrarne,  approfittare  degli 
avanzi  di  banchine  o di  gradini  di  pietra,  di  chiuse 


LO  STUDIO  DAL  VERO 


117 


coperte  di  muffa,  ecc.  Nei  boschi  uno  o due  tronchi 
col  terreno  sottostante  cosparso  di  fiori  sono  in  pari 
tempo  il  più  ricco  ed  il  più  facile  argomento  di  studio  ; 
un  tronco  non  molto  grosso,  vale  a dire  di  nove  pol- 
lici od  un  piede  di  diametro,  con  un  sottil  ramo  d’e- 
dera che  vi  si  abbarbichi,  è un  soggetto  facile  e sempre 
piacevole. 

124.  I gruppi  di  fabbriche  a mezza  distanza  sono 
sempre  belli,  se  ben  disegnati , purché  non  siano  di 
di  quelle  file  moderne  di  case  operaie,  o delle  ville  con 
porticati  di  stile  Jonico  .o  Dorico.  Ogni  vecchio  vil- 
laggio inglese  o gruppo  di  case  coloniche,  disegnato 
con  tutti  i suoi  rientramenti  e le  sue  sporgenze,  e i 
fienili  e gli  steccati,  è certo  una  cosa  graziosa,  ed  è 
ancor  più  in  Francia.  Il  paesaggio  francese  in  genere 
di  tanto  supera  l’inglese,  di  quanto  lo  svizzero  supera 
il  francese:  sotto  certi  aspetti  il  paesaggio  francese  è 
incomparabile,  per  l’espressione  di  schietta  rusticità  e 
di  pace  ridente,  e la  bellezza  della  linea. 

Disegnando  dei  villaggi,  adopera  molta  diligenza 
negli  orti;  un  orto  rustico  è sempre  bello.  Se  tu  hai 
tempo,  disegna  tutte  le  file  dei  cavoli  e delle  altee,  e 
le  siepi  interrotte  e le  erranti  rose  canine,  e le  rose 
sboccianti;  tu  non  puoi  trovare  miglior  esercizio,  nè 
esser  tenuto  nel  contempo  in  una  cerchia  di  pensieri 
più  puri.  Stringi  amicizia  intima  con  tutti  i ruscelli 
delle  vicinanze,  e studiali  in  tutte  le  loro  piccole  onde. 

Le  chiese  dei  villaggi  in  Inghilterra  sono  di  rado 
dei  buoni  motivi;  spesso  sono  meschine  ed  ineleganti 
nella  linea.  I vecchi  castelli  soventi  sono  graziosi.  Le 
mine  da  noi  sono  d’ordinario  troppo  manierate,  e le 
cattedrali  troppo  monotone.  Non  credo  che  vi  sia  una 


118  ELEMENTI  DEL  DISEGNO  E DELLA  PITTURA 


sola  cattedrale  nell’Inghilterra  da  cui  si  possa  trarre 
motivo  per  un  disegno  di  buon  effetto.  Vi  è sempre 
in  esse  o leziosaggine  disadatta,  o compassatezza  ir- 
ritante. 

125.  Se  stai  in  un  paese  di  montagna  o di  collina, 
allora  non  avrai  che  l’imbarazzo  della  scelta.  Risolviti, 
in  primo  luogo,  a disegnare  una  roccia  arrotondata, 
co’  suoi  licheni  variegati , nel  modo  più  esatto,  cer- 
cando di  rappresentare  perfettamente  la  rotondità  e 
tutte  le  macchie  del  lichene,  nel  color  locale  esatto. 
Finché  tu  non  riesci  a far  questo  è inutile  che  tu  pensi 
a fare  studi  di  paesaggi  alpestri  ; ma  una  volta  che  tu 
vi  sia  riuscito,  la. forma  delle  montuosità  lontane  ti 
diventerà  relativamente  facile. 

126.  Dopo  esserti  esercitato  per  qualche  tempo  in- 
torno a simili  motivi  adatti  alle  tue  forze,  vedrai  cer- 
tamente crescerti  le  difficoltà  che  ti  faranno  desiderare 
più  che  mai  l’aiuto  del  maestro;  queste  difficoltà  va- 
rieranno secondo  le  tue  attitudini  ed  il  carattere  del 
tuo  ingegno  (chè  una  questione  si  presenta  all’uno, 
un’altra  all’altro) , cosicché  è impossibile  prevederle 
tutte;  e questo  libro  diventerebbe  troppo  voluminoso 
se  io  rispondessi  a tutte  quelle  che  2J0SS0  prevedere. 
Tu  devi  contentarti  di  lavorare  di  buona  lena,  nella 
speranza  che  la  Natura,  a suo  tempo,  ti  insegnerà  essa 
stessa  il  modo  d’interpretarla;  che  un’ulteriore  espe- 
rienza dal  canto  suo  ti  farà  sparire  alcune  difficoltà; 
e che  altre  saranno  rimosse  osservando  il  metodo  se- 
guito dal  tale  o tal  altro  artista,  ogni  volta  che  ti  si 
presenti  l’occasione. 

Ciò  non  di  meno  io  non  voglio  chiudere  questa  let- 
tera senza  esporre  alcune  osservazioni  che  ti  possono 


LO  STUDIO  DAL  VÉRO 


119 


esser  utili  allorché  sarai  alquanto  progredito  ; e queste 
osservazioni,  io  credo,  possono  essere  convenientemente 
raggruppate  sotto  tre  distinti  capi , secondo  che  si 
tratta  di  disegno  della  vegetazione,  o dell’  acqua,  o 
del  cièlo. 

127.  E,  anzitutto,  della  vegetazione.  Ti  parrà  forse 
che  io  abbia  già  parlato  a sufficienza  delle  piante. 
Tuttavia,  se-  hai  fatto  come  ti  ho  suggerito,  ed  hai 
cercato  di  disegnarle  abbastanza  di  frequente  e con 
sufficiente  accuratezza,  tu  sarai  lieto  ora  di  sentir  di- 
scorrere ancora  alcunché  su  di  esse.  Ricorderai  anche 
che  noi  abbiamo  lasciato  la  nostra  ^questione  riguardo 
al  modo  di  esprimere  l’arruffìo  del  fogliame  in  parte 
non  risolta  nella  prima  lettera.  Io  la  lasciai  così  perchè 
mi  era  d’uopo  che  tu  imparassi  a conoscere  la  strut- 
tura reale  delle  foglie,  col  disegnarle  da  te  solo,  prima 
d’inquietarti  con  le  più  sottili  considerazioni  circa  il 
metodo  da  seguire  nel  disegnarle.  Ed  ora,  io  m’imagino, 
tu  avrai  già  imparato  a conoscere  due  cose  principali, 
due  fatti  generali  che  si  verificano  nelle  foglie;  vale 
a dire  che  esse  indicano  sempre,  nelle  principali  ten- 
denze delle  loro  linee,  una  bella  divergenza  nello  svi- 
luppo loro,  conformemente  alla  legge  di  irradiamento, 
cui  fu  già  accennato  (1);  e,  in  secondo  luogo,  che 
questa  divergenza  non  è mai  uniforme,  ma  si  mani- 
festa con  una  infinita  varietà  di  linee  propria  a cia- 
scuna specie  ed  a ciascun  individuo.  Io  debbo  ora 
richiamarti  ancora  un  po’  l’ attenzione  su  entrambi 
questi  fatti. 


(1)  Yedi  la  terza  lettera  in  questo  volume.  N.  d.  A. 


120  ELEMENTI  DEL  DISEGNO  E DELLA  PITTUKA 


128.  129.  Il  signor  Harding  (1)  nelle  sne  ottime 
“ Lezioni  di  piante  „ espone  nella  tavola  II  i primi 
esempi  per  abituare  l’allievo  a comporre  liberamente 
le  linee  in  modo  da  esprimere  la 
caratteristica  dello  sviluppo  e del 
(/  modo  di  estendersi  del  fogliame 
delle  piante;  i quali  esempi  sono 
dall’  autore  stesso  dichiarati  di 
applicazione  universale:  “ tutti  i 
Fig.  28.  contorni  atti  ad  esprimere  del  fo- 

gliame, egli  dice,  non  sono  che 
delle  modificazioni  di  essi  „ . E consistono  in  gruppi  di 
linee  più  o meno  somiglianti  alla  nostra  fig.  23  ; e le 


(lj  J.  D.  Harding,  paesista  rinomato  della  prima  metà 
del  secolo,  fu  autore  di  un  corso  di  disegno  intitolato 
“ Lezioni  di  Piante  „,  molto  popolare  nell’Inghilterra, 
altrettanto  come  sono  da  noi  tuttora  i corsi  di  disegno 
di  Calarne,  Robert,  Hubert  ed  altri,  e che  fino  a quindici 
o venti  anni  fa  costituivano  il  testo  sacro  di  chiunque 
si  fosse  iniziato  al  disegno  di  paesaggio.  Lo  studio  di 
simil  genere  di  lavori  non  é privo  di  una  certa  utilità, 
qualora  venga  fatto  con  molta  parsimonia,  e con  un  buon 
criterio  nella  scelta  della  tavola,  e per  certi  scopi  che 
si  debbono  far  presenti  all’allievo,  come  quello  special- 
mente  di  rendergli  famigliare  il  maneggio  materiale  della 
matita  : ma  la  semplice  copia  banale  e sciatta  che  di 
quelle  litografie  si  suol  far  eseguire  comunemente  dai 
maestri  di  disegno  ai  loro  allievi,  è più  che  altro  dan- 
nosa ai  medesimi,  poiché  li  priva  al  momento  opportuno 
di  quella  ingenuità  iV  interpretazione  del  vero  che  è la 
precipua  fonte  dell’originalità  dell’artista,  per  sostituirvi 
la  maniera  (ed  una  maniera  non  sempre  ammirevole); 
cosicché  trovandosi  poi  su  natura  davanti  ad  un  motivo, 
il  giovane  sarà  spinto  a disegnarlo  non  come  lo  vede, 
ma  come  in  casi  analoghi  ha  disegnato  l’autore  del  suo 
testo,  naturalmente  senza  la  corrispondente  abilità. 

N.  d.  T. 


LO  STUDIO  DAL  VERO 


121 


caratteristiche  su  cui  specialmente  si  insiste  sono  che 
esse  “ tendono  nelle  loro  estremità  interne  ad  un  centro 
comune  „ ; che  f le-  loro  estremità  terminano  in  curve 
ovoidali  „ ; e che  “ le  loro  estremità  esterne  sono  più 
accentuate  „. 

130.  Ora,  mentre  così  esprime  concisamente  le 
grandi  leggi  dell’irradiamento  e della  delimitazione 
(< enclosure ),  il  principio  essenziale  di  questo  metodo  di 
esecuzione  conferma  le  nostre  conclusioni  riguardo  alla 
composizione  del  fogliame. 

La  ragione  dell’ultima  delle  regole  ora  riportate,  a 
tutta  prima  invero  non  sembra  giustificabile,  poiché 
in  una  foglia  reale  la  linea  che  ne  termina  da  una 
parte  l’estremità  non  è più  accentuata  che  quella  del- 
l’altra parte  ; ma  nel  metodo  di  Harding  questa  parte 
più  marcata  del  tratto  è destinata  a rappresentare  più 
o meno  l’ombra  all’estremità  esterna  della  massa  del 
fogliame;  e siccome  Harding  adopera  questo  genere 
di  tratti,  essi  servono,  per  quanto  possa  la  sola  ma- 
niera di  fare  il  tratto,  ad  esprimere  il  carattere  della 
pianta.  Ma,  sfortunatamente,  havvi  un’altra  legge  che 
presiede  allo  sviluppo  della  pianta,  altrettanto  impre- 
scindibile quanto  la  legge  dell’  irradiamento , e ad 
esprimere  la  quale,  questo  e tutti  gli  altri  modi  con- 
venzionali di  esecuzione  sono  inetti  affatto.  Questa 
seconda  legge  consiste  in  ciò  che  la  tendenza  d’irra- 
diamento debb’essere  messa  in  evidenza  solo  come  un 
elemento  dominante  che  concilia  gli  eterni  capricci 
individuali  delle  singole  foglie.  Cosicché  quando  il 
tratto  diventa  monotono , esso  è sicuramente  anche 
falso;  poiché  la  libertà  di  ogni  foglia  individua  è 
altrettanto  necessaria  all’espressione  della  verità,  quanto 

Rtjskin,  Elerr>.  del  disegno  e della  pittura.  16 


122  ELEMENTI  DEL  DISEGNO  E DELLA  PITTURA 


la  sua  unità  di  sviluppo  con  le  compagne  nell’intero 
gruppo  irradiante. 

131.  Non  importa  che  il  gruppo  di  foglie  sia  molto 
piccolo  ed  apparentemente  simmetrico,  nè  che  sia  molto 
grande  od  indeterminato.  Difficilmente  potresti  averne 
uno  più  regolare  di  b nella  fig.  9 a pag.  67,  nè  uno 
più  vago  e senza  forma  decisa  del  ramo  di  castagno 
di  Spagna  che  spande  le  sue  foglie,  nella  fig.  24;  ma 


Fig.  24. 


e nell’uno  e nell’altro  anche  il  lettore  che  non  si  sia 
addestrato  in  nessuno  degli  esercizi  precedentemente 
raccomandati,  deve  scorgere  che  vi  sono  delle  linee 
che  si  svolgono  liberamente,  miste  alle  linee  irradianti, 
e queste  miste  a quelle  ; e se  egli  prende  la  penna  per 
copiare  l’uno  o l’altro  di  questi  esempi,  egli  s’accor- 
gerà che  nessun  movimento  della  mano,  nè  a destra 
nè  a sinistra,  nè  un  tratto  libero  od  uno  fermo,  nè 
qualsivoglia  altro  tratto  che  si  possa  insegnare  o de- 
scrivere, lo  porterà  a riprodurlo  somigliante,  con  cor- 


LO  STUDIO  DAL  VERO 


123 


Lentezza;  ma  bensì  cbe  egli  deve  disegnarlo  lentamente, 
od  altrimenti  tralasciare  senz’altro.  E (ciò  cbe  rende 
la  cosa  ancor  più  difficile)  sebbene  tu  possa,  cogliendo 
il  ramo  e collocandolo  vicino  a te,  od  osservando  contro 
il  cielo  una  frasca  cbe  ti  sia  dappresso , disegnare 
tutto  il  contorno  delle  foglie,  tuttavia  se  la  luce  batte 
sul  ramo,  ed  anche  se  è un  poco  discosto,  tu  allora 
ommetterai  qua  una  punta,  là  un  margine  di  foglia; 
alcune  superfici  saranno  confuse  per  la  loro  lucentezza 


ed  alcune  macchiate  dall’  ombra  ; e se  tu  attraverso 
questa  confusione  vai  ricercando  attentamente  le  varie 
parti  cbe  puoi  veramente  vedere,  per  disegnare  soltanto 
queste,  il  risultato  non  sarà  somigliante  nè  alla  fìg.  9, 
nè  alla  fìg.  24,  ma  un  lavoro  a frammenti  ed  intricato 
come  quello  della  fìg.  25  (1). 

132.  Ora,  ogni  buon  disegno  di  paesaggio  riposa 
nella  perfetta  conoscenza  ed  osservanza  di  queste  tre 
leggi.  E cioè  : primo,  l’unità  organica  ; la  legge,  sia 


(1)  Il  disegno  di  questa  figura  (un  ramoscello  di  quercia) 
è solo  a contorno,  essendo  impossibile  in  un’incisione  in 
legno  esprimere  tutte  le  finitezze  del  chiaroscuro  del 
fogliame  visto  a distanza.  N.  d.  A. 


124  ELEMENTI  DEL  DISEGNO  E DELLA  PITTURA 


d’irradiamento,  o di  parallelismo,  o di  azione  concor- 
rente, che  regola  le  masse  dell’  erba  e delle  piante, 
delle  roccie  e delle  nubi  e delle  onde;  secondo,  la 
libertà  individuale  dei  membri  sottoposti  a queste  leggi 
di  unità;  e,  per  ultimo,  la  confusione  (1)  che  na- 
sconde più  o meno  il  carattere  speciale  di  ciascun 
membro. 

Dissi  che  la  prima  legge  che  si  deve  osservare  è 
quella  dell’unità  organica:  ed  in  ciò  si  manifesta  la 
prima  differenza  tra  un  buono  ed  un  cattivo  artista. 
Un  disegnatore  comune  od  un  cattivo  pittore  mette 
le  foglie  sulle  piante  come  se  fossero  della  muffa  ap- 
piccicata ai  rami:  egli  non  sa  vedere  le  linee  d’azione 
o di  sviluppo  delle  cose  ; semina  delle  nubi  informi 
sul  suo  cielo,  senza  nemmeno  accorgersi  dell’andamento 
delle  curve  combinantisi  tra  di  loro  e che  reggono  il 
corso  delle  vere  nubi;  e spezza  le  sue  montagne  in 
frammenti  scabri  e nocchieruti,  inconscio  affatto  delle 
linee  che  indicano  la  forza  con  cui  le  roccie  vere  si 
furono  innalzate,  o delle  linee  che  indicano  gli  strati' 
su  cui  esse  riposano.  Mentre  all’opposto  il  piacere  prin- 
cipale del  grande  disegnatore  consiste  appunto  nel- 
l’affermare  queste  leggi  di  governo  della  natura;  e 
tenderà  sempre  ad  esagerarle  piuttosto  che  a dimen- 
ticarle. 

133.  In  secondo  luogo,  io  dissi  che  disegnando 
dobbiamo  indicare  il  carattere  individuale  e la  libertà 
di  ciascuna  foglia  o nube  o rupe  presa  separatamente. 


(1)  La  parola  del  testo  è mystery;  vedi  in  proposito 
la  nota  a pag.  70.  N.  d.  T. 


LO  STUDIO  DAL  VERO 


125 


E qui  i grandi  maestri  si  allontanano  definitivamente 
dai  minori;  poiché  se  pure  gli  uomini  di  talento  infe- 
riore arrivano  ad  esprimere  qualche  legge,  ciò  riesce 
sempre  a scapito  della  legge  dell’individualità.  Così 
Salvator  Rosa  dimostra  un’acuta  percezione  della  curva 
del  fogliame  e del  roteamento  delle  nubi  ; ma  non 
disegna  mai  una  fogliolina  od  una  corona  di  nuvolette 
con  accuratezza.  Così  pure  Giainsborough  dimostra,  nel 
suo  paesaggio,  un  senso  fine  della  forma  delle  masse 
e dell’armonia  del  colore;  ma  nei  particolari  non  ha 
che  dei  tratti  insignificanti  ; e non  spio  non  vi  si  può 
mai  discernere  la  varietà  del  fogliame,  ma  bèn  anco  la 
specie  stessa  delle  piante. 

Ora,  sebbene  l’esplicazione  e dell’unità  organica  e 
della  vita  individuale  sia  necessaria  perchè  il  lavoro 
riesca  perfetto,  quella  della  vita  individuale  è più  ne- 
cessaria, ed  è la  più  difficile  a conseguirsi;  onde  tale 
conseguimento  è quello  che  definitivamente  segna  la 
differenza  tra  i grandi  maestri  e gli  artisti  di  grado 
inferiore.  E ciò  perchè  anche  sulla  combinazione  delle 
cose  del  mondo  materiale  vigilano  gli  stessi  principii 
che  presiedono  alle  cose  del  mondo  morale.  Sarebbe 
in  vero  cosa  ben  deplorevole  e contro  natura  il  vedere 
un  complesso  d’uomini  non  soggetti  ad  alcun  governo, 
non  retti  da  nessun  principio  direttivo,  e non  associati 
da  un  comune  affetto  : ma  sarebbe  cosa  " ancora  più 
deplorevole,  se  fosse  possibile,  il  vedere  un  complesso 
d’uomini  così  oppressi  da  una  forza  di  assimilazione 
da  non  aver  più  alcuna  speranza  nè  alcun  carattere 
individuale,  nessuna  differenza  di  aspirazioni,  nessuna 
varietà  di  passioni,  nessuna  irregolarità  di  giudizi;  una 
società  in  cui  nessuno  potrebbe  aiutar  l’altro,  perchè 


126 


ELEMENTI  DEL  DISEGNO  E DELLA  PITTURA 


non  vi  sarebbe  nessuno  più  debole  dell’altro  ; nessuno 
ammirar  l’altro,  dacché  nessuno  sarebbe  più  forte  ; nes- 
suno essere  riconoscente  all’altro,  poiché  nessuno  po- 
trebbe essere  soccorso;  nessuno  nutrir  riverenza  per 
l’altro,  dacché  nessuno  sarebbe  più  sapiente;  una  società 
in  cui  ogni  anima  non  sarebbe  che  la  sillaba  ripetuta 
di  un  balbuziente,  invece  della  parola  varia  e vibrata 
dell’oratore  ; in  cui  ognuno  si  muoverebbe  come  in  un 
dramma  spaventevole,  vedendo  dappertutto  immagini 
di  sé  stesso  moltiplicate  all’infinito,  vaganti  inutilmente 
intorno  a sé  in  silenziosa  oscurità. 

Gli  è per  ciò  che  la  continua  differenza , l’ eterno 
mutamento  nei  gruppi  di  cose  materiali  è più  neces- 
sario alla  loro  essenza  che  non  la  loro  sottomissione 
ad  una  grande  legge  collettiva  ; questa  legge  è neces- 
saria ad  essi  per  la  forza  ed  il  perfezionamento  loro; 
ma  la  varietà  è necessaria  alla  loro  vita. 

134.  E se  tu  ti  compiaci  nella  ricerca  di  analogie 
e di  simboli,  ed  hai  un  certo  acume  nel  discernerli,  tu 
puoi  sempre  constatare  quali  siano  i caratteri  nobili 
in  una  pittura,  solo  considerando  quali  siano  i carat- 
teri nobili  dell’uomo  nella  convivenza  co’  suoi  simili. 
Alla  grazia  dei  modi  ed  alla  raffinatezza  dei  costumi 
che  si  riscontrano  nella  società,  corrispondono  la  grazia 
della  linea  e la  raffinatezza  della  forma  in  un  com- 
plesso di  oggetti  materiali.  Lo  stesso  bene  o lo  stesso 
male  che  nelle  azioni  o nelle  conversazioni  degli  uomini 
apportano  la  vivacità  o l’asprezza  o la  gentilezza,  lo 
apportano  pure  in  una  composizione  pittorica.  Nella 
stessa  misura  in  cui  la  libertà  o la  rilassatezza  rinvi- 
goriscono o rammolliscono  gli  spiriti  umani,  la  vivacità 
o la  fiacchezza  della  linea  rafforzano  od  indeboliscono 


LO  STUDIO  DAL  VERO 


127 


l’espressione  di  un  quadro.  E la  bontà  e la  grandezza 
che  nell’associazione  degli  uomini  sorgono  dalla  castità 
dei  pensieri,  dalla  regolarità  della  vita,  dalla  sempli- 
cità dei  costumi,  e dal  giusto  equilibrio  dell’autorità; 
la  stessa  grandezza  e bontà  derivano  ad  un  quadro 
dalla  purezza  del  colore,  dalla  severità  della  forma  e 
dalla  simmetria  delle  masse. 

135.  E non  aver  timore  di  spingere  queste  ana- 
logie troppo  oltre;  ciò  non  può  avvenire  perchè  esse 
sono  così  precise  e complete  che  più  tu  vai  studian- 
dole, più  le  trovi  chiare,  fondate  ed  utili;  nè  esse  ti 
falliranno  mai  neppure  in  un  particolare  o da  un  sol 
lato  della  tua  ricerca.  Non  vi  ha  vizio  nè  virtù  del 
mondo  morale,  che  non  trovi  il  suo  simbolo  preciso 
nell’arte  della  pittura  ; cosicché  tu  puoi  a volontà  illu- 
strar^ un  vero  morale  per  mezzo  dell’arte,  o l’arte  con 
una  verità  morale.  L’affetto  e l’odio,  il  turbamento  e 
la  calma,  la  debolezza  e la  tenacità,  la  lussuria  e la 
castità,  l’orgoglio  e la  modestia  e tutti  gli  altri  sen- 
timenti umani  e le  modificazioni  o combinazioni  loro 
possono  essere  riprodotti,  con  esattezza  matematica, 
per  mezzo  della  linea  e del  colore;  e non  soltanto 
questi  vizi  e queste  virtù  ben  definite,  ma  altresì  ogni 
sfumatura  immaginabile  del  carattere  e della  passione 
umana:  dalla  retta  o dispotica  maestà  del  re,  alla  sem- 
plicità innocente  o maliziosa  del  pastorello. 

136.  Le  ricerche  su  questo  argomento  appartengono 
tuttavia  più  propriamente  allo  studio  delle  branche  più 
elevate  della  composizione,  e di  cui  sarebbe  affatto 
inutile  trattare  in  questo  volume;  soltanto  ne  ho  ac- 
cennato ora,  perchè  tu  possa  comprendere  come  le 
qualità  più  nobili  dell’arte  siano  riposte  in  quel  lavoro 


128  ELEMENTI  DEL  DISEGNO  E DELLA  PITTURA 


minuzioso,  a cui  ti  ho  diretto  fin  da  principio.  Giacché 
solo  mediante  l’esecuzione  più  compiuta  e l’attenzione 
più  fitta  si  possono  esprimere  tante  varietà  del  carat- 
tere individuale,  da  cui  dipende  tutta  l’eccellenza  della 
riproduzione  sia  di  masse  d’uomini,  sia  di  gruppi  di 
foglie. 

137.  Ma  perchè  il  disegno  dei  particolari  riesca 
bene,  non  bisogna  che  la  mano  abbia  contratto  una 
maniera  di  esecuzione.  Il  buon  disegnatore  disegna 
una  foglia,  poi  si  ferma  e dice  tranquillamente:  Quella 
foglia  ha  tale  o tal  altro  carattere  ; io  le  darò  una 
compagna  che  le  converrà  perfettamente;  e allora  con- 
sidera quale  dovrebb’essere  questa  compagna;  e dopo 
averla  ben  determinata,  la  disegna.  Questo  procedi- 
mento può  essere  rapido  come  il  lampo,  allorché  si 
tratta  di  uno  dei  giganti  dell’arte;  oppure  può  èssere 
lento  e timido;  ma  esso  si  deve  sempre  seguire;  e 
nessun  tratto  e nessuna  forma  è da  un  buon  pittore 
aggiunta  ad  un’altra  senza  che  prima  abbia  trovato 
nella  mente  di  lui  la  sua  determinazione  e la  sua  con- 
ferma. Invece , una  volta  che  la  mano  abbia  preso 
un’abitudine,  la  foglia  N.  1 trae  seco  di  conseguenza 
la  foglia  N.  2;  tu  non  puoi  fermarla  come  vorresti; 
essa  diventa  come  un  cavallo  sfrenato,  o meglio  ancora 
una  macchina  che  butta  giù  foglie  su  foglie,  tutte 
simili  l’una  all’altra.  Tu  devi  saper  fermare  la  mano 
a tua  volontà  ; essa  non  deve  avere  una  via  propria 
da  seguire,  nè  deve  passare  da  un  tratto  all’altro  senza 
ordine  determinato;  altrimenti  non  saresti  più  tu  il 
padrone,  ma  bensì  le  tue  dita. 

138.  Rimane  ancora  da  dire  alcunché  sulla  terza 
delle  leggi  sovra  enunciate,  quella  delTindistinto  {my- 


LO  STUDIO  DAL  VERO 


129 


stery)  (1);  la  legge  cioè,  per  la  quale  nulla  ci  appa- 
risce integralmente,  ma  soltanto  a frammenti  e in  varia 
guisa  non  comprensibile  (2).  Il  cbe  completa  l’ana- 
logia cbe  corre  tra  le  cose  della  Natura  e l’animo 
umano.  E così  noi  abbiamo  prima  la  Subordinazione  ; 
in  secondo  luogo  l’Individualità  ; infine,  e carattere  non 
meno  importante,  l’Incomprensibilità. 


139.  Nessuno  ha  saputo  esprimere  perfettamente 
quest’ultimo  carattere  nel  paesaggio,  eccettochè  Turner; 
nè  tu  sperar  giammai  di  riuscirvi  senza  uno  studio 
lungo  e diuturno.  Ma  intanto  nel  disegnare  un  oggetto 

(1)  V.  nota  a pag.  70.  N.  d.  T. 

(2)  Y.  su  questa  legge  il  Cap.  Quarto  del  voi.  IV  dei 

“ Modem  Painters  „.  N.  d.  A. 

Roskin,  Elem.  del  disegno  e della  pittura. 


17 


130  ELEMENTI  DEL  DISEGNO  E DELLA  PITTURA 


con  lo  scopo  di  completarlo  poi  col  chiaroscuro,  pro- 
cura sempre  di  disegnarne  solo  quelle  parti  che  tu 
vedi  in  realtà  ben  distintamente,  il  che  serve  come  di 
preparazione  per  lo  sviluppo  successivo  delle  forme 
per  mezzo  del  chiaroscuro.  Ed  è questo  genere  di  pre- 
parazione che  fa  delle  incisioni  del  Liber  Studiorum 
altrettanti  esempi  peculiari  e di  inestimabile  valore. 

E quel  carattere  è manifesto  in  esse  più  o meno,  a 
misura  della  fatica  che  Turner  vi  ha  impiegato.  Così 
l’incisione  “ Esaco  ed  Esperia  „ fu  lavorata  con  la 
maggior  cura,  ed  il  ramo  principale  dell’albero  più 
vicino  è disegnato  come  nella  fìg.  26.  Il  lavoro  da 
principio  sembra  piuttosto  quello  d’uno  scolaro  che 


non  quello  d’un  maestro  ; ma  una  volta  aggiuntovi  il 
chiaroscuro,  ogni  tratto  viene  ad  occupare  il  suo  giusto 
posto,  e ne  risulta  una  perfetta  espressione  di  grazia 
e d’insieme.  Ma  anche  senza  il  chiaroscuro,  tu  senti 
che  in  quelle  linee  rotte  ed  irregolari,  specialmente 
quando  si  esprime  il  momento  in  cui  il  ramo  si  perde 
nelle  foglie,  vi  è maggior  verità  che  non  nel  disegno 
monotono  sebbene  grazioso,  del  fogliame,  che  si  usava 


LO  STUDIO  DAL  VERO 


131 


prima  del  tempo  di  Turner,  anche  dai  migliori  maestri, 
nelle  loro  masse  lontane. 

La  fig.  27  rappresenta  tipicamente  la  maniera  delle 
antiche  incisioni  in  legno  dal  Tiziano;  ed  in  cui  le 
foglie,  come  vedi,  sono  troppo  conformi  l’una  al- 
l’altra, come  tanti  grappoli  di  frutta;  ed  i rami' si 
vedono  troppo  completamente,  oltre  all’essere  d’aspetto 
alquanto  molle  e come  di  cuòio,  per  la  poca  angolo- 


sità dei  loro  contorni.  Una  simile  struttura  alquanto 
convenzionale  fa  da  artisti,  quali  il  Tiziano,  adoperata 
solo  per  le  masse  a distanza  e lavorate  in  fretta; 
mentre  il  disegno  squisito  dei  primi  piani  fa  quasi 
dimenticare  quel  loro  convenzionalismo;  ma  nei  di- 
segni dei  Caracci  e degli  altri  imitatori,  il  convenzio- 


132  ELEMENTI  DEL  DISEGNO  E DELLA  PITTURA 


nalismo  prevale  dappertutto  ed  a poco  a poco  dege- 
nera in  uno  scarabocchio  come  nella  fìg.  28,  che  è 
l’esempio  del  peggior  risultato  cui  possa  condurre  la 
maniera,  sebbene  un  ignorante  possa  credere  che  questo 
disegno  sia  “ fatto  con  maggior  scioltezza  „ e perciò 
migliore  di  quello  riportato  nella  fìg.  26.  E nota  inoltre 
che  in  un  bello  schizzo  a contorni  non  conseguita  punto 
che  un  ramo  sia  disegnato  male,  perchè  esso  sembra 
in  qualche  parte  contorto  in  modo  non  naturale,  come 
nella  fìg.  26,  proprio  sopra  il  fogliame.  Molto  spesso 
l’azione  muscolare  che  dev’essere  espressa  con  la  linea, 
passa  nel  mezzo  del  ramo,  ed  il  vero  contorno  di  esso 
in  quel  punto  si  può  vedere  indistintamente,  o non 
vedere  affatto;  e solo  col  chiaroscuro  successivo  si 
potrà  indicare  la  sua  forma  reale,  o la  causa  del  non 
essere  visibile. 

140.  Ancora  un’osservazione  circa  le  piante,  e poi 
avrò  finito.  Sembra  che  i nostri  acquar ellisti  in  genere 
considerino  una  pianta  veduta  in  distanza  come  una 
semplice  macchia  verde  e piana,  che  si  aggruppa  bel- 
lamente con  altre  masse,  dando  al  paesaggio  una  co- 
lorazione fresca,  ma  che  per  nessuna  guisa  differisce 
nel  suo  contesto  dalle  macchie  di  altra  forma  di  cui 
questi  acquarellisti  stessi  si  servono  per  esprimere  delle 
pietre,  dell’acqua,  o delle  figure. 

Ma  se  tu  avrai  per  qualche  tempo  disegnato  con 
diligenza  delle  piante,  rimarrai  ^colpito,  e lo  sarai 
sempre  più  a misura  che  progredisci  in  questo  studio, 
dal  carattere  di  morbidezza  della  loro  superfìcie. 

Una  pianta  veduta  in  distanza  non  apparisce  come 
una  pezza  di  colore  semplice  e piana,  ma  come  una 
massa  più  o meno  globulare  di  conformazione  biocco- 


LO  STUDIO  DAL  VERO 


133 


luta,  che  in  parte  vanisce  come  in  una  nebulosa  inde- 
terminatezza. Ritengo  che  questa  morbidezza  così  cara 
delle  piante  molto  lontane  sia  il  carattere  loro  più 
difficile  da  afferrare,  perchè  non  si  può  ottenere  col 
solo  grattare  od  inumidire  la  superficie  della  carta; 
ma  va  sempre  congiunta  con  espressioni  così  delicate 
di  forma  e di  sviluppo,  che  solo  si  può  imitare  con 
un  disegno  accuratissimo.  Di  grande  aiuto  sarà  il  tem- 
perino passato  leggermente  sopra  questo  disegno  accu- 
rato; ma  soprattutto  devi  abituarti,  fin  dal  principio, 
ad  ottenere  queste  morbidezze  più  che  si  può  con  i 
tratti  del  disegno  stesso,  incrociandoli  delicatamente 
e cancellando  e confondendo  più  o meno  i termini  loro. 

Tu  puoi  inventare,  a seconda  del  carattere  della 
pianta  vari  modi  di  esecuzione  atti  ad  esprimere  la 
sua  -conformazione  : ma  sempre  abbi  presente  al  pen- 
siero questo  carattere  di  morbidezza,  e sia  anzi  la  tua 
mira  ; poiché  nella  maggior  parte  de’  paesaggi  la  Na- 
tura vuole  che  si  senta,  anche  a grande  distanza,  la 
tenerezza  e foltezza  trasparente  del  suo  fogliame,  in 
aperto  contrasto  colle  masse  solide  e colle  superfici 
pianeggianti  delle  roccie  o delle  costruzioni. 

141.  II.  Dobbiamo,  in  secondo  luogo,  vedere  come 
si  può  rappresentar  l’acqua;  elemento  importante  del 
paesaggio,  di  cui  non  ho  ancor  guari  fatto  parola. 

Comunemente  nei  disegni  l’acqua  si  esprime  con 
delle  linee  convenzionali,  la  cui  direzione  orizzontale 
si  suppone  dia  l’idea  della  sua  superficie.  Nei  dipinti 
si  adoperano  allo  stesso  scopo  delle  lineette  bianche 
o delle  sbarre  di  luce. 

Ma  questi  e simili  espedienti  sono  vani  ed  assurdi. 


134  ELEMENTI  DEL  DISEGNO  E DELLA  PITTURA 

Un  tratto  di  acqua  tranquilla  contiene  sempre  in  sè 
stessa  una  vera  pittura,  un’imagine  squisita  degli  og- 
getti che  sono  fuori  di  essa.  Se  ti  dai  il  tempo  neces- 
sario per  disegnare  queste  imagini,  perturbandole  qua 
e là,  siccome  tu  vedi  che  la  brezza  o la  corrente  le 
perturba  (1),  tu  otterrai  l’effetto  dell’acqua;  ma  se  non 
hai  pazienza  di  disegnare  le  imagini,  nessun  espediente 
potrà  procurarti  il  voluto  effetto.  Per  ben  rappresen- 
tare uno  stagno  si  richiede  un  disegno  quasi  altret- 
tanto delicato  quanto  per  rappresentare  ciò  che  è sopra 
di  esso;  salvo  che  il  menomo  movimento  dell’acqua 
fa  sì  che  le  linee  orizzontali  delle  imagini  vengano 
prolungate  ed  interrotte,  mentre  le  verticali  rimangono 
decise,  e le  oblique  decise  più  o meno  a misura  della 
loro  maggiore  o minore  inclinazione. 

142.  Alcuni  studi  fatti  con  impegno  ti  insegneranno 
presto  tutto  ciò  ; ricordati  solo  di  osservare  attenta- 
mente le  linee  di  perturbamento  sulla  superficie,  come 
succede  quando  un  uccello  la  fende  a nuoto,  od  un 
pesce  viene  a fior  dell’acqua,  o la  corrente  scherza 
attorno  ad  una  pietra,  od  una  canna  o ad  un  altro 
ostacolo.  Datti  una  pena  grandissima  per  ottenere  con 
esattezza  le  curve  di  queste  linee;  ogni  pregio  del  tuo 
disegno  de’  simulacri  può  andar  perduto  solo  col  dare 
una  curva  falsa  all’increspamento  prodotto  dal  becco 
d’un’anitra  selvatica.  E se  non  sei  soddisfatto  del  tuo 


(1)  “ Delle  cose  specchiate  in  acqua  corrente,  il  simu- 
lacro di  quella  cosa  si  dimostrerà  tanto  più  lungo  e di 
confusi  termini,  il  quale  s’imprimerà  in  acqua  di  più 
veloce  corso  „.  Leon.  d.  Vinci,  Tratt.  d.  Pìtt.,  § 511. 

N.  d.  T. 


LO  STUDIO  DAL  VERO 


135 


risultato,  cerca  sempre  (come  negli  altri  soggetti)  di 
raggiungere  una  maggior  unità  e delicatezza  ; se  i tuoi 
simulacri  sono  abbastanza  morbidi  e sfumati,  essi  pro- 
durranno certo  un  piacevole  effetto  (1),  Se  tu  puoi  ado- 
perare molta  diligenza,  lavora  le  imagini  più  morbidi 
là  dove  sono  prolungate  dall’increspatura  dell’acqua 
con  tratti  più  che  si  può  orizzontali;  ma  se  tu  hai 
fretta,  indica  il  posto  occupato  dalle  immagini  riflesse, 
ed  accennale  con  linee  verticali.  La  vera  rappresenta- 
zione di  una  imagine  calma  ed  allungata  dovrebbe  ri- 
sultare di  linee  orizzontali;  ma  spesso  è impossibile 
disegnare  abbastanza  delicatamente  le  ombfe  discen- 
denti nell’acqua  con  un  tratto  orizzontale;  ed  è sempre 
meglio,  quando  sei  affrettato,  e talvolta  anche  quando 
non  sei,  che  ti  valga  del  tratto  verticale.  Quando  le 
crespe  sono  grandi,  le  imagini  si  fanno  rotte,  e si 
devono  disegnare  con  franchezza  di  linee  ondulate  e 
discendenti.. 


(1)  Non  insisterò  mai  abbastanza  sulla  cura  estrema 
ch’è  richiesta  per  ottenere  la  morbida  evanescenza  delle 
estremità  delle  imagini,  quando  l’acqua  è lievissimamente 
mossa;  ne  sulla  decisione  con  cui  tu  devi  capovolgere 
l’oggetto,  quando  l’acqua  è in  calma  perfetta.  La  maggior 
parte  dei  disegni  delle  imagini  riflesse  è confusa  e dura 
nello  stesso  tempo;  mentre  l’imagine  della  natura  è 
chiara  e delicata.  Generalmente  al  margine  dell’acqua 
non  si  distingue  bene  il  punto  dove  la  realtà  cessa  e 
l’immagine  incomincia;  onde  tu  devi  confondere  e com- 
penetrare i termini  dell’una  e dell’altra  con  la  massima 
morbidezza.  Esercitati  più  che  puoi  a ritrarre  i simulacri 
dei  battelli  in  acqua  tranquilla,  tenendo  dietro  a tutte 
le  immagini  degli  attrezzi,  e dandoti,  se  mai,  maggior 
pena  attorno  ad  esse  che  non  intorno  al  battello. 

N.  aggiuntiva  d.  A. 


136  ELEMENTI  DEL  DISEGNO  E DELLA  PITTURA 


143.  Il  disegno  esatto  delle  curve  della  riva  è,  non 
occorre  dirlo,  della  massima  importanza.  La  prospet- 
tiva di  esse  se  non  è più  delicata,  è certo  più  rigo- 
rosa di  quella  d’ogni  altra  linea  in  Natura.  Un  osser- 
vatore comune  non  s’accorgerà  che  tu  abbia  sbagliato 
la  curva  di  un  ramo,  o di  una  nuvola,  o la  prospet- 
tiva di  una  fabbrica;  ma  ogni  osservatore  intelligente 
sentirà  la  differenza  ch’è  tra  una  curva  ben  disegnata 
di  spiaggia,  ed  una  falsa.  Io  credo  che  nessun  artista 
finora,  eccettochè  Turner,  sia  stato  esatto  in  modo 
assoluto  nelle  prospettive  diffìcili  di  fiumi  visti  dal- 
l’alto ; e per  queste  prospettive  non  vi  è nessuna  regola. 

Per  sviluppare  la  curva  con  precisione  matematica 
si  richiederebbe  la  conoscenza  dell’esatta  quantità  del- 
l’acqua del  fiume,  della  forma  del  suo  letto  e della 
compattezza  della  rupe  e della  riva;  ed  anche  con 
questi  dati,  il  problema  sarebbe  tale  che  nessun  ma- 
tematico potrebbe  risolvere  se  non  per  approssimazione. 
L’istinto  dell’occhio  può  farlo,  e null’altro. 

144.  Se,  dopo  un  qualche  studio  dal  vero  ti  trovi 
imbarazzato  dalle  grandi  differenze  che  corrono  tra 
l’aspetto  deH’immagine  riflessa  e quello  dell’oggetto  che 
la  produce,  e desideri  conoscere  la  legge  della  rifles- 
sione, essa  è semplicemente  questa:  Supponi  tutti  gli 
oggetti  che  si  trovano  al  disopra  del  piano  dell’acqua, 
realmente  capovolti  nell’acqua,  nella  stessa  forma  e 
nella  posizione  relativa.  Ora,  ogni  parte  degli  oggetti 
così  capovolti  nell’acqua  tu  possa  vedere  dal  posto  in 
cui  ti  trovi,  tu  vedrai  nell’imagine,  e con  la  stessa  pro- 
spettiva degli  oggetti  solidi  così  capovolti. 

Se  tu  non  puoi  ben  comprendere  questo  osservando 
l’acqua,  prendi  uno  specchio,  adagialo  orizzontalmente 


LO  STUDIO  DAL  VERO 


137 


sulla  tavola,  mettivi  sopra  delle  carte  e dei  libri,  e 
disegna  questi  e le  loro  imagini  ; girandovi  attorno 
ed  osservando  come  queste  si  modifichino  e soprat- 
tutto come  i colori  e le  ombre  riflesse  differiscano  dai 
colori  e dalle  ombre  proprie  degli  oggetti.  Questa  dif- 
ferenza nel  chiaroscuro  è per  la  pittura  un  carattere 
ancora  più  importante  che  non  la  sola  differenza  della 
forma. 

146.  Nel  disegnare  delle  acque  basse  o torbe,  vedrai 
delle  ombre  sul  fondo  o sulla  superfìcie,  che  modifi- 
cano continuamente  le  imagini;  e nei  limpidi  torrenti 
montani,  le  più  mirabili  combinazioni  di  effetto  risul- 
tano appunto  dalle  ombre  e dallé  imagini  delle  pietre 
che  sono  nell’acqua,  combinate  coll’ aspetto  delle  pietre 
stesse  vedute  per  trasparenza.  Non  lasciarti  spaventare 
da  questo  complesso  di  effetti;  ma,  d’altra  parte,  non 
sperare  di  poterlo  rendere  lavorando  frettolosamente. 
Osservalo  bene,  studiando  ogni  cosa  che  tu  vedi,  e 
distinguendo  ogni  parte  costitutiva  dell’effetto.  Vi  sa- 
ranno, anzitutto , le  pietre  vedute  per  trasparenza, 
sempre  distorte  dalla  rifrazione,  cosicché  se  la  strut- 
tura generale  della  pietra  fuori  dell’acqua  è a linee 
rette  parallele,  queste  saranno  certamente  piegate  nel- 
l’entrar  nell’acqua  ; poi  l’imagine  della  parte  della 
pietra  ch’è  fuori  dell’acqua  s’incrocia  e si  confonde 
con  la  parte  che  è veduta  per  trasparenza,  cosicché 
appena  puoi  discernere  qual’è  l’una  e qual’ è l’altra  ; ed 
ovunque  l’imagine  è più  scura,  la  vista  penetrerà  me- 
glio attraverso  l’acqua  (1),  e viceversa.  Poi,  l’ombra 


(1)  E perciò  spesso  accade  che  se  l’acqua  è bassa  e 
tu  guardi  al  fondo  in  direzione  molto  inclinata,  l’iinagine 
Rtjskin,  Elem.  del  disegno  e della  pittura.  18 


138  ELEMENTI  DEL  DISEGNO  E DELLA  PITTURA 


reale  della  pietra  attraversa  ambedue  quelle  immagini, 
e dove  l’ombra  cade,  l’acqua  si  fa  più  riflettente, 
mentre  dove  cade  in  maggior  copia  la  luce,  là  vedrai 
piuttosto  la  superficie  dell’acqua  e la  polvere  o le 
festuche  che  vi  galleggino  sopra  ; ma  il  vedere,  stando 
dallo  stesso  punto,  piuttosto  il  fondo  dell’acqua  che 


degli  oggetti  che  si  trovino  sulla  riva  consisterà  semplice- 
mente eli  parti  del  fondo  vedute  chiaramente  attraverso 
l’acqua,  ed  attraversate  da  sprazzi  di  luce,  i quali  non 
sono  altro  che  il  riflesso  del  cielo.  Così  avendo  da  di- 
segnare l’imagine  della  forma  oscura  di  un  cespuglio, 
entro  questa  forma  oscura  tu  non  devi  disegnare  le  foglie 
del  cespuglio,  bensì  le  pietre  che  si  trovano  nell’acqua; 
ed  esteriormente  a questa  imagine  oscura,  l’azzurro  ed  il 
bianco  del  cielo,  senza  che  vi  si  veda  alcuna  pietra. 

N.  aggiuntiva  d.  A. 

— Su  questo  fenomeno  così  si  esprime  Leonardo  : 
“ Quando  i simulacri  degli  obietti  oscuri  o luminosi 
s’imprimono  sopra  le  parti  oscure  o illuminate  de’  corpi 
interposti  infra  il  fondo  delle  acque  e la  superficie, 
allora  le  parti  ombrose  di  essi  corpi  si  faranno  più  scure, 
che  saranno  coperte  dai  simulacri  ombrosi  ; ed  il  simile 
faranno  le  loro  parti  luminose;  ma  se  sopra  le  parti 
ombrose  e luminose  s’imprimeranno  i simulacri  luminosi, 
allora  le  parti  illuminate  de’  predetti  corpi  si  faranno 
di  maggior  chiarezza,  e le  loro  ombre  perderanno  la  loro 
grande  oscurità  ; e questi  tali  corpi  si  dimostreranno  di 

minor  rilievo,  che  i corpi  percossi  dai  simulacri  oscuri 

e la  cagione  si  'e  che  la  parte  percossa  dal  simulacro 
oscuro  è più  visibile  che  quella  ch’è  percossa  dal  simu- 
lacro illuminato,  perche  la  virtù  visiva  è superata  ed 
offesa  dalla  parte  illuminata  dell’acqua,  per  l’aria  che 
in  essa  si  specchia,  e così  è aumentata  tal  virtù  visiva 
dalla  parte  oscurata  di  essa  acqua,  ed  in  questo  caso  la 
pupilla  dell’occhio  non  . 'e  d’uniforme  virtù,  perchè  da  un 
lato  è offesa  dal  troppo  lume  e dall’altro  aumentata 
dall’oscuro  „.  Tratt.  d.  Piti .,  § 494. 


Aggiunta  d.  T. 


LO  STUDIO  DAL  VERO 


139 


l’imagine  degli  oggetti  che  sono  fuori,  dipende  dalla 
posizione  dell’occhio.  Guardando  giù  nell’acqua,  meglio 
vedrai  gli  oggetti  che  sono  in  essa  per  trasparenza; 
guardando  lungo  il  pelo  dell’acqua,  con  l’occhio  basso, 
vedrai  piuttosto  il  simulacro  degli  oggetti  che  sono  fuori. 
Onde  il  colore  di  un  dato  tratto  della  superfìcie  di  un 
torrente,  cambierà  affatto,  pur  rimanendo  tu  allo  stesso 
posto,  solo  a seconda  che  tu  abbassi  o sollevi  la  testa  ; 
e così  i colori  di  cui  è dipinta  l’acqua,  indicano  la 
posizione  dello  spettatore  e sono  in  necessaria  rela- 
zione con  la  prospettiva  delle  rive.  L’effetto  più  bello 
ch’io  abbia  veduto  nei  torrenti  alpini  si  avvera  allorché 
l’acqua  è bassa,  e le  pietre  al  fondo  sono  ricche  di 
rosso-aranciato  e di  nero,  e l’acqua  si  vede  ad  un  an- 
golo che  divide  esattamente  i colori  visibili  tra  quelli 
delle  pietre  e quello  del  cielo,  ed  il  cielo  è di  un  az- 
zurro limpido  e profondo.  Il  color  porpora  risultante, 
ottenuto  dalla  combinazione  dell’azzurro  e del  rosso- 
aranciato, rotto  dal  gioco  delle  innumerevoli  gradazioni 
delle  pietre,  è di  una  grazia  indescrivibile. 

146.  Tutto  ciò  sembra  già  abbastanza  complicato; 
ma  se  l’acqua  stessa  è di  un  colore  accentuato,  come 
il  verde  o l’azzurro  dei  laghi  svizzeri,  tutti  questi  fe- 
nomeni sono  doppiamente  complicati  ; poiché  le  imagini 
più  scure  diventano  allora  del  colore  dell’acqua  (1). 


(1)  “ Delle  cose  specchiate  nell’acqua  quella  sarà  più 
simile  in  colore  alla  cosa  specchiata,  la  quale  si  specchia 
in  acqua  più  chiara  „.  Leon.  d.  Vinci,  Tratt.  d.  Pitt., 
§ 509. 

“ Sempre  le  cose  specchiate  in  acqua  torbida  parteci- 
pano del  colore  di  quella  cosa  che  intorbida  tale  acqua  „. 
Id.  id.,  § 510.  N.  d.  T. 


140  ELEMENTI  DEL  DISEGNO  E DELLA  PITTUKA 

Il  riflesso  di  una  gondola  nera  a Venezia,  per  esempio, 
non  è mai  nero,  ma  di  un  puro  verde  scuro  (1).  Inoltre, 
il  colore  dell’acqua  stessa  è di  tre  sorta:  l’uno,  il  co- 
lore dell’acqua  alla  superfìcie,  è una  specie  di  riflesso 
lattiginoso;  l’altro  è il  colore  delle  onde  dove  sono 
attraversate  dalla  luce,  e cioè  alla  loro  cresta;  il  terzo, 
quello  che  apparisce  come  un’alterazione  di  colore  sugli 
oggetti  che  si  vedono  attraverso  l’acqua.  Così  la  stessa 
onda  che  rende  azzurro  chiaro  un  oggetto  allorché  lo 
si  vede  attraverso  di  essa,  assumerà  un  riflesso  rosso 
o violetto  alla  sua  superficie,  e diventerà  di  un  puro 
smeraldo  allorché  i raggi  del  sole  attraverseranno  la 
sua  cresta. 

Di  tutto  questo  però,  tu  non  devi  troppo  preoccu- 
parti per  ora;  io  te  ne  parlo  sia  per  prepararti  a quello 
che  ti  dirò  in  seguito  sul  colore,  sia  perchè  tu  possa 
avvicinarti  ai  laghi  ed  ai  torrenti  con  venerazione,  e 
studiarli  con  la  stessa  cura  impiegata  per  le  altre  cose, 
senza  credere  di  poterli  rappresentare  con  pochi  tratti 
orizzontali  di  bianco  od  alcuni  sgorbi  tremolanti  (2). 


(1)  “ Il  naturai  colore  della  cosa  sommersa  si  trasmu- 

terà più  nel  colore  verde  dell’acqua,  la  quale  ha  maggior 
somma  di  acqua  sopra  di  sé  Leon.  d.  Vinci,  Tratt.  d. 
Pitt.,  § 496.  N.  d.  T. 

(2)  Un  esercizio  molto  utile  consiste  nello  sciogliere 
in  un  bacino  bianco  pieno  d’acqua,  un  po’  di  bleu  di 
Prussia,  in  modo  da  rendere  tutta  la  massa  liquida  sen- 
sibilmente azzurrina.  Metti  a galleggiare  nel  bacino 
qualche  cosa,  come  gusci  di  noce,  pezzetti  di  legno,  pe- 
tali, ecc.  In  seguito  studia  gli  effetti  delle  imagini  e delle 
parti  immerse  degli  oggetti  galleggianti,  come  appari- 
scono attraverso  il  liquido  azzurro  ; notando  specialmente 
come  le  imagini  ti  si  mostrino  chiaramente  allorché  ab- 


LO  STUDIO  DAL  VERO 


141 


Non  che  un  grand’effetto  si  possa  ottenere  da  macchie 
tremolanti,  allorché  tu  abbia  un’esatta  conoscenza  di 
quello  che  vuoi  significare  con  esse,  come  si  può  ve- 
dere in  molti  schizzi  di  Turner  raccolti  ora  alla  Na- 
tional Gallery  ; ma  tu  dovrai  dipingere  dell’acqua  molti 
e molti  giorni  e per  tutto  il  giorno  prima  che  tu  possa 
sperare  di  fare  alcunché  di  simile  a quegli  schizzi. 

147.  III.  Infine,  ti  recherà  forse  maraviglia  che, 
prima  di  venire  a discorrere  delle  nubi,,  io  non  mi  sof- 
fermi a dire  alcunché  del  terreno.  Ma  troppo  vi  sa- 
rebbe da  dire  intorno  a questo  argomento,  per  poter 
qui  incominciare  a discorrerne.  Troverai  le  principali 
leggi  della  struttura  del  terreno  esaminate  a lungo 
nel  quarto  volume  dei  “ Modern  Painters  „ (1)  ; e se 
ti  metti  a copiare  attentamente  la  tavola  21a  ivi  con- 
tenuta, e che  ho  riprodotto  con  gran  fatica  dal  Turner, 
troverai  in  essa  un  grande  ammaestramento  nell’espres- 
sione lineare  delle  superfici  del  terreno. 


bassi  la  testa  e guardi  lungo  la  superficie  dell’acqua,  e 
come  invece  esse  svaniscano  per  lasciar  vedere  chiara- 
mente le  parti  sommerse,  allorché  sollevi  il  capo. 

N.  d.  A. 

(1)  Una  delle  prime  e delle  più  importanti  opere  del- 
l’A.,  la  quale  è tutta  un  inno  al  grande  paesista  inglese, 
Turner,  ed  in  cui  Ruskin  penetrando  e sviscerando  le 
infinite  bellezze  della  natura,  con  parola  squisitamente 
poetica  predicava,  primo  in  Europa,  e quando  imperava 
dappertutto  prepotente  l’accademia,  lo  studio  all’aria 
aperta,  il  verismo  nel  senso  puro  e nobile  della  parola; 
ed  apriva  così  all’arte  inglese  quel  nuovo  e splendido 
orizzonte  su  cui  non  tardò  ad  apparire  tutta  una  eletta 
schiera  di  artisti  che  onorarono  l’arte  non  solo  inglese 
ma  europea.  N.  d.  T. 


142  ELEMENTI  DEL  DISEGNO  E DELLA  PITTURA 


Nel  terreno  irregolare  procura  di  rendere  i rientra- 
menti  ed  i sistemi  delle  masse;  ed  in  ciò  ti  servirà  di 
grande  aiuto  l’osservazione  del  rimpicciolimento  pro- 
spettico dell’erbaggio,  come  pure  il  contorno  ; e molto 
serviranno  anche  le  ombre.  Se  su  di  un  terreno  ondu- 
lato disegni  con  molta  cura  le  ombre  delle  foglie  o 
dei  tronchi  delle  piante,  rimarrai  sorpreso  nel  vedere 
quanto  esse  contribuiscano  alla  giusta  espressione  della 
forma  e delle  distanze  del  terreno  sopra  cui  cadono. 

148.  Venendo  ai  cieli,  nota  questa  particolarità 
che  li  distingue  da  ogni  altro  soggetto  di  paese;  — 
che  le  nubi  non  essendo  esposte  all’intervento  degli 
uomini,  sono  sempre  disposte  con  perfetta  bellezza.  Tu 
non  puoi  esser  sicuro  che  lo  stesso  accada  di  alcuna 
altra  parte  del  paesaggio.  La  roccia,  ch’è  il  principale 
elemento  d’effetto  nel  paesaggio  alpestre , è precisa- 
mente  quella  che  l’appaltatore  di  strade  fa  saltare,  o 
di  cui,  come  cava,  il  proprietario  trae  profitto;  ed  il 
tratto  di  prato  che  la  Natura,  aveva  a bella  posta  la- 
sciato ai  lati  delle  sue  cupe  foreste,  e che  essa  aveva 
ricamato  colle  sue  erbette  più  fini,  è sempre  quello 
che  il  coltivatore  lavora,  o su  cui  fabbrica.  Ma  le  nubi, 
per  quanto  noi  possiamo  coprirle  di  fumo  e mescerle 
d’esalazioni  pestifere,  non  possono  essere  oggetto  di 
speculazione  nè  servire  di  fondamenta,  e così  sono 
sempre  gloriosamente  disposte  ; così  gloriosamente  che, 
a meno  di  avere  una  memoria  straordinaria,  non  potrai 
giammai  sperare  di  raggiungere  l’effetto  vero  di  un 
cielo  che  ti  abbia  colpito.  Poiché  tanto  la  sua  grazia 
quanto  il  suo  splendore  derivano  dall’azione  concorde 
di  tutte  le  nubi,  ciascuna  nella  propria  sfera;  esse 
tutte  si  muovono  e s’incendiano  insieme  in  maravi- 


LO  STUDIO  DAL  VERO 


143 


gliosa  armonia  ; non  una  nuvoletta  esorbita  dal  posto 
assegnatole,  o vien  meno  alla  sua  parte  nel  coro  delle 
altre;  e se  tu  non  puoi  ricordare  (ciò  cbe  sarebbe 
impossibile  per  un  cielo  molto  vario  e complesso)  la 
forma  e la  posizione  precisa  di  tutte  le  nuvole  ad  un 
momento  dato,  tu  non  potrai  punto  disegnare  quel 
cielo;  poiché  le  nubi  non  saranno  propriamente  rese 
se  tu  disegni  una  parte  di  esse  tre  o quattro  minuti 
prima  di  un’altra. 

149.  Potrai,  adunque,  aiutar  la  memoria  con  lo 
abbozzare  con  la  massima  speditezza  la  disposizione 
complessiva  delle  nubi:  notando  con  quei  segni  sim- 
bolici o,  per  così  dire,  stenografici,  che  più  cadano 
in  acconcio,  il  carattere  speciale  di  ciascuna  ; se  tras- 
parente, o a batuffoli,  o lineare,  od  ondeggiante  ; com- 
pletando e perfezionando  in  seguito  le  varie  parti,  per 
quanto  tei  conceda  la  memoria.  Questo  lavoro,  però, 
tu  puoi  fare  soltanto  quando  il  cielo  sia  veramente 
interessante  nel  suo  aspetto  generale;  altrimenti,  non 
disegnare  che  una  sol  nuvola:  talvolta  un  cumulo 
tondeggiante  rimane  per  cinque  o sei  minuti  abba- 
stanza fermo  da  lasciarti  segnare  le  sue  masse  princi- 
pali; e spesso  una  o due  striscie  bianche  o porporine 
che  attraversano  il  sole  al  suo  sorgere,  rimangono  per 
altrettanto  tempo  senza  un  notevole  cambiamento. 

E per  abituarti  a disegnarle  prestamente  esercitati 
di  quando  in  quando  a disegnare  batuffoli  di  cotone, 
che  meglio  d’ogni  altra  cosa  rappresentano  il  carattere 
soffice  delle  nubi.  Dopo  aver  fatto  alcuni  studi  di  cielo 
dal  vero,  troverai,  guardando  qualche  pittura  antica 
o moderna,  che  gli  artisti  dozzinali  cadono  sempre  in 
uno  di  questi  due  errori;  o,  nel  dare  una  forma  ton- 


144  ELEMENTI  DEL  DISEGNO  E DELLA  PITTURA 


deggiante  alle  nuvole,  le  fanno  solide  e dure  di  con- 
torno come  se  fossero  sacelli  di  pietre;  oppure,  non 
le  rappresentano  arrotondate  affatto,  ma  come  vaglie 
strisele  di  nebbia  od  un  biancheggiare  uniforme  nel 
cielo;  e credono  di  aver  ottenuto  a sufficienza  l’effetto 
col  lasciare  un  po’  del  bianco  della  carta  tra  pennel- 
late di  azzurro,  o col  ricavare  con  la  spugna  qualche 
spazio  irregolare.  Ora,  le  nuvole  non  sono  solide  come 
sacchi  di  farina  o di  pietre  ; ma , d’altra  parte  non 
sono  nemmeno  spugnose  o piatte.  Esse  sono  forme 
ben  definite  e molto  belle  di  vapore  modellato:  mo- 
dellato è la  vera  parola;  esse  sono  di  una  forma  al- 
trettanto accumulata  quanto  scolpita , poiché  l’aria  calda 
circostante  s’addentra  nella  loro  forma  assorbendo  in 
parte  il  vapore;  donde  i contorni  angolosi  e fanta- 
tastici  delle  nuvole  che  differiscono  tanto  dalla  con- 
formazione gonfia,  sferica  o globulare,  quanto  da  quella 
di  un  velame  piatto  o di  nebbia  informe. 

Ed  il  peggio  si  è che  mentre  queste  forme  sono 
abbastanza  difficili  da  disegnare  sotto  ogni  rapporto, 
e specialmente  data  la  loro  irrequietezza,  esse  presen- 
tano inoltre  nel  disegno  una  difficoltà  di  chiaroscuro 
maggiore  che  non  ogni  altra  cosa,  poiché  l’arte  non 
ha  mezzi  assolutamente  per  rendere  l’intensità  di  luce 
delle  nuvole;  cosicché  se  noi  mettiamo  abbastanza 
ombra  per  esprimere  la  loro  forma  com’è  nel  vero, 
dobbiamo  purtroppo  renderle  troppo  scure  nelle  loro 
parti  scure.  Ciò  malgrado,  esse  sono  tanto  belle  che, 
se  alla  fine  ti  accorgi  di  riuscirvi,  difficilmente,  io  credo, 
ti  perderai  di  coraggio  nello  studiarle. 

150.  Tratteggiane  spesso  a penna  i contorni;  e ciò 
non  tanto  per  avere  un  promemoria  di  esse,  come 


LO  STUDIO  DAL  VEDO 


145 


per  apprendere  quanta  morbidezza  v’è  nei  contorni 
delle  nubi.  Ti  troverai  sembre  imbarazzato  nel  ricer- 
care dov’è  il  vero  contorno;  ed  una  volta  che  tu  lo 
abbia  disegnato,  esso  apparirà  sempre  duro  e falso,  e 
sarà  certamente  o troppo  rotondo  o troppo  angoloso, 
e per  quanto  tu  lo  modifichi,  non  farai  che  passare 
dall’un  difetto  all’altro;  poiché  la  nube  vera  è soggetta 
ad  un’inesprimibile  indecisione  tra  la  rotondità  e l’an- 
golosità in  tutti  i suoi  ravvolgimenti  e le  sue  merlature. 

Naturalmente  io  parlo  ora  delle  nubi  a cumuli;  gli 
straterelli  leggeri  ed  i cirri  non  possono  disegnarsi  a 
contorni;  essi  possono  soltanto,  come  le  ciocche  di 
capelli,  esser  disegnati  con  numerosi  trattini  della 
penna.  Gii  strati  densi  sull’orizzonte  sono  abbastanza 
facili,  e vanno  disegnati  con  decisione. 

Dopo  aver  così  studiata  un  po’  la  posizione  e l’a- 
zione delle  nuvole,  cerca  di  renderne  il  chiaroscuro 
con  la  stessa  diligenza  adoperata  per  le  altre  cose, 
prendendo  esclusivamente  a modello  circa  il  metodo 
da  seguire  le  vignette  che  si  trovano  nell’  “ Italia  „ e 
nei  “ poemi  „ di  Rogers  (1),  e le  tavole  del  Liber  Stu- 
cliorum 7 a meno  che  tu  possa  procurarti  un  esemplare 
di  un  lavoro  originale  di  Turner.  Nessun  altro  artista 
ancora  riuscì  a rappresentare  il  cielo  (2)  ; le  nubi  dello 
stesso  Tiziano  e del  Tintoretto,  sono  convenzionali. 


(1)  Roger’s  Poems  with  Italy,  London,  Moxon,  1856. 

N.  d.  T. 

(2)  Credo  che  quest’asserzione  sia  alquanto  esagerata; 
ad  ogni  modo,  e senza  voler  fare  dei  confronti,  lasciando 
pure  da  parte  gli  antichi,  piacemi  ricordare  in  proposito 
il  nostro  grande  Fontanesi,  il  pittore  dei  paesaggi  pieni 
di  infinita  e profonda  poesia;  l’artista  che  seppe  ne’  suoi 

Ruskijj,  Eleni,  del  disegno  e della  pittura.  19 


146  ELEMENTI  DEL  DISEGNO  E DELLA  PITTURA 


Le  nubi  del  “ Ben  Arthur  „,  della  “ Sorgente  dei- 
fi  Averon  „ e del  “ Molo  di  Calais  „ (1)  sono  fra  i mi- 
gliori studi  di  tempo  burrascoso  del  Turner;  e di 
nuvole  più  leggere  le  vignette  dei  poemi  di  Rogers 
ti  forniranno  quanti  esempi  tu  vorrai. 

3 51.  Ed  ora,  dacché  dal  cielo  abbiamo  ricavato  la 
nostra  prima  lezione,  lasciamo  che  dal  cielo  sia  tratta 
l’ultima.  Io  non  ti  consiglio  di  aver  premura  di  sfrut- 
tare il  contenuto  di  questa  lettera.  Se  hai  un  vero 
talento  per  il  disegno  ti  darai  con  vero  diletto  alla 
ricerca  delle  bellezze  della  natura,  alle  quali  gli  studi 
che  io  t’ho  proposto  ti  saranno  buona  guida  tra  i 
campi  e tra  le  montagne;  e tieni  per  fermo  che  mag- 
giore è la  calma  e la  semplicità  con  cui  supererai 
ogni  gradino  dell’arte,  più  rapido  sarà  il  tuo  progresso. 

Io  avrei  preferito,  invero,  diffondermi  maggiormente 
sugli  argomenti  che  saranno  oggetto  della  lettera  se- 
guente, ed  in  un  libro  separato,  dedicato  ad  allievi  più 
avanzati.  Ma  siccome  vi  sono  alcuni  principii  sulla  com- 
posizione che  meglio  possono  indirizzarsi  al  giovane 
artista,  o che  possono  salvaguardarlo  dai  troppo  pre- 
murosi dettati  di  cattivi  consiglieri,  io  dirò  alcune 
parole  sui  principali  argomenti  in  materia:  fiducioso 


quadri  dare  alle  nubi  tanta  evidenza,  tanta  dolcezza, 
tanta  vita , ed  ai  cieli  tanta  trasparenza  e luminosità,  da 
non  essere  inferiore,  forse,  al  pittore  inglese.  E se  lo 
studioso  riesce  a procurarsi  qualche  acquafòrte  del  Fon- 
tanesi,  io  credo  che  gli  sarà  altrettanto  utile  quanto  le 
incisioni  suggerite  dall’A.  N.  d.  T. 

(1)  Sono  queste  alcune  Tavole  del  Liber  Studiorum  di 
Turner.  N.  d.  T. 


LO  STUDIO  DAL  VERO 


147 


che  con  questo  io  non  ti  svierò,  caro  lettore,  dal  tuo 
serio  lavoro,  nè  che  l’occupare  io  parte  di  questo  libro 
di  cose  non  strettamente  inerenti  al  suo  precipuo  scopo, 
vorrà  indurti  a credermi  meno 


il  tuo  fedele 
J.  Ruskin. 


148  ELEMENTI  DEL  DISEGNO  E DELLA  PITTURA 


LETTERA  III. 

Del  Colore  e della  Composizione. 


Caro  Lettore, 

152.  Se  tu  mi  sei  stato  ubbidiente  non  avrai  eseguito 
tutto  quanto  ti  venni  finora  consigliando,  senza  repri- 
mere a malincuore  le  tue  rimostranze  e senza  non  lieve 
fastidio.  Nè  io  sarei  punto  contento  se,  una  volta  in- 
dotto nel  corso  de’precedenti  studi  ad  osservare  atten- 
tamente come  le  cose  siano  belle  co’  proprii  colori, 
non  t’avesse  preso  la  smania  di  dipingerle,  e non  avessi 
provato  una  grande  impazienza  nel  doverti  limitare 
solo  al  nero,  all’azzurro  od  al  grigio.  Tu  devi  amare 
il  colore,  e persuaderti  che  nulla  al  mondo  è vera- 
mente bello  e perfetto  senza  di  esso  ; e se  tu  lo  ami 
veramente  in  sè  e per  sè,  e non  brami  servirtene  per 
solo  desiderio  di  far  cose  più  dilettevoli  dipingendo  che 
non  disegnando  puramente,  allora  v’è  da  sperare  assai 
che  tu  riesca  a dipinger  bene.  Tuttavia  non  crederti 
di  poter  produrre  coi  colori  nulla  più  di  un  piacevole 
promemoria,  od  uno  schizzo  utile  e suggestivo,  tranne 
che  tu  intenda  dedicarti  esclusivamente  all’arte.  Poiché 


DEL  COLORE.  E DELLA  COMPOSIZIONE 


149 


si  può  riuscire,  lavorando  solo  nelle  ore  di  svago,  a 
fare  un  disegno  a chiaroscuro  finito,  bello,  eccellente: 
ma  a colorir  bene  bisogna  dedicarsi  la  vita  intiera. 
La  difficoltà  di  far  bene  è non  solo  raddoppiata  o tri- 
plicata, ma  più  cbe  centuplicata  dall’aggiunta  del  co- 
lore alla  composizione.  Cbè  gli  ostacoli  al  ben  oprare 
si  moltiplicano  le  cento  volte  quando  con  lo  stesso 
tratto  tu  debba  curare  e forma  e colore.  È già  molto 
difficile  essere  esatto  nella  forma  quando  ad  essa  sol- 
tanto si  deve  attendere  : ma  quando  devi  badare  nello 
stesso  tempo  ad  una  cosa  assai  più  delicata  ancora 
della  forma,  le  difficoltà  si  accrescono  straordinariamente 
e vengono  moltiplicate  alllnfìnito  da  questo  fatto  im- 
portante : cbe  mentre  la  forma  è assoluta,  cosicché  tu 
puoi  accorgerti  nello  stesso  mentre  cbe  disegni  se  una 
linea  è giusta  o sbagliata,  il  colore  invece  è affatto  re- 
lativo. Ogni  tinta  in  ogni  parte  del  tuo  lavoro  è alterata 
da  ogni  tocco  cbe  tu  aggiunga  in  altra  parte  ; cosicché 
quella  tinta  la  quale  poco  fa  era  calda,  diventa  fredda 
allorquando  metti  un  colore  più  caldo  in  altra  parte  ; e 
quella  tinta  la  quale  bene  armonizzava  col  resto  quando 
l’avevi  messa  giù,  diventerà  discorde  allorché  le  avrai 
posto  accanto  un  altro  colore  (1).  Onde  ogni  pennellata 


(1)  E ciò  per  i vari  fenomeni  del  contrasto  dei  colori 
e della  irradiazione,  ai  quali  si  riferiva  già  Leonardo  in 
molti  passi  del  suo  Trattato,  e fra  gli  altri  a questo  : 
“ Delle  cose  di  egual  chiarezza,  quella  si  dimostrerà  di 
minor  chiarezza,  la  quale  sarà  veduta  in  campo  di  mag- 
gior bianchezza:  e quella  parrà  più  bianca,  cbe  campeg- 
gerà  in  spazio  più  oscuro;  e l’incarnata  parrà  pallida  in 
campo  rosso,  e la  pallida  parrà  rosseggiante  essendo 
veduta  in  campo  giallo  ; e similmente  i colori  saranno 


150  ELEMENTI  DEL  DISEGNO  E DELLA  PITTURA 


dovrà  mirare  non  all’effetto  immediato,  ma  all’effetto 
che  dovrà  produrre  in  seguito,  in  previsione  delle  pen- 
nellate che  le  dovranno  succedere.  Da  ciò  puoi  ben 
comprendere  come  soltanto  un’assidua  ed  esclusiva 
applicazione,  unita  ad  un  talento  speciale  possano 
produrre  un  vero  colorista. 

.153.  Tuttavia,  se  pure  non  potrai  pervenire  a tal 
grado,  potrai  pur  sempre  procurar  molto  diletto  a te 
ed  agli  altri  sapendo  fare  all’uopo  un’  impressione  a 
colori,  anche  per  conservare  la  memoria  di  certi  feno- 
meni di  colorazione , come  quel  tale  o tal  altro  rosso 
che  la  luna  aveva  in  quella  sera  d’estate  al  suo  sorgere 
e quel  tale  o tal  altro  grigio  roseo  delle  nubi  che  la 
circondavano;  quel  paonazzo  così  intenso  che  avevano 
le  montagne  al  tramonto;  quel  verde  quasi  inverosi- 
mile che  avevano  le  onde  ai  fianchi  del  bastimento. 
Ma,  nota,  questo  solo  potrai  fare  se  tu  hai  T occhio 
giusto  pel  colore;  e lo  si  può  ben  supporre,  se  tu  senti 
ed  ami  il  colore. 

154.  E sebbene  tu  debba  sempre,  naturalmente,  ri- 


giudicati  quello  che  non  sono  mediante  i campi  che  li  cir- 
condano „ (§  228).  Per  lo  studio  di  questi  fenomeni  cer- 
tamente interessanti  consiglio  al  Lettore  il  libro  del 
Vibert  : La  scienza  della  Pittura  (trad.  it.  di  G.  Previati, 
Milano)  e la  bella  operetta  del  prof.  Guaita:  La  scienza 
dei  colori  e la  pittura  (Milano,  Hoepli),  avvertendo  però 
che  la  troppa  scienza  nuoce  spesso  alla  pratica;  e se 
Ruskin  non  si  soffermò  punto  sulla  spiegazione  di  questi 
fenomeni,  appena  accennati  nella  frase  del  testo,  forse 
fu  a bello  studio.  Poiché  la  conoscenza  troppo  scientifica 
di  essi  potrebbe  indurre  l’artista  a preoccuparsene  so- 
verchio, ad  esagerarne  la  portata  e l’applicazione,  facen- 
dogli sostituire  la  maniera  all’osservazione  ingenua  del 
vero.  N.  d.  T. 


DEL  COLORE  E DELLA  COMPOSIZIONE 


151 


produrre  1’  oggetto  con  quella  maggior  precisione  di 
forma  che  possa  concordarsi  con  l’esatta  osservazione 
del  suo  colore,  ricordati  però  che  tutto  il  valore  di 
uno  schizzi  a colori,  dipende  unicamente  dalla  verità 
del  colore.  Se  il  colore  è falso,  ogni  cosa  sarà  falsa; 
allo  stesso  modo  che  cantando,  poco  importa  che  giuste 
siano  le  parole  quando  si  facciano  note  false.  Se  tu 
canti,  devi  cantare  gradevolmente;  e se  dipingi  devi 
dipingere  con  esattezza.  Rinunzia  alla  forma  piuttosto 
che  trascurare  menomamente  il  colore,  al  modo  stesso 
che,  nel  canto,  sentendoti  in  pericolo  di  emettere  una 
nòta  falsa,  rinunci  alla  parola  e vi  sostituisci  una  sil- 
laba senza  senso,  se  t’accorgi  che  ciò  basti  per  salvare 
la  nota.  Non  importa  che  le  tue  case  strapiombino,  che  le 
tue  nubi  non  siano  se  non  delle  macchie  e le  tue  piante 
non  altro  che  dei  tumori  e il  tuo  sole  e la  tua  luna 
simili  ad  una  moneta  sformata;  purché  alberi,  nubi, 
case  e sole  e luna  siano  giusti  di  colore. 

Certamente  gli  studi  che  tu  hai  fatto  finora  ti  avranno 
messo  in  grado  di  esprimere  con  sufficiente  chiarezza 
la  forma  anche  nei  colpi  più  rapidi  del  pennello  ; ma 
la  preoccupazione  della  forma  non  venga  ad  incepparti 
menomamente  allorquando  ti  metti  a fare  uno  schizzo  a 
colori.  Se  nell’oggetto  che  vuoi  copiare  la  forma  è ciò 
che  più  ti  interessa,  disegnalo  a chiaroscuro;  se  t’in- 
teressa invece  il  colore,  riproduci  questo  assicurandoti 
che  il  colore  riprodotto  sia  proprio  quello  dell’oggetto 
ed  il  risultato  finale  non  sia  soltanto  un  mezzo  ter- 
mine, una  mutua  concessione  spuria  ed  insidiosa  tra 
colori  falsi  e forme  niente  affatto  giuste.  E meglio 
piuttosto  che  ti  abitui  a considerare  il  lavoro  a colori 
come  supplementare  agli  altri  tuoi  studi  di  disegno; 


152  ELEMENTI  DEL  DISEGNO  E DELLA  PITTURA 


facendo  prima,  ed  a parte,  un  disegno  accurato  di  ciò 
che  intendi  rappresentare:  ed  in  seguito,  pure  a parte, 
un  promemoria  a colori,  sia  pur  trascurato  nella  forma, 
ma  fedele  nelle  tinte  e tale  da  rispondere  interamente 
al  tuo  scopo. 

Questo  principio,  tuttavia,  serve  allorché  si  tratta  di 
un  motivo  vasto  ed  in  distanza  ; negli  studi  dei  primi 
piani  e di  particolari,  il  colore  non  può  scindersi  da  una 
buona  determinazione  della  forma.  Chè  se  non  descrivi 
con  accuratezza  le  macchie  di  muschio  sulle  pietre,  tu 
non  potrai  dare  a ciascuna  macchia  la  esatta  quantità 
di  colore  ed  allora  nessuno  dei  colori  sembrerà  giusto  ; 
ma  in  ogni  caso,  l’esattezza  del  colore  deve  sempre 
essere  il  tuo  punto  di  mira  principale. 

3 55.  Ora,  se  io  dovessi  intrattenermi  sui  particolari 
che  si  riferiscono  al  colorito,  principio  e fine  dell’arte 
pittorica,  io  dovrei  fare  questa  mia  opera  di  tre  volumi, 
invece  che  di  tre  sole  lettere,  adornandola  di  costosis- 
sime illustrazioni.  Per  ora,  invece,  il  mio  desiderio  è 
solo  di  metterti  a lavorare  con  diletto  e profitto,  la- 
sciando a te,  dietro  la  scorta  di  pochi  ma  sicuri  principii, 
la  cura  di  ricavare  quel  maggior  profitto  che  potrai  dalle 
opere  d’arte  che  ogni  anno  in  gran  numero  ti  offrono 
le  pubbliche  esposizioni;  e dallo  ammaestramento,  di 
cui  ogni  anno  i nostri  giovani  artisti  saranno  generosi 
e sapienti  elargitori. 

156.  E innanzi  tutto,  parliamo  dei  materiali.  Ado- 
pera colori  in  tavolette  duré  e non  colori  umidi  (1). 


(1)  L’insegnamento  dell’A.  si  fonda  essenzialmente  sulla 
pittura  ad  acquerello,  siccome  il  genere  che,  per  varie 
ragioni,  e non  ultime  quelle  di  semplicità,  comodità  e 


DEL  COLORE  E DELLA  COMPOSIZIONE 


153 


Macina  ogni  mattina  sulla  tavolozza  quella  quantità  di 
ciascun  colore  che  ti  potrà  occorrere,  e tieni  pronto 
un  piatto  largo  e profondo  per  quei  colori  che  dovranno 
adoperarsi  a grand’acqua:  e lava  piatto  e tavolozza 
ogni  sera,  per  poter  sempre  avere  all’occorrenza  il  co- 
lore puro  e pulito;  abituati  ad  esser  netto  ed  ordinato 
co’  tuoi  colori. 

Idue  migliori  coloristi  moderni,  Turner  e Rossetti (1), 
non  ci  offrono,  mi  duole  il  dirlo,  una  conferma  di 
questo  precetto,  con  l’esempio  loro.  Turner  e Rossetti 
erano,  al  riguardo,  trascurati  fino  all’estremo  ; e l’effetto 
di  questa  loro  trascuratezza  fu,  quanto  al  Turner,  che 
i colori  si  alterarono  in  tutti-  i suoi  quadri  ed  in  molti 
de’  suoi  disegni  a colore  ; e quanto  a Rossetti  che  seb- 
bene i suoi  colori  non  abbiano  cambiato,  egli  si  tro- 


pulizia,  si  adatta  più  allo  scopo  cui  dovrebbe  mirare  un 
serio  dilettante.  Inoltre  l’acquerello  è un  genere  di  pittura 
particolarmente  caro  agli  artisti  inglesi,  che  seppero 
portarlo  ad  un  grado  di  perfezione  forse  insuperato.  I 
colori  umidi  di  cui  parla  l’A.  sono  quelli  così  detti  al 
miele , e quelli  in  tubetti,  tanto  in  uso  oggidì  per  la  loro 
comodità;  ma  che  non  vanno  esenti  da  difetti,  fra  cui, 
molto  spesso,  una  certa  vischiosità  che  impedisce  la  per- 
fetta soluzione  del  colore  nell’acqua.  N.  d.  T. 

(1)  Io  do  questa  superiorità  a Rossetti,  perchè  sebbene 
i capiscuola  del  Preraffaellismo  astrattamente  parlando 
siano  tutti  di  forza  press’a  poco  uguale  nel  colorito, 
Rossetti  ed  Holman  Hunt  si  distinguono  fra  gli  altri  per 
il  loro  modo  di  rendere  il  colore  sotto  gli  effetti  di  luce; 
e di  questi  due  Rossetti  compone  con  fantasia  più  ricca, 
e con  un  sentimento  più  profondo  della  bellezza;  mentre 
il  realismo  rigido  di  Hunt  lo  porta  continuamente  alla 
durezza.  Ma  per  render  giustizia  a Rossetti  la  sua  tras- 
curatezza si  manifesta  soltanto  nei  colori  d’acquerello, 
non  mai  nei  colori  ad  olio.  N.  d.  A. 

Rcskin,  Elem.  del  disegno  e della  pittura. 


20 


154  ELEMENTI  DEL  DISEGNO  E DELLA  PITTUEA 


vava  costretto  talvolta  ad  abbandonare  a metà  il  la- 
voro già  fatto,  per  ricominciare  da  capo.  William  Hunt 
è di  abitudini  molto  pulite  in  proposito,  e così  pure 
io  credo,  Mulready,  e John  Lewis,  e i capi  del  Pre- 
rafiàellismo,  il  solo  Rossetti  eccettuato.  E non  vi  può 
esser  dubbio  sulla  bontà  del  consiglio  che  ti  ho  dato, 
non  fosse  altro  per  ciò:  che  più  sarai  meticoloso  nel 
maneggio  de’  tuoi  colori,  più  diventerai  ponderato  e 
metodico  nello  adoperarli  ; ed  ogni  buona  riuscita  nel 
colorire  dipende  da  questa  ponderatezza. 

157.  Per  attenuare  i colori  mescili  con  del  bianco  chi- 
nese  ben  triturato,  invece  di  aggiungervi  dell’acqua.  Potrai 
così  modellare  le  masse  più  comodamente  e maneggiare 
i colori  con  maggior  agio  ; questi  non  inumidiranno 
troppo  la  carta  e così  potrai  proseguire  tranquillamente 
nel  lavoro  e ricercare  le  forme  delle  nubi  passeggere 
e quelle  altre  apparenze  fuggitive  e delicate,  che  altri- 
menti non  potrebbero  ottenersi,  salvo  che  impiegando 
assai  tempo. 

153.  Questa  miscela  del  bianco  coi  colori,  che  li 
rende  opachi,  determina  un  colorito  a corpo  (1),  opposto 
al  colorito  trasparente;  e tu  avrai  spesso  sentito  dire 
che  questo  è un  genere  di  pittura  ibrido.  Esso  invece 
è altrettanto  legittimo  quanto  la  pittura  ad  olio,  ana- 
logo essendone  il  procedimento,  per  quanto  si  riferisce 
al  maneggio  dei  colori  ; salvo  a non  sporcare  come 
fanno  i colori  ad  olio,  nè  ad  essere,  come  questi,  insa- 
lubri ed  averne  gl’inconvenienti  ; in  quanto  che  il  co- 
lore ad  olio  non  asciuga  rapidamente,  nè  si  può  sop- 
portare senza  pericolo  per  la  salute,  nè  può  dare  gli 


(1)  Altrimenti  detto  a pieno  impasto. 


N.  d.  T. 


DEL  COLORE  E DELLA  COMPOSIZIONE 


155 


stessi  effetti  d’aria  e di  luminosità  senza  una  fatica 
dieci  volte  maggiore. 

E se  tu  senti  dire,  come  molto  probabilmente  pen- 
serai tu  stesso,  che  il  colore  a corpo  apparisce  terroso 
ed  opaco,  rassicurati;  poiché  sebbene  certi  effetti  bril- 
lanti e certe  trasparenze  d’ombra  non  si  possano  ot- 
tenere se  non  con  tinte  trasparenti,  questi  effetti  bril- 
lanti e queste  ombre  non  sono  il  fine  più  nobile  del- 
l’arte. Dopo  aver  studiato  per  molti  anni  i differenti 
risultati  della  pittura  a fresco  e di  quella  ad  olio  in 
Italia,  e del  colore  a corpo  e di  quello  trasparente  (1) 
nell’Inghilterra,  io  sono  ora  pienamente  convinto  che 
in  arte  le  più  grandi  cose  debbano  esser  fatte  a colori 
non  lucidi.  L’abitudine  di  servirsi  di  vernici  o di  tinte 
lucide  per  ottenere  la  trasparenza,  fa  sì  che  il  pittore 
dimentica  quella  traslucidezza  più  nobile  che  si  ottiene 
col  rompere  e frammettere  con  varia  armonia  i colori 
fra  di  loro  ; ed  anche  quando,  come  nel  Correggio,  uno 


(1)  Questo  colore  a corpo  di  cui  parla  l’A.  sarebbe  in 
fondo  una  specie  di  pittura  a guazzo,  ottenuta  cogli 
stessi  colori  che  si  adoperano  per  l’acquerello,  ma  resi 
più  pastosi  ed  opachi  con  la  miscela  del  bianco  chinese 
o del  bianco  d’argento;  per  modo  che  le  tinte  si  possono 
fino  ad  un  certo  punto  coprire  o modificare  per  semplice 
sovrapposizione;  mentre  il  colore  trasparente  sarebbe 
il  vero  e proprio  acquerello,  la  pittura  cioè  ottenuta  con 
colori  semplicemente  stemperati  nell’acqua,  perfetta- 
mente liquidi  e tali  da  non  potersi  in  nessun  modo  co- 
prire l’uno  con  l’altro.  Citerò  in  proposito  una  dichia- 
razione del  Meissonnier  (op.  cit.  pag.  195):  “ Par  mo- 
ments,  je  n’aime  plus  la  peinture  à l’huile;  rien  n’est 
agréable  comme  l’aquarelle;  la  gouache  se  reprend  comme 
on  veut:  les  blancs  ne  changent  pas,  on  est  sur  de  ce 
que  l’on  fait  „.  N.  d.  T. 


156  ELEMENTI  DEL  DISEGNO  E DELLA  PITTURA 


squisito  gioco  di  tinte  è congiunto  ad  una  squisita  tra- 
sparenza, la  ricerca  della  vigoria  porta  quasi  sempre 
il  pittore  ad  un  volgare  e falso  chiaroscuro  ; lo  porta 
ad  amare  gli  sfondi  oscuri  invece  che  i luminosi  (1); 
ed  a preferire,  in  generale,  il  colorito  alla  grandiosità 
della  composizione  e la  luce  limitata  al  pieno  sole; 
per  modo  che  i pensieri  più  grandi  dei  più  grandi 
maestri  furono  sempre  resi,  per  quanto  mi  ricordi,  col 


(1)  Tutta  la  decadenza  dell’arte  che  fu  causata,  dopo 
il  sorgere  della  scuola  Olandese,  dal  bitume,  dalla  ver- 
nice gialla  e dai  bruni  si  sarebbe  evitata  solo  che  i pit- 
tori fossero  stati  costretti  a lavorare  con  color  matto. 
Un  colore  può  sembrar  buono,  per  taluni,  s’esso  è ab- 
brunito o lucente;  ma  la  falsità  della  tinta  è subito 
scoperta  quando  si  tratta  di  colori  opachi  (matti).  Io  sono 
perfino  propenso  a credere  che  ogniqualvolta  un  pittore 
comincia  a voler  ritoccare  qualche  parte  del  suo  lavoro 
con  la  gomma,  egli  si  mette  su  una  falsa  strada. 

Bisogna  però  ben  distinguere,  a questo  proposito,  tra 
la  trasparenza  e la  lucentezza.  La  trasparenza,  sebbene 
sia,  come  dissi  più  sopra,  una  tentazione  pericolosa,  è 
tuttavia  una  bella  qualità,  se  adoperata  a tempo  e luogo; 
ma  la  lucentezza  è sempre  un  difetto  in  pittura.  Anzi, 
uno  de’  miei  migliori  amici  pittori  (intendo  riferire  la 
qualifica  di  migliori  ad  entrambe  queste  qualità)  cercava 
un  giorno  di  convincermi  che  il  lucido  è sempre  ed  in 
ogni  cosa  una  volgarità,  e solo  mi  trattenne  dal  cedere 
a’  suoi  argomenti  la  tema  di  far  torto  a’  begli  occhi  delle 
dame,  ai  torrenti  montani  ed  alla  rugiada  del  mattino. 
Si  è troppo  presto  spinti  à generalizzare  in  simili  argo- 
menti ; ma  non  vi  sarà  però  ombra  di  dubbio  che  il  lu- 
cido nuocia  altrettanto  alla  vaghezza  del  colore,  quanto 
alla  chiarezza  della  forma.  E sebbene  una  giovane  beltà 
sia  orgogliosa  di  avere  gli  occhi  lucenti  (per  quanto 
anche  gli  occhi  velati  siano  forse  più  belli),  essa  non 
sarebbe  punto  contenta  d’avere  le  guancie  lucenti  ; e chi 
di  noi  vorrebbe  lustrare  una  rosa  ? N.  d.  A. 


DEL  COLORE  E DELLA  COMPOSIZIONE 


157 


colore  opaco  ; e le  più  nobili  pitture  del  Tintoretto  o 
del  Veronese  sono  quelle  che  più  si  avvicinano  agli 
affreschi. 

159.  Oltre  a ciò,  sta  di  fatto  che,  sebbene  il  co- 
lore a corpo  apparisca  alquanto  terroso  e ruvido,  esso 
è,  in  uno  schizzo,  infinitamente  più  somigliante  al  co- 
lore della  Natura,  che  non  il  color  trasparente:  il  vel- 
lutato e il  vaporoso  delle  lontananze  sono  giustamente 
e subito  raffigurati  da  una  leggera  tinta  di  azzurro  opaco 
(nè  io  credo  che  si  possa  diversamente  rendere  altret- 
tanto bene)  ; e per  il  terreno,  le  roccie  e le  fabbriche 
una  tinta  terrosa  e solida  è certamente  sempre  più  vera 
di  quello  che  possa1  essere  l’opera  più  finita  ed  accu- 
ratamente elaborata  a tinte  trasparenti. 

160.  Da  una  cosa  tuttavia  debbo  seriamente  preve- 
nirti. Ogni  sorta  di  colori  è cattiva  in  pari  grado,  se 
tu  credi  di  poterli  modificare  a tuo  piacimento,  o di 
poter  sbagliare  a tuo  bell’  agio.  Non  vi  ha  nessun 
mezzo  di  colorazione  che  permetta  dei  cambiamenti  o 
dei  pentimenti;  se  non  ottieni  subito  la  tinta  giusta, 
non  vi  riuscirai  più:  e tanto  varrebbe  sperare  di  far 
riprendere  con  la  mano  la  giusta  direzione  ad  una  palla 
di  fucile  diretta  male,  quanto  riparare  una  tinta  una 
volta  che  già  sia  stata  sciupata.  Il  segreto  di  ogni 
buona  colorazione  sia  all’olio,  sia  all’acqua,  sia  in  qual- 
sivoglia altro  modo,  sta  essenzialmente  in  questo  con- 
siglio che  mi  diede  Mulready:  “ Sappi  quello  che  devi 
fare  „.  Per  ottenere  la  tinta  giusta  dovrai  forse  passare 
per  una  lunga  serie  di  esperienze  e di  procedimenti; 
dovrai  cominciare  a metter  giù  un  sol  colore;  modi- 
ficarlo con  frammenti  di  un  secondo  ; frammetterne  un 
terzo  negli  interstizi,  ed  un  quarto  negli  interstizi  del 


158  ELEMENTI  DEL  DISEGNO  E DELLA  PITTURA 


terzo;  e fondere  il  tutto  con  un  quinto  colore  e rin- 
forzarlo qua  e là  con  un  sesto  ; e se  per  raggiungere 

10  scopo  tu  dovessi  passare  attraverso  ad  uno,  o dieci,  o 
venti  procedimenti,  tu  devi  passarvi  senza  esitazione , 
conoscendo  e prevedendo  tutte  le  vie;  e se  la  cosa 
non  ti  riesce  bene,  non  v’è  speranza  di  ripararvi, 
tranne  che  nel  risciacquare  o raschiar  via  il  mal  fatto 
e ricominciare  da  capo. 

161.  Il  disegno  con  colore  a corpo  servirà  ad  ap- 
prenderti tutte  queste  cose  meglio  d’ogni  altro  metodo 
e soprattutto  ti  tratterrà  dal  cadere  nella  pessima  abi- 
tudine di  servirti  della  spugna  per  ottenere  dell’effetto  : 

11  quale  artifizio  ha  quasi  rovinata  la  nostra  moderna 
scuola  dell’acquerello.  Vi  sono  bensì  certe  circostanze 
in  cui  un  abile  artista  gratterà  un  po’  la  carta  per 
ottenere  effetti  di  colorito  terroso  con  maggior  facilità 
che  non  altrimenti  ; ed  altre  volte  raschiando  abilmente 
la  carta  in  mezzo  a delle  tinte  trasparenti  si  otterrà 
quasi  lo  stesso  effetto  terroso  di  un  colore  a corpo,  nel 
riprodurre  la  superficie  di  rupi  o di  fabbriche.  Ma 
questi  ed  altrettali  artifizi  sono  sempre  traditori  per 
un  principiante,  perchè  lo  tentano  a ricercarli  ed  a fi- 
darsi troppo  di  essi  ; e sarebbe  sempre  meglio  che  tu 
lavorassi  semplicemente  su  carta  bianca  o grigia,  liscia 
come  la  seta  (1),  senza  disturbar  mai  la  superficie  della 


(1)  Ma  non  lucente  od  untuosa.  11  cartoncino  Bristol 
o l’imperiale  cilindrato,  o la  carta  grigia  che  resiste 
leggermente  al  passarvi  su  della  mano,  sono  le  carte 
migliori.  Le  carte  ruvide,  granulose  e sabbiose  sono  buone 
soltanto  per  i macchiaiuoli  ed  i confusionari  ; nessun 
buon  disegnatore  non  tirerebbe  neppure  una  linea  su  di 
esse.  Turner  usava  lavorare  su  di  una  carta  sottile  e 


DEL  COLORE  E DELLA  COMPOSIZIONE 


159 


tinta  o della  carta  ; salvo  a trar  fuori,  a lavoro  finito, 
i lumi  più  forti  con  qualche  raschiatura,  se  ti  sei  ser- 
vito di  colori  trasparenti. 

162.  Ho  detto  più  sopra  che  la  pittura  con  colori 
a corpo  ti  apprenderà  ad  adoperare  il  colore  meg’lio 
che  la  pittura  con  sole  tinte  trasparenti;  ciò,  tuttavia, 
non  perchè  il  procedimento  sia  più  facile,  ma  perchè  è 
più  completo,  ed  anche  perchè  implica  talvolta  l’impiego 
di  tinte  trasparenti,  nel  modo  migliore.  Non  credere 
punto  che  solo  perchè  adoperi  dei  colori  opachi,  ti  sia 
concesso  di  fare  ogni  sorta  di  pasticcio  e rimanertene 
contento  lo  stesso.  Tu  devi  invece  valerti  dell’  indole 
de’  tuoi  materiali  per  poter  imitare  il  più  dappresso 
che  puoi  l’opera  della  Natura.  Così,  imagina  di  dover 
riprodurre  una  balza  rocciosa  e rossastra,  circondata 
da  leggeri  vapori  azzurrini.  Tu  dipingerai  prima  la  tua 
balza  esattamente;  dopo  vi  passerai  sopra  una  tinta 
di  azzurro  in  tal  misura  (e  qui  sta  gran  parte  dell’a- 
bilità necessaria)  che  quando  sia  distesa  sul  rossiccio 
della  balza  con  quella  densità  richiesta  per  produrre 
l’effetto  della  nebbia,  il  colorito  caldo  della  roccia  mo- 
strandosi attraverso  il  colore  azzurrino  della  nebbia 
possa  presentare  la  tinta  esatta  che  ti  occorre  per  l’ef- 
fetto ricercato  (la  tinta  azzurrina,  all’uopo,  dovrà  essere 
preparata  più  fredda  del  necessario);  allora  distendi 
questa  tinta  modificandola  all’occorrenza  e modellando 
in  pari  tempo  la  forma  dei'  vapori.  Quando  la  tinta  è 
asciutta,  tu  potrai  ripassarvi  su  un  altro  po’  di  colore 


resistente  e non  lucida;  se  avesse  arrotolato  i suoi  schizzi 
bene  stretti,  essi  sarebbero  andati  a cacciarsi  fino  al  fondo 
delle  sue  tasche.  N.  d.  A. 


160  ELEMENTI  DEL  DISEGNO  E DELLA  PITTURA 


per  ritoccare  i contorni,  dove  la  forma  lo  richieda,  o 
per  rialzare  le  luci,  dove  ci  vuol  rilievo,  o per  disten- 
dere sul  complesso  un  altro  tono  : ma  non  potrai  mai 
rimaneggiare  nessuna  parte.  Se  tu  rimaneggi  o tor- 
menti il  tuo  lavoro,  o per  qualche  malaugurato  acci- 
dente mescoli  insieme  la  tinta  che  è disotto  con  quella 
che  è di  sopra,  tutto  il  lavoro  è irreparabilmente  per- 
duto. Ricomincia  lo  studio  da  capo  se  ne  hai  voglia; 
o altrimenti  getta  quello  fatto  affuoco;  ma  se  speri 
di  rimediarvi  sarà  tempo  perso  (1). 

163.  La  precedente  discussione  sui  relativi  meriti 
del  colore  trasparente  e di  quello  a pieno  impasto  ci 
ha  portati  un  po’  troppo  oltre  il  .punto  donde  eravamo 
partiti  : cosicché  sarà  bene  ora  tornare  alla  nostra  ta- 
volozza. Con  una  tavoletta  di  ciascuno  dei  colori  indi- 
cati in  nota  (2)  prova  a fare  degli  esperimenti  sulle 


(1)  Io  insisto  su  questo  non  correggere  la  tinta  spe- 
cialmente perchè  mi  rivolgo  ad  un  principiante  o ad  un 
dilettante  ; un  grande  artista  può  talvolta  cavarsi  da  una 
difficoltà  con  lode  od  avere  dei  pentimenti  senza  con- 
fessarli. Tuttavia  perfino  nei  quadri  del  Tiziano  le  cor- 
rezioni traspariscono  spesso  come  altrettante  macchie. 

N.  d.  A. 

(2)  Ritengo  un’affettazione  quella  di  voler  restringersi 
a pochi  colori.  L’avere  un  sufficiente  numero  di  tinte 
già  preparate  senza  doverne  cercare  la  combinazione 
produce  un  gran  risparmio  di  tempo;  e tu  potrai  subito 
procurarti  le  seguenti  ventiquattro  : 

Cobalto  Smalto  Bleu  Antwerp  Bleu  di  Prussia 

Nero  Gomma  gutta  Verde  smeraldo  Verde  minerale 

Giallo  limone  Giallo  cadmio  Ocra  gialla  Ocra  romana 

Terra  di  Siena  naturale  Siena  bruciata  Rosso  chiaro  Rosso  indiano 

Giallo  di  Marte  aranciato  Cinab:o  Carmino  Carmino  violetto 

Bruno  madder  Terra  d’ombra  Bruno  Van  Dyck  Sepia 

bruciata 

Il  bleu  Antwerp  ed  il  bleu  di  Prussia  non  sono  colori 


DEL  COLORE  E DELLA  COMPOSIZIONE 


161 


loro  combinazioni  semplici,  mescolando  cioè  ogni  co- 
lore con  uno  degli  altri.  Se  in  ciò  vuoi  tenere  un  certo 
ordine  metti  in  colonna  ed  a lato  di  un  pezzo  squa- 
drato di  cartoncino,  le  tinte  pure  di  ciascun  colore  : 
le  tinte  combinate  risulteranno  nelle  varie  interseca- 
zioni, in  questo  modo  (ponendo  una  lettera  invece  di 
ciascun  colore): 


b 

c 

d 

e 

f 

a 

ab 

ac 

ad 

ae 

af 

b 

— 

bc 

bd 

be 

4 

c 

— 

— 

od 

ce 

4 

d 

— 

— 

— 

de 

df 

e 

— 

- 

> — 

— 

4 

ecc. 


assolutamente  inalterabili  ; ma  tu  non  devi  per  ora  troppo 
preoccuparti  della  inalterabilità  del  tuo  lavoro;  entrambi 
quei  colori  sono  belli,  mentre  il  bleu  indaco  è dal  Field 
dichiarato  ancor  meno  solido,  ed  'e  molto  brutto.  Il  verde 
minerale  'e  un  color  misto,  che  ho  consigliato  solo  per 
risparmiarti  la  perdita  di  tempo  nel  mescere  la  gomma 
gutta  col  bleu  di  Prussia.  N.  d.  A. 

Inoltre  nel  seguito  della  nota  l’A.  raccomanda  lo  studio 
della  “ Cromatografia  „ del  Field.  Io  mi  permetto  di 
sostituirvi  “ La  scienza  della  Pittura  „ del  Vibert,  cui 
ho  già  accennato  nella  nota  a pag.  150,  richiamando 
Fosservazione  fatta  ivi  in  proposito,  e raccomandando 
inoltre  al  lettore  di  non  preoccuparsi  troppo  della  alte- 
rabilità dei  colori  di  cui  il  Vibert  fa  tanto  caso,  spesso 
non  senza  un  movente  d’interesse  un  po’  troppo  perso- 
nale. Quanto  al  numero  dei  colori  da  adoperarsi  non  credo 
possa  prescriversi  nessun  limite.  Provi  lo  studioso  ad 
adottare  i ventiquattro  colori  suggeriti  dall’A.;  se  nella 
pratica  si  servirà  poco  o tralascierà  di  servirsi  di  alcuno 
di  essi,  lo  abolisca  in  seguito,  o lo  sostituisca  con  quel- 
l’altro  che  avrà  sperimentato  migliore. 

Aggiunta  d.  T. 

21 


Ruskix,  Elem.  del  disegno  e della  pittura. 


162  ELEMENTI  DEL  DISEGNO  E DELLA  PITTURA 


Questa  operazione  ti  darà  un’idea  generale  dei  ca- 
ratteri delle  miscele  di  due  soli  colori,  ed  è meglio 
nella  pratica  limitarsi  più  clie  è possibile  a queste  sole 
ed  ottenere  le  tinte  più  complicate,  o col  mettere  il 
terzo  colore  sopra  la  tinta  precedentemente  ottenuta, 
o col  mettere  il  terzo  colóre  negl’  interstizi  di  detta 
tinta.  Solo  una  pratica  lunga  ed  attenta  ti  insegnerà 
gli  effetti  che  un  colore  produce  sull’altro,  quando  essi 
siano  posti  in  tal  modo  sopra  o accanto  l’uno  all’altro. 

164.  Dopo  esserti  alquanto  esercitato  sulle  princi- 
pali combinazioni  dei  colori  mettiti  ad  una  finestra  in 
cui  non  batta  il  sole  e che  riguardi  una  campagna 
semplice:  abbozza  sommariamente  i contorni  di  questo 
paesaggio  ; poi  in  un  cartoncino  bianco  fa  un  foro  della 
grandezza  all’incirca  di  un  buon  pisello,  e supposto  che 
sia  R la  stanza,  ad  la  finestra,  e 
che  tu  sia  collocato  in  a (fìg.  29) 
tieni  il  cartoncino  un  po’  fuori 
della  finestra  verticalmente  e nella 
direzione  bd,  parallelo  al  fianco 
della  finestra,.  o alquanto  voltato 
in  modo  da  prendere  più  luce, 
come  in  ad,  ma  non  mai  come  in 
cd,  perchè  allora  il  cartoncino 
sarebbe  in  ombra  (dalla  tua  parte). 

Così  tu  potrai  osservare  il  paesaggio  pezzo  per  pezzo, 
attraverso  il  foro  circolare.  Poi  accanto  a questo  cerca 
di  uguagliare  meglio  che  puoi  i colori  di  ciascun  pezzo 
importante,  mescolando  le  tinte  con  del  bianco.  Una 
volta  ottenuta  la  tinta  giusta,  mettine  un  tratto  in  capo 
al  foglio  di  carta,  scrivendovi  sotto:  “ colore  dell’al- 
bero oscuro  „,  “ colore  della  montagna  „,  “ colore  del 
campo,,  secondo  il  caso. 


Fig.  29. 


DEL  COLORE  E DELLA  COMPOSIZIONE 


163 


Allora  lava  la  tinta  d’ accanto  al  foro  circolare  ed 
il  cartoncino  sarà  pronto  per  la  stessa  operazione 
riguardo  ad  altre  parti  del  paesaggio  (1). 

Quando  per  tal  modo  avrai  ottenuto  i colori  delle 
masse  principali  così  indicate,  mettine  un  po’  di  ciascuno 
nel  tuo  disegno,  al  suo  giusto  posto,  ad  in  seguito 
procedi  a completare  lo  schizzo  armonizzando  le  tinte 
ad  occhio. 

165.  Ne’  tuoi  primi  esperimenti  due  cose  ti  colpi- 
ranno assai:  primo,  la  brillantezza  inimitabile  del  chia- 
rore del  cielo  e delle  cose  illuminate  dal  sole  ; secondo, 
l’osservare  come  tra  le  tinte  che  tu  puoi  imitare,  quelle 
che  avresti  creduto  fossero  le  più  oscure,  verranno 
sempre  ad  essere  in  realtà  le  più  chiare.  Noi  giudichiamo, 
ordinariamente,  dell’oscurità  degli  oggetti  assai  più  per 
l’esperienza,  che  per  la  vista;  così  un  cedro  od  un  abete 
di  Scozia  a circa  200  metri  di  distanza  sarà  creduto 
di  un  verde  più  oscuro  che  un  olmo  od  una  quercia 
che*  ci  sian  vicini , perchè  sappiamo  che  il  fogliame  di 
quelli  è più  scuro  che.  il  fogliame  di  queste  ultime 
piante  ; ma  se  noi  verifichiamo  attraverso  il  cartone, 


(1)  Un  sistema  più  metodico,  sebbene  inutilmente  pro- 
lisso per  l’uso  comune,  consiste  nel  fare  un  buco  qua- 
drato della  grandezza  di  circa  un  mezzo  pollice  per  lato 
nel  cartoncino,  ed  una  serie  di  piccoli  fori  circolari  in 
una  striscia  di  cartoncino  larga  un  pollice.  Passa  la  stri- 
scia sopra  l’apertura  quadrata,  ed  imita  ciascun  colore 
del  paesaggio  accanto  a ciascuno  dei  fori  circolari,  e così 
non  avrai  più  da  levar  via  nessuna  tinta.  Ma  il  prece- 
dente metodo  più  semplice  comunemente  ti  basterà, 
perchè  dopo  un  po’  di  pratica  appena  ti  occorrerà  di 
osservare  la  tinta  attraverso  il  foro,  per  subito  saperla 
trasportare  sul  tuo  disegno.  N.  d.  A. 


164  ELEMENTI  DEL  DISEGNO  E DELLA  PITTURA 


vediamo  invero  piuttosto  la  quercia  ch’è  vicino  di  un 
verde  scuro,  mentre  il  cedro  lontano  forse  apparirà  di  un 
leggero  grigio  porporino  (1).  Cosicché  un  nuovo  argo- 
mento di  sorpresa  ti  porterà  la  scoperta  della  gran 


(lì  E questo  per  i fenomeni  della  prospettiva  aerea, 
per  la  quale  i colori  degli  oggetti  sono  modificati  a se- 
conda dello  spessore  e dell’intorbidamento  dell’aria  che 
è tra  rocchio  e l’oggetto,  e della  luce  che  ricéve  que- 
st’aria. Questi  vari  fenomeni  erano  perfettamente  cono- 
sciuti da  Leonardo,  che  nel  suo  Trattato  ne  dà  molte- 
plici illustrazioni,  fra  cui  gioverà  riportare  le  principali  : 
“Delle' cose  più  oscure  che  l’aria,  quella  si  dimostrerà 
di  minore  oscurità  la  quale  sarà  più  remota;  e delle 
cose  più  chiare  che  l’aria,  quella  si  dimostrerà  di  minor 
bianchezza  che  sarà  più  remota  dall’occhio  „ (§  189).  E 
ciò  perchè  l’aria  essendo  colorata  per  la  immistione  che 
è in  essa  di  vapori  e dei  pulviscoli  atmosferici,  posta 
davanti  ad  un  corpo  scuro  produrrà  l’effetto  di  una  tinta 
chiara  sovrapposta  e perciò  lo  schiarirà;  posta  davanti 
ad  un  corpo  più  chiaro,  produrrà  l’effetto  di  una  tinta 
più  scura  e perciò  lo  oscurirà. 

“ I colori  delle  cose  si  perdono  integralmente  in  mag- 
giore o minor  distanza,  secondo  che  l’occhio  e la  cosa 
veduta  saranno  in  maggiore  o minore  altezza  „ (§  190). 
E ciò  perchè  più  si  va  in  alto,  meno  l’aria  è densa  di 
vapori. 

“ Tante  sono  le  varietà  delle  distanze  nelle  quali  si 
perdono  i colori  degli  obietti  quante  sono  le  varie  età 
del  giorno,  e quante  sono  le  varietà  delle  grossezze  o 
sottilità  dell’aria,  per  le  quali  penetrano  all’occhio  le 
specie  de’  colori  de’  predetti  obietti  „ (§  191). 

“ D’un  medesimo  colore  posto  in  varie  distanze  ed 
uguali  altezze,  tale  sarà  la  proporzione  del  suo  rischia- 
ramento, quale  sarà  quella  delle  distanze  che  ciascuno 
di  essi  colori  ha  dall’occhio  che  li  vede  „ (§  195). 

“ Infra  i colori  della  medesima  natura,  quello  manco 
si  varia  che  meno  si  rimuove  dall’occhio  „ (§  216). 

“ Tanto  meno  dimostrerà  la  cosa  visibile  del  suo  na- 
turai colore,  quanto  il  mezzo  interposto  fra  essa  e l’oc- 
chio sarà  di  maggior  grossezza  „ (§  224).  N.  d.  T. 


DEL  COLORE  E DELLA  COMPOSIZIONE 


165 


diffusione  effe  vi  ffa  in  natura  del  porporino  e del 
grigio. 

168.  Ora,  avendo  così  determinate  le  tue  tinte  prin- 
cipali, puoi  metterti  a completare  il  tuo  lavoro  ; e nel 
far  ciò  osserva  le  seguenti  norme: 

1)  Molte  parti  del  tuo  paesaggio  appariranno  at- 
traverso al  foro  del  cartoncino  più  ciliare  che  non  il 
cartoncino  stesso,  come  il  cielo,  l’erba  soleggiata,  ecc. 
Lascia  in  bianco  queste  parti,  per  il  momento  ; e pro- 
segui in  quelle  altre  di  cui  puoi  trovare  ed  uguagliare 
i colori. 

2)  Nel  riguardare  il  tuo  soggetto  col  cartoncino) 
avrai  potuto  osservare  che  molte  variazioni  di  tinta  si 
riscontrano  in  piccoli  spazi.  Nel  completare  il  tuo  la- 
voro, procura  di  educar  l’ occhio  a ben  discernere 
queste  differenze  di  tonalità  senza  l’aiuto  del  cartone; 
e,  simile  ad  un  mosaicista,  dopo  esserti  preparato  ac- 
curatamente ciascuna  tinta  sulla  tavolozza,  distendila 
ben  distinta  dalle  altre,  come  se  fosse  una  toppa  di 
panno  colorato,  tagliata  per  essere  applicata  al  margine 
ed  in  corrispondenza  della  toppa  vicina,  per  modo  che 
il  difetto  del  tuo  lavoro  consista  piuttosto  nel  rasso- 
migliare ad  una  coperta  da  letto  rappezzata  dopo  essere 
stata  tagliata  colle  cesoie,  che  non  nell’avere  l’aspetto 
di  un  guazzabuglio  nebuloso  di  colori. 

Per  esempio  nel  disegnare  un  tronco  di  betulla, 
è facile  che  tu  trovi  delle  luci  fortemente  bianche  ; 
poi,  intorno  ad  esse,  dalla  parte  della  luce,  un  grigio 
rosa  pallido;  poi  un  grigio  più  scuro  (probabilmente 
verdognolo)  dal  lato  dell’  ombra,  variato  dai  colori 
riflessi , e , sopra  tutto,  delle  ricche  striscie  nere 
di  corteccia  e delle  macchie  brune  di  muffa.  Distendi 


166  ELEMENTI  DEL  DISEGNO  E DELLA  PITTURA 


prima  il  grigio  rosa  lasciando  del  bianco  per  le  luci 
forti  e per  le  macchie  di  muffa , senza  toccare  la 
parte  in  ombra.  Poi  metti  giù  il  grigio  della  parte  in 
ombra,  facendolo  ben  combaciare  col  grigio  roseo  della 
parte  in  luce,  e lasciando  anche  in  questo  grigio  più 
scuro  la  carta  bianca  là  dove  dovrà  mettersi  il  nero 
della  corteccia  ed  il  bruno  delle  muffe  ; in  seguito 
prepara  i colori  delle  muffe,  separatamente  per  cia- 
scuna macchia  e metti  ciascuno  nel  sito  lasciato  ap- 
posta in  bianco.  Non  un  grano  di  bianco,  eccetto 
quello  lasciato  espressamente  per  le  luci  forti,  deve 
potersi  vedere  a lavoro  finito,  anche  attraverso  ad  una 
lente,  tanta  è l’accuratezza  con  cui  devi  far  combaciare 
l’uno  con  l’altro  gli  estremi  delle  varie  tinte.  Infine, 
distendi  i colori  dello  sfondo  a ciascun  lato  del  tronco, 
facendolo  diligentemente  combaciare  con  i termini  del 
medesimo. 

167.  Come  potresti  tu  fare  di  questo  soggetto  un 
bel  lavoro  se  prima  non  avessi  imparato  a disegnare; 
e.  come  potresti  senza  ciò  delineare  adesso  un  bel 
profilo  per  il  tronco,  e tanto  meno  determinare  una 
massa  di  colore  nella  forma  dovuta? 

Dipingendo  nel  modo  che  ti  ho  detto  e prima  che 
tu  possa  modificarlo  secondo  i consigli  che  ti  darò  or 
ora,  il  tuo  lavoro  sembrerà  per  qualche  tempo  assai 
strambo;  ma  non  importa;  sopratutto  importa  che  tu 
ti  eserciti  a posare  le  tinte  ben  separate,  nel  modo 
sopra  indicato,  poiché  da  ciò  dipende  una  buona  colo- 
razione finale.  È bensì  vero  che  spesso  è necessario, 
e talvolta  anche  piacevole,  stendere  arditamente  un 
colore  nella  forma  dovuta  sopra  un  altro  ; così  nel  di- 
pingere le  foglie  sopra  un  cielo  azzurro  è sempre  im- 


DEL  COLORE  E DELLA  COMPOSIZIONE 


167 


possibile,  nei  grandi  quadri,  o quando  si  è incalzati 
dal  tempo,  mettere  la  tinta  azzurra  negli  interstizi  del 
fogliame;  ed  i grandi  Veneziani  usavano  sempre  di 
fare  prima  il  fondo  azzurro  e poi,  dopo  averlo  lasciato 
asciugare,  applicarvi  su  il  bruno  dorato  nella  forma 
delle  foglie,  per  modo  che  la  tinta  azzurra  trasparendo 
di  sotto  alla  tinta  dorata  delle  foglie  ne  risultasse  il 
verde  oliva  che  essi  volevano.  Ma  nel  lavoro  più  prezioso 
e perfetto  ciascuna  foglia  è come  intarsiata,  e l’azzurro 
del  cielo  viene  lavorato  intorno  ad  essa  ; ad  ogni  modo 
qualunque  sia  dei  due  il  metodo  da  te  adottato  è ugual- 
mente necessario  di  essere  risoluto  e deciso  nel  disten- 
dere il  colore.  Sia  che  il  tuo  sfondo  venga  preparato 
prima  decisamente  per  poi  sovrapporvi  l’altro  colore 
nella  dovuta  forma  e in  guisa  da  non  esser  più  cambiato 
in  avvenire  ; sia  che  i due  colori  vengano  applicati  indi- 
vidualmente, ciascuno  al  proprio  posto,  ed  avvicinati 
l’uno  all’altro  fino  a che  i loro  termini  combacino  per- 
fettamente, essi  devono  pur  sempre  venir  messi  giù  in 
modo  da  non  doverli  più  cambiare  in  seguito.  Ambedue 
i procedimenti,  come  vedi,  richiedono  una  decisione 
assoluta.  Se  tu  incominci  ad  impiastricciare,  o cambiare 
o provare  assaggiando  ora  questo  ora  quel  modo  col 
tuo  colore,  la  è finita;  non  riuscirai  mai  ad  una  buona 
conclusione.  Guarda  quei  cattivi  copisti  che  vogliono 
imitare  i Veneziani,  come  vanno  continuamente  impia- 
strando sulla  tela  i lor  colori  e ritoccandoli  e rifinen- 
doli e ammorbidendoli;  mentre  ogni  nuovo  tocco  ed 
ogni  nuova  modificazione  non  fanno  che  precipitarli 
sempre  più  nel  caos.  Vi  è un  cane  tra  due  bambini 
in  un  quadro  del  Veronese  al  Louvre,  che  dà  molto 
da  fare  ai  copisti.  Esso  è su  di  un  fondo  scuro  che 


168  ELEMENTI  DEL  DISEGNO  E DELLA  PITTURA 


il  Y eronese  dipinse  prima  e poi,  quando  diventò  asciutto 
o quasi,  vi  applicò  su  i fiocchi  di  pelo  bianco  del  cane 
con  qualche  mezza  dozzina  di  colpi  ondulati  del  pennello, 
gettati  giù  risolutamente.  Se  una  sola  linea  del  pelo  fosse 
andata  male  tutto  sarebbe  riuscito  male,  e nessun  ri- 
tocco avrebbe  potuto  portarvi  rimedio.  I poveri  copisti 
cominciano  ad  impiastricciare  un  po’  dello  sfondo  ; poi 
un  po’  del  pelo  del  cane;  indi  ritoccano  lo  sfondo  e 
poi  il  pelo  ; e vi  lavorano  attorno  per  delle  ore  sempre 
confidando  che  riuscirà  bene  domani  quando  sarà  finito. 
Potrebbero  ben  lavorarvi  per  dei  secoli  che  non  riuscirà 
mai  finito. 

168.  3)  Ogni  volta  che  tu  devi  distendere  una 
massa  di  colore,  per  quanto  grande  o per  quanto  piccola 
essa  sia,  tieni  per  fermo  che  dev’essere  digradata.  Non 
v’ha  colore  in  natura,  nelle  condizioni  ordinarie,  che 
non  sia  digradato. 

Se  tu  non  vedi  questo  fatto,  ciò  dipende  dalla  tua 
inesperienza,  e potrai  rimediarvi  con  l’esercizio.  Ma  in 
generale  puoi  subito  osservarlo;  e così,  ad  esempio, 
sul  tronco  di  betulla  il  grigio  roseo  deve  esser  digra- 
dato per  la  rotondità  del  fusto,  fino  all’incontro  della 
parte  in  ombra  ; e similmente  la  parte  in  ombra  è di- 
gradata dalla  luce  riflessa.  Conseguentemente,  o con 
1’aggiungere  dell’acqua  o del  bianco  al  colore,  o con 
disuguale  pressione  nel  tocco  (tu  puoi  seguire  o l’uno 
o l’altro  metodo,  conformemente  alla  materia  che  vuoi 
riprodurre)  tu  devi  fare  ogni  tinta  più  pallida  da  una 
parte  che  dall’altra  e collegare  i due  estremi  in  una 
gradazione  uguale.  Questa  forse  ti  sembrerà  una  regola 
di  maniera  od  una  ricetta;  ma  essa  non  è invece  che 
l’affermazione  di  un  fatto  naturale.  E vero  che  non  è 


DEL  COLORE  E DELLA  COMPOSIZIONE 


169 


fisicamente  impossibile  trovare  un  tratto  di  colore  non 
digradato  ; ma  ciò  è tanto  improbabile,  che  sarà  meglio 
tu  prenda  l’abitudine  di  domandarti  invariabilmente, 
allorché  starai  per  copiare  una  tinta,  — non:  “ E dessa 
digradata?  „ ma:  “ In  qual  modo  è digradata?  „ E 
novantanove  volte  su  cento  potrai  trovare  la  risposta 
decisiva  dopo  un’attenta  osservazione,  sebbene  la  sfu- 
matura sia  così  delicata  da  non  potersi  percepire  a 
prima  vista.  E non  importa  che  ben  piccolo  sia  il  tratto 
di  colore  ; quando  anche  non  fosse  maggiore  della  più 
minuta  capocchia  di  spillo,  se  una  parte  di  esso  non 
è più  oscura  del  resto,  sarà  sempre  un  cattivo  tratto  ; 
giacché  il  colore  dev’essere  digradato  non  solo  perchè 
così  richiede  la  realtà  delle  cose;  ma  perchè  il  pregio 
ed  il  fascino  del  colore  stesso  dipendono  più  da  questa 
che  da  ogni  altra  sua  qualità  ; chè  la  digradazione  nel 
colore  corrisponde,  come  elemento  di  bellezza,  alla  curva 
nella  linea:  entrambe  queste  qualità  sono  sentite  belle 
per  solo  istinto  della  mente  umana,  ed  anche  perchè, 
considerate  come  simboli , esse  esprimono  la  legge 
della  graduale  trasformazione  e del  progresso  dello  spi- 
rito umano  medesimo.  Qual  differenza  di  bellezza  vi 
sia  tra  un  colore  digradato  ed  uno  uguale,  si  può  fa- 
cilmente vedere  ove  si  distenda  su  di  un  pezzo  di  carta 
una  tinta  piatta  ed  uguale  di  color  rosa,  ed  accanto 
vi  si  metta  un  petalo  di  rosa.  La  bellezza  trionfante 
della  rosa  sugli  altri  fiori  deriva  unicamente  dalla  de- 
licatezza e quantità  delle  sfumature  del  suo  colore; 
mentre  gli  altri  fiori  o sono  meno  ricchi  nelle  sfuma- 
ture, non  avendo  dei  petali  così  variamente  ripiegati  ; 
o sono  meno  delicati,  per  essere  macchiati  e venati, 
invece  che  essere  d’una  tinta  soffusa. 

Roskin,  Eleni,  del  disegno  e della  pittura. 


22 


170  ELEMENTI  DEL  DISEGNO  E DELLA  PITTURA 


169.  4)  Ma  osserva,  che  in  genere  non  basta  che 
il  colore  sia  stato  digradato  solo  col  renderlo  più 
chiaro  o più  scuro  in  nn  sito  che  nell’altro. 

Comunemente  i]  colore  cambia  col  diminuire  d’in- 
tensità, e non  solo  è più  oscuro,  ma  altresì  più  puro 
in  un  punto  che  non  negli  altri.  Dal  che  però  non 
consegue  che  il  punto  più  oscuro  debba  essere  il  più 
puro,  nè  ancor  meno  che  tale  debba  essere  il  più 
chiaro.  Molto  spesso  le  due  gradazioni  s’incrociano  più 
o meno  l’una  con  l’altra,  l’una  passando  per  una  di- 
rezione dalla  chiarezza  all’oscurità,  l’altra  per  altra 
direzione  dalla  purezza  alla  torbidezza;  ma  nelle  tinte 
si  riscontrerà  quasi  sempre  un  po’  di  entrambe,  seb- 
bene combinate  insieme,  e tu  non  devi  ritenerti  sod- 
disfatto della  tua  tinta  fino  a tanto  che  non  abbia 
ottenuto  ambedue  le  gradazioni;  e cioè  ogni  tratto 
azzurro  che  tu  debba  distendere,  deve  essere  affatto 
azzurro  solo  in  un  dato  punto,  e non  grande;  e deve 
essere  digradato  da  quell’azzurro  puro  in  uno  meno 
puro  — grigiastro,  o verdognolo , o porporino  — 
per  tutto  il  rimanente  spazio  che  la  tinta  occupa.  Il 
che  puoi  fare  in  tre  modi:  primo,  col  mescolare  al 
colore,  mentre  è ancora  umido,  il  colore  che  deve  ab- 
bassarlo, addizionandovelo  gradatamente  a poco  a 
poco  ; secondo,  col  passare  sopra  il  colore,  quando  sia 
completamente  asciutto,  un  leggero  tratto  sfumato  di 
altro  colore  che  lo  modifichi,  lasciando  solo  scoperto 
un  punto  del  primo  colore;  terzo,  col  posare  le  tinte 
che  servono  ad  abbassare  o modificare  il  tono  della 
tinta  principale,  a piccoli  tratti,  come  nell’esercizio  del 
tinteggiare  lo  scacchiere.  Su  ciascuno  di  questi  metodi 
io  m’intratterrò  alquanto  particolarmente,  ma  non  in 


DEL  COLORE  E DELLA  COMPOSIZIONE 


171 


relazione  all’argomento  della  digradazione  della  tinta, 
dalla  quale  però  non  posso  distaccarmi  senza  insistere 
ancora  una  volta  sulla  precipua  necessità  di  non  tras- 
curarla mai  in  nessuna  tinta. 

Io  ho  una  profonda  avversione  per  ogni  pratica 
della  mano;  e tuttavia,  in  questo  caso  mi  sento  quasi 
tentato  ad  animarti  a prendere  l’abitudine  di  non 
posar  mai  sulla  carta  un  colore  senza  dargli  una 
gradazione. 

Nelle  più  vaste  pitture  ad  olio  di  Turner,  dai  due 
metri  circa  di  larghezza  per  un  metro  e mezzo  quasi 
d’altezza,  non  troverai  una  pennellata  di  colore  della 
grossezza  di  un  chicco  di  grano  che  non  sia  digradata  ; 
e ti  persuaderai  nella  pratica  che  la  brillantezza  del 
colore  e la  luminosità  ed  anche  l'aspetto  di  trasparenza 
dell’ombra  dipendono  essenzialmente  da  questo  solo 
carattere;  mentre  la  durezza,  la  freddezza  e la  terro- 
sità  derivano  assai  più  dalla  monotonia  della  tinta  che 
non  dalla  natura  del  colore.  Dammi  del  fango  raccolto 
nella  strada,  dell’ocria  tratta  da  una  cava  di  pietra,  un 
po’  di  gesso  e del  carbone  in  polvere,  ed  io  ti  farò 
una  pittura  luminosa,  se  mi  dài  il  tempo  di  digradare 
il  mio  fango  e di  modificare  la  mia  polvere  di  car- 
bone: ma  per  quanto  tu  adopri  il  rosso  del  rubino, 
l’azzurro  della  genziana,  della  neve  per  il  bianco,  del- 
l’ambra per  l’oro,  tu  non  potrai  mai  produrre  una 
pittura  luminosa,  se  non  rompi  la  purezza  delle  masse 
di  questi  colori,  nè  le  varii  nella  loro  tonalità. 

170.  5)  Ed  ora  eccoti  i tre  procedimenti  per  ottenere 
la  gradazione  delle  tinte  ed  altre  importanti  qualità: 
A.  Mescolando  un  colore  con  l’altro,  mentre  è 
ancora  umido. 


172  ELEMENTI  DEL  DISEGNO  E DELLA  PITTURA 


Ti  sorprenderà  forse  ch’io  ti  dica  ora  di  mescere 
insieme  le  tinte  nel  distenderle,  dopo  averti  detto  di 
posarle  sulla  carta  a pezze  separate;  ma  le  masse  di 
colore  debbono  trattarsi  individualmente,  quando  i 
colori  contrastano  nettamente  l’uno  con  l’altro  entro 
un  dato  limite  ; le  tinte  debbono  esser  mescolate, 
quando  esse  palpitano  l’una  attraverso  l’altra,  o si 
assorbiscono  l’una  nell’altra.  Mi  spiego.  Ad  esempio, 
io  ti  dissi  di  dipingere  separatamente  il  lato  in  ombra 
e quello  in  luce  del  tronco  della  betulla,  sebbene  in 
realtà  le  due  tinte  si  trasformino  gradatamente  l’una 
nell’altra  a mano  a mano  che  il  tronco  gira  dalla  luce 
verso  l’ombra  ; e le  due  tinte  dopo  essere  state  messe 
separatamente,  debbono  poi  venire  armonizzate  con 
qualche  tocco  consecutivo:  ma  ciò  avviene  in  uno 
spazio  molto  ristretto  e il  percorso  delle  due  tinte  è 
chiaramente  segnato  sul  tronco,  cosicché  riesce  cosa 
più  facile  e più  sicura  lo  stenderle  prima  separata- 
mente.  All’opposto,  soventi  accade  che  tutta  la  bel- 
lezza di  due  colori  dipenda  da  una  bella  continuazione 
dell’uno  attraverso  l’altro  e dal  suo  trasformarsi  nel 
mezzo  di  esso;  come  accade  spesso  dell’azzurro  e del 
verde  nell’acqua,  dell’azzurro  e del  grigio,  o del  por- 
pora e dello  scarlatto,  nel  cielo  ; in  centinaia  di  casi 
simili  i risultati  più  belli  e più  prossimi  al  vero  pos- 
sono ottenersi  col  confondere  e mescolare  un  colore 
nell’altro  mentre  è umido  ; giudicando  opportunamente 
fin  dove  il  secondo  colore  dovrà  estendersi,  o mesco- 
landolo col  pennello  in  una  densità  alquanto  maggiore 
di  un  colore  a corpo,  umido;  osserva  soltanto  di  non 
mescolar  mai  per  tal  modo  due  miscele ; la  tinta  che 
tu  devi  in  questa  maniera  combinare  con  l’altra  deve 


DEL  COLORE  E DELLA  CO^IPOSIZIOA'E 


178 


sempre  essere  una  tinta  semplice,  non  una  composta  (1). 


171.  B.  Stendendo  un  colore  sopra  un  altro. 

Se  tu  metti  già  un  tratto  solido  di  vermiglio, 
e quando  sarà  diventato  perfettamente  asciutto  vi 
passi  sopra  leggermente  un  po’  di  carmino  molto  li- 
quido, otterrai  un  rosso  assai  più  brillante  che  non 
col  mescolare  il  carmino  col  vermiglio.  Lo  stesso,  se 
prima  distendi  un  colore  scuro  e poi  vi  passi  sopra 
leggermente  un  po’  di  azzurro  o di  bianco  a corpo,  ot- 
tenni un  grigio  molto  più  bello  che  non  col  mesco- 
lare il  primo  colore  con  l’ azzurro  o col  bianco.  In  pittura 
artifizi  di  tal  fatta  vengono  adoperati  di  continuo  ; ma 
io  non  vorrei  che  ad  essi  ti  abbandonassi  ciecamente, 
chè  ti  porterebbero  a far  troppo  assegnamento  sulla 
qualità  del  colore.  Io  vorrei  che  tu  dessi  a questo  pro- 
cedimento un’importanza  un  poco  maggiore  a quella 
data  ai  colori  opachi,  adoperati  semplicemente  ; sol- 
tanto ricordati  sempre  di  questo:  che  meno  colore  tu 
adoperi  nella  tua  pittura,  più  bella  essa  riuscirà  (2). 


(1)  E nel  far  le  miscele  non  bisogna  fondere  troppo 

insieme  i componenti,  perchè  allora  ne  deriverebbe  una 
tinta  sporca  che  annerisce  presto  ; ma  è bene  combinarli 
appena,  e leggermente,  per  modo  che  nella  pennellata 
s’intravedano  quasi  l’uno  tra  mezzo  all’altro  ; e ne  risul- 
terà una  tinta  fresca,  brillante,  che  si  conserva  così  a 
lungo.  N.  d.  T. 

(2)  Se  i colori  fossero  venti  volte  più  cari,  noi  avremmo 
assai  maggior  numero  di  buoni  pittori.  Se  io  fossi  Can- 
celliere dello  Scacchiere,  vorrei  imporre  una  tassa  di 
venti  scellini  per  ogni  tavoletta  di  ciascun  colore,  eccet- 
tuato il  nero,  il  bleu  di  Prussia,  il  bruno  Yan  Dvck  ed 
il  bianco  di  China,  che  io  lascierei  esenti  per  gli  allievi. 

Non  dico  questo  per  ischerzo;  credo  che  tale  tassa 


174  ELEMENTI  DEL  DISEGNO  E DELLA  PITTURA 


Cosicché  se  tu  avessi  già  applicato  un  color  rosso,  e 
dovessi  coprirlo  di  un  color  porpora,  non  prepararti  la 
miscela  della  porpora  sulla  tua  tavolozza  per  disten- 
derla molto  spessa  affin  di  sopraffare  il  rosso;  ma 
prendi  un  po’ di  azzurro  e distendilo  sottilmente  e leg- 
germente sul  rosso,  per  modo  che  il  rosso  trasparendo 
di  sotto,  venga  a produrre  il  porpora  richiesto.  E se 
ti  occorra  di  coprire  di  verde  una  tinta  azzurra,  non 
mettervi  su  una  quantità  di  verde,  ma  passavi  sopra 
una  leggera  pennellata  di  giallo;  e così  per  gli  altri 
casi,  sempre  cercando  di  far  servire,  fin  quando  ti  è 
possibile,  il  colore  sottostante,  per  ottenere  col  mezzo 
delle  combinazioni  la  tinta  che  ti  abbisogna. 

Se,  però,  il  colore  sottostante  è di  natura  affatto 
opposta  a quella  del  colore  che  gli  dovresti  sovrap- 
porre (1),  come  avverrebbe,  ad  esempio,  se  dovessi 


farebbe  progredire  l’arte  vera  assai  più  che  un  gran 
numero  di  scuole  di  disegno.  N.  d.  A. 

(1)  E cioè  se  il  colore  che  si  deve  sovrapporre  è il 
complementare  del  colore  sottostante.  Diconsi  complemen- 
tari i colori  che  nello  spettro  solare  sono  separati  da 
due  altri,  ed  il  cui  miscuglio  produce  una  tinta  grigia. 

Così  i colori  dello  spettro  essendo  disposti  in  questo 
ordine  : 

Rosso  - Aranciato  - Giallo  - Verde  - Azzurro  - Oltremare 

il  complementare  del  rosso  è il  verde,  e viceversa;  quello 
delbaran ciato  è l’azzurro,  e viceversa;  quello  del  giallo 
è l’oltremare  e viceversa.  Il  complementare  di  una  gra- 
dazione intermedia  di  un  colore  si  trova  nella  stessa 
guisa,  cercando  cioè  la  tinta  intermedia  relativa  del  co- 
lore complementare. 

Su  questo  proposito  si  spiega  molto  chiaramente  il 
Vibert  nell’opera  già  citata,  ed  alla  quale  rimando  il 
lettore  che  volesse  avere  spiegazioni  più  particolareg- 
giata sulle  leggi  del  colorito.  N.  d.  T. 


DEL  COLORE  E DELLA  COMPOSIZIONE 


175 


ricoprire  di  verde  lo  scarlatto,  allora,  tu  puoi  portar 
via  prima  delicatamente  col  temperino,  o risciacquan- 
dole con  l’acqua,  le  parti  del  colore  da  essere  sosti- 
tuite ; oppure  passarvi  su  uno  strato  solido  di  bianco, 
per  ricoprirlo,  una  volta  asciutto,  del  colore  occorrente. 
Questo  procedimento  è migliore,  generalmente,  che  non 
lo  stendere  la  nuova  tinta  così  spessa  da  sopraffare  il 
colore  sottostante;  la  qual  cosa  poi  sarebbe  impos- 
sibile, se  quella  fosse  di  un  color  trasparente.  Così, 
dovendo  tu  dipingere  delle  foglie  secche  e dei  rami 
sopra  un  cielo  azzurro,  ed  il  loro  intreccio  fosse  tale 
da  non  potersi  lasciare  in . bianco"  (nello  stendere  la 
tinta  azzurra)  le  parti  da  essi  occupate,  è meglio  prima 
dipingerli  con  bianco  solido,  e poi  colorire  questo 
bianco  con  terra  di  Siena  ed  ocria,  che  non  mescolare 
la  siena  col  bianco;  per  quanto,  naturalmente,  il  pro- 
cedimento sia  più  lungo  e più  noioso.  Nondimeno,  se 
i tratti  richiesti  dalla  forma  sono  molto  delicati,  questo 
sistema  diventa  impossibile.  Allora  tu  dovrai  preparare 
la  tinta  subito  spessa,  ed  adoperarla  così;  e ciò  è so- 
venti necessario  per  le  erbe  delicate  e consimili  tenui 
parti  in  luce  nei  primi  piani. 

172.  C.  Rompendo  un  colore  in  piccoli  punti  sopra 
o negli  interstizi  di  un  altro. 

E questo  il  più  importante  di  tutti  i procedimenti 
della  buona  pittura  moderna  ad  olio  (1);  ma  tu  non 
devi  sperar  di  acquistare  in  esso  una  grande  abilità, 


(1)  Io  dico  moderna , perchè  il  metodo  calmo  del 
Tiziano  nel  distendere  il  colore,  che  è quello  veramente 
perfetto,  non  è ora  compreso  da  nessun  artista.  La  co- 


176  ELEMENTI  DEL  DISEGNO  E DELLA  PITTURA 


poiehè  richiede  tanta  perizia  e delicatezza  di  mano,  da 
potervi  solo  pervenire  con  un  incessante  esercizio. 

Ma  potranno  esserti  utili  le  seguenti  nozioni: 


lorazione  migliore  si  ottiene  da  noi  col  punteggiare;  ma 
non  è perfettamente  giusta.  N.  d.  A. 

Ed  eccoci  pervenuti  all’applicazione  di  quel  sistema 
del  divisionismo  che  gli  sciocchi,  in  mancanza  di  buone 
ragioni  da  opporre,  credono  di  soverchiare  col  dileggio 
impotente.  Sulla  teoria  scientifica  del  sistema  rimando 
il  lettore  che  ne  voglia  aver  contezza  al  libro  già  ricor- 
dato del  prof.  Guaita  (pag.  64  e seg.),  che  tratta  pure 
dell’applicazione  artistica  di  esso.  Mi  sia  lecito  intanto 
riportarmi  qui  ad  un  bell’articolo  del  chiaro  pittore  Vit- 
torio Grubicy,  pubblicato  nella  rivista  “ La  Triennale  „ 
(Torino,  1896,  p.  110),  col  titolo:  Tecnica  ed  Estetica  di- 
visioninta.  Lo  scrittore  ricordando  che  “ a Milano  Daniele 
Ranzoni  sino  dal  1870,  ed  anche  prima,  dipingeva  delle 
teste  col  più  rigoroso  (per  quanto  intuitivo ) precetto 
pmntilliste,  \ ottenendo  intensissimi  risultati  di  luce,  di' 
mobilità  e di  vita  „ aggiunge  in  nota  : “ I colori  del 
dipinto  in  realtà  sono  immobili  ; ma  essi  si  muovono 
sotto  il  nostro  sguardo  che  ne  percorre  la  superficie; 
presi  nella  loro  purezza  e semplicemente  avvicinati  l’uno 
all’altro  sulla  tela  (anziché  mescolati)  essi  si  succedono 
sulla  retina,  si  fondono,  si  urtano,  oscillanti  dai  toni 
freddi  ai  caldi,  o scossi  dalle  rapide  vibrazioni  dei  con- 
trapposti complementari,  producendo  in  noi  una  sensa- 
zione di  movimento  che  suggestiona  la  vita. 

“ Quanto  al  modo  di  praticare  materialmente  sulla  tela 
questo  avvicinamento  di  colori  puri,  esso  può  variare 
all’infinito  non  solo  da  pittore  a pittore,  ma  da  opera 
ad  opera  dello  stesso  artista  : punteggiature,  chiazze, 
striature,  lineette,  spazzature  dirette  dal  tubo,  colpi  di 
spattola,  delle  dita,  del  pennello,  raschiature,  la  profonda 
spigatura  della  tela  (T.  Cremona),  colie  setole  staccate 
e dure  dei  pennelli  (Pallizzi)  tutto  può  tornare  a propo- 
sito secondo  l’indole  dell’opera  e l’ispirazione  del  mo- 
mento. 

u I pseudo-critici  i quali  parlano  di  luministi , divisionisti , 


DEL  COLORE  E DELLA  COMPOSIZIONE 


177 


173.  a)  Negli  effetti  a distanza  di  un  ricco  motivo  : 
bosco,  od  acqua  increspata  o nubi  frastagliate,  molto 
si  può  ottenere  con  dei  tratti  o dei  colpetti  sminuzzati 


puntinisti,  lineisti,  ecc.,  credendo  parlare  di  cose  diverse 
bencb'e  affini,  non  sanno  quel  che  si  dicono;  poiché  il 
principio  è uno  solo  : tenere  i colori  divisi  ed  avvicinati 
anziché  mescolarli  sulla  tavolozza;  e quindi  quando  si  è 
detto  divisionismo  si  è detto  tutto.  Ottenere  la  lumino- 
sità è lo  scopo  a cui  mira  il  procedimento  divisionista 
e quanto  ai  puntini , striature,  ecc.,  ecc.,  non  sono  che 
i mezzi  meccanici,  accidentali,  variabili  che  si  adoperano 
per  ottenere  lo  scopo. 

“ Ciò  che  importa  sopratutto,  e ciò  che  costituirà  il, 
trionfo  del  principio,  e che  il  mezzo  adoperato  — qua- 
lunque esso  sia  — resti  subordinato  alla  visione  della 
scena,  cioè  non  venga  all’occhio  pel  primo,  non  violenti 
l’attenzione  del  riguardante  a scapito  del  contenuto  este- 
tico del  dipinto.  E questo  risultato  non  si  otterrà  mai 
finche  l’applicazione  dei  colori  divisi  sarà  fatta  con  pro- 
cedimento metodico,  calcolato,  a freddo,  anziché  — dopo 
lungo  ed  intelligente  allenamento  — maneggiata  colia 
disinvoltura  semi-incosciente  con  cui  oggi  si  impastano 
i colori  sulla  tavolozza 

Però  il  Grubicy  é nell’errore  allorché  data  il  ricono- 
scimento scientifico  del  principio  dal  1882  allorché  il 
fisico  0.  N.  Rood  pubblicò  la  sua  Théorie  scientiftque  des 
couleitrs  et  leurs  applications  aux  arts  et  à l'industrie 
(Paris,  Alcan).  Il  principio  venne  esplicato  in  modo  ben 
determinato  dal  Mile  fin  dal  1889  (V.  J.  Muller’s,  Archiv 
fur  Anat . und  Physiol.,  1889,  pag.  64)  e prescindendo 
dal  fatto  che  una  divinazione  di  esso  si  riscontra  per- 
sino in  taluni  artisti  antichi,  come  nel  Tiziano  e nel 
Velasquez,  assai  prima  che  il  Ranzoni,  Filippo  Carcano 
ed  il  Fontanesi,  citati  dal  Grubicy  come  “ casi  sporadici  „ 
ne  facessero  intuitivamente  applicazione,  nell’Inghil- 
terra se  ne  valsero  con  criterio  esatto  e cosciente  alcuni 
fra  i primi  preraffaelliti,  e fin  dal  1857  J.  Ruskin  ne 
dettava  le  norme  con  quella  chiarezza  che  il  lettore 
riscontra  ora  nel  testo.  N.  d.  T. 

Rcskin,  Elem.  del  disegno  e della  pittura. 


23 


178  ELEMENTI  DEL  DISEGNO  E DELLA  PITTURA 


di  colore  piuttosto  secco,  mettendovi  in  seguito  abil- 
mente altri  colori  tra  gl’interstizi.  Più  adopererai  questo 
sistema,  quando  il  soggetto  evidentemente  lo  richieda, 
più  il  tuo  occhio  gioirà  delle  più  nobili  proprietà  del 
colore.  Questo  procedimento  è,  in  vero,  l’applicazione 
più  perfetta  del  principio  della  divisione  dei  colori; 
adoperando  atomi  di  colore  per  giustaposizione  invece 
che  il  colore  a larghi  tratti.  Ed  affinchè  il  colore  si 
mostri  brillante,  è meglio,  nel  riempire  quei  minuti 
interstizi,  metterne  un  punto  alquanto  deciso  e la- 
sciarvi accanto  o intorno  un  po’  di  bianco,  che  non 
coprire  tutto  l’interstizio  di  una  tinta  debole  di  esso 
colore.  Il  giallo  e l’aranciato,  se  deboli,  a mala  pena 
appariscono  nei  tratti  minuti;  mentre  si  mostreranno 
brillanti,  se  a tratti  sicuri,  per  quanto  piccoli,  con  del 
bianco  intorno. 

174  b).  Se  un  colore  dev’essere  oscurato  da  sovrap- 
poste parti  di  un  altro  colore,  è meglio,  in  molti  casi, 
distribuire  quest’ultimo  in  piccoli  tratti  piuttosto  vi- 
gorosi, simili  a pagliuzza  bene  sminuzzata,  sul  colore 
sottostante,  che  non  distender  quello  a piena  tinta  ; e 
ciò  per  più  ragioni:  la  prima  che  il  gioco  reciproco 
di  due  colori  è piacevole  all’occhio  ; la  seconda,  che  a 
dare  espressione  alla  forma  contribuisce  assai  una  sa- 
piente distribuzione  dei  tratti  oscuri  messi  al  disopra. 
Questi  nelle  montagne  in  lontananza  possono  servire  a 
rappresentar  pini,  o balze,  o villaggi,  o pietre  od  ogni 
altra  cosa  che  si  richieda;  nelle  nubi  possono  indicare 
la  direzione  della  pioggia,  il  movimento  e la  confor- 
mazione delle  masse  nuvolose  ; e nell’acqua  le  onde  più 
brevi.  I begli  effetti  di  tempo  nero  si  ottengono  in  un 
buon  acquerello  con  questi  due  espedienti:  con  l’in- 


DEL  COLORE  E DELLA  COMPOSIZIONE 


179 


trecciare  cioè  i colori,  oppure  col  modificar  il  colore 
di  fondo  disegnandovi  su  leggermente  con  un  colore 
più  scuro.  La  spugna  e la  grand’acqua  per  gli  effetti 
di  tempo  scuro  sono  mezzi  barbari,  e degni  appena 
d’un  principiante,  sebbene  possano  soventi  essere  utili 
per  passaggi  delicati  di  luce. 

175  c).  Avendo  tempo  esercitati  a comporre  delle 
tinte  miste  con  tratti  intrecciati  dei  colori  puri  onde  sono 
formate,  ed  adopera  questo  procedimento  in  quelle 
parti  dei  tuoi  schizzi  dove  vuoi  ottenere  degli  effetti 
ricchi  e brillanti  (1).  Studia  sotto  questo  aspetto  i la- 
vori di  William  Hunt  continuamente,  e prendi  di  fre- 
quente degli  appunti  delle  screziature  de’  fiori;  non 
dipingendo  il  fiore  interamente,  ma  prima  distendendo 
la  tinta  generale  di  un  petalo,  e ricercandovi  poi  sopra 
le  varie  macchie  con  accurata  precisione  ; una  serie  di 
singoli  petali  di  giglio,  di  geranio,  di  tulipano,  ecc., 
ordinati  nella  posizione  precisa  che  occupano  nel  fiore 
di  cui  sono  parte  riuscirà  assai  interessante  sotto  molti 
aspetti,  oltre  a quello  dell’arte.  Cerca  di  rendere  accu- 
ratamente la  bella  e regolare  gradazione  /onde  sono 
distribuite  le  macchie  nelle  calceolarie , nelle  digi- 
tali e simili  fiori,  e procura  di  ricavarne  le  strane, 
indefinite  macchie  stesse  con  minuti  trattini  intrecciati 
di  color  puro  ; altrimenti  non  raggiungerai  mai  lo  splen- 
dore e la  ricchezza  loro. 

Ed  in  questo  lavoro  riscontrerai  con  sorpresa  anzi- 


(1)  Je  disais  ce  matin  à X:  Prenda  garde,  le  relief, 

la  saillie  en  peinture  ne  doivent  pas  se  faire  avec  des 
empàtements,  mais  par  la  juxtaposition  des  tons  Pun 
près  de  l’autre  v (Meissonier,  op.  cit.,  pag.  199). 

N.  d.  T. 


180  ELEMENTI  DEL  DISEGNO  E DELLA  PITTURA 


tutto  una  nuova  conferma  dell’ universalità  del  principio 
della  digradazione,  sul  quale  tanto  ho  insistito;  poi  come 
la  Natura  sia  così  economica  ne’  suoi  colori,  come 

10  ti  raccomandai  d’esserlo  ne’  tuoi.  Tu  crederesti,  dal 
modo  con  cui  essa  dipinge  che  i colori  le  costino  qual- 
cosa di  enorme;  essa  non  ti  darà  che  un  solo  tratto 
netto  là  dove  il  petalo  si  volta  verso  la  luce;  ma  giù 
nel  calice  e sotto  il  petalo  tutto  è attenuato,  anche 
nel  fiore  più  brillante.  Ciò  che  ti  sembrava  azzurro  vivo 
non  è,  se  tu  guardi  vicino,  che  grigio  polvere,  o verde 
o porpora  o tutti  i colori  del  mondo  in  pari  tempo,  solo 
con  un  semplice  filo  o striatura  di  azzurro  puro  nel 
centro.  E così  per  tutti  gli  altri  suoi  colori.  Talvolta 
mi  sembra  perfino  di  un’avarizia  intollerabile;  nella 
genziana,  ad  esempio,  essa  misura  con  tanta  parsimonia 
l’oltremare  giù  nel  calice,  che  diventa  perfino  troppo 
brutto. 

176.  Ed  ora  parliamo  della  tonalità  generale.  Io 
dissi  poco  fa  che  per  gli  allievi  la  mia  tassa  sui  co- 
lori non  dovrebbe  colpire  il  bianco  ed  il  nero;  ma  se 
tu  vuoi  divenire  un  colorista  allora  tu  stesso  devi 
imporre  la  tassa  su  questi  due  quando  incominci  ad 
adoperare  veramente  i colori;  vale  a dire,  tu  devi 
usarne  poco  e trarne  grande  profitto.  Non  v’ha  prova 
migliore  della  giustezza  di  tonalità  del  tuo  colore 
che  l’aver  nel  dipinto  reso  prezioso  il  bianco  e cospicuo 

11  nero. 

177.  Dico,  anzitutto,  prezioso  il  bianco.  E con  ciò 
non  voglio  dire  soltanto  che  il  bianco  sia  splen- 
dente o brillante;  è facile  grattar  fuori  dei  gabbiani 
da  nuvoloni  neri,  e punteggiare  goffamente  del  fogliame 
con  una  rugiada  di  gesso;  ma  se  il  bianco  è adoperato 


DEL  COLORE  E DELLA  COMPOSIZIONE 


181 


bene,  esso  diventa  ineffabilmente  delizioso  — tenero  e 
leggero  — simile  ad  un  intarsio  di  madreperla,  o a 
delle  rose  bianche  immerse  nel  latte.  L’  occhio  deve 
cercarlo  onde  riposarsi,  per  quanto  possa  essere  bril- 
lante; e sentirlo  come  uno  spazio  di  pallore  strano, 
celestiale,  in  mezzo  al  rutilar  de’  colori. 

Questo  effetto  si  può  ottenere  soltanto  con  una  to- 
nalità generale  di  mezza  tinta,  non  lasciando  assolu- 
tamente del  bianco  salvo  dove  sia  proprio  necessario 
e coll’abbassare  il  bianco  stesso  ad  una  tinta  grigia, 
eccetto  che  in  punti  di  particolar  splendore. 

178.  In  secondo  luogo  tu  devi  rendere  cospicuo  il 
nero.  Per  quanto  piccolo  possa  essere  un  punto  nero, 
esso  deve  colpir  l’occhio,  se  non  vuoi  che  il  tuo  lavoro 
sia  troppo  pesante  nelle  parti  in  ombra.  Tutte  le  ombre 
ordinariamente  dovrebbero  essere  di  qualche  colore, 
non  mai  nere  o presso  che  nere  (1);  esse  debbono 
evidentemente  e sempre  essere  di  natura  luminosa, 
e dovrebbe  sembrar  strano  che  il  nero  comparisca 
in  esse,  non  presentandosi  che  in  un  oggetto  nero 
od  in  piccoli  punti  che  indicano  la  maggiore  intensità 
d’ombra,  proprio  nel  centro  delle  masse  d’ombra.  Ombre 
di  grigio  nero  tuttavia  possono  venir  bellamente  ado- 
perate col  bianco  o col  giallo  oro  ; ma  sebbene  il  nero 
così  attenuato  diventi  spazioso,  esso  tuttavia  dovrebbe 
sempre  essere  cospicuo  : l’osservatore  dovrebbe  avver- 
tire questa  neutralità  grigia  con  una  certa  maraviglia, 
e godere  con  tanto  maggiore  intensità  dell’oro  e del 


(1)  “ Le  ombre  delle  piante  non  sono  mai  nere,  perchè 
dove  l’aria  (luce)  penetra  non  possono  essere  tenebre  „. 
Leon,  da  Vinci,  Tratt.  d.  Piti .,  § 886.  N.  d.  T. 


182 


ELEMENTI  DEL  DISEGNO  E DELLA  PITTURA 


bianco  che  essa  fa  rilevare.  Di  tutti  i grandi  coloristi 
Yelasquez  è il  più  grande  maestro  delle  tonalità  nere. 
Il  suo  nero  è più  brillante  che  non  lo  scarlatto  di 
tanti  altri  pittori. 

179.  Non  soltanto  il  bianco  ed  il  nero,  tuttavia, 
devi  rendere  preziosi;  tu  devi  dare  un  pregio  raro 
ad  ogni  colore  che  adoperi;  ma  il  bianco  ed  il  nero 
debbono  separarsi  aristocraticamente  dagli  altri  co- 
lori; questi  debbono  tutti  fondersi  l’uno  nell’altro 
essendo  evidentemente  tutti  compagni  di  uno  stesso 
mondo  giocondo,  mentre  il  bianco,  il  nero  ed  il  grigio 
neutro  debbono  starsene  monasticamente  isolati  in 
mezzo  a loro.  Tu  puoi  fondere  il  rosso  nel  porpora,  la 
porpora  nell’azzurro,  e l’azzurro  nel  verde;  ma  non 
devi  combinare  nessuno  di  questi  colori  col  nero. 

Tuttavia  devi  procurare,  come  già  ti  dissi,  di  render 
prezioso  ogni  tuo  colore  ; e ciò  si  ottiene  specialmente 
col  non  adoperarne  un  grano  più  di  quanto  stretta- 
mente  occorra,  e dando  a ciascuna  tinta  il  suo  maggior 
valore  per  mezzo  del  contrasto  (1).  Ogni  bel  colorito 


(1)  La  pratica,  meglio  che  la  teoria,  insegnerà  al  pit- 
tore il  modo  di  servirsi  delle  leggi  del  contrasto  dei 
colori.  Ma  poiché  la  conoscenza  di  queste  leggi  è molto 
utile,  credo  di  rendere  un  buon  servigio  al  lettore  ripor- 
tandole qui  succintamente  e secondo  ]a  limpida  esposi- 
zione che  di  esse  leggi  fa  il  Vibert  nell’opera  più  volte 
menzionata.  Ricordi  il  lettore  la  disposizione  dei  colori 
dello  spettro  : 

Cremisi  — Rosso  — Aranciato  — Giallo  — Verde 
Azzurro  — Oltremare  — Violetto. 

Ora  : 

1°  Il  bianco  posto  di  fianco  al  nero  fa  comparire 
questo  più  nero,  mentre  che  il  bianco  stesso  appare  più 
bianco; 


DEL  COLORE  E DELLA  COMPOSIZIONE 


183 


come  ogni  bel  disegno,  è delicato  ; e così  delicato  che 
se,  in  fine,  tu  vedi  il  colore  che  stai  applicando,  è segno 

2°  Quando  due  colori  che  si  seguono  nell’ordine  dello 
spettro,  sono  collocati  l’uno  vicino  all’altro  acquistano 
sempre  più,  a mano  a mano  che  si  avvicinano,  l’aspetto 
del  colore  che  rispettivamente  li  precede  o li  segue.  Ad 
esempio,  il  rosso  che  tocca  l’aranciato  si  approssima  al 
color  cremisi  che  lo  precede  : l’aranciato  che  tocca  il 
rosso  si  approssima  al  color  giallo  che  lo  segue; 

8°  Quando  due  colori  separati  da  un  altro,  nell’or- 
dine dello  spettro,  sono  accostati,  si  danno  ancora  gli 
stessi  risultati.  Es.:  il  rosso  di  fianco  al  giallo  diventa 
più  cremisi;  il  giallo  vicino  al  rosso,  più  verde,  ecc.; 

4°  Quando  due  colori  sono  separati  da  due  altri, 
néll’ordine  dello  spettro  (cio'e  sono  complementari),  allora 
essi  non  cambiano  quando  sono  accostati,  ma  si  esaltano 
a vicenda.  Es.  : Il  rosso  vicino  al  verde  diventa  rosso  più 
vivo;  ed  il  verde,  verde  più  vivo; 

5°  Quando  due  colori  separati  da  più  di  due  altri, 
nell’omine  dello  spettro,  sono  accostati,  si  approssimano 
ciascuno  al  complementare  dell’altro.  Es.  : 11  rosso  di 
fianco  all’azzurro  si  approssima  all’aranciato,  comple- 
mentare dell’azzurro,  e diventa  più  aranciato;  l’azzurro 
di  fianco  al  rosso  si  approssima  al  verde,  complementare 
del  rosso,  e diventa  più  verde. 

“ Dopo  queste  spiegazioni,  aggiunge  il  Yibert,  è facile 
comprendere  come  si  può  modificare  l’aspetto  di  un  co- 
lore senza  cambiarlo. 

“ Quando  avrete  esaurite  tutte  le  risorse  della  tavo- 
lozza per  rendere  un  colore  intenso,  potrete  ancora  au- 
mentare il  suo  splendore  contornandolo  abilmente  di 
oggetti  del  suo  colore  complementare;  se  al  contrario 
trovate  che  un  colore  è troppo  pronunziato,  potete  atte- 
nuarlo contornandolo  di  oggetti  dello  stesso  colore,  più 
intenso.  Esempio:  Una  stoffa  di  colore  aranciato,  contor- 
nata di  toni  azzurri  sembrerà  ancora  più  aranciata;  un 
rosso  contornato  di  toni  verdi  sembrerà  più  rosso,  ècc. 
Un  ritratto  la  cui  carnagione  sia  un  po’  troppo  rossa, 
ma  sulla  quale  non  si  voglia  metter  mano,  riprenderà 
un  aspetto  normale  con  un  fondo  rosso  ; se  è troppo 
pallido  diventerà  più  roseo  con  un  fondo  verde,  ecc.  „ 
(Yibert,  op.  cit.,  trad.  ital.,  pag.  59  e seg.).  N '.  d.  T. 


184  ELEMENTI  DEL  DISEGNO  E DELLA  PITTURA 


che  ne  stai  applicando  troppo.  Tu  devi  accorgerti  che 
nella  tonalità  generale  è avvenuto  un  cambiamento 
anche  se  i tocchi  di  colore  che  lo  produssero,  indivi- 
dualmente fossero  molto  deboli;  e se  v’è  un  atomo 
di  colore  in  tutto  il  dipinto  che  non  sia  necessario, 
quell’atomo  lo  offende. 

180.  E nota  ancora  che  quasi  tutti  i colori  ben 
composti  sono  colori  assai  singolari.  Nel  quadro  di  un 
buon  pittore  osserverai  una  tinta  dieci  minuti  prima 
di  saperla  qualificare.  Tu  credevi  che  fosse  un  bruno, 
ed  ora  ti  par  rossa;  poco  fa  ti  sembrava  che  avesse 
del  giallo , e dopo  miglior  esame  ti  pare  di  tro- 
varvi dell’azzurro.  E se  cerchi  di  copiarla,  troverai 
sempre  che  la  tua  tinta  è o troppo  calda  o troppo 
fredda  — nessun  colore  della  scatola  ti  sembrerà  aver 
qualche  affinità  con  quella;  e tuttavia  essa  sarà  altret- 
tanto pura  come  se  fosse  stesa  d’un  sol  tratto  con  uh 
sol  colore. 

181.  Quanto  alla  scelta  ed  all’armonia  dei  colori 
in  genere,  se  tu  non  sai  sceglierli  ed  armonizzarli  per 
istinto,  non  vi  riuscirai  mai  per  altra  via.  Se  tu  vuoi 
degli  esempi  di  colorazione  stridente  ed  orribile  non 
hai  che  da  aprire  un  trattato  sulle  leggi  dell’armonia 
de’  colori  ; e se  vuoi  colorire  bellamente,  colorisci  come 
meglio  ti  pare  a mente  calma , non  per  colpir  l’occhio 
nè  con  l’idea  che  sia  facile  o difficile  colorire  in  quel 
dato  modo  ; ma  facendo  in  guisa  che  il  colore  ti  debba 
riuscir  piacevole  tanto  se  sei  lieto  quanto  se  ti . trovi 
pensieroso.  Studia  molto  il  cielo  di  mattina  e di  sera 
e molto  i fiori  semplici  : rose  canine,  giacinti  di  bosco, 
viole,  rosolacci,  cardoni,  eriche  e simili  — quali  Na- 
tura li  distribuisce  ne’  campi  e ne’  boschi.  Se  qualche 


DEL  COLORE  E DELLA  COMPOSIZIONE 


185 


scienziato  ti  dice  che  due  colori  sono  “ discordi  „ pren- 
dine nota  e mettili  insieme  più  spesso  che  puoi. 

Io  sento  sempre  dire  che  l’azzurro  ed  il  verde  non 
armonizzano  tra  di  loro  ; e sono  invece  i due  colori 
che  la  Natura  sembra  non  voglia  mai  separare,  e 
pare  che  l’uno  non  si  senta  nella  pienezza  della  sua 
beltà  senza  l’altro  ! — il  collo  di  un  pavone,  o un 
lembo  di  cielo  azzurro  attraverso  le  foglie  verdi,  o le 
onde  azzurre  percorse  da  strisele  verdi  sono  proprio  le 
cose  più  belle,  quasi  come  le  nuvolette  dell’aurora, 
nel  nostro  mondo  dei  colori  (1).  Se  hai  l’occhio  giusto 
per  i colori,  non  tarderai  ad  accorgerti  come  la  Natura 
costantemente  metta  insieme  il  porporino  ed  il  verde, 
il  porpora  e lo  scarlatto,  il  verde  e l’azzurro,  il  giallo 
ed  il  grigio  neutro,  e così  via:  e come  essa  si  serva 
di  questi  colori  armoniosi  per  le  tonalità  generali,  la- 
vorandovi in  seguito  dentro  con  innumerevoli  altri 
colori  subordinati;  e tu  gradatamente  perverrai  ad 
imitare  ciò  che  essa  fa  e scoprire  ogni  giorno  nuovi 
e più  belli  accordi  di  colori  nell’opera  sua.  Se  provi 
godimento  nell’osservare  i colori,  tu  li  riprodurrai, 
fino  ad  un  certo  punto,  esatti  ; o per  lo  meno,  se  non 
ne  provi  godimento,  certamente  li  riprodurrai  male. 
Se  il  colore  non  ti  apporta  un  piacere  intenso,  lascialo; 
altrimenti  non  faresti  che  recar  tormento  all’occhio  ed 


(1)  “ Resta  una  seconda  regola,  la  quale  non  attende 
a fare  i colori  in  se  di  più  suprema  bellezza  che  essi 
naturalmente  sieno,  ma  che  la  compagnia  loro  dia  grazia 
l’uno  all’altro,  come  fa  il  verde  al  rosso,  e il  rosso  al 
verde,  come  fa  il  verde  con  V azzurro  „.  Leon,  da  Vinci, 
Tratt.  d.  Pitt .,  § 186.  N.  d.  T. 

Ruskin,  Elem.  del  disegno  e della  pittura. 


24 


186  ELEMENTI  DEL  DISEGNO  E DELLA  PITTURA 


ai  sensi  di  quelli  che  sentono  il  colore,  e ciò  non  sa- 
rebbe cortese  nè  corretto. 

182.  T 'accorgerai  pure  che  il  tuo  modo  di  colo- 
rire dipende  assai  dalle  condizioni  di  salute  e dal  giusto 
equilibrio  dello  spirito  : se  tu  sei  stanco  od  ammalato 
non  vedrai  i colori  bene  ; se  sei  di  cattivo  umore  non 
saprai  sceglierli  bene;  cosicché  la  qualità  del  colorito 
se  non  è un  segno  infallibile  del  carattere  degli  indi- 
vidui, è sempre  un  grande  indice  delle  condizioni  in- 
tellettuali delle  nazioni  : quando  esse  si  trovano  nella 
parabola  discendente,  il  modo  di  colorire  dei  loro  ar- 
tisti diventa  sempre  scuro  e fosco  (1).  Devi  pure  guar- 
darti bene  dal  prestare  orecchio  ai  discorsi  che  sul 
colore  fanno  taluni  i quali  non  hanno  il  senso  del 
medesimo  ; molti  sono  quelli  che  ne  parlano  con  ardore 
e scioltezza,  mentre  forse  in  tutta  la  loro  vita  non 
ricevettero  mai  una  sensazione  sincera  del  colore. 

183.  Guardati  pure  dal  pregiudizio  che  il  colore 
serva  a meglio  spiegare  la  forma ; il  colore  (2)  svisa 
sempre  la  forma;  e dev’essere  così. 


(1)  Il  peggior  carattere  generale  che  il  colorito  possa 
assumere  'e  una  tendenza  prevalente  ad  un  verde  gial- 
lastro sporco,  simile  a quello  di  un  mucchio  di  vegetali 
in  marcitura;  questo  colore  è il  segno  esatto  della  deca- 
denza o della  paralisi  della  pittura  de’  messali. 

N.  d.  A. 

(2)  Intendo  dire  il  colore  proprio  dell’oggetto.  Le  gra- 
dazioni del  colore  nelle  varie  ombre,  dipendenti  dalle 
varie  luci,  spiegano  la  forma,  e perciò  nessuno  meglio 
di  un  colorista  può  disegnare  perfettamente  le  forme 
(V.  Modem  Painters , voi.  IV,  cap.  Ili,  in  fine);  ma  l’idea 
che  la  forma  si  possa  spiegare  col  mettervi  su  il  colore, 
come  si  fa  talora  nei  modelli  architettonici,  è assurda.  Il 


DEL  COLORE  E DELLA  COMPOSIZIONE 


187 


184.  Gli  scrittori  moderni  sul  colorito  affermano 
volentieri  che  i “ colori  caldi  „ (i  rossi  ed  i gialli) 
“ avvicinano  „ , vale  a dire  esprimono  prossimità  ; ed  i 
“ colori  freddi  „ (l’azzurro  ed  il  grigio)  “ allontanano 
ossia  esprimono  lontananza.  E questa  regola  è cosi 
lontana  dal  vero,  che  non  v’ha  distanza  maggiore  al 
mondo  quanto  quella  espressa  dall’oro  e dall’aranciato 
del  cielo  crepuscolare.  I colori,  in  sè  e per  sè  non 
possono  assolutamente  esprimere  distanza.  La  loro 
qualità  (come  la  intensità,  la  delicatezza,  ecc.)  serve  ad 
esprimere  la  distanza;  ma  non  la  loro  tinta.  Una  scatola 
di  cartone  azzurra  collocata  sullo  stesso  palchetto  in- 
sieme con  una  gialla,  non  apparirà  più  lontana  da  questa 
neppure  d’un  pollice;  mentre  una  nube  rossa  od  aran- 
ciata nelle  regioni  superiori  del  cielo  si  mostrerà 
sempre  al  di  là  di  una  nube  azzurra  vicina  a noi,  come 
realmente  avviene.  E vero  che  in  certi  oggetti  1’  az- 
zurro è segno  di  distanza;  ma  ciò  avviene  non  perchè 
l’azzurro  sia  un  colore  che  allontani,  bensì  perchè  i 
vapori  dell’aria  sono  azzurrognoli,  e perciò  ogni  color 


colore  adorna  la  forma,  ma  non  l’interpreta.  Una  mela  'e 
più  bella  se  è variegata,  ma  non  apparirà  per  questo 
d’un’ette  più  rotonda;  ed  una  guancia  è più  bella  se  por- 
porina, ma  tu  vedresti  il  pomello  della  guancia  meglio  se 
non  fosse  colorita.  Il  colore  può,  invero,  far  risaltare  una 
forma  sopra  un’altra,  come  quando  si  fa  lo  sfondo  ad  un 
bassorilievo;  ma  esso  diminuisce  sempre  l’illusione  del  ri- 
lievo; e sia  che  tu  adoperi  dell’azzurro  o del  porpora  o del 
rosso  o del  giallo  o del  verde  per  il  tuo  sfondo,  il  basso- 
rilievo  sarà  rilevato  altrettanto  bene  od  altrettanto  male 
coll’uno  o coll’altro  colore,  ove  essi  siano  di  uguale  in- 
tensità. Lo  sfondo  azzurro  non  indietreggierà  la  cente- 
sima parte  di  un  pollice  più  d’uno  rosso.  N.  d.  A. 


188  ELEMENTI  DEL  DISEGNO  E DELLA  PITTURA 


caldo  che  non  ha  forza  di  luce  sufficiente  per  attra- 
versare i vapori,  è sopraffatto  da  quel  loro  azzurro; 
l’azzurro  non  è per  nulla  un  “ colore  che  allontani  „ 
più  che  non  sia,  ad  esempio,  il  bruno  ; invero  se  attra- 
verso un’acqua  bruna  si  vedono  delle  pietre,  più  esse 
sono  profonde,  più  sembrano  brune:  nè  che  il  giallo; 
infatti  quando  attraverso  la  nebbia  di  Londra  si  vedono 
degli  oggetti,  più  essi  sodo  lontano,  più  sembrano 
gialli.  Nè  F azzurro  nè  il  giallo,  o il  rosso  possono 
avere,  come  tali,  la  più  piccola  facoltà  di  esprimere 
o prossimità  o lontananza;  essi  esprimono  l’una  o l’altra 
soltanto  sotto  le  particolari  circostanze  che  li  rendono 
in  quel  momento  ed  in  quel  dato  sito,  segni  di  pros- 
simità o di  lontananza. 

Così,  l’aranciato  vivo  in  un’arancia*  è segno  di  vi- 
cinanza, perchè  se  tu  collochi  l’arancia  molto  distante 
il  suo  colore  non  apparirà  più  così  vivo;  ma  l’aran- 
ciato vivo  nel  cielo  è segno  di  distanza  perchè  tu  non 
potrai  vedere  una  nube  aranciata  vicina  a te.  Così  il 
porporino  in  una  viola  od  in  un  giacinto  è segno  di 
prossimità,  perchè  più  tu  guardi  quei  fiori  da  vicino, 
più  li  vedrai  porporini.  Ma  il  porporino  in  una  mon- 
tagna è segno  di  distanza,  perchè  una  montagna  a te 
vicina  non  è color  porpora,  ma  verde  o grigia.  Si  può 
dire,  è vero,  in  tesi  generale,  che  un  color  tenero  o 
pallido  esprime  più  o meno  distanza,  ed  un  color  forte 
o carico  , prossimità  ; ma  anche  questa  proposizione 
non  è sempre  esatta.  Una  montagna  nuda  ed  arsiccia 
sarà  comunemente  d’un  porpora  chiaro  e delicato  vista 
da  vicino;  e d’un  porpora  intenso  e scuro,  vista  da 
lontano;  il  color  rosa  del  sole  sulla  neve,  è debole 
sulla  neve  che  ti  sta  ai  piedi;  scuro  e carico  sulla  neve 


DEL  COLORE  E DELLA  COMPOSIZIONE 


189 


distante;  ed  il  verde  di  un  lago  svizzero  è pallido 
nelle  onde  chiare  della  riva,  ma  scuro  come  smeraldo 
nella  striscia  del  sole  a sei  miglia  dalla  riva.  Ed  in  ogni 
caso,  quando  il  primo  piano  è sotto  una  luce  forte, 
con  molt’acqua  od  una  superficie  bianca  vicino,  sor- 
genti di  riflessi,  tutti  i suoi  colori  possono  essere  deli- 
catissimi, chiari  e deboli,  mentre  il  piano  in  distanza 
se  è nell’ombra,  può  dar  rilievo  a tutto  il  primo  piano 
con  intensità  di  tinte  porpora,  di  verde  azzurro,  o eli 
azzurro  oltremare. 

Cosicché  in  definitiva  è inutile  affatto  ed  assurdo 
sperare  qualche  aiuto  dalle  leggi  della  “ prospettiva 
aerea  „.  Osserva  bene  gli  effetti  naturali,  e ritraggili 
nel  modo  migliore  e più  fedele  che  puoi,  e non  alte- 
rare mai  un  colore  perchè  non  sembra  al  suo  giusto 
posto.  Metti  giù  il  colore  forte,  se  esso  è forte,  per 
quanto  sia  lontano,  e debole,  se  è debole,  per  quanto 
ti  sia  vicino.  Come  mai  vorresti  supporre  che  la  Na- 
tura voglia  sempre  farti  sapere  esattamente  di  quanto 
un  oggetto  è più  lontano  che  un  altro?  Essa  certa- 
mente intende  di  rallegrarti  co’  suoi  colori,  ma  non 
desidera  punto  che  tu  misuri  sempre  i suoi  spazi.  Sa- 
resti messo  a ben  dura  prova,  se  tuttavolta  vuoi  di- 
pingere il  sole  al  tramonto,  tu  dovessi  esprimere  i 
suoi  95.000.000  di  miglia  di  distanza  in  “ prospettiva 
aerea 

18  5.  Vi  ha  una  legge,  tuttavia,  sulla  distanza,  la 
quale  mi  pare  possa  dirsi  costante;  e cioè  che  la  torbi- 
dezza e la  pesantezza  dei  colori  indicano  più  o meno 
prossimità.  Ogni  colore  a distanza  è un  color  puro: 
potrà  essere  non  brillante,  ma  è limpido  e delicato , 
non  opaco  o sporco:  poiché  l’aria  e la  luce  interpo- 


190  ELEMENTI  DEL  DISEGNO  E DELLA  PITTURA 


nendosi  tra  noi  e qualche  colore  terroso  ed  imperfetto 

10  purificano  od  armonizzano:  onde  un  cattivo  colo- 
rista è incapace  specialmente  a rendere  gli  effetti  di 
distanza.  Non  credere  tuttavia  che  io  intenda  consi- 
gliarti l’impiego  di  brutti  colori  ne’tuoi  primi  piani 
allo  scopo  di  portarli  avanti;  ma  intendo  dire  solamente 
che  qui  una  deficienza  nel  colorito  non  toglierà  le  cose 
dal  loro  posto;  mentre  una  deficienza  di  colorito  nelle 
cose  a distanza  toglierà  loro  d’un  tratto  la  lontananza  ; 

11  tuo  primo  piano  colorito  pesantemente  sarà  sempre 
un  primo  piano,  anche  se  colorito  male  ; ma  i tuoi 
lontani  mal  dipinti  non  solo  saranno  dei  lontani  pe- 
santi, ma  non  produrranno  per  nulla  l’effetto  della 
distanza. 

186.  Una  cosa  debbo  ancora  consigliarti;  ed  è di 
non  colorire  mai  con  petulanza  od  affrettatamente.  E 
bensì  vero  che,  se  tu  attendi  deliberatamente  al  colo- 
rito, non  potrai  mai  ottenere  tanta  precisione  di  forma 
quanta  in  un  disegno  a chiaroscuro;  tuttavia  se  tu  non 
precipiti  il  tuo  lavoro,  nè  lo  fai  neghittosamente,  potrai 
sempre  ottenere  una  giustezza  di  forma  abbastanza 
soddisfacente.  Un  quarto  d’ora  di  più  che  ti  conceda 
per  attendere  con  maggior  calma  al  tuo  studio,  potrà 
far  sì  che  la  tua  pittura  riesca  chiara  ed  intelligibile 
invece  che  sporca  e confusa.  Se  tu  stabilisci  bene 
prima  i termini  di  ciascuna  tinta,  e nello  stenderla 
sulla  carta  la  guidi  senza  nervosità,  e meglio  che  puoi 
nella  forma  voluta  ; e poi,  quando  è asciutta,  consideri 
attentamente  quali  tratti  occorrano  per  completarla, 
prima  di  tracciarne  uno,  tu  rimarrai  sorpreso  nel  ve- 
dere come  il  tuo  lavoro  presto  si  dimostri  eccellente, 
in  confronto  d’uno  schizzo  affrettato  o male  studiato. 


DEL  COLORE  E DELLA  COMPOSIZIONE 


191 


In  nessun  lavoro,  per  quanto  io  sappia,  — e meno 
di  tutti  nel  disegno  — si  può  guadagnar  veramente 
tempo  con  la  precipitazione.  Lo  si  guadagna  invece  con 
la  prudenza,  ed  in  più  modi;  chè  mediante  una  intel- 
ligente ed  accurata  messa  dei  colori  delle  ombre,  non 
solo  si  aggiunge  verità  alla  forma,  ma  altresì  forza 
alla  luce.  Spesso  una  semplice  tinta  di  un  sol  colore, 
giustamente  digradata  e determinata,  esprime  tutto  un 
soggetto  complicato  senza  che  occorra  aggiungervi  un 


sol  ritocco.  Le  due  capanne  svizzere,  ad  esempio,  coi 
loro  ballatoi  e le  loro  finestre  lucenti  ed  il  carattere 
generale  delle  gronde  coperte  di  ciottoli,  è reso  dalla 
fig.  30  con  una  sola  tinta  grigia  e poche  macchie  e 
linee  sparse  di  essa  tinta;  cose  tutte  che  tu  dovresti 
saper  fare  senza  bagnare  il  pennello  più  di  tre  volte, 
e senza  aggiungere  un  sol  tocco,  una  volta  che  la  tinta 
sia  asciutta. 

187.  Ed  ora,  non  potendo  aggiungere  altro  senza 
il  soccorso  di  illustrazioni  colorate  ti  debbo  lasciar 
continuare  da  solo  l’argomento,  con  quell’aiuto  che 


192  ELEMENTI  DEL  DISEGNO  E DELLA  PITTUKA 


puoi  ricevere  dagli  acquerelli  che  vengano  alla  tua 
portata;  oppure  da  qualcuno  dei  piccoli  trattati  che 
sull’arte  loro  alcuni  nostri  acquarellisti  hanno  pubbli- 
cato recentemente  (1).  Ma  non  fidarti  troppo  di  essi  ; 
tu  vi  potrai  trovare  qualche  utile  cenno  riguardo  alla 
miscela  dei  colori,  e qua  e là  la  spiegazione  di  qualche 
buon  artifizio  o procedimento  ; ma  quasi  tutti  quei 
libri  sono  scritti  solo  per  i dilettanti  pigri,  alfine  di 
far  loro  acquistare  un’abilità  di  cattiva  lega,  e sono 
pieni  di  precetti  e principii  che  possono  per  la  mas- 
sima parte  essere  interpretati  precisamente  nel  senso 
contrario,  per  poter  servire  allora  a qualche  cosa.  La 
maggior  parte  di  essi  lodano  l’arditezza,  mentre  la  sola 
virtù  che  possa  soccorrere  un  principiante  è la  pru- 
denza ; — consigliano  la  prestezza,  mentre  prima  con- 
dizione di  successo  è la  ponderatezza;  — e perorano 
per  il  fare  sommario,  mentre  il  fondamento  vero  di 
un  lavoro  potente  sta  tutto  nella  scienza  dei  particolari. 

.188.  E finalmente  mi  tratterrò  alquanto  su  quella 
nobile  difficoltà  della  grand’arte,  che  è la  Composi- 
zione. Poiché,  sebbene  non  ti  sia  proprio  necessario 
per  ora  l’addentrarti  in  essa,  e sia  forse  inopportuno 
anzi  per  te  il  cimentarti  con  la  medesima,  tu  devi 
però  sapere  che  cosa  significhi,  e ricercarla  per  goderne 
nei  lavori  degli  altri. 

Composizione  significa,  letteralmente  e semplicemente 


(1)  Vedi,  tuttavia,  verso  il  fine  di  questa  lettera,  il 
cenno  ad  un  argomento  riferentesi  all’impiego  del  co- 
lore, sotto  il  capitolo:  tt  La  legge  dell’armonia  „. 

N.  d.  A. 


DEL  COLORE  E DELLA  COMPOSIZIONE 


193 


parlando,  mettere  più  cose  insieme,  così  da  farne  un 
sol  complesso  di  esse,  in  guisa  che  tutte  concorrano  a 
costituire  la  natura  e la  bontà  di  quel  complesso  di 
cose. 

Così  un  musicista  compone  un’aria  col  mettere  in- 
sieme delle  note  aventi  tra  loro  una  certa  correlazione  ; 
un  poeta  compone  una  poesia  col  disporre  dei  pensieri 
e delle  parole  in  un  ordine  piacevole;  ed  un  pittore 
compone  un  quadro  col  disporre  dei  pensieri,  delle 
forme  e dei  colori  in  bell’ordine. 

E nota  che  in  tutti  questi  casi  un’unità  preordinata 
dev’essere  il  risultato  della  composizione.  Non  si  può 
dire  che  un  selciatore  componga  il  mucchio  di  pietre 
che  vuota  dal  suo  carro  ; nè  che  il  seminatore  com- 
ponga la  manata  di  semente  che  sparpaglia  dalla  sua 
mano.  L’essenza  della  composizione  consiste  in  ciò,  che 
ogni  cosa  abbia  un  determinato  posto,  rappresenti  una 
parte  preconcetta,  ed  agisca  in  questa  sua  parte  con 
vantaggio  delle  altre  cose,  con  cui  è connessa. 

189.  La  Composizione,  intesa  in  questo  significato 
puro,  corrisponde,  nel  campo  delle  arti,  al  governo 
della  Provvidenza  nelle  cose  del  mondo  (1).  Essa  è 
l’esempio,  nell’ordine  dato  alle  note  musicali  od  ai 
colori  od  alle  forme,  dei  benefìci  risultati  di  una  per- 
fetta aggregazione,  disciplina  e contentezza. 

In  un’aria  ben  composta  nessuna  nota,  per  quanto 
breve  o bassa  può  essere  risparmiata  ; ma  la  più  pic- 
cola è altrettanto  necessaria  quanto  la  più  grande  ; 
nessuna  nota,  per  quanto  prolungata,  è noiosa  ; ma  le 


(1)  V.  per  un  maggiore  sviluppo  di  questo  argomento 
i Modem  Painters , voi.  IY,  cap.  Vili,  § 6.  N.  d.  A. 
Rcskin,  Elem.  del  disegno  e della  pittura.  25 


194  ELEMENTI  DEL  DISEGNO  E DELLA  PITTURA 


altre  ne  preparano  la  durata,  e ne  risentono  vantaggio  ; 
nessuna  nota,  per  quanto  alta,  è tirannica;  le  altre  ne 
preparano  l’elevazione,  e ne  risentono  del  benefizio; 
nessuna  nota,  per  quanto  bassa,  è soverchiata;  le  altre 
preparano  e simpatizzano  con  la  sua  umiltà;  ed  il 
risultato  è che  ogni  nota  ha  un  valore  nel  posto  as- 
segnatole, che,  per  sè  stessa,  non  avrebbe  mai  avuto, 
e di  cui  sarebbe  privata  all’istante,  ove  venisse  se- 
parata dalle  altre  note. 

190.  Così  pure  in  una  buona  poesia,  ogni  parola 
ed  ogni  pensiero  contribuiscono  a dar  valore  alle 
parole  ed  ai  pensieri  che  precedono  o che  seguono; 
ed  ogni  sillaba  ha  un  fascino  che  dipende  non  tanto 
dal  suo  suono  particolare,  quanto  dalla  sua  posizione. 
Cerca  la  stessa  parola  in  un  dizionario,  ed  appena  la 
riconoscerai. 

Molto  più  in  un  bel  quadro  ; ivi  ogni  linea  ed  ogni 
colore  sono  disposti  in  modo  da  portar  vantaggio 
al  resto.  Nessuna  linea  o nessun  colore,  per  quanto 
piccolo  e lieve  è senza  importanza;  e nessuno  è indi- 
pendente,  per  quanto  forte.  Non  basta  che  essi  rap- 
presentino fedelmente  gli  oggetti  naturali  ; ma  deb- 
bono adattarsi  in  un  posto  determinato  e riunirsi  in 
certi  gruppi  armonici;  cosicché,  ad  esempio,  il  camino 
rosso  di  una  casetta  non  sia  messo  al  suo  posto  solo 
per  rappresentare  un  camino,  ma  in  modo  da  potersi 
combinare  piacevolmente  all’occhio,  con  le  parti  di 
verde  o d’azzurro  del  rimanente  del  quadro;  e noi  do- 
vremmo comprendere  che  il  lavoro  è magistrale  solo 
dalla  posizione  e quantità  di  queste  macchie  di  rosso, 
di  verde  e di  azzurro,  anche  guardando  il  quadro  ad 
una  distanza  che  renda  affatto  impossibile  precisare 


DEL  COLORE  E DELLA  COMPOSIZIONE 


195 


che  cosa  rappresentino  per  sè  stessi  quei  colori  ; o 
vedere  se  il  rosso  è un  camino  piuttosto  che  lo  scialle 
d’una  vecchia,  e se  l’azzurro  è fumo  o cielo  od  acqua. 

191.  Sembra  una  cosa  stabilita  (per  farci  ricordare, 
in  tutte  le  nostre  azioni,  delle  grandi  leggi  della  prov- 
videnza divina  e dell’umana  convivenza)  che  la  com- 
posizione nelle  arti  debba  colpire  fortemente  ogni 
ordine  d’intelligenze,  per  quanto  rozze  od  ignoranti. 
Donde  il  diletto  che  prova  il  popolo  nel  ritmo  e nel 
metro  e nelle  melodie  semplici.  Ma  è pure  stabilito 
che  la  facoltà  della  composizione  nelle  arti  belle  debba 
essere  attributo  esclusivo  di  un’intelligenza  superiore. 
Ognuno  è più  o meno  capace  di  copiare  ciò  che  vede, 
e,  più  o meno,  di  ricordarlo  ; le  facoltà  della  riflessione 
e della  investigazione  sono  pure  comuni  a tutti  noi, 
cosicché  sull’inferiorità  in  esse  non  è altro  che  qui- 
stione  di  grado.  A.  ha  una  memoria  più  felice  di  B. 
e C.  maggior  riflessione  di  D.  Ma  il  dono  della  com- 
posizione non  è dato  a più  di  un  individuo  su  mille; 
e nel  suo  grado  più  elevato  non  si  avvera  in  più  di 
tre  o quattro  casi  in  un  secolo. 

192.  Dalla  qual  verità  d’indole  generale  segue  che 
è impossibile  dare  delle  regole  che  possano  insegnarti 
a comporre.  Sarebbe  assai  più  facile  dare  delle  norme 
che  apprendano  a diventare  arguto.  Se  fosse  possibile 
diventare  spiritoso  per  mezzo  di  regole  apposite,  lo 
spirito  cesserebbe  di  essere  ammirevole  o divertente; 
se  fosse  possibile  comporre  delle  buone  melodie  per 
mezzo  di  regole,  non  era  d’uopo  che  Mozart  e Cima- 
rosa  fossero  nati;  se  fosse  possibile  comporre  dei  quadri 
per  mezzo  di  regole,  Tiziano  ed  il  Veronese  sarebbero 
degli  uomini  comuni. 


196  ELEMENTI  DEL  DISEGNO  E DELLA  PITTURA 


Il  carattere  della  composizione  sta  precisamente  nel 
fatto  di  non  potersi  insegnare,  nell’essere  l’opera  di 
nna  mente  singolare,  d’ordine  e di  potenza  superiore 
a tutte  le  altre. 

Ma  sebbene  nessuno  possa  inventare  per  mezzo  di 
regole,  vi  sono  tuttavia  delle  leggi  semplici  di  com- 
posizione che  è bene  conoscere,  perchè,  quantunque 
esse  per  sè  non  possano  far  sì  che  tu  produca  una 
buona  pittura,  tuttavia  spesso  potranno  aiutarti  a met- 
tere in  evidenza  ciò  che  di  buono  può  trovarsi  nel  tuo 
lavoro,  meglio  di  quanto  non  avresti  potuto  altrimenti; 
e nel  rintracciarle  nelle  opere  de’  buoni  compositori, 
tu  puoi  meglio  comprendere  la  grandezza  della  loro 
immaginazione,  e la  padronanza  che  essa  esercita  sui 
loro  materiali.  Esporrò  brevemente  la  sostanza  di  queste 
leggi. 

I.  La  legge  del  Predominio. 

193.  Siccome  lo  scopo  principale  della  composi- 
zione è quello  di  stabilire  l’unità  : e cioè  fare  di 


a ò c 

Fig.  31. 

molte  cose  un  sol  tutto , il  primo  modo  di  ottenere 
questo  scopo  consiste  nel  far  sì  che  una  forma  sia 
più  importante  delle  rimanenti  ; e che  le  altre  si  rag- 
gruppino con  essa  in  posizioni  subordinate. 


DEL  COLORE  E DELLA  COMPOSIZIONE 


197 


Questa  è la  legge  più  semplice  deirornamentazione 
comune.  Così  il  gruppo  di  due  foglie  a , fìg.  31,  non 
è soddisfacente,  perchè  non  ha  una  foglia  dominante  ; 
ma  quello  in  b è migliore  perchè  ha  una  foglia  prin- 
cipale o soprastante  : e c è ancora  più  gradevole 
perchè  la  sottomissione  degli  altri  membri  alla  foglia 
capitale  è resa  più  manifesta  dalla  graduale  loro  di- 
mensione di  formato,  a mano  a mano  che  si  allonta- 
nano da  quella.  Di  qui  parte  del  godimento  che  ci 
apportano  l’ornamentazione  greca  a caprifoglio  ed  altre 
simili. 

194.  Così  pure,  i buoni  quadri  hanno  sempre 
qualche  lume  più  grande  e più  vivo  degli  altri  lumi, 
od  una  figura  più  emergente  delle  altre,  od  una  massa 
di  colore  dominante  sulle  altre  masse;  ed  in  genere 
vedrai  che  grande  benefizio  arrecherà  al  tuo  quadro  il 
fare  in  modo  che  vi  sia  una  luce  sul  muro  della  casa, 
od  una  nube  azzurrina  nel  cielo  che  possa  attrarre 
l’occhio  come  luce  od  oscurità  principale,  più  di  tutte 
le  altre.  Ma  l’osservanza  della  regola  è spesso  così 
abilmente  mascherata  dai  grandi  compositori,  che  a 
tutta  prima  la  sua  influenza  si  può  a mala  pena  rin- 
tracciare; d’ordinario  soltanto  le  pitture  volgari  fanno 
palese  a chiare  note  la  legge  (1). 


(1)  In  molti  trattati  di  pittura  di  paesaggio  si  consi- 
glia allo  studioso  di  scegliersi  un  punto  come  centro  del 
motivo,  ed  a cui  far  capo  per  le  varie  linee  e misure 
prospettiche.  Praticamente  e nei  primi  studi  il  consiglio 
può  esser  utile,  purché  questo  centro  non  sia  scelto  nel- 
l’oggetto principale  del  motivo,  in  quello  che  dà  più 
nell’occhio;  perchè  diversamente,  e nella  massima  parte 
dei  casi,  la  composizione  diventerebbe  goffa  e massiccia. 


198  ELEMENTI  DEL  DISEGNO  E DELLA  PITTURA 

195.  Una  melodia  musicale  può  servire  come  di- 
mostrazione semplice  di  quello  che  ho  detto.  Ad 
esempio,  in  una  frase  come  questa: 


una  sola  nota  (il  sol  acuto)  regola  l’intero  passaggio, 
e concentra  in  sè  stessa  tutta  l’energia  della  frase. 

Frasi  consimili,  corrispondenti  in  pittura  a delle 
composizioni  in  cui  la  parte  principale  è troppo  pre- 
dominante, diventano  incresciose  se  ripetute  spesso. 
Ma  in  frasi  come  questa: 


è molto  difficile  dire  qual’è  la  nota  principale. 

Il  la  sull’ultima  battuta  è leggermente  dominante, 
ma  vi  ha  una  corrente  molto  uguale  di  forza  per  tutta 


Così  nella  fìg.  32  riportata  più  avanti,  la  torre  sul  ponte, 
che  è la  figura  principale  elei  quadro,  anzi  ne  è addirit- 
tura la  chiave,  non  è posta  nel  centro,  ma  alquanto  a 
sinistra.  N.  d.  T. 


DEL  COLORE  E DELLA  COMPOSIZIONE 


199 


la  frase;  e simili  passaggi  difficilmente  diventano  fa- 
stidiosi. Questo  principio  si  applica  ad  ogni  genere  di 
composizione,  per  quanto  vasta;  cosicché  nelle  maggiori, 
coma  le  “ Nozze  di  Cana  „ del  Veronese,  o “ la  Di- 
sputa „ di  Raffaello  non  è facile  fissarsi  subito  sulla 
figura  principale;  chè  anzi,  molto  spesso  la  figura  ve- 
ramente principale  non  sorprende  subito  lo  sguardo, 
ma  noi  la  sentiamo  farsi  sempre  più  avanti,  mentre 
stiamo  contemplando  la  pittura.  Così  nel  grande  quadro 
del  Tiziano  : “ La  Famiglia  Cornaro  „ , la  figura  prin- 
cipale è un  giovinetto  di  quindici  o sedici  anni,  il  cui 
ritratto  fu  evidentemente  la  parte  del  quadro  che  il 
pittore  volle  rendere  più  interessante.-  Però  una  grande 
Madonna  ed  un  San  Giorgio  con  una  bandiera  sven- 
tolante e molte  altre  figure  occupano  il  centro  del 
quadro,  e sono  quelle  che  a tutta  prima  colpiscono  lo 
sguardo  ; ma  a poco  a poco  noi  ci  sentiamo  tratti  via 
. da  esse  verso  un  barlume  di  luce  perlacea  nell’angolo 
inferiore,  e ci  accorgiamo  di  non  poter  più  lasciar  di 
guardare  la  testa,  su  cui  risplende  quella  luce. 

196.  Siccome  in  ogni  buona  pittura  quasi  tutte  le 
leggi  del  disegno  sono  più  o meno  esemplificate,  sarà 
miglior  partito,  per  spiegarle,  analizzare  accuratamente 
una  sola  composizione,  che  non  portare  degli  esempi 
tratti  da  varie  opere.  Prenderò  adunque  un  lavoro  dei 
più  semplici  di  Turner,  il  quale  mi  permetterà  di 
scomporlo,  per  così  dire,  più  facilmente,  per  illustrare 
a mano  a mano  che  procederemo  innanzi,  ciascuna  legge. 

La  fìg.  32  è uno  schizzo  sommario  della  composizione 
di  tutto  il  quadro  rappresentante  il  vecchio  ponte  sulla 
Mosella  a Coblenza,  la  città  di  Coblenza  a destra,  Ehren- 
breitstein  a sinistra.  La  figura  principale  o dominante 


200  ELEMENTI  DEL  DISEGNO  E DELLA  PITTURA 


è,  naturalmente,  la  torre  del  ponte.  L’artista  però  ebbe 
cura  di  non  renderla  troppo  principale,  mediante  un 
gruppo  importante  a ciascun  lato  di  essa;  le  barche, 
a destra,  ed  Ehrenbreitstein,  al  di  là.  Le  barche  for- 
mano delle  masse  grandi  e più  forti  di  colore,  ma  sono 
rotte  in  piccole  divisioni;  mentre  la  torre  è semplice, 


Fig.  82. 

e signoreggia  pur  sempre.  Ehrenbreitstein  è nobile 
nella  sua  massa;  ma  questa  è così  attenuata  dalla  pro- 
spettiva aerea  del  colore,  che  non  può  imporsi  alla 
torre,  la  quale  di  conseguenza  occupa  lo  sguardo  e 
diventa  la  chiave  di  tutto  il  quadro. 

Vedremo  or  ora  come  le  altre  parti  che  a tutta 
prima  sembrano  rivaleggiare  per  importanza  con  la 
torre  siano  magistralmente  così  fatte  invece  per  accre- 
scere, senza  che  uno  se  ne  accorga,  il  predominio  della 
torre  stessa. 


DEL  COLORE  E DELLA  COMPOSIZIONE 


201 


IL  La  legge  della  ripetizione. 

197.  Un  altro  mezzo  importante  per  ottenere  unità 
nella  composizione,  consiste  nello  indicare  una  specie 
di  simpatia  corrente  tra  i vari  oggetti;  e la  simpatia 
più  piacevole  forse,  perchè  la  più  sorprendente,  si  ha 
quando  un  gruppo  imita  o ripete  un  altro:  non  per 
contrapposto  o per  simmetria,  ma  subordinatamente, 
quasi  un’eco  lontana  e rotta  di  esso.  E questa  una 
legge  importantissima;  e credo  che  s’imponga  al  pen- 
siero dei  più  grandi  artisti,  perfino  con  maggiore  au- 
torità che  non  la  legge  del  predominio.  E veramente 
curioso  osservare  la  gran  cura  che  Turner  talvolta  si 
dà  per  far  come  echeggiare  un  importante  passaggio 
del  colore  ; nel  Castello  di  Pembroke,  ad  esempio,  vi 
sono  due  barche  da  pesca,  l’una  con  vela  rossa,  l’altra 
con  vela  bianca.  In  corrispondenza  ad  esse,  sulla  spiaggia, 
vi  sono  due  pesci,  precisamente  nella  stessa  posizione 
relativa;  uno  rosso  ed  uno  bianco.  Ed  è da  osservarsi 
come  egli  usi  tale  artifizio  specialmente  nei  quadri 
in  cui  vuole  ottenere  un’espressione  di  riposo  (1). 


(1)  Generalmente,  in  Natura,  il  riflesso  e la  ripetizione 
sono  elementi  di  pace,  collegandosi  essi  all’idea  di  un 
quieto  succedersi  eli  avvenimenti;  un  giorno  simile  ad 
un  altro,  od  una  storia  simile  ad  un’altra  sono  più  o 
meno  effetto  della  tranquillità,  mentre  la  varietà  e la 
novità  sono  effetto  del  contrasto  e della  irrequietezza. 
Così,  sebbene  un’eco  in  realtà  aumenti  la  quantità  del 
suono  emesso,  il  suo  ripetere  la  nota  o la  sillaba  dà 
un’idea  di  calma  che  in  nessun  altro  modo  non  si  po- 
trebbe ottenere;  di  qui  anche  il  sentimento  di  calma  che 
in  una  campagna  apporta  il  canto  del  cuculo.  N.d.  A . 

Ruskin.  Elem.  del  disegno  e della  pittura.  26 


202 


ELEMENTI  DEL  DISEGNO  E DELLA  PITTURA 


Nella  composizione  che  ho  scelto  per  esempio,  questa 
ripetizione  è adoperata  in  notevole  misura.  La  torre, 
ossia  la  forma  conduttrice,  è dapprima  ripetuta  come 
in  una  bassa  eco  a sinistra;  metti  il  dito  su  questa 
torre  più  bassa,  e vedrai  come  il  quadro  ne  verrà  gua- 
stato. Poi  le  guglie  di  Coblenza  sono  tutte  disposte  a 
coppie.  La  disposizione  duale  di  queste  guglie  sarebbe 
stata  manifesta,  se  non  fosse  di  quell’altra  piccola  guglia 
che  pretende  di  formare  una  triade  dell’ultimo  gruppo 
a destra;  ma  è così  piccola  da  potersi  scorgere  appena; 
e serve  giusto  a distrarre  l’attenzione  dall’ artifizio  ado- 
perato, aiutata  in  ciò  dall’albero  di  prua  del  battello, 
il  quale,  frattanto,  ha  subito  il  suo  duplicato  a 
poppa  (1).  Poi  vi  ha  la  grossa  barca  sul  davanti,  e la 
sua  eco  al  di  là  di  essa.  Questa  eco  è divisa  a sua 
volta  in  due  ; e ciascuna  di  quelle  due  piccole  barche 
ha  due  figure  in  essa,  mentre  due  figure  stanno  pure 
insieme  sul  grosso  timone  che  giace  mezzo  nell’acqua, 
mezzo  sulla  riva.  Infine  la  grande  massa  di  Ehren- 
breitstein,  che  sembra  a tutta  prima  non  avere  nes- 
suna forma  corrispondente,  ha  quasi  il  suo  facsimile 
nel  monticello  su  cui  sta  la  fanciulla;  il  qual  monti- 
cello  è altrettanto  necessario  a rendere  completo  il 
quadro,  quanto  ogni  altra  parte  di  esso.  E tutte  queste 
ripetizioni  furono  ricercate  per  rafforzare  l’effetto  di 
riposo  della  scena. 

19  8.  La  simmetria,  o l’equilibrio  di  parti  o masse 


(1)  Questa  parte  è confusa  nella  rozza  incisione,  poiché 
le  alberature  sono  così  delicate  che  si  confondono  tra 
le  linee  de’  riflessi.  Nell’originale  esse  hanno  sopra  di 
loro  una  luce  aranciata,  rilevata  sopra  il  fondo  porpo- 
rino. N.  d.  A. 


DEL  COLORE  E DELLA  COMPOSIZIONE 


203 


in  contrapposto  quasi  uguale,  è uno  dei  modi  in  cui 
si  estrinseca  la  legge  della  Ripetizione.  Poiché  il  con- 
trapposto, in  un  oggetto  simmetrico,  risulta  di  cose 
simili  riflettentìsi  l’una  nell’altra  : non  è ^equilibrio 
di  cose  di  contraria  natura  (come  quello  del  giorno  e 
della  notte),  ma  l’equilibrio  di  cose  di  natura  e di 
forma  simili;  così  la  faccia  di  una  foglia  è contrap- 
posta alla  sua  immagine  riflessa  nell’acqua. 

La  simmetria  in  natura  non  è mai,  tuttavia,  pre- 
cisa nè  accurata.  Chè  anzi  la  Natura  si  studia  in 
ogni  modo  di  stabilire  qualche  differenza  tra  le  cose 
corrispondentisi , o le  parti  delle  cose  ; ed  una  ap- 
prossimazione alla  simmetria  perfetta  è solo  per- 
messa negli  animali,  perchè  i loro  movimenti  produ- 
cono già  una  continua  differenza  tra  le  parti  che 
si  corrispondono.  Mettiti  davanti  ad  uno  specchio  ; 
alza  le  braccia  in  posizione  identica  da  ambe  le  parti, 
tieni  dritta  la  testa,  ed  il  corpo  eretto;  spartisci  la 
capigliatura  nel  giusto  mezzo,  e fa.  che  essa  prenda  la 
stessa  forma  sopra  ciascun  orecchio;  e vedrai  allora 
l’effetto  della  simmetria  perfetta  ; ma  comprenderai,  in 
pari  tempo,  come  tutta  la  grazia  e l’espressione  della 
forma  umana  risulti  dal  contrasto  del  moto  e della 
vita  con  la  simmetria,  e dall’accordo  tra  il  suo  equi- 
librio e la  sua  mutabilità.  La  tua  posizione,  veduta 
come  sopra  nello  specchio,  è il  tipo  più  perfetto  della 
simmetria,  com’è  intesa  dagli  architetti  moderni. 

199.  In  molte  composizioni  sacre,  fondate  essenzial- 
mente sul  principio  della  simmetria,  l’equilibrio  di  armo- 
niosi contrapposti  è una  delle  principali  fonti  del  loro 
effetto;  quasi  ogni  lavoro  dei  primitivi:  l’Angelico,  il 
Perugino,  Giotto,  ecc.,  te  ne  fornisce  uno  splendido 


204  ELEMENTI  DEL  DISEGNO  E DELLA  PITTURA 


esempio.  La  Madonna  del  Perugino,  alla  “ National 
Gallery  „ , con  l’arcangelo  Michele  da  una  parte  e Raf- 
faele dall’altra,  è uno  degli  esempi  migliori  che  tu 
possa  avere  al  riguardo. 

Nel  paesaggio  il  principio  dell’equilibrio  è più  o 
meno  messo  in  pratica  a misura  del  maggiore  o minor 
grado  di  calma  che  il  pittore  vuole  esprimere. 

Nelle  cattive  composizioni,  come  nelle  cattive  archi- 
tetture, l’equilibrio  è manierato  ; ad  una  pianta  da  una 
parte,  corrisponde  una  pianta  dall’altra  ; ma  nelle  buone 
composizioni,  come  nelle  belle  statue,  esso  è sempre 
naturale,  e talvolta  appena  sensibile.  Nella  Coblenza 
di  Turner,  tuttavia,  tu  non  tarderai  a scorgere  come 
le  barche  da  un  lato  della  torre  e le  figure  dall’altro 
siano  poste  per  controbilanciarsi  in  misura  quasi  uguale; 
mentre  la  torre,  come  massa  centrale,  le  collega  bel- 
lamente insieme. 

III.  La  legge  della  Continuità. 

200.  Un  altro  mezzo  importante  e piacevole  per  otte- 
nere l’unità,  consiste  nel  disporre  in  una  serie  alquanto 
ordinata  un  numero  di  oggetti  più  o meno  simili.  E 
questa  serie  diventa  sommamente  interessante  quando 
va  unita  ad  un  graduale  cambiamento  d’aspetto  o 
di  carattere  negli  oggetti.  Così  la  serie  dei  pilastri 
nella  navata  di  una  cattedrale  è grandemente  interes- 
sante quando  essi  s’impiccioliscono  per  prospettiva,  e 
si  fanno  più  e più  oscuri  per  la  distanza;  così  la 
serie  delle  montagne  l’una  dietro  l’altra  ai  fianchi  di 
una  vallata:  così  la  serie  delle  nubi  che  vanno  via  via 
perdendosi  all’orizzonte;  dove,  ciascuna  montagna  e 


DEL  COLORE  E DELLA  COMPOSIZIONE 


205 


ciascuna  nube  pur  essendo  di  forma  differente,  tutte 
si  susseguono  nondimeno  in  ordine  calmo  e determi- 
nato. Se  non  vi  fosse  cambiamento  alcuno  nella  forma 
o nelle  dimensioni  degli  oggetti,  non  vi  sarebbe  con- 
tinuità ; vi  sarebbe  soltanto  ripetizione  — monotonia. 
Solo  la  varietà  della  forma  dà  l’idea  della  loro  libertà 
individuale,  e fa  sì  che  essi  potrebbero  sfuggire,  ove 
volessero, rfdalla  legge  che  li  governa,  ed  a cui  tuttavia 
si  sottomettono. 

2 01.  Lascierò  per  un  momento  la  composizione 
scelta  ad  esempio,  per  prenderne  un’altra,  cbe  meglio 
ancora  dimostra  questa  legge;  e cioè  la  spiaggia  di 


Fig.  38. 

Calais  al  tramonto,  uno  degli  studi  più  delicati  di 
Turner;  così  delicato  nell’espressione  del  mare  e del 
cielo  cbe  non  penso  neppure  di  poterlo  riprodurre  in 


206 


ELEMENTI  DEL  DISEGNO  E DELLA  PITTUEA 


un’incisione;  ma  lo  schizzo  sommario  della  fìg.  33 
potrà  dare  un’idea  generale  della  sua  composizione.  Il 
pensiero  del  pittore  fu  di  ottenere  l’espressione  più 
intensa  del  riposo,  in  un  col  moto  incantatore,  cullante 
e monotono  delle  onde  e delle  nubi.  Tutte  le  nubi  si 
muovono  in  file  innumerevoli  dietro  il  sole,  incontran- 
dosi verso  il  punto  dell’orizzonte,  dove  questo  andò  a 
coricarsi  ; e le  onde  ritmicamente  si  raggiungono  sulla 
spiaggia  rincorrendosi  serpeggianti,  e con  fretta  furtiva 
incrociandosi  l’una  l’altra  lievemente  alle  loro  creste  ; 
avvolgendosi  l’una  nell’altra  quando  s’incontrano,  come 
un  pezzetto  di  seta  increspata,  e saltellando  un  po’ 
come  due  fanciulli  che  si  accarezzino  e battano  le 
manine,  e poi  ritornano  indietro  ciascuna  colla  sua 
fretta  silenziosa  disegnando  sulla  sabbia  degli  archi 
là  dove  i loro  sottili  margini  la  baciano  ritraendosi. 
Ma  tutto  ciò  non  sarebbe  abbastanza  bene  espresso, 
senza  la  linea  delle  vecchie  palafitte,  nere  ed  algose, 
contorte  e piegate  dall’impeto  delle  onde,  e che  ora 
sembrano  chinarsi,  inseguendosi  l’una  l’altra,  come 
delle  ombre  che  tarde  sfuggano  la  crudeltà  del  mare 
persecutore. 

2 02.  Ma  anche  nel  soggetto  precedentemente  ri- 
portato come  esempio  generale,  la  dimostrazione  di 
questa  legge  della  continuità  è evidente.  Ciò  che  deter- 
minò Turner  a ritrarre  quella  scena  fu  semplicemente  la 
graduale  successione  degli  archi  sfuggenti  del  ponte  ; e 
questo  stesso  principio  lo  indusse  a scegliere,  ogni  volta 
che  gli  fu  possibile,  dei  motivi  in  cui  si  trovassero  dei 
lunghi  ponti  ; ma,  nota  bene,  a scegliere  specialmente 
dei  ponti  irregolari,  aventi  le  arcate  più  alte  da  una 
parte  piuttosto  che  nel  mezzo. 


DEL  COLORE  E DELLA  COMPOSIZIONE 


207 


Del  die  liawi  una  ragione.,  indipendente  dalle  leggi 
generali  della  composizione,  e dipendente  dalla  natura 
dei  corsi  d’acqua,  sulla  quale  io  mi  fermerò  a di- 
scorrere alquanto , lasciandoti  riposare  dallo  studio 
della  composizione. 

2 03.1  fi  Tinnì,  piccoli  o grandi,  hanno  tutti  un  carattere 
comune:  essi  amano  cioè  di  inclinarsi  un  po’  da  una 
banda;  non  possono  sopportar  di  avere  il  letto  più 
profondo  nel  mezzo  , ma  hanno  sempre  , per  quanto 
è possibile,  una  sponda  per  soleggiarsi,  ed  un5  altra 
per  raccogliersi  al  fresco  : una  riva  acciottolata  per 
scherzarvi  su  e dove  possono  saltellare  pazzerelli  e leg- 
geri come  fanciulli,  ed  un’altra  ripida,  dove  possono 
riposare  e purificarsi  e radunare  tutte  le  forze  delle 
loro  acque  per  la  debita  occasione.  E così  i fiumi  ras- 
somigliano a gente  saggia  che  impiega  una  parte  della 
vita  alla  ricreazione  e l'altra  al  lavoro;  e possono  essere 
brillanti,  ciarlieri  e trasparenti  quando  si  danno  bel 
tempo,  ma  capaci,  d’altra  parte,  di  prendere  delle  pro- 
fonde deliberazioni,  allorché  si  accingono  al  loro  dovere 
principale.  E sotto  questo  aspetto  anche  i fiumi,  come 
gli  uomini,  si  distinguono  in  buoni  e cattivi:  i fiumi 
buoni  hanno  la  loro  parte  profonda  tutto  lungo  una 
sponda  perchè  le  barche  vi  possano  scorrere  tranquil- 
lamente; ma  i fiumi  cattivi  vanno  scorrazzando  irre- 
golarmente da  una  riva  all’altra,  finché  si  fanno  pieni 
di  filoni  e di  vortici,  in  cui  nessuna  barca  può  avan- 
zare senza  dover  essere  sbattuta  contro  i massi:  e di 
pozzanghere  da  cui  nessuno  può  trarre  profitto,  salvo 
le  alghe  che  vegetano  al  fondo;  ma  buoni  o cattivi, 
i fiumi  amano  tutti  avere  i due  lati  di  specie  differente. 

Cosicché  il  modo  più  naturale  che  tiene  un  rozzo 


208  ELEMENTI  DEL  DISEGNO  E DELLA  PITTURA 


costruttore  nel  gettar  un  ponte  sopra  un  largo  corso 
d’acqua,  consiste  naturalmente  nel  costrurre  una  porta 
grande  per  lasciarvi  passar  la  gatta,  e delle  porte  pic- 
cole per  i gattini;  vale  a dire,  un  arco  grande  per  la 
maggior  corrente,  affinchè  abbia  un  passaggio  comodo 
ne’  tempi  di  piena  : e degli  archi  piccoli  per  le  piccole 
correnti  lungo  la  riva  bassa.  E ciò,  anche  indipen- 
dentemente da  una  misura  prudenziale  per  le  piene 
della  corrente  maggiore,  egli  farà  per  semplice  eco- 
nomia di  lavoro  e di  materiale:  poiché  più  gli  archi 
sono  piccoli,  meno  sarà  il  materiale  occorrente  pei  loro 
fianchi.  Due  archi  sullo  stesso  tratto  di  fiume,  supposto 
che  i contrafforti  siano  alla  stessa  profondità,  costano 
meno,  e d’assai,  di  uno  solo;  cosicché  dove  la  corrente 
è debole  il  costruttore  fa  i suoi  archi  più  numerosi  e 
bassi  : a mano  a mano  che  l’acqua  si  fa  più  alta  e 
diventa  più  noioso  fabbricare  le  pile  dal  fondo,  egli 
getta  i suoi  archi  più  ampi;  quando  infine  giunge  al 
punto  dove  il  corso  è più  profondo,  tanto  che  non  può 
più  costrurre  al  fondo  di  esso,  ivi  egli  getta  V arco 
più  ampio  d’un  balzo,  e con  un  altro  più  piccolo  gua- 
dagna la  riva  opposta.  Naturalmente,  più  gli  archi 
sono  ampi,  più  debbono  esser  alti,  chè  altrimenti  non 
si  sorreggerebbero  ; onde  il  piano  stradale  deve  al- 
zarsi a misura  che  gli  archi  si  fanno  ampi.  E così 
abbiamo  il  tipo  generale  di  un  ponte:  co’  suoi  archi 
più  alti  e più  ampi  da  una  parte,  ed  una  fila  di  archi  mi- 
nori, che  si  seguono  sulla  riva  asciutta  o bassa  dall’altra; 
comunemente  un  ciglio  ripido  dalla  parte  della  riva 
vicina  all’arco  grande;  sempre,  e naturalmente,  una 
riva  dolce  dal  lato  degli  archi  piccoli,  e la  curva  del 
fiume  certamente  concava  rispetto  a questa  riva  dolce, 


DEL  COLORE  E DELLA  COMPOSIZIONE 


209 


\ 

tagliando  d’un  tratto  in  giro  la  riva  scoscesa  ; o,  se 
non  vi  ha  un  ciglio  scosceso,  addentrandosi  tuttavia 
nella  riva  al  capo  più  ripido  del  ponte. 

Ora  questo  genere  di  ponte,  così  in  armonia  col 
carattere  del  fiume,  e tale  da  indicare  la  natura  del- 
l’acqua con  cui  deve  trattare  e che  deve  conquistare, 
è l’ideale  dei  ponti  ; ed  ogni  sforzo  per  far  la  cosa  in 
grande,  alla  guisa  degli  ingegneri,  con  un  piano  stra- 
dale ben  livellato,  e con  degli  archi  uguali,  è sforzo 
barbaro  ; non  solo  perchè  ogni  forma  monotona  è brutta 
per  sè  stessa;  ma  perchè  la  mente  capisce  subito  che 
vi  fu  una  spesa  inutile  fatta  per  sola  ragione  di  for- 
malismo. 

2 04.  Ed  ora  ritorniamo  alla  nostra  legge  di  con- 
tinuità. Noi  vediamo  che  il  ponte  di  Turner  nella  fìg.  32 
è del  tipo  assolutamente  perfetto  ed  è ancor  più  in- 
teressante per  avere  il  suo  arco  principale  coronato  da 
una  torre.  Ma,  ed  è ciò  che  io  ti  voglio  far  osservare 
particolarmente,  perchè  forse  non  si  trovava  nella  re- 
altà, ma  è tutto  dovuto  a Turner  — sebbene  gli  archi 
diminuiscano  gradatamente,  nessuno  di  essi  diminuisce 
regolarmente  — essi  sono  tutti  di  forma  e grandezza 
differenti.  Questo  non  ti  apparirà  chiaramente  nella 
fìg.  32  ; ma  nel  particolare  riportato  su  scala  più  grande 
nella  fìg.  34  lo  scorgerai  facilmente. 

Ed  invero  ciò  costituisce  pure  un  elemento  dell’  i- 
deale  di  un  ponte;  perchè  le  correnti  laterali  vicine 
alla  riva  sono  naturalmente  irregolari  nella  loro  am- 
piezza; ed  un  rozzo  costruttore  varierebbe  conseguen- 
temente i suoi  archi  in  relazione  ad  esse  ; e così  pure 
se  il  fondo  fosse  roccioso,  egli  fonderebbe  le  sue  pile 
dove  vi  sono  dei  massi  adattati.  Ma  questa  irregola- 

Roskis,  Elem.  del  disegno  e della  pittura.  27 


210  ELEMENTI  DEL  DISEGNO  E DELLA  PITTURA 


rità  fu  da  Turner  introdotta  nel  suo  quadro  non  come 
elemento  di  ponte  ideale,  ma  come  elemento  necessario 
alla  nobiltà  della  composizione. 

Introducendo  nell’ applicazione  del  principio  generale 
queste  piccole  irregolarità,  esso  dalla  meschina  e vol- 
gare unità  di  legge  rigida  s’inalza  subito  all’unità  più 
grandiosa  delle  nubi  e delle  onde,  delle  piante  e delle 
creature  umane,  ciascuna  differente  dalle  altre,  cia- 
scuna ubbidiente  e ciascuna  in  reciproco  ed  armonico 
aiuto. 

IV.  La  legge  della  Curvatura. 

2 05.  E v’è  un  altro  argomento  degno  di  studio  in 
questo  ponte  di  Turner.  Non  solo  esso  va  inclinandosi 
irregolarmente  a.’  suoi  lati,  ma  s’inchina  seguendo  una 
curva  graduale,  per  quanto  leggerissima.  E se  tu  so- 
stituisci a questa  curva  una  linea  retta  (disegnandone 
una  col  regolo  dalla  base  della  torre  a ciascuna  estre- 
mità del  ponte)  t’accorgerai  subito  come  il  disegno  ne 
venga  a soffrire  gravemente.  Tu  puoi  verificare,  con 
esperimenti,  che  ogni  bell’oggetto  è per  tal  modo 
circoscritto  da  linee  delicatamente  curve,  salvo  dove 
la  linea  retta  è indispensabile  allo  scopo  od  alla  sta- 
bilità dell’oggetto  stesso  ; e che  allorquando  un  com- 
pleto sistema  di  linee  rette,  che  costituisca  interamente 
la  forma,  è necessario  a questa  stabilità,  come  ne’  cri- 
stalli, allora  la  bellezza,  se  alcuna  ve  n’è,  sta  tutta  nel 
colore  e nella  trasparenza,  non  nella  forma.  Modella 
con  la  cera  od  intaglia  in  un  legno  bianco  la  forma 
di  qualunque  cristallo  tu  voglia,  e mettila  vicino  ad 
un  giglio,  e sentirai  la  forza  della  curvatura  in  tutta 


b£ 


212  ELEMENTI  DEL  DISEGNO  E DELLA  PITTURA 


la  sua  purezza  indipendentemente  dal  potere  che  il  co- 
lore od  ogni  altro  elemento  di  bellezza  vi  possa  ap- 
portare. 

206.  Ora  siccome  la  linea  curva  è più  bella  della 
linea  retta,  è necessario,  perchè  la  composizione  sia 
buona,  che  le  sue  continuità  di  cose,  masse  e colori 


siano,  per  quanto  è possibile,  a linee  curve,  piuttosto 
che  a linee  rette  o spezzate.  Forse  uno  degli  esempi 
più  semplici  e più  graziosi  di  una  bella  continuità  di 
tale  specie  è dato  dalla  linea  descritta  ad  ogni  istante 
dai  sugheri  di  una  rete  tirata  in  mare  ; si  può  dire  che 
non  v’ha  persona  che  più  o meno  non  sia  attratta 


DEL  COLORE  E DELLA  COMPOSIZIONE 


213 


dalla  bellezza  di  quella  linea  punteggiata.  Ora  si  può 
quasi  sempre  rintracciare  tale  continuità  nella  disposi- 
zione o nel  collegamento  non  solo  di  oggetti  che, 
come  gli  archi  del  ponte  od  i sugheri  della  rete  sono 
realmente  collegati  l’uno  all’altro  ; ma  — ed  è questa 
una  specie  di  continuità  ancor  più  nobile  ed  interes- 
sante — tra  la  forme  che  sembrano  a prima  vista 
affatto  distinte  l’una  dall’altra.  Così  le  torri  di  Ehren- 
breitstein,  a sinistra,  nella  fig.  32,  sembrano  a bella 
prima  indipendenti  l’una  dall’altra  ; ma  se  io  ne  dò  il 
profilo  su  scala  più  grande,  come  nella  fig.  35,  il  lettore 
scorgerà  facilmente  una  delicata  cadenza  ed  armonia 
tra  di  esse. 

La  ragione  del  fatto  sta  in  ciò  che  esse  sono  tutte 
collegate  da  una  gran  curva,  qual’  è quella  descritta 
dalla  linea  punteggiata  ; delle  sette  torri  quattro  toccano 
precisamente  questa  curva;  e le  altre  se  ne  indietreg- 
giano qua  e là  solo  per  impedire  che  l’occhio  la  di- 
scopra troppo  facilmente. 

2 07.  E non  solo  è sempre  possibile  ottenere  delle 
continuità  di  questa  specie;  ma  ciò  anzi  è essenziale 
per  la  verità  nel  disegno  di  grandi  foreste  e di  mon- 
tagne. Le  torri  di  Ehrenbreitstein  potevano  o non  in 
realtà  essere  collegate  da  quella  curva  ; ma  lo  erano 
certamente  le  roccie  di  basalto  su  cui  esse  posano; 
poiché  tutte  le  forme  alpestri,  non  interrotte  da  pro- 
fondi precipizii,  o tagliate  a ripidi  pendìi  schistosi, 
sono  più  o meno  governate  da  quelle  grandi  curve, 
essendo  uno  dei  fini  della  Natura  quello  di  produrle 
in  ogni  opera  sua. 

La  curvatura  aggraziata  si  distingue  da  quella  sgraziata 
per  due  caratteri:  primo,  nella  sua  moderazione,  e cioè 


214  ELEMENTI  DEL  DISEGNO  E DELLA  PITTURA 


nel  fatto  che  la  sua  traiettoria  si  avvicina  alla  linea 
retta  in  talune  parti  del  suo  corso;  e in  secondo  luogo 
nella  sua  varietà;  vale  a dire,  che  essa  non  è mai  di 
grado  uguale  nelle  differenti  parti  della  sua  corsa. 

208.  Questa  varietà  è,  a sua  volta,  duplice  in  ogni 
buona  curva. 

A.  Vi  ha,  anzitutto,  un  cambiamento  continuo  per 
tutto  il  percorso  della  linea  , da  una  curvatura  mag- 


a ò 


Fig.  36. 

giore  ad  una  minore  o da  una  minore  ad  una  mag- 
giore, cosicché  nessuna  parte  della  linea  è un  segmento 
di  circolo,  nè  può  disegnarsi  col  compasso  in  qual- 
siasi modo.  Così  nella  fig.  36  a è una  cattiva  curva 
perchè  essa  è parte  di  un  circolo,  ed  è perciò  mono- 
tona ; b invece  è una  buona  curva  perchè  cambia  con- 
tinuamente la  sua  direzione  a mano  a mano  che  procede. 


La  prima  differenza  tra  un  buono  ed  un  cattivo  di- 
segno di  rami  d’albero  consiste  nell’osservanza  di  questo 
fatto.  Così  se  io  metto  delle  foglie  sulla  linea  b,  come 
nella  fig.  37  tu  senti  subito  l’elegante  elasticità  di  ca- 
rattere che  si  sprigiona  dalla  mutevolezza  della  curva. 


DEL  COLORE  E DELLA  COMPOSIZIONE 


215 


Metti  delle  foglie  sull’altra  linea,  e non  perverrai  a 
formare  una  frasca  di  giusto  carattere. 

Poiché  tutti  i rami,  piccoli  o grossi,  come  pure  ogni 
altra  linea  nobile  e naturale,  s’accordano  in  questa  ca- 
ratteristica; ed  è sommamente  necessario  che  il  tuo 
occhio  sappia  sempre  afferrarla  e la  mano  tracciarla. 

Ecco  altre  due  parti  di  buone  curve,  con  delle  foglie 
messe  alle  estremità  invece  che  ai  lati,  fìg.  38;  e due 


Fisr.  89. 


che  mostrano  la  disposizione  delle  masse  del  fogliame 
ad  una  distanza  alquanto  maggiore,  fìg.  39  ; e se  tu, 
nella  stessa  maniera  sopra  detta  ti  diverti  a trasfor- 
marle in  segmento  di  circolo,  vedrai  quale  effetto  ne 
risulterà.  Spero  tuttavia  che  tu  a quest’ora  potrai  di- 
sporre di  molti  buoni  studi  di  frasche  fatti  accurata- 
mente, e nei  quali  potrai  studiare  le  variazioni  della 
curvatura  nelle  loro  forme  più  complicate  e più  gra- 
ziose (1). 


(1)  Se  tn  fossi  pervenuto  nella  lettura  a questa  parte 


216  ELEMENTI  DEL  DISEGNO  E DELLA  PITTURA 


209.  B.  E non  solo  ogni  buona  curva  varia  nel  suo 
andamento  complessivo  ; ma  nel  suo  procedere,  è mo- 
dulata da  miriadi  di  curve  sub- 
ordinate. 

Così  i termini  di  un  tronco 
d’albero  non  sono  mai  come  in  a , 
fig.  40,  ma  come  in  b.  E così  pure 
nelle  onde,  nelle  nubi  ed  in  tutte 
le  altre  belle  masse  che  hanno  una 
forma.  Un’altra  differenza  essen- 
ziale, adunque,  tra  un  disegno 
buono  ed  uno  cattivo,  od  una 
scultura  buona  ed  una  cattiva, 
dipende  dalla  quantità  e dalla 
finitezza  delle  curve  minori  che 
un  lavoro  diligente  sa  introdurre 
nelle  grandi  linee  principali  (1). 
Strettamente  parlando  però,  questa 
non  è varietà  delle  grandi  curve, 
ma  composizione  di  grandi  curve 
formate  dalle  curve  piccole:  è un 
aumento  di  quantità  dell’elemento 
di  bellezza,  non  cambiamento  della 
sua  natura. 


del  libro  senza  aver  prima  fatto  i debiti  esercizi,  volta 
indietro  a pag.  24  per  esaminare  ad  una  ad  una  le  curve 
dei  rami  nella  fig.  4 e ricercare  in  esse  le  condizioni 
qui  determinate  alle  lettere  A e B.  N.  d.  A. 

(1)  Bisogna  però  saper  contemperare  questo  principio 
con  quell’altra  legge  universale  di  ogni  bell’opra  d’arte, 
ed  a cui  l’A.  non  accennò  particolarmente  : la  legge  della 
semplicità;  che  altrimenti  si  cadrebbe  in  un  manierismo 
goffo  e pesante.  N.  d.  T. 


DEL  COLORE  E DELLA  COMPOSIZIONE 


217 


Y.  La  legge  dell’irradiamento. 

210.  Finora  abbiamo  considerato  il  collegamento  de’ 
nostri  vari  oggetti  sotto  l’aspetto  di  belle  linee  o nel  loro 
ordine  successivo.  Adesso  dobbiamo  studiare  il  modo 
con  cui  unire  queste  linee  o sequele  di  oggetti  in 
guisa  da  farne  dei  gruppi. 

Ora,  l’armonia  delle  linee  è di  due  specie.  La  prima 
avviene  allorché  le  linee  movendo  più.  o meno  1’  una 
accanto  all’altra,  variamente,  ma  con  evidente  accordo 
si  allontanano  o si  avvicinano  a vicenda,  s’interse- 
cano o si  contrappongono.  Così  nella  musica  correnti 
di  melodie  in  differenti  voci  armoniosamente  s’avvici- 
nano e s’incrociano,  s’innalzano  e s’abbassano  ; così  le 
onde  del  mare,  avvicinandosi  alla  spiaggia  si  compene- 
trano l’una  nell’altra  e s’incrociano,  ma  con  una  grande 
unità  che  le  regge  in  tutti  i movimenti;  e così  le  varie 
linee  della  composizione  armoniosamente  si  fondono  e 
s’incrociano  l’una  l’altra  in  un  quadro. 

Ma  la  connessione  più  semplice  e più  perfetta  delle 
linee  è data  dall’  irradiamento  ; vale  a dire  dal  loro 
sprigionarsi  da  un  sol  punto,  o dal  loro  convergere 
alla  volta  di  esso;  e quest’armonia  va  spesso  — in  na- 
tura quasi  sempre  — unita  con  l’altra:  così  i rami 
degli  alberi,  sebbene  s’intralcino  con  vario  gioco  l’un 
l’altro,  indicano  pur  sempre  nella  loro  direzione  gene- 
rale la  comune  origine  da  una  sola  radice.  Un  elemento 
essenziale  della  bellezza  di  ogni  forma  vegetale  consiste 
in  quest’irradiamento:  esso  apparisce  nel  modo  più 
semplice  nel  singolo  fiore  o nella  singola  foglia,  come 

Resini.,  Elem.  del  disegno  e della  pittura.  28 


218  ELEMENTI  DEL  DISEGNO  E DELLA  PITTURA 


nella  campanella  del  convolvolo,  o nella  foglia  del  ca- 
stagno ; ma  apparisce  con  maggior  bellezza  nella  com- 
plicata disposizione  dei  rami  e delle  frasche  grandi. 
La  foglia  è solo  un  modello  insignificante  d’irradia- 
mento ; ma  l’albero  getta  le  sue  branche  dappertutto 
e da  qualunque  punto  lo  si  guardi:  esso  presenta  un 
irradiamento  più  o meno  corrispondente  a quello  delle 
sue  foglie,  ma  assai  più  bello,  perchè  variato  dalla 
libertà  dei  singoli  rami. 

Panni  che  si  sia  accertato  che  in  ogni  pianta  l’an- 
golo formato  nelle  foglie  dalle  nervature  laterali  col 
nervo  centrale  sia  uguale  press’a  poco  all’angolo  for- 
mato dai  rami  col  tronco  principale;  cosicché  ogni  se- 
zione della  pianta  presenterebbe  come  l’aspetto  ingi- 
gantito delle  proprie  foglie,  se  a modificarne  alquanto 
la  struttura  non  sopravvenisse  la  forza  di  gravità  che 
agisce  sulle  masse  del  fogliame.  Questa  forza,  in  pro- 
porzione alla  loro  età  ed  alla  loro  resistenza,  le  tira 
in  basso  all’estremità;  cosicché,  siccome  fu  già  detto 
altra  volta,  più  il  ramo  è attaccato  in  basso  al  tronco 
principale,  più  esso  tende  ad  abbassarsi  (fig.17,  pag.  95)  (1). 
Oltre  a ciò  quasi  tutti  i begli  alberi  tendono  a divi- 
dersi in  due  o più  masse  principali,  offrendo  così  una 
simmetria  più  graziosa  e più  complessa  che  non  se  un 
sol  tronco  s’innalzasse  formando  come  una  via  centrale. 


(1)  “ Le  piante  che  assai  si  dilatano  hanno  gli  angoli 
delle  partizioni  che  separano  le  loro  ramificazioni  tanto 
più  ottusi,  quanto  il  nascimento  loro  è più  basso,  cio'e 
più  vicino  alla  parte  più  grossa  e più  vecchia  dell’albero. 
Adunque  nella  parte  più  giovane  dell’albero  gli  angoli 
delle  sue  ramificazioni  sono  più  acuti  „.  Leon,  da  Vinci, 
Tratt.  d.  Piti .,  § 821.  N.  d.  T. 


DEL  COLORE  E DELLA  COMPOSIZIONE 


219 


La  fig.  41  può  così  considerarsi  come  il  tipo  più  sem- 
plice dell'irradiamento  della  pianta,  in  contrapposto 
all'irradiamento  della  foglia.  In  questa  figura  le  rami- 
ficazioni secondarie  non  sono  rappresentate  per  ragione 
•li  semplicità:  ma  se  prendiamo  una  metà  di  questa 
pianta  ed  aggiungiamo  soltanto  due  rami  secondai!  ad 


ogni  ramo  principale  (come  nella  struttura  generale 
del  ramo  rappresentata  dalla  fig.  18.  pag.  96),  noi 
avremo  la  forma  della  fig.  42. 

Questo  è il  tipo  generale  e perfetto  della  struttura 
della  pianta:  e,  cosa  degna  di  nota,  in  esso  trovano 
riscontro  alcune  forme  dell* ornamentazione  greca,  bi- 
zantina e gotica,  di  cui  però  noi  non  dobbiamo  qui 
occuparci. 

Avrai  osservato  cbe  tanto  nella  fig.  41  quanto  nella 
fig.  42  tutti  i rami  si  sprigionano  dal  tronco  princi- 
pale in  modo  da  rammentar  molto  bene  il  loro  comune 
irradiamento  dalla  radice  E.  Xon  cbe  succeda  così 
generalmente  ; ma  i rami  se  non  s'incurvano  proprio 
verso  un  punto  della  radice,  convergono  tutti  per  lo 


K 


Fig.  41. 


Fig.  42. 


220  ELEMENTI  DEL  DISEGNO  E DELLA  PITTURA 


meno  verso  un  qualche  punto.  E così  nell’esempio 
portato  dalla  fig.  43  il  centro  matematico  della  cur- 
vatura, a,  è nell’un  caso  nel  terreno,  a qualche  di- 
stanza dalla  radice,  e nell’altro  presso  la  cima  della 
pianta. 

In  questa  figura  per  chiarezza  si  è rappresentato 
soltanto  metà  della  pianta;  la  fig.  44  rappresenta  ambo 
i lati  di  un  altro  esempio,  in  cui  le 
origini  della  curvatura  si  trovano 
sotto  la  radice.  Siccome  la  posizione 
di  questi  punti  può  essere  variata 
infinitamente,  e la  combinazione  delle 
linee  è ancor  più  complicata  dal 


,4 


A 


A 


\\ 


\\l 


ni 


• . 

»\  V 

a v 


Fig.  43. 


Fior.  44. 


fatto  che  i rami  spuntano  per  la  maggior  parte  in 
ordine  spirale  intorno  alla  pianta,  ed  a proporzionate 
distanze,  i sistemi  delle  curvature  che  regolano  la 
forma  dei  vegetali  sono  pressoché  infiniti.  Infiniti,  è 
una  parola  presto  detta  e presto  scritta,  e non  sempre 
si  sa  perchè  la  si  dice;  in  questo  caso  io  lo  so;  il 
numero  dei  sistemi  di  curvatura  è incalcolabile,  ed 
anche  per  solo  fornire  un  numero  dimostrativo  di  tipi, 


DEL  COLORE  E DELLA  COMPOSIZIONE 


221 


io  dovrei  presentare  parecchie  centinaia  di  figure  simili 
alla  fìg.  44  (1). 

211.  Finora  abbiamo  soltanto  detto  dei  grandi  rap- 
porti che  intercedono  tra  il  tronco  e i rami.  Ma  le 
forme  dei  rami  stessi  sono  regolate  da  leggi  ancor  più 
sottili,  perchè  esse  occupano  una  posizione  intermedia 
tra  la  forma  della  pianta  e quella  delle  foglie.  La 
foglia  ha  una  ramificazione  (nervatura)  piana;  l’alhero 
una  affatto  arrotondata  ; il  ramo  non  l’ha  nè  arroton- 
data nè  piana  ; ma  una  struttura  che  sta  precisamente 
tra  Luna  e l’altra,  e tale  da  ricordare  molto  da  vicino 
nella  forma  una  delle  foglie  spesse  del  carciofo,  o le 
scaglie  di  una  pigna  ; e combinandosi  tra  loro  formano 
la  massa  arrotondata  della  pianta,  allo  stesso  modo 
che  le  varie  foglie  insieme  unite  compongono  la  testa 
del  carciofo.  Io  ti  ho  già  fatto  Dotare  altra  volta  la 
rassomiglianza  di  questa  conca  di  rami  ad  una  mano 
distesa;  ma  i rami  stessi  si  possono  con  maggior  ras- 
somiglianza paragonare  alle  coste  di  una  barca.  Se 
t’immagini  una  barca  molto  schiacciata  e dalla  prua 
molto  larga,  appoggiata  per  la  chiglia  aì  capo  di  un 
ramo  principale  (2),  come  nella  fìg.  45,  le  linee  rap- 


ii) Il  lettore  osserverà  sempre,  io  spero,  che  ogni  linea 
in  queste  figure  è di  svariata  curvatura,  e non  potrebbe 
essere  disegnata  col  compasso.  N.  d.  A. 

(2)  Spero  che  il  lettore  comprenderà  come  queste  in- 
cisioni non  siano  che  riproduzioni  degli  schizzi  ch’io  vado 
facendo  al  margine  del  foglio  di  carta  per  illustrare  il 
mio  pensiero  mentre  scrivo  — spesso  tirati  giù  alla  bell’e 
meglio  se  io  ho  fretta  di  passare  ad  altro  argomento. 
Questo,  ad  esempio,  è veramente  un  po’  troppo  trascu- 
rato ; ma  avrei  dovuto  occupare  troppo  tempo  e darmi 


222 


ELEMENTI  DEL  DISEGNO  E DELLA  PITTURA 


presentate  dalle  sue  costole  (supponendo  queste  allo 
esterno  invece  che  all’interno  del  rivestimento),  ed  il 
contorno  generale  di  essa  veduto  tanto  dal  disopra, 
quanto  dal  disotto,  ti  presenteranno  la  migliore  im- 


Fig.  45. 


magine  delle  prospettive  e dei  raccorciamenti  della 
conca  d’una  frasca  ben  fatta. 

La  fìg.  25  sopra  riportata,  a pag.  123,  rappresenta 
un  ramo  intatto  e non  modificato  di  una  giovane  e 
vigorosa  quercia;  e se  tu  la  confronti  con  la  fig.  45, 
comprenderai  subito  l’azione  delle  linee  del  fogliame; 


solo  che  la  barca  ha  le  costole  troppo  parallele  l’una 
all’altra,  ai  fianchi,  mentre  il  ramo  manda  le  sue  ra- 
mificazioni assai  lontano  arrotondandosi  alla  testa , 
per  poter  compiere  la  sua  parte  nella  conformazione 


troppa  pena  per  fare  un  bel  disegno  di  una  barca  così 
fuori  dell’ordinario.  Del  resto  il  disegno  fatto  serve  ab- 
bastanza per  illustrare  il  inio  concetto.  N.  d.  A. 


DEL  COLORE  E DELLA  COMPOSIZIONE 


223 


esterna  della  pianta  intera,  ed  ubbedendo,  ove  d’uopo, 
alla  grande  ed  universal  legge  per  cui  i rami  più  vicini 
alla  radice  si  ripiegano  più  all’indietro  ; e naturalmente, 
il  suo  aspetto  è in  varia  guisa  modificato  dalla  pro- 
spettiva. La  fig.  25  mostra  la  prospettiva  di  un  ramo 
veduto  dal  disotto;  la  fig.  46  dimostra  sommariamente 
come  apparirebbe  ove  fosse  veduto  dal  disopra. 

212.  Puoi  immaginarti,  se  già  non  te  ne  sei  ac- 
corto, quante  finezze  di  prospettiva  e di  chiaroscuro 
si  richiedano  nel  disegno  di  queste  conche  di  ramo- 
scelli, colle  loro  varie  azioni  e direzioni:  ora  erette  ed 
ora  - abbassate,  mosse  all’estremità  dai  venti,  o solle- 
vate e rivoltate  così  da  mostrare  tutte  le  superfici 
biancheggianti  deh  riverso  delle  foglie  agitantisi  nella 
luce,  come  il  fondo  di  una  barca  s’innalza  bianco  di 
schiuma  sui  marosi;  o riguardanti  calme  la  rugiada 
dell’erba  sottostante  nei  mattini  tranquilli,  o curvate 
dalla  neve  che  con  grazia  infinita  le  opprime.  Il  tempo 
di  neve,  a dirla  così  di  passata,  è dei  migliori  per  lo 
studio  delle  masse  d’alberi;  ma  tu  potrai  solo  com- 
prenderle perfettamente  ove  incominci  da  un  semplice 
ramo  con  su  alcune  poche  foglie  disposte  alquanto 
regolarmente,  come  nella  fig.  38,  pag.  215.  Studia 
prima  un  ramo  con  tre  foglie:  una  centrale  e due 
laterali,  come  in  a ; poi  uno  con  cinque,  come  in  b,  e 
così  via;  dirizzando  tutta  l’attenzione  a ben  esprimere, 
sia  col  disegno,  sia  col  chiaroscuro,  quelle  disposizioni 
simili  alla  barca,  le  quali  ne’  tuoi  studi  precedenti 
saranno  state  alquanto  confuse  in  parte  per  la  tua 
inesperienza,  ed  in  parte  per  l’intensità  dell’ombra  o 
per  aver  dovuto  far  le  masse  assolutamente  nere,  come 
si  richiedeva  in  quegli  studi. 


224 


ELEMENTI  DEL  DISEGNO  E DELLA  PITTURA 


213.  Devo  ancor  farti  notare  una  cosa  prima  di 
lasciarti  uscir  dal  bosco.  Avrai  osservato  che  in  ogni 
figura  schematica  io  ho  circondato  i rami  irradianti 
con  delle  linee  punteggiate;  queste  linee  invero  inclu- 
dono ogni  forma  vegetale,  e,  credi,  esse  sono  per  se 
stesse  delle  belle  curve , che , secondo  il  loro  anda- 
mento, o l’ampiezza  o la  ristrettezza  degli  spazi  che 
includono,  danno  il  carattere  della  specie  della  pianta 
o della  foglia,  ed  esprimono  la  sua  azione  libera  o 
soggetta,  la  sua  grazia  di  gioventù  o la  gravità  di 
vecchiaia.  Cosicché,  malgrado  tutta  la  libertà  del  suo 
fogliame  più  bizzarro,  la  Natura  si  risolve  nell’espres- 
sione di  un  limite  circoscritto,  e neli’indicare  il  carat- 
tere d’unità  di  tutta  la  pianta,  causato  non  solo  dal 
sorgere  de’  suoi  rami  da  una  radice  comune,  ma  al- 
tresì dal  loro  congiungersi  in  un  sol  tutto  e dal  loro 
essere  collegati  da  una  legge  comune. 

E dimostrato  ciò,  torniamo  ora  alquanto  indietro 
su  di  un  fatto  relativo  alla  struttura  della  foglia,  che, 
non  ne  dubito,  avrai  già  osservato  ne’  tuoi  precedenti 
studi;  ma  che  è bene  chiarir  qui,  essendo  collegato  con 
l’argomento  della  unità  dei  rami  nei  grandi  alberi. 
Avrai  già  avvertito,  io  credo,  che  in  ogni  foglia  com- 
posta — vale  a dire  suddivisa  in  foglioline  che  in 
certo  modo  ripetono  od  imitano  la  forma  della  foglia 
intera  — le  sue  foglioline  non  sono  simmetriche  com’è 
la  foglia  intera,  ma  sono  sempre  più  piccole  dalla 
parte  rivolta  verso  la  punta  della  foglia  grande,  in 
modo  da  esprimere  la  loro  dipendenza  da  essa  e da 
mostrare,  anche  quando  fossero  staccate,  che  esse  non 
sono  delle  piccole  foglie  indipendenti,  ma  membri  di 
una  sola  foglia  grande. 


DEL  COLORE  E DELLA  COMPOSIZIONE 


225 


214.  La  fig.  47  che  rappresenta  lo  schema  di  una 
foglia  di  colombaria,  senza  le  sue  minori  suddivisioni 
ai  margini,  dimostrerà  chiaramente  il  principio.  Essa 
è composta  di  una  massa  centrale,  A,  e di  due  late- 
rali, di  cui  soltanto  quella  a destra  ho  segnato  con 
lettera,  B.  Ciascuna  di  queste  masse  è a sua  volta 
composta  di  altre  tre,  una  centrale  e due  laterali;  ma 


A 


Fig.  47. 

osserva  che  la  minore,  a,  di  A ha  la  sua  contrapposta 
perfettamente  uguale;  mentre  la  minore  b 1 di  B è 
più  grande  della  sua  contrapposta  b 2.  Ancora,  cia- 
scuna di  queste  piccole  masse  è suddivisa  in  tre;  ma 
mentre  la  massa  centrale  a di  A è divisa  simmetri- 
camente, la  massa  b di  B non  è simmetrica,  perchè 
in  basso  vi  è il  lobo  laterale  più  grande.  Ancora,  in 
b 2 il  lobo  c 1 (quello  inferiore  rispetto  a b)  è più 
grande  che  c 2 ; e così  pure  in  b 1. 

Roskin,  E lem.  del  disegno  e della  pittura.  29 


226  ELEMENTI  DEL  DISEGNO  E DELLA  PITTURA 


Onde  per  regola  generale  un  lobo  di  una  foglia 
laterale  è sempre  più  grande  dell’altro , e il  più  pic- 
colo è quello  più  vicino  alla  massa  centrale;  quasi  che 
la  foglia  inferiore,  per  cortesia , cedesse  parte  della 
propria  dignità  o personalità,  alla  presenza  immediata 
della  foglia  maggiore  o capitana,  ed  esprimesse  perciò 
sempre  la  sua  sottomissione  ed  il  suo  carattere  se- 
condario. Questa  legge  si  verifica  anche  nelle  singole^ 
foglie.  Per  quanto  mi  sappia,  la  metà  superiore,  verso 
la  punta  della  frasca,  è sempre  la  più  piccola;  ed  una 
curva  leggermente  differente,  più  convessa  al  principio, 
si  riscontra  nella  parte  inferiore  dando  una  varietà 
squisita  alla  forma  di  tutta  la  foglia;  cosicché  uno  dei 
principali  elementi  di  bellezza  in  ogni  foglia  subordi- 
nata della  pianta  dipende  dalla  sua  confessione  della 
propria  inferiorità  e sottomissione. 

215.  Ed  ora,  se  noi  collochiamo  in  un  solo  pro- 
spetto i principii  che  abbiamo  riscontrato  nelle  piante, 
vedremo  che  essi  possono  presentarsi  distinti  in  quattro 
grandi  leggi  ; e che  ogni  forma  vegetale  perfetta  (1) 
deve  esprimere  queste  quattro  leggi  nel  nobile  equi- 
librio dell’autorità  loro. 


(1)  Io  considero  come  imperfetta  quella  forma  vegetale 
che  è di  natura  dipendente,  come  avviene  nei  viticci  o 
nelle  piante  rampicanti  ; o che  è suscettibile  di  essere 
continuamente  guastata,  senza  che  con  ciò  perda  la  fa- 
coltà di  procurarci  piacere  con  il  suo  aspetto,  come  av- 
viene degli  erbaggi  minuti.  Naturalmente,  non  ho  qui 
lo  spazio  per  intrattenermi  di  queste  distinzioni  minori  ; 
ma  le  leggi  sopra  definite  si  applicano  a tutte  le  piante 
ed  agli  arbusti  che  debbono  essere  famigliari  allo  studioso. 

N.  d.  A. 


DEL  COLORE  E DELLA  COMPOSIZIONE 


1.  Sussistenza  da  una  radice  viva. 

2.  Irradiamento,  ossia  sviluppo  di  forza  derivante 
da  un  punto  dato  o nella  radice,  od  in  determinato 
rapporto  con  essa. 

3.  Libertà  di  ciascun  ramo  nel  cercare  il  proprio 
sostentamento  ed  il  proprio  benessere  secondo  i suoi 
bisogni:  libertà  che  si  manifesta  nel  modo  irregolare 
in  cui  si  sviluppa  ed  in  cui  agisce,  sia  aprendosi  una 
strada  tra  gli  altri  rami  per  ottenere  il  nutrimento 
dalla  luce  e dalla  pioggia,  sia  attorcigliandosi  ed  ag- 
grovigliandosi per  avere  la  forza  necessaria  da  sostenere 
il  peso  dei  frutti  che  gli  apporteranno  i suoi  fiori,  e 
da  contrapporre  agli  sforzi  che  debba  sopportare  il 
folto  del  suo  fogliame  sbattuto  dalle  tempeste  : sia  nel 
vario  ripiegarsi  qua  e là  di  giovani  rampolli,  a seconda 
che  grincostanti  calori  vengano  a tentarli  nella  loro 
indecisione  sulla  via  da  seguire. 

4.  Bisogno  imperioso  di  ciascun  ramo  di  arrestarsi 
entro  certi  limiti,  come  per  esprimere  la  sua  gentile 
socievolezza  e fratellanza  coi  rami  vicini;  e di  coope- 
rare con  essi,  per  quanto  sta  nelle  sue  forze  e nella 
sua  importanza  e vigoria,  a produrre  la  perfezione 
generale  della  grande  .curva,  e la  tondeggiante  maestà 
della  pianta  intera. 

216.  Tu  puoi  ricercare  da  te  le  analogie  di  queste 
leggi  nel  campo  morale  ; ma  sarai  forse  alquanto  im- 
barazzato nel  trovare  la  significazione  della  seconda. 
Essa  simboleggia  che  le  buone  azioni  dell'uomo  deb- 
bono sorgere  radiosamente  (simili  a raggi)  da  un  im- 
pulso semplice  del  cuore:  i sistemi  d'azione  più  belli 
si  hanno  allorché  questo  impulso  deriva  dalla  radice 
stessa  della  vita,  e l'azione  si  vede  chiaramente  prò- 


228  ELEMENTI  DEL  DISEGNO  E DELLA  PITTURA 


cedere  da  essa;  ma  si  hanno  pure  molti  altri  e bei 
sistemi  d’azione  i quali  partono  da  impulsi  non  così 
profondi  o radicati,  ma  che  tuttavia  si  trovano  in 
rapporto  bellamente  subordinato  coll’impulso  centrale 
o della  vita  stessa. 

E se  tu  mediti  alquanto  sulle  altre  leggi,  le  troverai 
ugualmente  piene  di  significato;  ed  a mano  a mano 
che  tu  andrai  disegnando  delle  piante' nei  loro  vari 
stati  di  vigoria  o di  oppressione,  tu  rimarrai  sempre 
più  colpito  dalla  bellezza  dei  simboli  ch’esse  presen- 
tano delle  verità  più  fondamentali  del  mondo  morale  (1); 
ed  apprenderai  gli  ammaestramenti  che  emanano  da 
questa  vegetazione,  tanto  necessaria  alla  nostra  vita 
e per  purificar  l’aria  e per  nutrirci  e per  ricrearci  in 


(1)  Un  simbolo  molto  gentile  di  questo  genere  ce  l’of- 
frono le  ombre  delle  foglie  sul  terreno;  quelle  ombre 
che  più  di  tutte  attraggono  l’attenzione  per  il  loro  gioco 
grazioso  e la  loro  mutevolezza.  Se  tu  le  osservi,  vedrai 
che  le  ombre  non  riproducono  la  forma  delle  foglie  ; ma 
che  attraverso  ad  ogni  interstizio  la  luce  cade,  a breve 
distanza,  in  forma  di  macchie  rotonde  od  ovali;  vale  a 
dire  che  essa  riproduce  l’immagine  del  sole  in  un  circolo 
od  in  una  ellissi,  a misura  che  discende  verticalmente 
od  obliquamente,  ed  a seconda  della  natura  del  terreno. 
Naturalmente  i raggi  del  sole  producono  lo  stesso  effetto 
quando  cadono  attraverso  ad  una  piccola  apertura;  ma 
le  aperture  tra  le  foglie  sono  le  sole,  si  può  dire,  che 
mostrino  il  fenomeno  ad  un  osservatore  comune,  o che 
ne  attirino  l’attenzione  per  la  loro  frequenza  e lo  indu- 
cano a ricercare  qual  simbolo  possa  esprimere  rispetto 
al  grande  astro  ; e forse  il  fenomeno  vorrà  significare 
che  anche  allorquando  l’apertura  attraverso  cui  la  terra 
riceve  la  luce  è troppo  ristretta  per  lasciarci  vedere  di- 
rettamente il  sole,  il  raggio  di  luce  che  penetra,  ove 
discenda  dritto  da  Lui,  porterà  con  se  la  Sua  immagine. 

N.  d.  A. 


DEL  COLORE  E DELLA  COMPOSIZIONE 


229 


qualunque  angolo  della  terra,  — apprenderai,  dico, 
ciò  che  queste  piante  e queste  foglie  vogliano  inse- 
gnarci allorché  stiamo  contemplandole,  e leggendo  od 
ascoltando  il  loro  dolce  linguaggio,  scritto  o parlato 
per  noi,  non  a paurose  lettere  nere,  od  in  sentenze 
oscure,  ma  in  un  bel  verde  e in  forme  ombrate  di 
parole  ondeggianti,  e nella  vivace  fioritura  di  uno  spi- 
rito olezzante,  e nei  dolci  susurri  di  una  saggezza 
discreta  e di  una  morale  scherzosa. 

217.  Ed  ora  lascio,  sebbene  molto  a malincuore, 
il  bosco;  e bisogna  pur  lasciarlo,  altrimenti  oggi  non 
comporremo  più  nessun  dipinto. 

Questa  legge  deU’irradi amento,  adunque,  rinforzando 
l’unità  d’azione  col  far  sorgere  le  varie  parti  del  sog- 
getto da  un  dato  punto  o con  lo  indirizzarle  ad  un 
punto  dato,  è forse  quella,  che  più  di  tutte  le  altre 
leggi  della  composizione  contribuisce  alla  bellezza  dei 
raggruppamenti  delle  varie  forme.  Le  altre  leggi 
contribuiscono  a dare  efficacia  ed  interesse  a questi 
raggruppamenti  ; ma  la  legge  dell’irradiamento  è ne- 
cessaria affinchè  siano  belli.  Ad  essa  ubbidiscono  co- 
stantemente i grandi  pittori  nel  disporre  de  varie  masse; 
cercando  però  con  molta  cura  di  nasconderne  l’auto- 
rità, come  nella  legge  del  predominio;  onde  il  punto 
a cui  si  dirigono  le  linee  della  curvatura  principale  è 
molto  spesso  assai  fuori  del  quadro. 

Talvolta,  tuttavia,  per  dar  risalto  al  valore  di  qualche 
oggetto  principale,  ad  esso  si  fa  concorrere  tutto  un 
sistema  di  curve  ; ed  allora  la  legge  diventa  abbastanza 
palese. 

218.  Così  nell’esempio  che  ho  portato.,  siccome 
l’oggetto  principale,  come  abbiamo  già  veduto,  è la 


230  ELEMENTI  DEL  DISEGNO  E DELLA  PITTURA 


torre  del  ponte,  Turner  ha  fatto  partire  il  suo  sistema 
di  curvatura  dal  sommo  di  essa  torre,  come  puoi  ve- 
dere confrontando  la  fig.  34,  a pag.  211  con  la  fig.  32, 
a pag.  200.  Una  curva  congiunge  le  due  torri  ed  è 
continuata,  passando  pel  dorso  della  figura  che  siede 
sul  monticello,  nel  pezzo  di  trave  incurvato.  Questa 
è una  curva  di  delimitazione  molto  importante  ; e 
Turner  ne  ha  disegnato  una  parte  considerevole,  me- 
diante lo  spigolo  del  trave,  con  molta  cura,  e poi  ha 
guidato  l’occhio  alla  fanciulla  seduta  per  mezzo  di 
alcune  macchie  bianche  e coi  segni  di  una  cresta  del 
monticello;  cosicché  è impossibile  non  vedere  il  pas- 
saggio alle  sommità  delle  torri  segnato  da  questa 
curva. 

219.  Vicino  a questa  parte  un’altra  curva  diligen- 
temente disegnata  per  un  mezzo  pollice  del  suo  per- 
corso dal  timóne  che  giace  sulla  riva  a sinistra,  sfiora 
in  seguito  il  cesto  e le  teste  delle  figure  e conduce 
direttamente  all’angolo  della  torre.  I bordi  di  entrambe 
le  barche  danno  principio  alle  due  curve  seguenti,  che 
s’incontrano  nello  stesso  punto  ; ed  in  mezzo  a tutte 
queste  linee,  come  a collegarle,  si  prolunga  nell’acqua 
rimmagine  riflessa  della  torre. 

220.  A questo  primo  sistema  di  curve  è subordi- 
nato un  altro,  che  incomincia  dal  piccolo  trave  in 
croce  all’angolo  dietro  il  timone,  continua  ai  piedi  del 
monticello  su  cui  siede  la  fanciulla,  interrompendosi 
ad  un  tratto  più  in  là  (1);  ma  è ripreso  dalla  linea 


(1)  Nella  figura  più  piccola  (32)  si  vedrà  che  questa 
interruzione  è cagionata  da  un  carretto  che  discende  giù 
al  margine  dell’acqua  : e questo  oggetto  serve  come  punto 


DEL  COLORE  E DELLA  COnEOSIZIOXE 


231 


del  margine  dell'acqua,  la  quale  conduce  al  piede  del 
ponte  e passando,  nell'aspetto  di  ombre  delicate,  sotto 
gli  archi  (cosa  che  non  può  indicarsi  facilmente  in 
una  figura  così  sommaria).  Ya  Terso  l'altra  estremità 
del  ponte.  Questa  è una  curva  di  grandissima  impor- 
tanza, che  indica  come  la  corrente  del  fiume  fosse 
veramente  nel  passato  sotto  gli  archi  grandi  ; mentre  a 
testimoniare  dell'antichità  del  ponte  v'è  una  lunga 
lingua  di  terra  formata  o di  macerie  trasportate,  o da 
qualche  corrente  minore  ; la  qual  lingua  interruppe 
quella  curva,  e serve  ora  di  approdo  alle  barche,  e di 
imbarcazione  delle  mercanzie,  di  cui  alcune  balle  ed 
alcuni  pacchi  giacciono  in  mucchio,  proprio  sotto  la 
gran  torre.  Un  pittore  comune  avrebbe  messo  questi 
pacchi  da  una  parte  o dall'altra:  ma  Tumer  sa  far 
meglio;  egli  li  adopera  come  di  fondamento  alla  sua 
torre,  accrescendone  così  l'importanza,  come  la  base 
scolturata  aggiunge  ornamento  ad  un  pilastro:  ed  au- 
menta assai  l'aspetto  dell'altezza  della  torre  stessa  col 
tracciarne  la  imagine  molto  in  basso,  nell'acqua  più 
vicina  allo  spettatore. 

Tutti  i grandi  compositori  cercano  di  dare,  in 
modo  analogo,  un  appoggio  alle  loro  masse  verticali: 
vedrai  che  il  Veronese,  il  Tiziano  ed  il  Tintoretto 
mettono  sempre  le  loro  figure  principali  alle  basi  di 


di  partenza  d'un  altro  sistema  di  curve  che  si  porta  alla 
destra  del  quadro,  ma  descritto  in  modo  così  confuso  da 
non  potersi  facilmente  rappresentare  in  contorno.  E sic- 
come non  è necessario  al  nostro  proposito  attuale,  esso 
fu  tralasciato  nella  figura  più  grande,  in  cui  la  direzione 
della  curva  cui  quel  carretto  dà  origine  è indicata  solo 
dai  tratti.  X.  d.  A. 


232  ELEMENTI  DEL  DISEGNO  E DELLA  PITTURA 


pilastri.  Turner  scoperse  il  loro  segreto  molto  presto, 
come  ci  dimostra  chiaramente  la  sua  veduta  di  Torino 
da  Superga,  nell’Italia  di  Hakewell.  La  fig.  20  già  pro- 
posta ad  esempio  perii  disegno  del  fogliame,  essendo 
pure  un  esempio  dell’applicazione  di  questo  principio, 
servirà  a convincertene.  In  essa  la  verticale  formata 
dalla  pianta  più  grossa  è continuata  dalla  figura  del 
fattore;  e quella  prodotta  da  una  delle  piante  più 
piccole,  dal  suo  bastone.  Le  linee  della  massa  interiore 
del  cespuglio  irraggiano,  per  la  legge  dell’irradiamento, 
da  un  punto  dietro  la  testa  del  fattore;  ma  le  loro 
curve  estreme  sono  completate  e ripetute,  per  la  legge 
della  continuità,  dalle  curve  del  cane  e del  fanciullo 
— e nota  frattanto  in  queste  curve  un  esempio  im- 
portante dell’impiego  di  linee  nere  verso  la  luce  — 
e tutte  queste  curve  guidano  più  o meno  l’occhio  su 
verso  destra,  per  portarlo  finalmente  al  Torrione  di 
Windsor,  che  è l’oggetto  centrale  del  quadro,  come 
la  torre  del  ponte  nella  veduta  di  Coblenza.  Il  muric- 
ciuolo,  su  cui  il  fanciullo  s’arrampica,  serve  a far  con- 
trasto, sia  per  la  sua  direzione  e sia  per  il  carattere, 
con  quelle  grandi  curve;  nel  che  corrisponde,  per 
quanto  è possibile,  alla  piccola  lingua  di  terra  nella 
veduta  di  Coblenza.  E questo  ci  conduce  alla  scoperta 
di  un’altra  legge,  di  cui  passiamo  a discorrere  parti- 
colarmente. 

VI.  La  legge  del  contrasto. 

221.  Evidentemente  il  carattere  di  una  cosa  meglio 
apparisce  per  effetto  del  contrasto.  Il  riposo  solo  si 
può  godere  dopo  la  fatica;  il  suono  perchè  si  possa 


DEL  COLORE  E DELLA  COMPOSIZIONE 


233 


sentir  chiaramente  deve  sorgere  dal  silenzio;  la  luce 
è fatta  manifesta  dall’oscurità , l’oscurità  dalla  luce; 
e così  in  tutte  le  cose.  E nel  campo  dell’arte  ogni 
colore  ha  un  colore  contrario,  il  quale,  se  gli  è collo- 
cato vicino,  gli  darà  maggior  risalto,  che  non  ogni 
altro;  così  pure  ogni  forma  od  ogni  linea  può  esser 
fatta  più  cospicua  da  una  forma  od  una  linea  di  na- 
tura contraria,  che  le  sia  collocata  vicino;  una  linea 
curva  fa  contrasto  ad  una  retta,  una  forma  massiccia 
ad  una  snella,  e così  via;  ed  in  un  buon  lavoro  il 
contrasto  raddoppia  il  valore  che  un  dato  colore  od 
una  data  forma  avrebbero  per  sè  soli  (1). 

Ma  anche  in  questo  caso , l’impiego  troppo  palese 
dell’artifìzio  renderebbe  volgare  il  dipinto.  I grandi 
pittori  non  ammettono  ordinariamente,  ed  in  modo 
molto  visibile,  il  contrasto  violento.  Essi  introducono 
il  contrasto  furtivamente  ed  attraverso  delle  delicate 
trasformazioni,  facendo  in  modo  che  si  riveli  alla  mente 
come  una  sorpresa,  ma  non  come  un  colpo  (2). 

222.  Così  nella  roccia  di  Ehrenbreitstein,  fig.  35, 
la  corrente  principale  delle  linee  è rivolta  in  giù,  in 
una  curva  convessa;  ma  ad  un  tratto,  alla  torre  più 


(1)  Se  ti  è dato  di  vedere  l’incisione  di  Durer  rappre- 

sentante un  trofeo  d’armi  con  un  cranio  nello  scudo, 
nota  il  valore  dato  alle  curve  concave  ed  alla  punta 
acuta  dell’elmetto  dal  fogliame  convesso  posto  intorno 
ad  esso  di  fronte;  ed  il  contrasto  del  bianco  dello  scudo, 
con  le  ricche  pieghe  della  cotta.  N.  d.  A. 

(2)  Turner  non  contrappone  mai,  per  quanto  mi  ricordi, 

una  luce  forte  ad  una  oscurità  piena,  senza  l’interme- 
diario di  qualche  tinta.  I suoi  soli  non  si  coricano  mai 
dietro  le  montagne  oscure  senza  un  velo  di  nubi  sopra 
la  cresta  delle  montagne.  N.  d.  A. 

Rcskin,  Elem.  del  disegno  e della  pittura. 


30 


234  ELEMENTI  DEL  DISEGNO  E DELLA  PITTURA 


bassa,  esse  sono  arrestate  da  una  serie  contraria  di 
strati  che  si  dirigono  quasi  m linea  retta  contro 
di  essi.  Questa  forza  contraria  si  contrappone  e dà 
rilievo  alla  grande  curva;  ma  più  in  giù  è messa  in 
armonia  con  la  medesima  da  una  serie  di  linee  irradianti, 
che  prima  simpatizzano  con  la  linea  obliqua,  poi  gra- 
datamente si  fanno  più  ripide  finché  vengono  ad  in- 
contrare e ad  unirsi  con  la  traiettoria  della  gran  curva. 

Nessun  passaggio  da  un  gruppo  all’altro,  per  quanto 
debba  essere  monotono,  è introdotto  da  un  buon  ar- 
tista senza  una  leggera  contro-corrente  di  questa  specie  ; 
ed  i grandi  compositori  ne  sentono  così  viva  la  neces- 
sità, che  giungeranno  perfino  a riprodur  male  o non 
soddisfacentemente  qualche  oggetto,  pur  di  dare  mag- 
gior valore  a quello  che  in  altra  parte  abbiano  fatto 
bene. 

Nella  versificazione  di  un  buon  poeta  i così  detti 
versi  cattivi  od  inferiori  non  sono  tali  perchè  egli  non 
abbia  saputo  far  di  meglio;  ma  perchè  egli  s’accorge 
che  se  tutti  i versi  fossero  egualmente  perfetti,  non  si 
sentirebbe  più,  qua  e là,  la  perfezione  ; se  tutti  fossero 
ugualmente  melodiosi,  la  stessa  melodia  finirebbe  per 
stancare;  ed  egli  a proposito  introduce  il  verso  sten- 
tato o discordante  , affinchè  la  frase  principale  possa 
poi  sentirsi  in  tutta  la  sua  sonorità,  ed  il  verso  da 
lui  scelto  in  tutta  la  sua  dolcezza.  Ed  in  pittura  gli 
artisti  d’ordine  inferiore  guastano  il  proprio  lavoro  col 
voler  rifinir  troppo  ogni  cosa  che  loro  sembri  bella; 
mentre  il  grande  pittore  ce  ne  dà  giusto  quel  tanto 
che  possa  recar  diletto,  non  dimenticando  di  procurare 
anche  il  diletto  di  natura  opposta  al  primo,  o di  mi- 
sura inferiore  ; e così  dalla  colorazione  ricca,  complessa, 


DEL  COLORE  E DELLA  COMPOSIZIONE 


235 


squisitamente  elaborata,  passa  ad  una  colorazione  leg- 
gera e pallida  e semplice;  egli  dipinge  per  un  minuto 
o due  con  decisione  ferma,  poi  ad  un  tratto,  pense- 
rebbe l’osservatore,  diventa  trascurato  ; ma  egli  non 
è trascurato;  cliè  anzi  non  avrebbe  potuto  prendere 
una  maggior  decisione  in  quel  momento;  ed  ha  dato 
giusto  quello  che  doveva  dare.  Egli  dipinge  per  un 
largo  tratto  della  sua  tela  delle  forme  che  non  po- 


Fig.  48. 

trebbero  esser  arrotondate  e fuse  più  delicatamente 
e ad  un  tratto,  crederesti  per  un  capriccio,  ti  dipinge 
un  pezzo  frastagliato  e secco  come  un  prugno  sfron- 
dato. Non  v’ha  forse,  nella  storia  della  pittura,  esempio 
più  squisito  di  contrasto  di  quello  offerto  dalla  punta 
di  saetta  che  s’immerge  acuta  nel  fianco  candido  e tra 
le  chiome  fluenti  dell’ Antiope  del  Correggio.  Ed  è 
veramente  singolare  come  un  leggerissimo  contrasto 
basti  talvolta  a rendere  interessante  tutto  un  gruppo 


236  ELEMENTI  DEL  DISEGNO  E DELLA  PITTURA 


di  forme,  che  altrimenti  non  meriterebbe  alcuna  at- 
tenzione. 

Ad  esempio,  questa  cima  di  vecchia  torre,  fig.  48, 
presenta  un  complesso  di  parti  abbastanza  pittoresche, 
con  quelle  tegole  e quelle  pietre  e quel  tetto  spio- 
vente ; ma  tutto  questo  complesso  di  cose  non  sarebbe 
soddisfacente  ove  mancasse  quell’anello  di  ferro  sul 
muro  di  dietro,  il  quale  anello  con  la  vigoria  della 
sua  linea  nera  e circolare  si  contrappone  precisamente 
alla  squadratura  ed  al  carattere  angolare  dei  merli  e 
del  tetto.  Prova  a disegnare  la  torre  senza  quell’anello, 
e vedrai  qual  differenza  d’effetto  ne  risulterà. 

223.  Una  delle  applicazioni  più  importanti  della 
legge  del  contrasto  avviene  allorché  combinandola  con 
la  legge  della  continuità,  si  produce  un’interruzione 
inaspettata,  ma  graziosa,  nella  sequela  di  cose.  Questo 
artifizio  ricorre  sempre  nella  musica,  come  pure  nella 
buona  miniatura  ; ed  invero  uno  dei  caratteri  più  acuti 
dello  stile  dei  bei  periodi  di  quest’arte  è costituito 
dal  modo  in  cui  si  introducono  delle  piccole  sorprese 
di  varietà  nello  sviluppo  di  un  fregio,  o nel  concate- 
namento di  un  disegno  ornamentale. 

Prendiamo,  ad  esempio,  un  fregio  tra  due  colonne  di 
scrittura  di  un  manoscritto  del  principio  del  sec.  XIY  ; 
al  primo  sguardo  ci  sembra  tutto  uguale  da  capo  a 
fondo  ; composto  cioè  d’un  viticcio  serpeggiante,  con 
l’alternativa  di  una  foglia  azzurra  e di  un  bocciuolo 
scarlatto.  Ma  esaminando  il  fregio,  noi  vediamo,  in 
osservanza  della  legge  del  predominio,  che  a quasi 
mezza  via  v’è  una  gran  foglia  scarlatta  invece  di  un 
bocciuolo,  la  quale  costituisce  come  il  centro  di  tutto 
il  fregio;  ed  osservando  l’ordine  delle  foglie,  noi  lo 


DEL  COLORE  E DELLA  COMPOSIZIONE 


237 


vedremo  variato  con  grande  cura.  Suppongasi  che  A 
indichi  un  boccinolo  scarlatto,  b una  foglia  azzurra, 
c due  foglie  azzurre  sopra  uno  stesso  gambo,  s un 
gambo  senza  foglie,  ed  R la  grande  foglia  rossa:  co- 
minciando dal  fondo  l’ordine  procede  in  questo  modo  : 
b,  b,  A ; b,  syb,  A ; b,  b}  A ; b,  b,  A ; e pensiamo 
che  si  debba  seguitare  ad  aver  due  b ed  un  A per 
tutto  il  fregio;  invece,  ad  un  tratto,  l’ordiné  diventa 
b,  A;  b,  R;  b,  A:  b,  A:  b,  A;  parrebbe  che  debbasi 
continuare  ad  aver  b,  A;  invece  no.  e qui  l’ordine  si 
cambia  in  b,  s;  b,  s;  b,  A;  b;  s;  b,  s;  c,  s;  b.  s ; b7  s; 
e crediamo  che  senza  dubbio  debba  continuare  ad  es- 
sere b7  s ; invece  a questo  punto  l’ordine  corre  presto 
alla  fine  con  un  rapido  b}  b,  A;  b}  b,  b,  b!  (1).  Molto 
spesso,  tuttavia,  il  miniatore  si  contenta  di  una  sola 
sorpresa,  ma  io  non  ho  mai  visto  un  buon  fregio  mi- 
niato senza  che  ne  avesse  almeno  una;  ed  un  buon 
pittore  non  introdusse  mai  nessuna  sequela  di  nessuna 
specie  ne’  suoi  dipinti  senza  un  improvviso  cambiamento 
in  qualche  parte.  Ye  n’è  una  graziosa  nella  veduta  di 
Roma  con  una  balaustrata  nel  piano  innanzi  (2),  di 
Turner,  nella  raccolta  “ l’Italia  „ di  Hakewell;  quel 
balaustro  rovesciato,  che  lascia  vedere  attraverso  la 
breccia  per  tal  modo  formata,  la  via  sottostante,  basta 
a render  bella  tutta  la  composizione,  che  altrimenti 
sarebbe  stata  pesante  e senza  senso. 

224.  Se  tu  riguardi  alla  fìg.  48,  vi  scorgerai,  nella 


(1)  Questa  descrizione  è tratta  da  un  ms.  dei  Decretali 
di  Gregorio,  del  1300  circa,  di  mia  proprietà.  N.  d.  A. 

(2)  Che,  per  la  serie  dei  balaustri,  rappresenta  la  legge 

della  continuità.  N.  d.  T. 


238  ELEMENTI  DEL  DISEGNO  E DELLA  PITTURA 


disposizione  dei  merli,  un  esempio  semplice  dell’im- 
piego di  un  simile  elemento  di  varietà.  Tutta  la  cima 
della  torre,  Sebbene  realmente  formata,  di  tre  lati  di 
un  quadrato,  colpisce  l’occbio  come  una  serie  conti- 
nuata di  cinque  masse.  Le  prime  due  a sinistra,  piut- 
tosto squadrate  e bianche,  poi  le  altre  due  più  alte  e 
più  ricche,  mostrando  esse  i tegoli  nel  loro  pendìo. 
Ma  entrambi  questi  gruppi  essendo  a coppie,  le  loro 
serie  sarebbero  troppo  monotone,  perchè  la  differenza 
loro  fosse  abbastanza  gradevole  ; e perciò  l’ultimo  merlo 
è alquanto  più  alto  dei  primi  due,  ed  un  po’  più  basso 
degli  altri  due,  e di  forma  differente  dagli  uni  e dagli 
altri.  Coprilo  col  dito,  e vedrai  come  gli  altri  risulte- 
ranno insipidi  e volgari. 

225.  Questa  figura  presenta  molte  altre  dimostra- 
zioni delle  leggi  di  cui  siam  venuti  discorrendo.  Così 
tutta  la  forma  complessiva  della  massa  dei  muri  es- 
sendo squadrata,  era  necessario,  sempre  per  il  contrasto, 
di  darle  un  contrapposto  non  solo  con  l’elemento  di 
curvatura  offerto  dall’anello  e dalle  linee  del  tetto 
sottostante,  ma  altresì  con  quello  dell’acutezza.  Di  qui 
il  diletto  che  l’occhio  ricava  dalla  punta  sporgente  del 
tetto.  Anche,  siccome  i muri  sono  spessi  e robusti,  è 
bene  cercare  nella  debolezza  il  contrasto  alla  loro 
forza  ; e per  questo  ci  piace  la  manifesta  decrepitezza 
di  quel  tetto  che  si  sprofonda  tra  di  essi.  Siccome 
tutta  la  massa  è quasi  bianca,  noi  abbiamo  bisogno 
di  un’ombra  che  in  qualche  parte  faccia  contrasto  ; 
ed  eccola,  sotto  il  nostro  tetto  cadente. 

Quest’ombra  insieme  coi  tegoli  del  muro  sottostante, 
forma  un’altra  massa  acuta  che  risponde  alla  prece- 
dente, in  obbedienza  alla  legge  della  ripetizione.  Copri 


DEL  COLORE  E DELLA  C03IP0SIZI0XE 


239 


col  dito  quest’angolo  inferiore,  e vedrai  come  l’altro 
apparirà  brutto^ 

E che  vi  sia  un  accenno  alla  legge  della  simmetria, 
sebbene  tu  non  riesca  quasi  a trovarne  traccia  qui,  lo 
dice  il  sentimento  cbe  si  prova  a riguardare  i merli; 
poiché  un  effetto  piacevole  produce  la  contraria  incli- 
nazione delle  loro  sommità,  che  da  una  parte  vanno 
in  giù,  a sinistra , dall’altra  in  giù,  a destra. 

Tanto  meno  poi  crederai  che  in  questo  disegno  faccia 
capolino  la  legge  dell’irradiamento  : ma  se  tu  fai  centro 
della  punta  estrema  a sinistra  dell’ombra  nera,  e segui 
prima  la  curva  bassa  della  grondana  del  muro,  conti- 
nuandola ti  condurrà  alla  punta  del  cornicione  della 
torre;  segui  la  seconda  curva,  cioè  la  cresta  dei  te- 
goli del  muro,  ed  essa  andrà  a .raggiungere  la  som- 
mità del  merlo  a destra;  poi  traccia  una  curva  dalla 
punta  più  alta  del  merlo  d’angolo  a sinistra  (del  muro 
in  avanti)  facendola  passare  per  la  punta  del  tetto  e 
della  sua  eco  oscura;  e vedrai  come  tutta  la  sommità 
della  torre  irradii  da  questa  punta  scura  che  è più 
in  basso.  E ad  impedire  che  queste  curve  principali 
diventino  troppo  evidenti,  esse  sono  incrociate  da  altre 
curve.  Segui  la  curva  della  parte  superiore  del  tetto: 
essa  ti  condurrà  alla  cima  del  merlo  più  alto;  e le 
pietre  accennate  all’angolo  a destra  della  torre  sono 
più  allargate  in  fondo,  ad  esprimere,  per  quanto  pos- 
sano delle  pietre  irregolari,  una  specie  di  simpatia  con 
l’andamento  generale  delle  curve  da  sinistra  a destra. 

22  6.  Tu  stenterai  a credere,  da  principio,  che  tutte 
queste  leggi  siano  veramente  applicate  in  una  compo- 
sizione così  insignificante.  Ma,  progredendo  nello  studio, 
t’accorgerai  che  ad  esse  e ad  altre  molte  ubbidiscono 


240 


ELEMENTI  DEL  DISEGNO  E DELLA  PITTURA 


i grandi  compositori  in  ogni  lor  tocco  (1)  : che  non 
v’ha  tratto  della  loro  matita  che  non  sia  guidato  de- 
liberatamente ed  in  venti  guise  diverse  alla  volta  per 
questi  scopi  ; e che  riguardo  al  proposito  di  raggiun- 
gere lo  scopo  prefisso,  v’è  tanta  differenza  tra  un 
grande  compositore  che  sa  dominare  i suoi  colori,  ed 
un  pittore  comune  che  si  lascià  confondere  da  essi, 
quanta  corre  tra  un  generale  che  dirige  la  marcia  di 
un  esercito,  ed  una  povera  vecchierella  sballottata 
dalla  calca. 

VII.  La  legge  dello  scambio. 

2 2 7.  Connessa  intimamente  alla  legge  del  contrasto 
è una  legge  che  rafforza  l’unità  di  cose  opposte,  col 
dare  a ciascuna  una  parte  del  carattere  dell’altra.  Se, 
ad  esempio,  tu  dividi  una  targa  in  due  masse  di  colore 


(1)  Più  per  istinto,  s’intende,  che  per  una  chiara  no- 
zione di  queste  leggi,  cui  l’artista  voglia  deliberatamente 
applicare;  anzi,  se  così  fosse,  assai  facilmente  egli 
cadrebbe  nel  manierato.  Ed  un  modo  per  cui  l’artista 
applica  istintivamente  le  leggi  della  composizione  con- 
siste nella  ricerca  del  motivo,  nel  non  soffermarsi  cioè  ad 
una  scena  qualunque  della  natura  (per  non  parlare  che 
del  paesaggio),  ma  nel  cercare  quella  scena  che  dovrà 
sembrargli  particolarmente  bella,  e che  sarà  tale  solo 
in  quanto  a costituirla  concorrano  le  varie  leggi  della 
composizione.  E nell’esecuzione,  il  genio  dell’artista  raf- 
forzando od  attenuando  in  varia  guisa  il  potere  di  queste 
leggi,  senza  tuttavia  apportare  un  cambiamento  sens.bile 
ed  arbitrario  al  motivo  scelto,  ma  interpretandolo  fedel- 
mente, ne  trarrà  un  capolavoro,  mentre  un  altro,  pur 
copiandolo  con  esattezza  non  ne  ricaverebbe  opera  capace 
di  destare  una  speciale  commozione.  N.  d.  T. 


DEL  COLORE  E DELLA  COMPOSIZIONE 


241 


da  cima  a fondo  — mettiamo  di  azzurro  e di  bianco, 
e metti  una  sbarra,  o la  figura  di  un  animale  parte 
nell’uno  e parte  nell’altro  campo,  vedrai  cbe  sarà  pia- 
cevole alToccbio  aver  tinta  d’azzurro  la  parte  dell’a- 
nimale cbe  viene  sul  campo  bianco  e di  bianco  quella 
cbe  viene  sul  campo  azzurro.  Questo  si  fa  nell’araldica 
in  parte  per  ragione  di  chiarezza,  ma  soprattutto 
per  il  diletto  cbe  produce  l’alternativa  dei  colori; 
dacché  nell’ornamentazione  questo  principio  è,  nelle- 
epoche  di  buon  gusto,  costantemente  seguito. 

228.  Talvolta  quest’alternativa  non  è altro  che  una 
inversione  di  contrasti  ; come  avviene  quando,  dopo 
che  il  rosso  è stato  per  un  tratto  da  una  parte,  e 
l’azzurro  dall’altra,  il  rosso  passa  dalla  parte  dell'az- 
zurro, e l’azzurro  dalla  parte  del  rosso.  Tale  specie 
di  alternativa  si  riscontra,  in  questa  forma  sempbce, 
negli  stemmi  divisi  in  quattro  quarti  : in  quelli  più 
elaborati  i colori  si  portano  l’uno  nell’altro  soltanto 
a piccoli  pezzi,  ed  essi  risultano  come  se  fossero  in- 
castrati insieme. 

Uno  dei  più  curiosi  fenomeni  cbe  ti  avranno  colpito 
ne’  tuoi  studi  dal  vero  a chiaroscuro,  è quell'aspetto 
quasi  di  artificio  voluto  con  cui  la  Natura  produce  di 
questi  contrasti  per  alternativa;  ed  è tanto  lo  studio 
cb’essa  adopera  nel  rendere  oscuro  un  tronco  d’albero 
proprio  nella  parte  che  si  profila  contro  il  cielo  chiaro, 
mentre  getta  la  luce  precisamente  nella  parte  che  si 
trova  contro  una  montagna  oscura,  e con  cui  simil- 
mente tratta  tutte  le  sue  masse  d’ombra  e di  colore, 
che  se  tu  la  segui  fedelmente,  chiunque  guarderà  il 
tuo  disegno  con  attenzione  sarà  indotto  a credere  che 
tu  abbia  inventato  gli  scambi  più  artificiosamente  e 

Rdskis,  Elem.  del  disegno  e della  pittura.  31 


242  ELEMENTI  DEL  DISEGNO  E DELLA  PITTURA 


fantasticamente  deliziosi  di  ombra  e di  luce  che  mente 
umana  possa  immaginare. 

229.  E simbolicamente  questa  legge  c’insegna  come 
nature  d’indole  opposta  possano  aiutarsi  e rinforzarsi 
con  lo  scambio  vicendevole,  e nella  maggior  misura 
possibile,  delle  facoltà  a ciascuna  specialmente  impartite. 

Vili.  La  legge  della  consistenza. 

230.  Bisogna  però  ricordarsi  che  il  contrasto  mentre 
mette  in  evidenza  il  carattere  delle  cose,  molto  spesso 
ne  attenua  od  attutisce  l’efficacia.  Una  quantità  di 
oggetti  bianchi  può  apparire  veramente  bianca  per  il 
contrasto  di  una  cosa  nera;  ma  se  noi  volessimo  avere 
tutta  la  forza  della  loro  bianchezza  accumulata,  l’og- 
getto nero  potrebbe  essere  di  serio  imbarazzo.  Così, 
mentre  il  contrasto  mette  in  evidenza  le  cose,  l’unità 
e l’affinità  le  fanno  valere,  concentrando  l’efficacia  di 
parecchie  in  una  massa.  E non  soltanto  nell’arte,  ma 
in  tutte  le  pratiche  della  vita  la  saggezza  dell’uomo 
è di  continuo  rivolta  a conciliare  questi  opposti  si- 
stemi di  mettere  in  evidenza,  od  adoperare  le  facoltà 
di  cui  dispone.  Con  la  varietà  egli  dà  ad  esse  piace- 
volezza, e con  la  consistenza,  valore;  cambiando  egli 
si  ricrea;  perseverando  si  fortifica. 

231.  Onde  molte  composizioni  mirano  a colpire  lo 
spettatore  più  con  la  somma  del  colore  o della  linea, 
che  non  coi  contrasti  dell’uno  o dell’altra;  molti  bei 
quadri  sono  dipinti  quasi  esclusivamente  in  varie  to- 
nalità di  rosso,  o di  grigio,  o di  giallo,  così  da  im- 
pressionar subito  per  la  loro  abbondanza  di  splendore, 
o di  vivacità,  o di  tenera  freddezza,  mettendo  in  evi- 


DEL  COLOEE  E DELLA  CO^TPOSIZIONE 


243 


denza  queste  qualità  solo  con  un  leggero  e delicato 
impiego  del  contrasto.  Lo  stesso  per  la  forma  ; talune 
composizioni  riuniscono  insieme  delle  formeL  massiccie 
e ruvide,  altre  delle  forme  snelle  e graziose,  con  poche 
interruzioni  di  linee  di  carattere  opposto. 

E generalmente  queste  composizioni  sono  assai  più 
elevate  di  quelle  che  in  sè  riuniscono  elementi  più 
svariati.  Esse  narrano  una  storia  particolare  ed  .ecci- 
tano un  determinato  sentimento,  mentre  le  composi- 
zioni complesse  piacciono  puramente  aìl’occhio. 

232.  Questa,  unità  o larghezza  di  carattere  si  ri- 
scontra generalmente  nelle  opere  de’  maggiori  artisti  ; 
ogni  loro  quadro  ha  un  fine  proprio.  Noi  non  vediamo 
nello  stesso  dipinto  la  tonalità  chiara  messa  contro  la 
fosca,  e delle  forme  dure  contro  delle  morbide,  e dei 
passaggi  alti  contro  dei  bassi;  ma  abbiamo  il  quadro 
vivace  coi  suoi  tratti  delicati  di  mestizia  ; il  quadro 
cupo  col  suo  semplice  raggio  di  luce  ; il  quadro 
severo  con  un  solo  gruppo  dolce  di  linee:  il  dipinto 
morbido  e calmo  con  solamente  un  angolo  di  roccia 
da  un  lato,  e così  via.  Donde  la  varietà  nell’opera  loro 
e nello  stesso  tempo  la  potenza  d’effetto  di  questa. 

L’azione  di  questa  legge,  tuttavia,  si  esercita  nella 
maggior  misura  sulle  masse  separate,  ossia  sulle  parti 
principali  di  un  quadro  ; il  carattere  di  tutta  la  com- 
posizione potrà  essere  rotto  o vario , ma  le  sue  parti 
debbono  per  certo  tendere  ad  aggregarsi  saldamente, 
ad  aver  consistenza  tra  di  loro.  Allo  stesso  modo  che 
un  esercito  può  agire  contemporaneamente  in  parecchi 
punti,  ma  solo  a condizione  che  in  qualche  luogo  sia 
costituito  in  masse  regolari,  e non  sia  tutto  sparpa- 
gbato  in  piccoli  gruppi  da  scaramuccia;  così  un  quadro 


244  ELEMENTI  DEL  DISEGNO  E DELLA  PITTURA 


può  esser  vario  ne’  suoi  caratteri,  ma  deve  in  qualche 
parte  essere  unito  e coerente  nelle  sue  masse. 

I buoni  compositori  associano  sempre  i loro  colori 
in  grandi  gruppi  ; collegano  insieme  le  loro  forme  con 
delle  linee  che  le  circondino,  e mantenendo  con  vari 
mezzi  ed  espedienti  quella  che  essi  stessi  chiamano 
“ larghezza  „,  vale  a dire  una  grande  accolta  delle 
coso,  tra  di  loro  affini,  nello  stesso  posto;  e cioè  am- 
massando luce  alla  luce,  oscurità  all’oscurità,  colore 
al  colore.  Ma  se  ciò  si  facesse  con  lo  introdurre  delle 
luci  false  o dei  falsi  colori,  il  principio  diventerebbe 
assurdo  e mostruoso  ; l’abilità  del  pittore  consiste 
nell’ottenere  la  larghezza  disponendo  razionalmente  i 
suoi  oggetti;  non  nello  adoperarli  forzatamente  od  a 
capriccio.  E facile  dipingere  una  cosa  tutta  bianca  ed 
un’altra  tutta  nera  o bruna  ; ma  non  è facile  collegare 
tutte  le  condizioni  per  ottenere  il  bianco  in  un  sito 
ed  il  bruno  in  un  altro,  naturalmente. 

Lo  studio  fedele  del  vero , tuttavia , basterà  per 
procurarti  in  misura  sufficiente  questa  qualità  della 
larghezza  ; la  Natura  è sempre  ampia  ; e se  tu  dipingi 
i suoi  colori  ne’  loro  giusti  rapporti,  tu  li  dipingerai 
in  masse  nobili  e maestose.  Se  il  tuo  lavoro  ti  sembra 
frammentario  e disperso , non  è solo  perchè  sia  mal 
composto,  ma,  molto  probabilmente,  perchè  è falso. 

233.  La  qualità  opposta  della  larghezza,  e cioè 
quella  della  divisione  o dispersione  di  luce  e di  colore, 
ha,  per  il  contrasto,  un  certo  fascino,  ed  i buoni  com- 
positori se  ne  valgono  qua  e là  ottenendo  un  effetto 
squisito  (1).  Tuttavia  non  è questa  dispersione  per  sè 


(1)  Una  delle  più  maravigliose  composizioni  del  Tin- 


DEL  COLORE  E DELLA  CO^rPOSIZIOA'E 


245 


sola,  la  vera  fonte  del  piacere  clie  si  prova;  bensì 
bordine  che  si  scorge  presiedere  a tutte  queste  parti 
disperse;  non  è la  moltitudine,  per  sè  stessa,  ma  la 
costellazione  della  moltitudine.  Le  luci  rotte  e sparse 
nell5 opera  di  un  buon  pittore  errano  come  i greggi 
sulle  montagne,  sotto  la  continua  vigilanza  del  pa- 
store, parlando  di  vita  e di  pace;  le  luci  sparse  di  un 
pittore  da  poco  cascano  sul  quadro  come  chicchi  di 
grandine,  capaci  solo  di  recar  danno,  senza  nemmeno 
avere,  come  la  vera  grandine,  la  facoltà  di  sciogliersi 
presto. 


IX.  La  legge  dell’ Armonia. 

234.  Quesbultima  legge,  strettamente  parlando, 
non  è tanto  elemento  di  composizione,  quanto  elemento 
di  verità;  ma  essa  deve  servir  di  guida  alla  compo- 
sizione, ed  è perciò  che  a buon  proposito  se  ne  deve 
parlar  qui. 

Un  buon  disegno  è,  come  abbiamo  veduto,  un  rias- 
sunto della  scena  naturale  ; tu  non  puoi  rappresentare 
tutto  quello  che  vorresti,  ma  è giocoforza  rimanere 
al  disotto  della  potenza  e della  ricchezza  della  Xatura. 
Ora,  supponi  di  non  avere  nè  i mezzi,  nè  il  tempo 
necessari  per  ottenere  nella  sua  intensità  la  colorazione 
della  scena  che  vuoi  riprodurre,  ma  che  tu  sia  co- 
stretto a dipingerla  più  debolmente. 


toretto  a Venezia  si  presenta  come  nn  campo  di  cremisi 
attenuato  con  fiocchi  sparsi  di  giallo  d’oro.  Le  nubi  più 
alte  nei  cieli  più  belli  debbono  gran  parte  del  loro  ef- 
fetto all’essere  infinitamente  sparse;  ma  sparse  tuttavia 
con  un  ordine  ben  determinato.  N.  d.  A. 


246  ELEMENTI  DEL  DISEGNO  E DELLA  PITTURA 


Se  rendi  tutti  i colori  più  deboli  in  proporzione, 
come  se  una  quantità  uguale  di  tinta  fosse  stata  por- 
tata via  da  ciascuno  di  essi,  tu  otterrai  tuttavia  una 
riproduzione  armonica,  sebbene  non  efficace  nello  stesso 
grado,  del  vero.  Ma  se  tu  indebolisci  i colori  spro- 
porzionatamente, facendo  alcune  tinte  quasi  intense 
come  nel  vero,  e lasciando  le  altre  assai  più  inde- 
bolite, tu  non  riuscirai  affatto  a dare  un’idea  giusta 
della  scena.  Nè  tu  potresti  dire  al  riguardante  : “ Ima- 
gina  tutti  questi  colori  un  po’  più  carichi,  ed  avrai  la 
scena  reale  Per  quanto  egli  mentalmente  aggiunga 

0 sottragga  di  colore,  vi  sarà  pur  sempre  qualcosa  di 
falso.  Il  dipinto  manca  d’armonia. 

235.  Ti  accadrà  però  molto  più  spesso  di  dover 
oscurare  tutto  il  sistema  de’  colori,  che  non  di  doverlo 
rendere  più  chiaro.  Ricorderai  che  ne’  tuoi  primi  studi 
di  colore  dal  vero,  dovevi  lasciar  in  bianco  (come  la 
carta)  i passaggi  di  luce  troppo  forti  per  poter  essere 
imitati.  Ma  per  completare  il  dipinto  bisogna  mettere 
del  colore  anche  in  quegli  spazi;  ed  allora  gli  altri 
colori  si  devono  rendere  più  oscuri,  in  giusta  rela- 
zione con  essi.  Se  abbassi  tutti  questi  colori  in  pro- 
porzione, sebbene  tutta  la  scena  divènti  più  oscura 
del  vero  accadrà  solo  come  se  tu  guardassi  il  vero  in 
una  luce  più  bassa  ; ma  se  tu  abbassi  solo  alcune  tinte 
lasciando  le  altre  senza  abbassarle  proporzionatamente, 
la  pittura  sarà  disarmonica  e non  darà  l’impressione 
della  verità. 

236.  Nel  fatto  però  non  è possibile  abbassare  tutti 

1 colori  tanto  da  dar  rilievo  ai  lumi  nel  loro  grado 
naturale;  volendo  ottener  ciò,  non  faresti  che  ridurre 
la  maggior  parte  dei  tuoi  colori  in  una  gran  massa 


DEL  GOLOSE  E DELLA  COMPOSIZIONE 


247 


di  varia  oscurità;  ma  si  possono  abbassarli  armonio- 
samente ed  anche  più  in  talune  parti  del  dipinto  che 
non  in  altre,  così  da  mostrar  rilevato  in  modo  sensibile 
quel  lume  che  tn  voglia.  Nelle  pitture  bene  armoniz- 
zate ciò  si  ottiene  abbassando  gradatamente  la  tonalità 
del  dipinto  verso  le  parti  più  chiare,  senza  abbassarla 
sostanzialmente  nelle  parti  molto  oscure;  cosicché  tali 
dipinti  tendono  piuttosto  a presentare  grandi  masse  di 
mezze  tinte.  Ma  l’essenziale  in  questa  operazione  è di 
abbassare  le  singole  tinte  senza  sporcarle  ed  annerirle. 
E facile  abbassare  la  tonalità  del  dipinto  col  passarvi  su 
del  grigio  o del  bruno  ; ed  è facile  vedere  l’effetto  del 
paesaggio,  quando  i suoi  colori  sono  per  tal  modo 
sporcati  dappertutto  di  nero,  servendosi  dello  specchio 
nero,  una  delle  più  pestilenziali  invenzioni  che  per 
falsificare  la  Natura  e degradar  l’arte  sian  venute  tra 
le  mani  d’un  artista.  Ma  qui  non  si  tratta  punto  di 
rendere  più  oscuro  un  giallo  chiaro,  col  mescervi  in- 
sieme del  grigio,  ma  di  rendere  più  intenso  il  semplice 
giallo  ; non  di  oscurare  il  cremisi  mescolandovi  insieme 
del  nero,  ma  di  far  più  intenso  e più  ricco  il  cremisi; 
l’effetto  richiesto  dovrebbe  così  esser  simile  a quello 
che  si  otterrebbe  riguardando  il  paesaggio  reale  attra- 
verso ad  altrettanti  vetri  del  colore  dei  vari  oggetti 
del  vero,  ma  un  po’  più  bassi  di  tono.  E siccome  non 
si  può  riguardare  la  scena  naturale  dietro  questi  vetri, 
tu  devi  immaginarti  la  cosa  durante  il  tuo  lavoro;  e 
cioè  tu  puoi  mettere  dell’azzurro  più  intenso  per  l’az- 
zurro chiaro,  del  giallo  carico  per  il  giallo  chiaro,  e 
così  via,  nella  proporzione  dovuta,  e potrai  dipingere 
neH’intensità  di  tinta  che  vuoi  ; e allora  il  tuo  lavoro 
sarà  della  maniera  del  Tiziano,  e non  del  Caravaggio  o 


248  ELEMENTI  DEL  DISEGNO  E DELLA  PITTURA 


dello  Spagnoletto  o di  alcun  altro  dei  pittori  schiavi 
del  nero  (1).  . 

237.  Supponendo  che  quelle  scale  di  colore  ch’io 
ti  dissi  di  prepararti  per  comprendere  i rapporti  dei 
colori  rispetto  al  grigio,  fossero  esatte  ed  abbastanza 
numerose,  tu  per  ottenere  una  tonalità  più  bassa  per 
ogni  data  massa  di  colore,  non  avresti  da  far  altro 
che  sostituire  corrispondentemente  alla  tinta  di  ogni 
massa  la  tinta  che  nella  scala  si  trova  più  intensa  di 
tanti  gradi  quanti  ne  vuoi;  e cioè,  se  tu  volessi  ab- 
bassare tutto  di  due  gradi,  non  avresti  che  da  sosti- 
tuire al  giallo  n.  5,  il  giallo  n.  7 ; ed  al  rosso  n.  9, 
il  rosso  n.  11,  e così  via,  se  le  tinte  di  ogni  oggetto 
che  si  trova  in  Natura  non  fossero  troppo  numerose, 
e le  loro  gradazioni  troppo  delicate,  per  rendere  effet- 
tuabile un  procedimento  così  meccanico.  Se  poi  tu 
disponi  bellamente  un  gruppo  di  colori  e vi  passi 
sopra  una  tinta  grigia,  vedrai  allora  come  si  presenti 
la  Natura  nello  specchio  nero.  Disponi  invece  lo 
stesso  gruppo  di  colori  con  le  tinte  più  intense  di 
cinque  o sei  gradi  (secondo  le  scale  suddette);  esso 
ti  mostrerà  come  la  Natura  venga  rappresentata  da 
un  Tiziano. 

238.  In  questa  materia  però  tu  potrai  ritrovare 
la  giusta  via  solo  lavorando  dal  vero. 

Il  miglior  soggetto  che  all’uopo  possa  servirti  da 
principio  sarà  un  grosso  e bel  tronco  d’albero  ve- 


li) Molte  altre  parti  di  questo  argomento,  e special- 
mente  per  quanto  si  riferisce  all’ideale  della  pittura, 
sono  trattate  nel  voi.  IV,  cap.  Ili  dei  “ Modern  Painters 

N.  d.  A. 


DEL  COLORE  E DELLA  COilPOSIZIOXE 


249 


duto  contro  il  cielo  azzurro  con  qualche  nube  bianca. 
Dipingi  le  nubi  nella  tinta  bianca  giusta  e delicata- 
mente digradata,  poi  dà  al  cielo  con  vigoria  la  sua 
tinta  azzurra,  portando  bene  in  avanti  le  nubi  : infine 
dipingi  il  tronco  e le  foglie  scure  contro  il  cielo,  ma 
di  quel  verde  scuro  e di  quel  bruno  colorito  che  tu 
riscontrerai  in  essi.  Procedi  in  seguito  a studi  più 
complicati,  col  ragguagliare  prima  diligentemente  i co- 
lori secondo  il  vecchio  metodo;  poi  col  rendere  più 
intenso  ciascun  colore,  pur  conservandogli  sempre  la 
propria  tinta,  e badando  a mantenere  la  verità  dei 
rapporti  soprattutto  nel  cambiamento  dei  colori  che 
sono  connessi  l’uno  con  l’altro,  come  nelle  parti  in 
luce  e quelle  in  ombra  dello  stesso  oggetto.  Poiché 
si  ottiene  l’aspetto  ed  il  sentimento  dell’armonia  assai 
più  con  l’esattezza  con  la  quale  si  osserva  il  rapporto 
dei  colori  nelle  parti  in  ombra  e nelle  pardi  in  luce, 
e l’influenza  modificatrice  dei  riflessi,  che  non  con  la 
sola  diligenza  apportata  nell’ aggiungere  intensità  ai 
singoli  colori. 

239.  Quest’armonia  delle  tonalità,  come  general- 
mente la  si  chiama,  è la  più  importante  di  quelle  che 
debba  osservare  l’artista.  Ma  in  un  quadro  v’è  ogni 
sorta  d’armonie,  a seconda  del  suo  modo  di  produ- 
zione. V’è  anche  un’armonia  del  tocco.  Se  tu  dipingi 
una  parte  del  quadro  rapidamente  e vigorosamente, 
ed  un’altra  parte  con  lentezza  e con  minuzia,  ognuna, 
presa  separatamente,  potrà  esser  buona  ; ma  considerate 
insieme  non  s’accorderanno  bene;  il  complesso  sarà 
senza  effetto  e senza  valore;  mancherà  d’armonia.  Si- 
milmente se  ne  dipingi  una  parte  sotto  una  luce  viva 
in  una  giornata  calda,  e l’altra  sotto  una  luce  grigia 

Rcskik,  Elem.  del  disegno  e della  pittura.  32 


250  ELEMENTI  DEL  DISEGNO  E DELLA  PITTURA 


in  una  giornata  fredda,  sebbene  entrambe  riproducano 
la  luce  del  sole  ed  entrambe,  per  sè  stesse,  siano  bene 
intonate,  con  le  ombre  relative  esattamente  proiettate, 
nessuna  parte  somiglierà  alla  luce,  e Funa  distruggerà 
l’effetto  dell’altra,  mancando  esse  d’armònia. 

Questi  sono  esempi  di  discordanza  evidenti;  ma  in 
ogni  buona  pittura  v’è  una  manifestazione  d’armonia 
troppo  sottile  per  potersi  definire;  la  quale  consiste 
nel  giusto  ed  armonioso  equilibrio  in  cui  l’artista  di- 
segna ogni  cosa,  in  rapporto  alla  finitezza  ed  al  colo- 
rito, ed  alla  tonalità,  ed  all’intensità  di  sentimento, 
ed  alla  maniera  del  tocco,  considerati  tutti  insieme; 
senza  che  mai  si  permetta  di  slanciarsi  con  troppa 
enfasi  in  una  data  parte,  od  esalti  una  cosa  a detri- 
mento dell’altra,  o senta  vivamente  in  un  posto  e 
freddamente  nell’altro. 

240.  Ti  ho  esposto  tutte  le  leggi  della  composi- 
zione che  mi  parve  potessero  spiegarsi  o definirsi  ; 
ma  ve  ne  sono  infinite  altre  che  allo  stato  attuale 
delle  mie  cognizioni,  non  posso  definire,  ed  altre  che 

10  non  ispero  poter  mai  definire;  e sono  le  più  im- 
portanti, e quelle  che  si  collegano  agli  effetti  più 
profondi  dell’arte.  Io  spero,  dopo  avervi  meditato 
sopra  ancor  più,  di  poterti  spiegare  talune  delle  leggi 
che  si  riferiscono  alla  nobiltà  ed  alla  ignobiltà;  quel 
carattere  ignobile  specialmente  che  noi  chiamiamo 
u volgarità  „,  ed  il  cui  fondamento  costituisce  uno 
dei  più  curiosi  argomenti  di  ricerca  in  quanto  riguarda 

11  sentimento  umano.  Altre  leggi  io  non  ispero  di 
riuscir  mai  a spiegare:  leggi  d’espressione  che  destano 
semplicemente  sensazioni  semplici;  ma,  appunto  per 


DEL  COLORE  E DELLA  COMPOSIZIONE 


251 


questo,  più  potenti  di  altre  leggi.  Esse  sono  altrettanto 
inesplicabili  quanto  le  nostre  sensazioni  corporee  ; 
poiché  io  credo  che  sia  cosa  altrettanto  impossibile  il 
dimostrare  perchè  una  successione  di  note  musicali  (1) 
è dolce  e patetica,  come  dev’essere  stata  quella  che 
cantò  Casella  a Dante,  e perchè  un’altra  successione 
è sciatta  e ridicola,  tale  da  poter  solo  adattarsi  all’o- 
recchio abbastanza  lungo  di  Bottoni  (2),  quanto  il 
dimostrare  perchè  ci  piaccia  il  dolce  e ci  spiaccia  quel 
che  è aspro. 

La  miglior  parte  di  ogni  opera  grande  è sempre 
inesplicabile:  essa  è bella  perchè  è bella,  ed  innocen- 
temente piena  di  grazia:  si  schiude  come  la  verzura 
della  terra,  o scende  come  la  rugiada  dal  cielo. 

241.  Ma  sebbene  non  possa  dartene  una  ragione, 
tu  puoi  tuttavia  renderti  sempre  più  e più  sensibile 
a queste  qualità  più  elevate  dell’opera  d’arte  con  l’in- 
dirizzo che  in  genere  imprimi  al  tuo  carattere;  e ciò 
specialmente  riguardo  alla  scelta  degli  episodi:  genere 
di  composizione  che  in  certa  guisa  è più  facile  che  la 
disposizione  artistica  delle  linee  e del  colore,  ma  in 


(1)  Nelle  migliori  disposizioni  dei  colori,  il  piacere 

prodotto  dal  loro  modo  di  successione  è affatto  inespli- 
cabile, nè  può  essere  oggetto  di  ragionamento;  ci  piace 
precisamente  come  ci  piace  una  melodia,  ma  non  po- 
tremmo col  ragionamento  indurre  una  persona  restìa  a 
provarvi  piacere,  se  non  ne  prova  ; e tuttavia  anche  nel 
colorito,  come  nella  musica,  vi  è il  giusto  ed  il  falso, 
ed  il  buono  ed  il  cattivo  gusto.  N.  d.  A. 

(2)  Si  allude  al  noto  personaggio  del  “ Sogno  di  una 

notte  d’estate  „ di  Shakespeare,  allorché  con  testa  d’a- 
sino passeggia  cantando  nel  bosco.  N.  d.  T. 


252  ELEMENTI  DEL  DISEGNO  E DELLA  PITTUEA 


ogni  caso  più  nobile,  perchè  ispirata  a sentimenti  più 
profondi. 

242.  Ad  esempio,  nell’ultima  vignetta  dei  Poemi 
di  Rogers:  “ Datur  Hora  quieti  „,  l’aratro  che  si  vede 
nel  primo  piano  è là  collocato  per  un  triplice  scopo. 

Il  primo  è di  coincidere  con  la  botta  di  luce  che 
cade  sul  fiume  e farla  così  più  vivida  per  contrasto; 
ma  qualunque  altro  oggetto  scuro  avrebbe  fatto  altret- 
tanto. Il  secondo,  di  ripetere,  con  le  due  braccia  della 
stiva  la  cadenza  del  gruppo  dei  due  battelli,  e dare  così 
una  maggior  espressione  di  riposo;  ma  due  figure  se- 
dute avrebbero  servito  lo  stesso.  Il  terzo  scopo,  ed  il 
principale,  ossia  quello  del  sentimento,  è di  simboliz- 
zare, giacendo  esso  abbandonato  nel  solco  (mentre  i 
battelli  sono  anch’essi  ancorati,  con  le  vele  calate)  il 
cessare  del  lavoro  umano  col  finir  del  giorno.  La  stiva 
dell’aratro  è la  parte  messa  più  in  evidenza  e la  parte 
oscura  più  importante  del  disegno,  perchè  la  coltiva- 
zione della  terra  fu  imposta  all’uomo  per  castigo  ; ma 
in  pari  tempo  rende  più  viva  la  luce  morbida  del  sole 
al  tramonto,  perchè  il  riposo  è più  dolce  dopo  la  fa- 
tica. Queste  immagini  non  ci  sono  presenti  mentre 
guardiamo  il  disegno  senza  preoccuparcene;  ma  tut- 
tavia senza  che  ce  ne  accorgiamo  avvincono  il  senti- 
mento ed  aumentano,  giusta  le  intenzioni  dell’artista, 
l’impressione  di  malinconia  e di  pace. 

243.  Ancora,  nella  “ Spiaggia  di  Lancaster  „ che 
è una  delle  migliori  tavole  del  Liber  Studiorum , il 
fascio  di  luce  che  cade  dal  sole  morente  sulla  marea 
avanzantesi,  ricerca  appunto  qualche  oggetto  vicino  al 
riguardante,  e che  per  contrasto  dia  risalto  al  suo 
splendore.  E l’episodio,  che  Turner  in  proposito  ha 


DEL  COLORE  E DELLA  COMPOSIZIONE 


253 


scelto,  è l’avventarsi  di  un  gabbiano  adirato  contro  un 
cane,  cbe  gli  latra  contro,  ritraendosi  pronto  allor  che 
l’onda  vieDe  a lambirgli  le  zampe,  e l’uccello  a gar- 
rirgli a un  palmo  dal  muso.  L’ardire  inatteso  di  questo 
gabbiano  è il  simbolo  della  collera  dell'elemento  su 
cui  esso  spazia  — l’Oceano  — , e ci  avverte  dell’avan- 
zarsi  della  marea,  precisamente  come  l’aratro  abban- 
donato nel  solco  ci  narrava  del  cessar  delle  fatiche 
giornaliere. 

244.  Tuttavia,  il  pensiero  di  un  grande  composi- 
tore si  manifesta  non  tanto  nella  scelta  dei  singoli 
episodi,  quali  i sopra  accennati,  quanto  nel  sentimento 
che  presiede  alla  composizione  dell’  intero  soggetto. 
Un  episodio  può  essere  offerto  dal  caso,  come  un  bel 
motto  nell’intitolazione  di  un  capitolo.  Ma  i grandi 
artisti  compongono  tutti  i loro  disegni  in  modo  che 
un  episodio  serva  ad  illustrar  l’altro,  precisamente 
come  un  colore  dà  risalto  all’altro.  Un  bell’esempio 
circa  il  modo  di  sentire  di  Turner,  a questo  riguardo, 
ce  l’offre  il  suo  quadro  “ Heysham  „ della  serie  di 
Yorkshire. 

Il  soggetto  è un  semplice  villaggio  settentrionale, 
sulla  spiaggia  della  baia  di  Morecambe;  non  un  vil- 
laggio pittoresco  nel  senso  comune  della  parola;  non 
delle  graziose  finestre  sporgenti,  o dei  tetti  rossi,  o 
dei  rozzi  gradini  intagliati  nella  pietra,  davanti  alle 
porte  delle  rustiche  case,  o dei  comignoli  bizzarri; 
null’altro  che  una  sola  strada  tra  casupole  la  maggior 
parte  coperte  di  strame  e fatte  di  mota,  disposte  su 
di  una  linea  piuttosto  monotona,  coi  tetti  così  verdi 
di  muffa  che  a tutta  prima  appena  possiamo  distin- 
guere le  case  dai  campi  e dalle  piante.  La  via  del 


254  ELEMENTI  DEL  DISEGNO  E DELLA  PITTURA 


villaggio  è chiusa  all’estremità  da  una  porta  di  legno, 
che  indica  come  il  piccolo  traffico  ivi  sia  nella  strada 
dietro  di  essa,  e che  dà  al  villaggio  un  po’  dell’aspetto 
di  una  grande  fattoria,  in  cui  si  abbia  un  pezzo  di  strada 
dietro  il  cortile.  La  strada  che  conduce  a questa  porta 
è tutta  solcata  di  carreggiate  e scende  serpeggiando 
da  un  brutto  tratto  di  collina  tra  due  margini  franati 
di  una  landa,  la  quale  succede  immediatamente  ai  pochi 
recinti  che  circondano  il  villaggio  e che  non  merite- 
rebbero neppure  il  nome  di  orti;  una  corda,  con  su 
alcuni  panni  listati  di  rosso  e d’azzurro  ed  un  cami- 
ciotto, è tesa  fra  i tronchi  di  alcuni  magri  salici;  un 
piccolissimo  ammasso  di  fieno  ed  un  porcile  appariscono 
di  dietro  alla  casupola  al  di  là  di  quei  salici.  Un  carro 
pesante  a due  ruote,  vuoto,  tirato  da  una  coppia  di  ca- 
valli con  enormi  collari  di  legno,  col  carrettiere  seduto 
neghittosamente  al  sole,-  di  traverso  sul  cavallo  di 
punta,  se  ne  va  lentamente  a casa  per  l’aspra  strada, 
volgendo  l’ora  del  desinare.  A capo  del  villaggio  v’è 
una  casa  di  aspetto  più  civile,  con  tre  camini  ed  un 
abbaino  sul  tetto,  il  quale  è a lastre  di  pietra,  invece 
che  di  strame,  ma  tuttavia  assai  rozzo.  Dessa  è senza 
dubbio  il  presbiterio;  da  uno  de’  suoi  camini  esce  un 
po’  di  fumo,  il  che  non  avviene  da  nessun  altro  del 
villaggio,  e quel  fumo  esce  dal  camino  più  basso,  al  di 
dietro  : evidentemente  da  quello  della  cucina,  ed  è 
piuttosto  denso,  per  essersi  acceso  il  fuoco  da  poco 
tempo.  Poche  centinaia  di  passi  dal  presbiterio,  presso 
la  spiaggia,  v’è  la  chiesa,  che  si  distingue  dalle  casu- 
pole solo  per  il  suo  campanile  basso  a due  archi,  di 
un’eleganza  alquanto  maggiore  di  quella  che  si  po- 
trebbe aspettare  in  simile  villaggio;  forse  è di  costru- 


DEL  COLORE  E DELLA  COiTPOSIZIOXE 


255 


zione  recente  ; ed  al  di  là  della  chiesa,  proprio  in  riva 
al  mare,  yi  sono  due  frammenti  di  una  torre  di  guardia, 
ritti  sul  loro  spalto  circolare,  tutto  consumato  a spi- 
goli e scanalature  dal  rincorrersi  e trastullarsi  su 
dei  fanciulli  del  villaggio.  Sul  margine  della  landa, 
che  forma  il  primo  piano,  stanno  alcune  vacche,  ed  il 
cane  del  carrettiere  va  abbaiando  ad  una  di  esse, 
maligna:  la  lattaia  sta  pascendo  un’altra,  una  bella 
vacca  bianca,  che  le  volge  la  testa  ripromettendosi 
una  manata  di  fieno  fresco  che  la  fanciulla  ha  portato 
per  essa  nel  grembiule  azzurro,  legato  intorno  alla 
vita;  essa  è ritta  in  piedi,  col  secchio  sul  capo,  ed  è 
certamente  la  civettuola  del  villaggio,  come  attestano 
il  suo  giubbetto  pulito,  e il  bel  sottanino  listato  sotto 
il  grembiule  azzurro,  e le  calze  rosse. 

Più  presso  a noi  il  vaccaro,  scalzo,  sta  su  di  un 
lastrone  di  pietra  (poiché  il  terreno  è pieno  di  spini 
e non  gradevole  a piedi  scalzi);  — non  possiamo  sa- 
pere con  certezza  se  sia  un  ragazzo  od  una  fanciulla; 
può  essere  un  ragazzo  con  un  berretto  sdruscito  di 
fanciulla,  od  una  fanciulla  con  un  paio  di  calzoni  la- 
ceri; probabilmente  è il  piimo,  ed  il  vecchio  berretto 
gli  serve  evidentemente  a parargli  la  vista  dal  sole, 
allorché  deve  guardare  alle  vacche  sparse  per  i fossati 
della  sodaglia,  mentre  ora  lo  aiuta  a meglio  osser- 
vare la  disputa  della  vacca  maligna  col  cane,  alla  quale 
il  nostro  sguardo  è portato  dolcemente  dalla  linea 
inclinata  del  lungo  bastone  a cui  s’appoggia  il  pasto- 
rello. Un  po’  a destra  si  sta  ammucchiando  il  fieno, 
di  cui  la  lattara  s’è  appunto  empito  il  grembiule  per 
la  vacca  bianca;  ma  il  fieno  è molto  sparso  e non  lo 
si  può  rastrellar  bene  a cagione  delle  pietre  e lo  si 


256  ELEMENTI  DEL  DISEGNO  E DELLA  PITTURA 


deve  spigolare  come  il  grano;  di  qui  la  piccolezza  del 
mucchio  che  si  vede  dietro  i salici  ; ed  una  donna  ne 
sta  pigiando  bene  un  fastello,  in  ginocchio  contro  lo 
spigolo  del  masso,  per  poterlo  portar  sicuramente  alla 
carriuola  senza  perderne  nulla  pel  cammino.  Al  di  là 
del  villaggio  v’è  una  montagna  rocciosa,  tutta  ricoperta 
di  boscaglie,  con  alcune  balze  squadrate  qua  e là,  che 
vagamente  ammantate  d’erba  sul  loro  ciglio  spiccano 
come  altrettanti  monticelli  rossicci  e muscosi  contro 
il  cielo,  il  quale,  limpido  e calmo  e dorato  come  il 
muschio,  s’incurva  dietro  la  montagna  alla  volta  dèi 
mare.  Ed  una  casetta  isolata  mostra  appena  il  suo 
tetto  sulla  cresta  della  montagna  riguardando  verso 
il  mare;  forse  il  figlio  d’un  pastore  del  villaggio  è ora 
capitano,  e volle  là  costruire,  affinchè  sua  madre  po- 
tesse per  la  prima  vedere  le  vele  del  suo  bastimento 
ogni  volta  che  facesse  ritorno  alla  rada.  Poi  sotto  la 
montagna  ed  al  di  là  della  torre  di  guardia  v’è  l’az- 
zurro mare,  con  le  onde  che  vengono  lentamente  a 
sbattersi  sulla  spiaggia  in  lente  curve;  ombre  di  va- 
pori e il  scintillìo  dell’acqua  bassa  sulla  spiaggia  bian- 
cheggiante si  vanno  alternando  per  miglia  e miglia; 
ma  non  una  vela,  non  una  barca  da  pesca,  non  una 
macchia  scura  sul  tranquillo  orizzonte. 

Giù  in  fondo  le  montagne  del  Cumberland  appari- 
scono, chiare  nel  pieno  sole,  con  una  luce  rosata  su 
tutte  le  loro  balze. 

245.  Il  lettore  non  può,  io  credo,  rimanere  insen- 
sibile alla  squisita  armonia  di  questa  composizione  e 
non  rimaner  tutto  compreso  dal  fine  che  si  propose  il 
pittore,  di  darci  l’impressione  della  vita  incolta,  sebbene 
tranquilla,  della  campagna,  monotona  come  il  succe- 


DEL  COLORE  E DELLA  C03IP0SIZI0XE 


257 


dersi  delle  onde  silenziose,  paziente  e tenace  come  le 
roccie;  ma  piena  di  pace  e di  salute  e di  tranquillità, 
e santificata  dall’aria  pura  dei  monti  e dalla  rugiada 
rigeneratrice  del  cielo , e che  trascorre  dolcemente 
tra  giornate  di  lavoro  e notti  d’innocenza. 

24  ó.  A tanta  nobiltà  di  composizione  solo  può 
pervenire  il  genio  naturale;  tu  non  potresti  col  sem- 
plice studio  comporre  un  tal  motivo  ; vedendolo,  po- 
tresti afferrarlo  e fermarlo  sulla  carta,  ma  non  mai 
inventarlo  ed  elaborarlo.  E il  saper  scegliere  tra  i 
motivi  naturali,  quello  cbe  meglio  possa  servire  al- 
l’espressione, dipende  tutto  dàlia  disposizione  del  tuo 
spirito;  specialmente  dal  renderlo,  con  una  vita  soli- 
taria, acutamente  sensibile  pur  essendo  tranquillo  (1). 
La  vita  rumorosa  d’oggidì  è affatto  contraria  ad  una 
vera  percezione  delle  bellezze  naturali. 

Se  tu  vai  nel  Cumberland  per  ferrovia,  ti  fermi  in 
un  albergo  frequentato,  percorri  quelle  montagne  in 
allegre  brigate,  per  quanto  possa  dilettarti  il  tuo 
viaggio  o la  loro  conversazione,  tu  non  potrai  mai 
sceglier  bene  un  motivo  pittorico,  non  saprai  pene- 
trarne profondamente  nessuno.  Prendi  invece  lo  zaino 
ed  il  bastone,  e dirigiti  alla  volta  delle  montagne  a 
piccole  tappe,  — di  sette  od  otto  miglia  al  giorno  — 
riposa  nei  graziosi  alberghetti  cbe  sono  per  la  strada, 


(1)  “ Acciocché  la  prosperità  del  corpo  non  guasti 
quella  dell’ingegno,  il  pittore  ovvero  disegnatore  deve 
essere  solitario,  e massime  quando  è intento  alle  specu- 
lazioni e considerazioni,  che  continuamente  apparendo 
dinanzi  agli  occhi  danno  materia  alla  memoria  di  essere 
bene  riservate.  E se  tu  sarai  solo,  tu  sarai  tutto  tuo...  „. 
Leon,  da  Vinci,  Tratt.  d.  Pitt.,  § 48.  N.  d.  T. 

Rcskin,  Elem.  del  disegno  e del'a  pittura. 


33 


258  ELEMENTI  DEL  DISEGNO  E DELLA  PITTURA 


od  in  quelli  rozzi  dei  villaggi;  poi  prendi  su  per 
quella  montagna  che  più  ti  attira,  seguendo  la  valle 
o la  costa  a seconda  che  l’occhio  desidera  o il  cuore 
ti  guida,  affatto  disdegnoso  della  rinomanza  o della 
voga  di  questo  o di  quel  luogo,  e di  ogni  altra  cosa 
che  un  viaggiatore  comune  desideri  di  vedere  o sia 
orgoglioso  di  fare.  Non  sforzarti  mai  di  ammirare 
qualcosa  allorché  non  ne  sei  in  vena;  ma  non  distrarti 
da  ciò  che  ti  sembra  bello,  in  cerca  di  meglio:  ed  a 
poco  a poco  le  scene  più  profonde  della  natura  ti  si 
apriranno  con  una  potenza  sempre  crescente  di  sen- 
sazioni; e la  difficoltà  non  consisterà  più  nel  cercare 
e comporre  il  soggetto,  ma  soltanto  nello  scegliere  un 
solo,  ed  il  più  efficace,  tra  i tanti  pensieri  che  ti  si 
affolleranno  nella  mente;  i quali  pensieri  naturalmente 
saranno  nobili  od  originali  in  proporzione  dell’eleva- 
tezza del  carattere  e della  grandezza  deH’ingegno  ; 
poiché  il  carattere  della  tua  composizione  deriverà  non 
tanto  dall’importanza  data  ai  singoli  disegni,  quanto 
dalla  educazione  precedentemente  imposta  alle  facoltà 
della  tua  mente.  La  semplicità  della  vita  ti  farà  pre- 
diligere i motivi  semplici  e delicati;  mentre  le  abitu- 
dini di  una  vita  agitata  e fastuosa  ti  porteranno  ad 
amare  i colori  chiassosi  e le  forme  manierate.  Abituan- 
doti ai  confronti  pazienti  ed  ai  giudizi  ponderati  ren- 
derai in  pari  tempo  preziosa  l’arte  tua  e saggie  le  tue 
azioni  ; e la  fiamma  del  nobile  entusiasmo  che  verrà 
sempre  più  riscaldando  l’animo  tuo,  si  riverbererà  in 
pari  misura  sulle  opere  delle  tue  mani. 

Il  tuo  fedele 
J.  Ruskin. 


INDICE 


o \ 

Prefazione  del  Traduttore  ........ 

pag. 

, in 

Prefazione  dell’Autore 

V 

XXV 

Lettera  I.  — Gli  esercizi  preliminari  . , . 

r> 

1 

Lettera  IL  — Lo  studio  dal  vero 

n 

11 

Lettera  III.  — Del  Colore  e della  Composizione 

n 

148 

I.  La  legge  del  predominio 

V 

196 

II.  La  legge  della  ripetizione  . . . . . 

- n 

201 

III.  La  legge  della  continuità 

T) 

204 

IV.  La  legge  della  curvatura 

n 

210 

V.  La  legge  dell’irradiamento 

n 

217 

VI.  La  legge  del  contrasto 

ri 

282 

VII.  La  legge  dello  scambio 

V 

240 

Vili.  La  legge  della  consistenza 

242 

IX.  La  legge  dell’armonia  ....... 

„ 

245 

ERRATA-CORRIGE 

A pag.  7,-  linea  8a  sotto  la  figura,  invece  di  copiare  leggasi:  coprire 


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